Herbert George Wells.
...
.
...
L'amore e il Signor Lewisham.
...
.
...
Titolo originale: LOVE AND MR. LEWISHAM.
Traduzione di: Bice Pareto Magliano.
...
.
...
1928. Alberto Corticelli Editore, MILANO. 
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
L'AUTORE.
...
.
...
Herbert George Wells, meglio conosciuto come H. G. Wells (Bromley, 21 settembre 1866  Londra, 13 agosto 1946),  stato uno scrittore britannico tra i pi popolari della sua epoca; autore di alcune delle opere fondamentali della fantascienza,  ricordato come uno degli iniziatori di tale genere narrativo.
...
.
...
CAPITOLO 1.
Nel quale si presenta il Signor Lewisham.
...
.
...
Il presente capitolo non ha nulla a che fare coll'Amore, anzi questo antagonista non fa la sua comparsa che nel terzo capitolo, ma  dedicato al Signor Lewisham occupato nei suoi studi.  cosa di dieci anni fa, e in quei giorni egli era Maestro Assistente nella Scuola di Whortley a Whortley nella Contea di Sussex. Il suo stipendio ammontava a quaranta sterline all'anno, dalle quali doveva detrarre quindici scellini la settimana per alloggio presso la Signora Munday sopra la piccola bottega nella West Street. Lo chiamavano Signore per distinguerlo dai ragazzi pi grandi che egli faceva studiare, ed era regola strettissima quella che imponeva d chiamarlo Signore.
Il suo abbigliamento consisteva in vestiti che egli comperava nei negozi di abiti fatti; la sua giacca nera di taglio rigido, era tutta bianca sul dinanzi e sulle maniche per spolveratura di gesso. Aveva il viso coperto da lanuggine e possedeva baffetti incipienti. Era un giovanotto di diciott'anni, di apparenza passabile, coi capelli biondi e portava un paio di lenti assolutamente inutili sul suo naso piuttosto prominente, le portava per darsi un'aria pi anziana, cos da poter mantenere la disciplina.
Nel momento in cui ha principio questa storia, egli si trovava nella sua stanza. Non era che una soffitta con finestre ad abbaino, munite di intelaiature di piombo, un soffitto in pendenza, e una parete ventruta, coperta, come si poteva scorgere in molti punti stracciati, di innumerevoli strati di tapezzeria floreale d'un tipo vecchiotto.
A giudicarne dalla stanza, il Signor Lewisham pensava poco all'amore, ma molto alla grandezza. Sopra la testata del letto, ad esempio, dove la gente ammodo suole appendere delle immagini o delle massime, si potevano leggere queste verit scritte a caratteri chiari, arditi e giovanili: Sapere  Potenza, e Ci che ha fatto l'uomo, puoi farlo anche tu; s'intende che la parola tu della seconda parte si riferiva al Signor Lewisham. Mai, neppure per un istante, era lecito dimenticare questi detti importanti. Il Signor Lewisham poteva rileggerli ogni mattina quando la sua testa faceva capolino dalla camicia da notte. E al disopra del baule giallo sul quale, per mancanza di scaffali, si allineavano i libri del Signor Lewisham, si vedeva uno Schema. (Perch poi non lo avesse chiamato Progetto l'Editore del Church Times, che intitola le sue note miscellanee Varia, forse ce lo potrebbe dire). In questo Progetto, o Schema che dir si voglia, l'anno 1892 era indicato come quello in cui il Signor Lewisham si proponeva di prendere la laurea all'Universit di Londra, con punti massimi per tutte le materie, e il 1895 segnava la data della sua medaglia d'oro. In ordinata sequela egli doveva pubblicare opuscoli con intenti eminentemente liberali, e altre cose debitamente annotate. Chi intende essere di controllo agli altri, deve innanzi tutto controllare s stesso, ammoniva il muro al disopra del porta-catino; e dietro la porta, vicino ai pantaloni festivi, si poteva vedere un ritratto di Carlyle.
Non erano queste soltanto minaccie rivolte contro l'universo; le operazioni erano incominciate. Dando di gomito a Shakespeare, ai Saggi di Emerson e alla Vita di Confucio, edizione da due soldi, si vedevano logori scompaginati libri scolastici, una raccolta degli eccellenti manuali dell'Associazione per la Corrispondenza universale; quaderni, inchiostro (rosso e nero) in boccettine da un soldo, e un timbro di gomma col nome del Signor Lewisham. Un trofeo di certificati della Scuola di South Kensington per disegno geometrico, astronomia, fisiologia, fisiografia e chimica inorganica, ornavano l'altra parete. E dirimpetto al ritratto di Carlyle si vedeva una lista manoscritta di verbi irregolari francesi.
Attaccata a mezzo di una punta da disegno al soffitto sopra il portacatino, soffitto che aveva una pericolosa pendenza, pendeva un orario. Il Signor Lewisham, stando a quello che vi si leggeva, doveva alzarsi alle cinque; e a dimostrare come questo non fosse un vanto puerile stava una sveglia americana di poco prezzo posata sul baule giallo vicino ai libri. I blocchi di cioccolatto molle sul panchetto vicino alla testata del letto, suffragavano pure quest'asserzione.
Francese fino alle otto diceva brevemente l'orario. La colazione si doveva consumare in venti minuti; poi seguivano venticinque minuti di letteratura, o per essere pi precisi, portare a memoria squarci (a preferenza di stile enfatico) delle opere di Shakespeare, e poi a scuola a compiervi il proprio lavoro giornaliero. L'orario continuava prescrivendo composizione latina per l'ora di ricreazione e quella del pranzo (letteratura, per, durante il pasto), e variava le sue ingiunzioni per le rimanenti ore a seconda dei giorni della settimana. Non un istante che fosse concesso a Satana e al suo tacito sussurrar malvagio. Non  che verso i settant'anni che ci si pu concedere il lusso di rimanere nell'ozio.
Ma pensate dunque un po' all'ammirevole qualit di un tal progetto! Gi alzati e in pieno fervore di lavoro alle cinque del mattino quando ancora tutto il mondo che ci circonda se ne sta bravamente in posizione orizzontale, al calduccio, colla mente perduta nel sogno, o stupidamente vagante, e se per avventura si desta,  soltanto per grugnire, sospirare e volgersi dall'altro lato per ripiombare nell'oblio. Alle otto dunque tre buone ore di precedenza, tre ore di scienze varie. Ci vogliono, e questo me lo disse un eminente letterato, circa mille ore di coscienzioso lavoro per imparare a fondo una lingua dopo per che se ne conoscono gi tre o quattro, molto meno, ci che significa una all'anno imparata prima di far colazione. Ossia un idioma nuovo raccolto come si raccolgono i funghi.
Poi quella letteratura, uno strano concetto davvero. Nel pomeriggio matematica e le scienze. Ma dove mi trovate qualche cosa di pi semplice o di cos magnifico? Tra sei anni il Signor Lewishan possieder i suoi cinque o sei idiomi, una coltura profonda ed universale, l'abitudine di un'assiduit meticolosa e tutto questo prima di aver raggiunto i ventiquattro anni. Ci che vuol dire aver conquistato molti onori all'Universit e possedere ampi mezzi. Non  difficile pensare che quei famosi opuscoli che dovevano trattare degli interessi liberali, non potranno certo essere delle scipitezze oscure. E a che punto sar giunto il Signor Lewisham a trent'anni,  cosa che passa l'immaginazione. Naturalmente, a misura che aumenta l'esperienza, avverranno modifiche nello Schema. Ma lo spirito di esso  fiamma travolgente.
Egli se ne stava seduto di rimpetto alla finestra a prismi, e scriveva, scriveva rapidamente, servendosi all'uopo di un altro cassone giallo rivoltato e vuoto. Il coperchio ne era aperto cos che le sue gambe si trovavano convenientemente infilzate nella cavit. Il letto era coperto di libri, e di fogli poligrafati pieni di istruzioni mandate dai suoi lontani maestri corrispondenti. Fedele all'orario che dondolava dal trave, egli stava, come avrete veduto, traducendo dal latino in inglese.
Impercettibilmente la velocit dei suoi scritti diminu. Urit me Glycerae nitor gli si parava dinanzi e lo turbava. Urit me, mormor, e il suo sguardo vag dal suo libro fuori della finestra fino al tetto della casa del vicario coi suoi comignoli intorno ai quali si abbarbicava l'edera. Aveva corrugato le sopraciglia a tutta prima e poi le spian. Urit me!. Si era posta la cannuccia in bocca e si guardava attorno per cercare il dizionario. Urare?
Ad un tratto cambi espressione. E cess dal cercare il dizionario. Stava in ascolto; ascoltava un leggero ticchetto, era un passo, l fuori.
Si alz repentinamente, e, allungando il collo, spi attraverso le sue inutili lenti fuor della finestra fin gi nella strada. E pot scorgere un cappello graziosamente adorno di boccioli d'un pallidissimo rosa, la spalla di una giacca, e appena la punta di un naso e di un mento. Era certamente la Forestiera che la domenica prima stava seduta sotto la galleria vicino ai Frobishers. Anche allora non l'aveva veduta che obliquamente....
La osserv finch essa spar dalla sua visione. Si sforz, ma inutilmente di vederla mentre girava l'angolo.
Poi trasal, corrug la fronte e si tolse la penna dalla bocca. Bel fatto quest'attenzione vagabonda! disse. Per ogni piccolo fatto! Dov'ero? Tcha! Fece un piccolo suono coi denti per esprimere la sua irritazione, si sedette, e introdusse nuovamente le gambe nel cassone rovesciato. Urit me, disse, mordicchiando l'estremit della cannuccia e ritornando a cercare il dizionario.
Era una mezza vacanza, un mercoled degli ultimi giorni di marzo, una giornata gaudiosa di primavera, circonfusa di luce ambrata. Bianchissime nubi veleggiavano nell'intenso azzurro e la primavera pingeva di tenero verde qualche spazio qua e l tra gli alberi e destava a tumultuosa gioia gli uccellini. Una giornata di risurrezione, una giornata di insistente richiamo giocondo, una giornata che era in verit l'araldo dell'estate. Il presentimento di essa si sentiva nell'aria; la calda terra si sollevava sopra i gonfi semi, e tutta la foresta di pini risuonava del lieve crepito degli involucri dei germogli che si aprivano. E il misterioso risveglio di Madre Natura non si faceva sentire soltanto nell'aria, sulla terra e tra le piante, ma altres nel giovane sangue del Signor Lewisham imponendogli di destarsi alla vita, una vita di ben altro aspetto che non quello indicato dallo Schema.
Trov il dizionario che faceva capolino sotto un foglio, cerc Urit me apprezz il fulgido nitor delle spalle di Glycera, e s'indugi ancora nel sogno. Dal quale per si dest improvvisamente.
Non posso fissare la mia attenzione, disse il Signor Lewisham. Si tolse le inutili lenti, le forb e ammicc cogli occhi. Quel maledetto Orazio e i suoi epiteti stimolanti! Una passeggiatina?
Non voglio essere vinto, disse, rimise le lenti, batt con forza i gomiti sul cassone, e si afferr i capelli sopra le orecchie con entrambe le mani...
Dopo cinque minuti si sorprese ad osservare le rondini che volavano a larghe curve attraverso lo spazio azzurro al disopra del giardino del presbiterio.
Ma s' mai visto un uomo insopportabile quale son io? si chiese vagamente ma con veemenza. Credo proprio di essere troppo indulgente con me stesso, e in verit il rimanere seduti  il principio della pigrizia.
Perci si alz e si pose al lavoro stando ritto; aveva cos la veduta permanente della strada del villaggio. Se essa ha girato l'angolo vicino all'ufficio postale, riapparir al di l dello steccato, sugger quella tal sezione inesplorata e indisciplinata della mente del Signor Lewisham...
Essa non riapparve. Evidentemente non era passata dall'ufficio postale. E questo induceva a congetturare dove mai fosse andata. Forse attraverso la citt fino al viale?... Poi ecco che una nube pass sul chiarore del sole, la strada soleggiata parve divenir fredda e l'immaginazione del Signor Lewisham si sottomise a controllo. E perci Mater saeva cupidinum, La indomabile madre dei desideri, Orazio (Libro secondo delle Odi, era l'autore decretato dall'Universit per la matricola del Signor Lewisham), venne, dopo tutto, tradotto a seconda del suo fine profetico.
Proprio in punto che l'orologio del campanile batteva le cinque, il Signor Lewisham, con una puntualit che a dire il vero era perfino troppo affrettata trattandosi di uno studente cos serio, chiuse il suo Orazio, prese il suo Shakespeare, e scese la stretta scaletta a chiocciola priva di tappeto che conduceva dalla sua soffitta nella saletta dove prendeva il the colla sua padrona di casa, Signora Munday. Questa ottima signora era sola, e dopo qualche complimento il Signor Lewisham aperse il volume di Shakespeare e lesse dalla pagina segnata fino innanzi, notare che quel segno si trovava nel bel mezzo di una scena, mentre consumava macchinalmente un buon numero di fette di pane e marmellata di prugna.
La signora Munday lo osservava al di sopra degli occhiali e pensava quanto doveva indebolire la vista quell'assidua lettura, fino a che il tintinnio della campanella del suo negozio l'avvert che un cliente la voleva. Quando mancarono venticinque minuti alle sei egli ripose il libro sul davanzale, spazzol alcune briciole di pane dalla sua giacca, si pose sul capo un berretto studentesco che giaceva sulla scatola da the e si avvi al suo dovere serale, che egli chiamava di preparazione.
La strada West era vuota e pareva indorata dal tramonto. La bellezza dell'ora lo prese, ed egli dimentic di ripetere il passaggio dell'Enrico Ottavo che avrebbe dovuto occuparlo nel breve tragitto lungo la strada. Invece si sorprese a pensare a quello sguardo insubordinato attraverso la finestra ed anche alla punta di un nasino e a un piccolo mento. Nei suoi occhi assursero visioni lontane.
La porta della scuola gli venne aperta da un bambino ossequioso che aveva da fargli esaminare alcune righe di compito.
Al Signor Lewisham parve mutasse l'atmosfera quando fu dentro. La porta si chiuse con un colpo secco dietro a lui. La grande sala con quell'insistente suggestione scolastica, colla sua carta gialla marmorizzata, colla lunga fila di attaccapanni, colla sua schiera di ombrelli sdrusciti, con un berretto lacero e uno scompaginato e stracciato Principia, pareva fosse piena di tedio a paragone del luminoso bruso della serata di quel marzo novello che aveva lasciato fuori. Un senso inusato del grigiore della vita d'un insegnante, anzi del grigiore della vita di tutte le anime studiose, si faceva strada nella sua mente. Prese il compito scritto stentatamente sulle tre facciate di un libro d'esercizi, e obliter i caratteri con un grosso G. E. L. scribacchiato a lettere di scatola attraverso ognuna delle pagine. Udiva i famigliari rumori svariati del cortile di ricreazione che giungevano fino a lui attraverso la porta aperta dell'aula di scuola.
...
.
...
CAPITOLO 2.
Come soffi il vento.
...
.
...
Vi era un difetto in quel pentagramma di orario, quel pentagramma in grazia del quale i demoni della distrazione dovevano essere esclusi dalla via che conduceva alla grandezza del signor Lewisham; e quel difetto era la mancanza di una clausola che proibisce lo studio all'aria aperta. Fu proprio il giorno dopo quella puerile guardata dalla finestra, narrata nel precedente capitolo, che questa lacuna nell'orario divenne apparente, un giorno in verit che, se fosse possibile, era ancor pi grazioso ed affascinante del suo predecessore, e alle dodici e mezzo, invece di far ritorno direttamente da scuola a casa, il Signor Lewisham se la svign, si diresse verso il parco e di qui s'inoltr pel viale dei vecchi alberi che circuisce la vasta propriet di Whortley. Band da s con ottimo successo un sospetto intorno al motivo che lo animava. In quel viale, passaggio poco frequentato, si poteva ragionevolmente leggere senza essere disturbati. L'aria aperta, la posa eretta, sono cose certamente pi igieniche di quanto non sia il rimaner seduti in una rinchiusa e snervante camera da letto. L'aria aperta  decisamente sana, rinforzante, semplice.
La giornata era ventilata, e si udiva un continuo frusco, quasi quasi un andirivieni negli alberi germoglianti. I tralicci dei faggi erano pieni di ghirigori d'oro che vi metteva il sole e tutti i rami inferiori parevano frastagliati di orizzontali sbarre d'un tenero verde nascente.
Tu, nisi ventis
Debes ludibrium, cave.
era la ben appropriata sostanza dei pensieri del Signor Lewisham mentre egli macchinalmente tentava di mantenere aperto il libro in tre posti per volta, nel testo, nelle note e nella traduzione letterale, e in pari tempo cercava ludibrium nel vocabolario, allorch la sua attenzione, che vagava pericolosamente vicino alla cima della pagina, si pos al di l del ciglione e se ne fugg con incredibile velocit gi per il viale...
Una fanciulla col capo adorno d'un cappello di paglia guernito di boccioli bianchi, si avanzava verso di lui. Anche l'occupazione sua pareva letteraria. Anzi era cos intenta a scrivere che evidentemente non si avvedeva di lui. Un'emozione poco razionale s'impossess del signor Lewisham; un'emozione del tutto inesplicabile sulla sola ipotesi d'un incontro casuale.  certo che qualche cosa fu bisbigliato che si assomigliava molto a  lei!. Si avanz tenendo sempre le dita fra le pagine, pronto a ritirarsi su di esse se lei alzava gli occhi, e nello stesso tempo la guardava di sottecchi. Ludibrium pass in seconda linea. Evidentemente essa era inconscia della sua presenza, tutta intenta al manoscritto che teneva tra le mani e che egli non sapeva che cosa fosse. Il viso cos di scorcio, pareva infantile. La sua gonna svolazzante era breve e lasciava scorgere le scarpine e le caviglie.
Egli ne not il passo leggero e grazioso. Era una signorina sana e flessuosa, pareva illuminata dal sole, e mentre si avanzava verso di lui, not con stupore che essa nello schema non c'entrava proprio per nulla.
Si avvicinava, sempre pi si avvicinava cogli occhi sempre abbassati sul libro. Egli poi si sentiva spinto vagamente a intervenire, ci che in fondo era abbastanza stupido. Curioso che non lo vedesse! Cominci ad anticipare penosamente l'istante in cui alzerebbe gli occhi, per quanto poi per quel che v'era da aspettarsi! Pensava a che cosa avrebbe visto in lui allorch si sarebbe accorta della sua presenza e si chiese da quale lato pendesse il fiocco del suo berretto, poich talvolta gli nascondeva un occhio. Naturalmente era impossibile alzar la mano per investigare questo fatto importante. Quasi quasi tremava tutto per l'eccitazione. I suoi passi, movimenti che in generale sono automatici, divennero incerti e difficili. Si sarebbe detto che non fosse mai passato vicino a un essere umano. Ancora pi vicina, ormai a dieci metri, a nove, a otto. Gli passerebbe vicina senza alzare gli occhi?....
Allora i loro sguardi s'incontrarono: Aveva gli occhi color nocciuola, ma il Signor Lewisham, che era proprio un intenditore in fatto di occhi, non trovava parole atte a descriverli. Essa lo guardava contegnosamente in viso. Pareva non trovarvi nulla. Distolse gli sguardi da lui e li rivolse verso gli alberi, e pass, e nulla rimase dinanzi a lui, all'infuori di un vuoto viale, vacuo, soleggiato e screziato di verde.
L'incidente era sorpassato.
Da lontano gli ondeggiamenti della brezza giungevano fino a lui, e d'improvviso tutti i virgulti tremolarono e frusciarono e i boccioli scricchiolarono colle folate di vento. Questo pareva spingerlo lungi da lei. Le appassite foglie morte che anch'esse erano state verdi e giovani, ora si sollevavano, s'inseguivano, balzavano, danzavano e piroettavano, ed ecco che qualche cosa di ampio gli percosse il collo, vi rimase per un secondo e gli pass dinanzi andando a cadere sul viale.
Qualche cosa di vividamente bianco! Un foglio di carta, il foglio sul quale essa stava scrivendo!
Per uno spazio di tempo che gli parve lungo non afferr la situazione. Sbirci al di l della sua spalla e improvvisamente comprese. Il suo imbarazzo svan. Con Orazio tra le mani, si accinse all'inseguimento, e dopo dieci passi, s'era impossessato del documento fuggente. Si volse verso di lei e, col viso arrossato dal trionfo, le stese la preda. Mentre lo raccoglieva aveva veduto ci che vi stava scritto, ma la situazione per quell'istante lo domin.
Fece un passo verso di lei, e soltanto allora comprese ci che aveva veduto. Aste di una data lunghezza e maiuscole! Ma possibile che fosse? Si ferm. Osserv nuovamente ed ora con tutta franchezza. Era stato scritto con penna stilografica. E diceva: E via! La parola  dura.
E ancora: E via! La parola  dura.
E poi: E via! La parola  dura. E via! La parola  dura.
E avanti cos per tutta la pagina, con caratteri fanciulleschi che assomigliavano maledettamente a quelli di Frobisher Secondo.
Ma certo! Ehi! dico! disse il Signor Lewisham lottando col nuovo aspetto delle cose e nella sua sorpresa dimenticando le sue buone maniere... Si ricordava benissimo di aver dato il penso:, Frobisher Secondo aveva ripetuto quell'esortazione un poco troppo ad alta voce, e perci s'era meritato quel castigo. E trovare poi che lei lo scriveva urtava certi preconcetti che egli si era formato su di lei. Gli sembrava che essa lo avesse ingannato. Ma naturalmente non fu che per un istante.
Ora gli era giunta vicino.
Potrei avere il mio foglio di carta, per favore? chiese con lieve ansare.
Era pochi centimetri pi bassa di lui.
Le osservi le sue labbra semiaperte, suggeriva Madre Natura al Signor Lewisham, una cosa di cui si ricord in seguito.
Negli occhi essa aveva un accenno di apprensione...
Ehi! dico, protest lui. Lei non dovrebbe far questo.
Far che cosa?
Questo. Il penso. Pei miei scolari.
La ragazza lo squadr, poi corrug le sopraciglia e lo guard ancora.
Allora  lei il Signor Lewisham? chiese con sussiego e affettando ignoranza completa di essere stata scoperta.
Lo conosceva benissimo, ed era una delle ragioni perch scriveva il penso, ma faceva le finte di non sapere per avere il pretesto di dire qualche cosa.
Il Signor Lewisham annu.
Ma guardate, guardate! Quand' cos, con aria piena di franchezza, vuol dire che mi ha proprio scoperta.
Temo di s, disse Lewisham;, s, temo proprio di averla scoperta.
Si guardarono per qualche secondo. Ed essa si decise a scusarsi.
Teddy Frobisher  mio cugino. So che ho fatto male, ma pareva aver tanto da fare e di trovarsi in grandi angustie. Io poi non avevo nulla da fare. Anzi fui io ad offrire...
Si ferm, guardandolo fisso. Pareva ritenesse che la sua spiegazione fosse perfetta.
Quell'incrociarsi degli occhi aveva un che di sconcertante. Egli pens di attenersi all'affare del penso.
Non avreste dovuto fare cos, disse lui con seriet.
Essa chin gli occhi, poi li rialz verso il viso di lui.
No, disse, capisco che non avrei dovuto. Ne sono molto dolente!
Quel suo alternare le occhiate produsse un altro effetto poco ragionevole. Pareva a Lewisham che stessero discutendo di ben altro che del penso, una persuasione assolutamente assurda e da ascriversi soltanto al disordine delle sue facolt mentali. Tent seriamente di mantenersi nella posizione di censore.
Come pu ben comprendere avrei scoperto la differenza nella scrittura.
Si capisce. Fui molto colpevole a persuaderlo. Ma sono proprio stata io, glielo assicuro. Pareva trovarsi in tale pena! E pensai...
S'interruppe di nuovo e il colorito le si fece pi roseo, e come per riflesso, ecco che ad un tratt anche le guance di adolescente di Lewisham cominciarono ad arrossire. E apparve subito la necessit di bandire il senso di un duplice soggetto.
Le assicuro, disse lui molto seriamente, che io non punisco mai, a meno che la punizione sia meritata. Ne faccio una regola fissa. Sempre: ne faccio una regola. Sto molto attento!
Sono proprio spiacente. interruppe lei tutta contrita. Fui proprio sventata.
Lewisham si rammaric inconsciamente che essa dovesse scusarsi, e per arrestare le vampe di rossore che gli salivano al viso, si affrett a dire:
No, questo poi no. Anzi, direi quasi, che lei fu molto buona, anzi ottima, nel fare quanto fece. E amo dire, s, amo proprio dire che comprendo perfettamente questo suo atto di bont...
Il foglio mi sfugg. E ora il povero piccolo Teddy sar caduto dalla padella nella brace...
Ah no, disse il Signor Lewisham afferrando l'opportunit che gli si presentava e tentando di celare la soddisfazione che provava. Non era affar mio il leggere il foglio che raccolsi, no, assolutamente non ne avevo il diritto. E di conseguenza...
Lei non vi dar corso? Davvero!
No, assolutamente, disse il Signor Lewisham.
Il viso di lei s'illumin di un sorriso, e il Signor Lewisham parve essere all'unisono con lei.
Proprio non  nulla, non  che ci che dovrei fare.
Ma la maggior parte della gente non lo farebbe. I maestri di scuola in generale non sono cos... cavallereschi.
Lui cavalleresco! La frase ag come un colpo di sperone. E fu spinto da un impulso sciocco a dire:
Se le fa piacere...
Che cosa?
Non  necessario che egli lo faccia. M'intendo il penso. Glielo perdono.
Davvero?
S, posso farlo.
Ella  molto buono.
Ma a me non fa nulla, disse lui. Non  una gran cosa. Se lei crede davvero che...
Egli si sentiva compreso di grande ammirazione di s stesso per questo scandaloso oblo di giustizia.
Ma questo  un atto veramente buono, disse lei.
Ma non  nulla, non  nulla davvero, cerc di spiegare lui.
Non tutti lo farebbero.
Lo so.
Una pausa.
Non ne parliamo pi, soggiunse lui.
Avrebbe dato molto per trovare qualche cosa d'altro da dire, qualche cosa di spiritoso e di originale, ma non trov nulla. La pausa si faceva lunga. Essa diede una sbirciata verso il viale del tutto deserto. L'intervista, questa serie rimarchevole di cose non dette, volgeva alla fine! Lo guard esitando e sorrise. Gli stese la mano. Era, dopo tutto, ci che si doveva fare. Egli la prese, stillando invano la sua vuota e tumultuosa mente.
Fu proprio un gesto buono il suo, riprese a dire lei.
Ma non importa nulla, disse il Signor Lewisham, e cerc invano di trovare una porta aperta su qualche nuovo soggetto. La mano di lei era fresca e morbida e in pari tempo ferma, una cosa deliziosa da afferrare, e questo senso band ogni altro pensiero. La trattenne per un poco, ma parole non ne vennero.
Si scopersero colle mani avvinte. Risero entrambi, e si sentirono puerili. Si strinsero la mano come due vecchi amici. Essa si volt, lo guard timidamente di sbieco, ed esit:
Addio, disse, e a un tratto si mosse.
Egli rivolse un saluto alle sue spalle che si allontanavano, fece un saluto settecentesco col suo berretto studentesco, e fu allora che alcune sezioni della sua mente, fino allora inesplorate, si ribellarono.
La fanciulla non aveva fatto che una diecina di passi allorch se lo ritrov vicino.
Dica, cominci lui sentendosi terribilmente temerario e sollevando il berretto in modo goffo come se passasse vicino a un funerale. Ma e quel foglio di carta?
Ebbene? chiese lei tutta sorpresa, con perfetta naturalezza.
Potrei riaverlo?
Perch?
Egli provava un piacere pieno di languore, simile a quello di scivolare lungo una pendice di neve.
Amerei riaverlo!
Ella sorrise, ma l'agitazione di lui era troppo grande per sorriderne.
Guardi! disse, e gli fece vedere il foglio tutto spiegazzato e ridotto a pallottola. Rise, un poco forzatamente.
Non me n'importa, disse il Signor Lewisham pure ridendo. Si impossess del foglio e lo stese ben bene lisciandolo con le dita che gli tremavano.
Non le importa? chiese.
Ma di che cosa?
Se lo conservo?
E perch dovrebbe importarmene?
Una pausa. I loro occhi si incontrarono di nuovo. Uno strano ritegno s'era intromesso tra loro, un palpitante intervallo di silenzio.
Debbo proprio andarmene, disse lei a un tratto rompendo l'incanto. Si volse e lo lasci col foglio di carta spiegazzato nella mano che teneva il libro mentre l'altra mano alzava il berretto con un altro dignitoso saluto.
Egli osserv la figurina che si allontanava. Il cuore gli batteva con grande rapidit. Come sembrava leggera eppur cos viva! Tenui fiocchi di luce parevano circondarla e inseguirla. Camminava veloce, sbirciando di tanto in tanto, ma senza voltarsi fino a che giunse ai cancelli del parco. Allora si volse a guardarlo, quella lontana e amichevole parvenza, fece un gesto di saluto e scomparve.
Il viso di lui era acceso e gli occhi fulgenti. Ansava come se avesse percorso un lungo tratto. Rimase lungamente a guardare il viale vuoto. Poi volse lo sguardo verso la preda stretta contro il chiuso e dimenticato Orazio che teneva nella mano.
...
.
...
CAPITOLO 3.
La meravigliosa scoperta.
...
.
...
Nei giorni festivi era dovere di Lewisham di accompagnare due volte i convittori in chiesa. I ragazzi avevano preso posto al di sopra del coro, dirimpetto alla cantoria ad angolo retto della congregazione generale. Si trattava di una posizione prominente, e gli pareva di essere penosamente in vista, a meno non si fosse trattato di uno di quei periodi di eccezionale vanit in cui si immaginava che tutta quella gente pensasse quanto andassero d'accordo tra di loro la sua fronte e i suoi certificati di studio. In quei giorni si preoccupava molto dei suoi certificati e della sua fronte, ma assai poco del suo onesto viso in cui brillava la salute (a dire il vero non v'era nulla di molto meraviglioso nella sua fronte). Raramente abbassava gli occhi nella chiesa poich si immaginava che gli occhi di tutta la congregazione fossero fissi su di lui. E fu perci che quella mattina non si accorse fin dopo le litanie, che il banco dei Frobisher era rimasto vuoto.
Ma alla sera, sulla via che conduceva alla chiesa, i Frobisher e la loro ospite attraversarono la piazza proprio nel momento in cui la sua squadra di ragazzi marciava in fila dal lato opposto. L'ospite sfoggiava un leggiadro vestito nuovo come se gi fosse giunta la Pasqua, e il suo visino inquadrato di neri capelli pareva soffuso di freschezza insieme a una curiosa famigliarit. Essa per gli rivolse uno sguardo calmo! Egli prov un grande imbarazzo e stava gi per passar oltre; poi, dopo un istante di esitazione, alz il cappello con moto rapido, quasi intendesse salutare la Signora Frobisher. Nessuna delle due signore per fece le viste di accorgersi del suo saluto e questo veramente egli non se l'aspettava. Ma ecco che il giovane Siddons lascia cadere il suo libro dei salmi e Lewisham, che guardava da un altro lato, quasi gli piomba addosso... Entr in chiesa in preda alla disperazione pi nera.
Un raggio di consolazione per gli giunse abbastanza sollecitamente. Mentre essa si stava accomodando nel suo posto, alz gli occhi verso la galleria, e dopo, quand'egli si fu inginocchiato, allung lo sguardo attraverso le dita intrecciate e si accorse che essa guardava ancora all'ins.
In quei giorni alcuni meandri della mente di Lewisham, erano ancora terra ignota per lui. Secondo lui era sempre lo stesso individuo intelligente, mentre invece, sotto certi aspetti non era pi n ragionevole n disciplinato, ma una creatura puramente emotiva ed immaginosa. Ad esempio, la musica lo trasportava in altre sfere, e sopratutto l'effetto di molte voci che cantavano all'unisono, lo afferrava come un turbine e lo toglieva da qualsiasi stato mentale per tuffarlo in emozione profonda. E le funzioni serali nella chiesa di Whortley, usavano indossare le cotte per le funzioni della sera, il canto fermo e le voci unite alla radiosa luce dei numerosi ceri, l'unanimit della congregazione sottostante che or s'inginocchiava ora si alzava e rispondeva con voce di tuono alle antifone, lo inebriavano sempre. Anzi lo ispiravano, e trasformavano la prosa della sua vita in poesia. E il caso, movendo in aiuto a Madonna Natura, bisbigli proprio il suggerimento pi adatto nel suo orecchio altamente responsivo.
Il secondo inno era semplice e popolare, ispirato alla Fede, alla Speranza e alla Carit, ed ogni verso aveva per finale la parola Amore. Immaginatevi come risuonava, in tono strascicato e disarticolato.
La Fede dalla v-ii-sta... va-a-nir,
La Speranza n-ee-lla g-iooia fi-i-nir,
L'Amore in cielo fu-u-lgente bri-l-l-er
Dunque da-dateci l'Amore.
Alla terza ripetizione del ritornello, Lewisham guard gi attraverso il santuario e incontr per brevi istanti i suoi sguardi...
Si ferm di botto a mezzo il canto. Poi la coscienza delle fitte fila di visi al disotto di lui lo afferr con forza travolgente, e non os guardare pi nella direzione ov'era lei. Sentiva che il sangue gli affluiva al volto.
L'Amore. La cosa pi grande. La pi grande di tutte le cose. Meglio assai della fama. Meglio della scienza. E fu cos che la grande scoperta si fece strada come impetuoso fiume attraverso la sua mente, inondandola colla cadenza dell'inno, ricoprendo di un velo di rossore la sua fronte. Il rimanente della funzione religiosa non fu che uno sfondo fantasmagorico di quella grande realt. Perch lui, proprio lui, Signor Lewisham, era innamorato.
A... men. Era talmente preoccupato, che non s'accorse come l'intera congregazione si fosse posta a sedere, mentre lui se ne rimaneva in piedi rapito. Si sedette spasmodicamente con tale impeto che il rumore parve echeggiare in tutta la chiesa.
Mentre uscivano dal pronao nella notte gi oscura, gli pareva di vederla dovunque. Pens che s'era gi avviata in avanti, e fece affrettare il passo ai ragazzi nella speranza di raggiungerla. Si confusero colla folla della gente che si dirigeva a casa. Dovrebbe togliersi il cappello una seconda volta?... Ma no, non era lei: era Susie Hopbrow in vestito chiaro, una cornacchia che sfoggiava piume di tortorella. Si sent preso da un misto di sollievo e di delusione. Per quella sera non l'avrebbe pi riveduta.
Dalla scuola si diresse a passo veloce al suo alloggio. Provava un grande desiderio di ritrovarsi solo. Sal alla sua stanzetta, e si sedette dinanzi alla cassa rovesciata sulla quale stava aperta la sua Analogia del Butler. Non si cur della formalit di accendere la candela. Si appoggi contro il dorsale della sedia e stette a contemplare beatamente la solitaria stella che brillava al disopra del giardino del presbiterio.
Tolse dalla sua tasca un foglio di carta tutto spiegazzato, lo spian e lo ripieg con cura. Quel foglio era coperto di caratteri non dissimili da quelli di Frobisher Secondo, e dopo aver alquanto puerilmente esitato, si port quel foglio alle labbra. Lo Schema e l'Orario intanto se ne stavano appesi nell'oscurit, proprio come due puerili fantasmi di s stessi.
La Signora Munday dovette chiamarlo tre volte per la cena.
Dopo aver cenato usc immediatamente e vagabond sotto le stelle fino a che giunse sull'altura che sovrasta la citt e sal per l'erta e si trov in vista della casa dei Frobisher. Decise tra s che l'unica finestra rischiarata fosse la sua. Sta il fatto che, dietro la persiana, la Signora Frobisher di trentotto anni, era occupata a mettersi i diavolini nei capelli, e in pari tempo discuteva in modo frammentario dei meriti e dei demeriti di certi vicini col Signor Frobisher che gi si trovava a letto. Quindi mosse la candela per esaminare pi dappresso una lieve macchia sulla sua pelle che la infastidiva.
Di fuori il Signor Lewisham, (diciotto anni) stette osservando quel rischiarato spazio oblungo per oltre mezz'ora, fino a che non svan lasciando la casa tutta nera e vuota. Allora sospir profondamente e fece ritorno a casa in una disposizione di spirito assai esaltata.
Si dest al mattino dopo con un senso di grande seriet, ma senza ricordarsi troppo chiaramente gli eventi della sera prima. I suoi sguardi si posarono sulla pendola. Erano le sei ed egli non aveva udito la sveglia; bisogna dire per che alla sveglia egli non avesse dato la corda. Balz subito dal letto e afferr i suoi pantaloni delle feste che evidentemente erano scivolati sul pavimento anzich esser riposti metodicamente sulla sedia. Mentre si insaponava il capo, tent, a seconda delle sue regole di revisione, di rammentarsi gli studi della sera prima. Ma per quanto si sforzasse non vi riusciva. La verit si fece strada mentre egli indossava la camicia. La sua testa, che si dimenava nella guaina che lo rinserrava, divenne immobile, i manichini ancora vuoti cessarono per un istante di ciondolare.
Poi apparve lentamente il capo il cui viso aveva un'espressione stupefatta. Ricordava. S, ricordava la cosa che ora gli appariva come una scoperta nuda e cruda, e quel che  pi non risentiva emozione alcuna. Gli stava dinanzi alla mente contornata di tutta la chiarit acromatica e della incolore verit priva di romanticismo, d'una mattinata appena uscita dalla notte.
S. Rammentava proprio chiaramente. Non v'erano stati studi la sera prima. Era innamorato.
Questo fatto si urtava con qualche idea vaga che faceva capolino nella sua mente. Rimase immobile per qualche istante, e poi cominci a cercare con aria trasognata il suo bottoncino da collo. Si ferm dinanzi al suo Schema, e stette tutto assorto a contemplarlo.
...
.
...
CAPITOLO 4.
Fronte aggrottata.
...
.
...
In tutti i casi il lavoro dev'essere fatto, disse il Signor Lewisham.
Ma i vantaggi dello studio all'aria aperta non gli erano mai apparsi cos veri e cos positivi. Prima della colazione si concesse mezz'ora di lettura all'aria libera percorrendo il sentiero vicino alla casa dei Frobisher; dopo la colazione e prima di cominciare la scuola, percorse il viale con un libro, e ritorn dalla scuola fino a casa sua facendo un circuito attraverso il viale, e ancora prima della scuola del pomeriggio, perlustr il viale per una trentina di minuti. Nei momenti in cui il signor Lewisham non sbirciava al di sopra dell'orlo del suo libro in questi periodi di studio all'aria aperta, generalmente guardava di sbieco sopra la sua spalla. E finalmente, chi si vede, chi non si vede, se non...
La vide colla coda dell'occhio, e si volt di botto, facendo le finte di non averla veduta. Il suo essere intero vibr di emozione. Le mani che sostenevano il libro, lo serrarono come in una morsa. Non si volt a guardare, ma camminava adagio e a passo fermo, leggendo un'ode che per nulla al mondo avrebbe potuto dire di che trattasse mentre stava in ascolto per udire quel passo che si avvicinava. E dopo un periodo di tempo che gli parve interminabile, avvert un passo leggero e il frusco di una gonna dietro di lui.
E fu come se gli torcessero il collo in avanti con un artiglio di ferro.
Signor Lewisham, gli disse proprio da vicino, ed egli si volse con un moto quasi convulsivo. Si tolse il berretto tutto impacciato.
Prese la mano che essa gli stendeva dopo avervi pensato un poco e la trattenne finch essa la ritir.
Sono assai lieta di avervi incontrato, disse lei.
Anch'io, rispose Lewisham con semplicit.
Rimasero a fissarsi per un altro istante assai espressivo, e poi con un cenno, essa gli fece comprendere la sua intenzione di percorrere il viale con lui.
Desideravo tanto, disse lei abbassando gli occhi, di ringraziarvi per aver condonato il penso a Teddy. Ed  perci che volevo vedervi.
Lewisham camminava vicino a lei.
Ed  strano, nevvero, riprese essa guardandolo in faccia, che io dovessi incontrarvi qui e proprio nello stesso posto, mi pare... S. Proprio lo stesso punto dove ci siamo incontrati l'altra volta.
Il Signor Lewisham era muto come un pesce.
Venite sovente da queste parti? chiese lei.
Mah! ponder Lewisham, e la sua voce apparve stranamente roca. No. No... Ossia... almeno non ci vengo soventissimo. Di tanto in tanto. Dir anzi che la localit mi piace per leggere e studiare.  cos tranquilla.
M'immagino che leggerete molto!
Eh, si sa: quando si insegna si  obbligati a leggere molto.
Ma voi...
 certo che la lettura mi piace. E a voi?
A voi?
Io l'adoro.
Il Signor Lewisham si sent contento che essa amasse la lettura. Anzi avrebbe trovato un certo disappunto se avesse risposto in modo diverso. Ma invece essa parlava con vero fervore. Adorava la lettura. Questo era davvero piacevole. Forse allora lo comprenderebbe un poco.
Veramente, prosegu la ragazza, non sono intelligente come lo sono tanti. E non leggo, che quando riesco ad aver per caso dei libri.
Anch'io, del resto, disse il Signor Lewisham. Avete letto nulla del... Carlyle?
La conversazione ormai era avviata. Essi camminavano vicini sotto i rami agitati dal vento. Le sensazioni del Signor Lewisham erano di estasi, e soltanto turbate dal pensiero della possibile comparsa di qualcuno dei ragazzi. No, essa non aveva letto gran che del Carlyle. Aveva sempre desiderato di leggerlo, anche da bambina, ne aveva sempre udito parlare. Sapeva com'egli fosse realmente un Grande Scrittore, anzi un Grandissimo Scrittore. Tutto quanto ne aveva letto le era piaciuto. Questo lo poteva dire. Ed aveva anche veduto la sua casa di Chelsea.
Lewisham, la cui conoscenza di Londra si riduceva ad escursioni di cinque o sei giorni, rimase molto impressionato da quest'ultimo fatto. Quasi quasi pareva metterla al livello di quella imponente personalit. Strano a dirsi, non gli era mai passato per la mente che questi Grandi Scrittori abitassero in case. Gli narr alcuni dati descrittivi che improvvisamente resero quella casa reale e distinta per lui. Essa, a quanto disse, vi abitava vicina, almeno a breve distanza, a Clapham. Sentendo questo egli dimentic subito il suo vago progetto di imprestarle il suo Sartor Resartus per la curiosit che l'aveva preso di sapere qualche cosa di pi del luogo ove essa abitava.
Clapham, ma non  dunque un quartiere vicino a Londra? chiese.
Anzi,  proprio in Londra, disse lei, ma non gli forn altra indicazione circa le sue circostanze domestiche.
Mi piace molto Londra, generalizz, sopratutto nell'inverno. E si diffuse in lodi su Londra, e sulle sue librerie pubbliche, i negozi, la moltitudine dei suoi abitanti, la facilit che offriva di fare quel che ognuno credeva meglio; i concerti ai quali si poteva andare, i teatri. (A quanto pare essa apparteneva a una societ discretamente buona).
C' sempre qualche cosa da vedere, anche se si esce per una passeggiata, aggiunse, mentre quaggi non v' altro da fare che leggere stupidi romanzi. Ed anche questi tutt'altro che nuovi.
Il Signor Lewisham non pot che ammettere con rammarico l'assoluta mancanza d'ogni coltura e d'ogni mentale attivit a Whortley. Questo fatto gli dava il senso di esserle grandemente inferiore. Egli non aveva che il suo arido corso di studio e i suoi certificati da contrapporre e di pi essa aveva veduto la casa di Carlyle!
Quaggi, riprese a dire, non si parla altro che di pettegolezzi. E purtroppo era vero.
All'angolo vicino al cancello, al di l del quale biancheggiavano salici contro l'azzurro su cui spiccavano le loro foglie argentee e il loro polline d'oro, essi, come mossi da concorde impulso, ritornarono sui loro passi.
Non avevo proprio nessuno con cui parlare quaggi, disse lei. Almeno non quello che intendo io per parlare.
Spero, disse Lewisham buttandosi a corpo perduto attraverso la breccia, che forse mentre rimarrete a Whortley...
Si ferm di botto, ed essa, seguendo il suo sguardo, vide una voluminosa persona nera che si avvicinava.
Che potremo, disse il Signor Lewisham riprendendo la frase ove l'aveva lasciata, avere l'opportunit di incontrarci ancora.
Era stato sul punto di impegnarla a un convegno deliberato. Nella sua mente aveva fatto capolino un certo delizioso laberinto di stradicciuole che costeggiavano il torrente. Ma l'apparizione del Signor Giorgio Bonover, direttore proprietario della scuola di Whortley, raffredd singolarmente il suo entusiasmo. Madonna Natura aveva senza alcun dubbio progettato l'incontro della nostra giovine coppia, ma per quanto riguarda il Bonover, a quanto pare, era stata assai poco previdente. E cos il Signor Lewisham, si trov spiacevolmente faccia a faccia col rappresentante tipico di un'organizzazione sociale che ha una decisa avversione inter alia alle conversazioni miste da parte dei maestri minori ancora celibi.
Opportunit di incontrarci ancora, forse, diceva il Signor Lewisham in tono che difettava singolarmente di spirito.
Anch'io lo spero, rispose lei.
Pausa. Le fattezze del Signor Bonover e sopratutto un paio di ispide sopraciglie nere, si trovavano ormai molto vicine, anzi quelle sopraciglie erano gi aggrottate per esprimere, secondo tutte le apparenze, una meraviglia raffinata.
Il Signor Bonover  quello che si avvicina? chiese lei.
S.
Pausa prolungata.
Si fermerebbe colui e li avvicinerebbe? Ad ogni modo questo impressionante silenzio doveva pur finire. Il Signor Lewisham cerc nella sua mente qualche osservazione con cui potrebbe affrontare l'avvicinarsi del suo superiore. E fu stupito di scoprire il deserto nella sua mente. Fece uno sforzo colossale. Se almeno potessero parlare, se potessero almeno assumere un fare indifferente! Ma questa vuota incapacit aveva tutta l'eloquenza della colpa. Ah!
 una bella giornata, per, disse il Signor Lewisham. Nevvero?
Essa rispose
Proprio.
E allora il Signor Bonover pass, colla fronte alta e corrugata e colle labbra compresse in modo impressionante. Il Signor Lewisham sollev il suo berretto universitario, e con sua sorpresa il Signor Bonover rispose con un saluto marcatamente formale, ossia movendo circolarmente il suo cappello clericale, e con uno sguardo indagatore e pieno di disapprovazione. Il Signor Lewisham rimase stupito di questo saluto tanto pi complimentoso di quanto non fosse solito fare. E in tal modo il terribile incidente ebbe termine per allora.
Prov un momentaneo senso di disgusto. Poich, dopo tutto, perch dovrebbe il Bonover o alcun altro intromettersi se egli voleva parlare con una ragazza? E per quanto ne poteva sapere, avrebbero potuto essere presentati l'uno all'altra. Magari dal giovane Frobisher. Pur tuttavia, il senso primaverile che aveva invaso Lewisham ricadde nell'inverno. Si sent singolarmente stupito per il resto della loro conversazione, e quel delizioso senso di avventura che lo aveva ispirato mentre le parlava, si ridusse a zero. Tanto che si sent felice, positivamente felice, allorch le cose ebbero termine.
Vicino al cancello del parco essa gli stese la mano.
Temo di aver interrotto la vostra lettura, disse.
Niente affatto, rispose il Signor Lewisham riscaldandosi un tantino. Anzi non ricordo di aver mai goduto tanto una conversazione.
Temo che il fatto di avervi parlato pu costituire un'infrazione all'etichetta, ma desideravo proprio di ringraziarvi.
Non ne parlate neppure, disse il Signor Lewisham segretamente colpito dalla parola etichetta.
Addio. Egli rimase tutto esitante vicino alla loggia del guardiano, e poi se ne torn nel viale, cos da non far le viste di seguirla troppo da vicino sulla West Street.
E allora, mentre si allontanava, si ricord che non le aveva imprestato il libro come aveva progettato, e neanche aveva preso misure per incontrarla di nuovo. Avrebbe potuto lasciare Whortley per le amenit di Clapham. Si ferm e rimase titubante.
Correrebbe o non correrebbe dietro a lei? E allora si ramment l'espressione enigmatica del viso di Bonover. Decise che il seguirla darebbe troppo nell'occhio. Eppure... E cos rimase in quella poco gloriosa esitazione, mentre i secondi scorrevano.
Raggiunse finalmente il suo alloggio per trovare che la Signora Munday era gi a met del pranzo.
Quando avete con voi quei vostri libracci, disse la Signora Munday che provava un interesse materno per lui, leggete e leggete e non tenete conto del tempo.. Ed ora dovrete accontentarvi d'un pranzo mezzo freddo senza aver tempo di digerirlo bene prima di ritornare alla scuola. Questi metodi sono una vera rovina per lo stomaco.
Oh, non vi preoccupate del mio stomaco, Signora Munday, disse Lewisham che s'era destato da un'ingarbugliata e apparentemente fosca meditazione,  cosa che riguarda me.
Aveva parlato in tono insolitamente burbero per lui.
In quanto a me preferirei avere un bravo e ben regolato stomaco anzich una testa farcita di libri, rimarc la Signora Munday.
Ma guardate un po', io invece la penso differentemente, scatt stizzosamente il Signor Lewisham, e si rinchiuse nel suo fosco silenzio.
Oib! Vergogna! mormor sotto voce la Signora Munday.
...
.
...
CAPITOLO 5.
Tentennamenti.
...
.
...
Il Signor Bonover aveva lungamente meditato e maturato un ammonimento per l'occasione, e lo estern quel pomeriggio stesso mentre Lewisham stava sorvegliando la squadra che si allenava per il cricket. Come preambolo lanci alcune previsioni circa le probabilit dei primi undici, e Lewisham fu d'accordo con lui nel ritenere che Frobisher I pareva prometter molto per le future gare.
Segu una pausa durante la quale il Direttore canticchi.
A proposito, disse come se continuasse una conversazione mentre per teneva gli occhi sempre fissi sui giuocatori, io, gi, io credevo che, ah! che voi foste forestiero qui a Whortley.
Infatti, rispose Lewisham,  proprio cos.
Lewisham fu improvvisamente preso da un accesso di tosse, e le sue orecchie, quelle maledette orecchie, divennero di brage.
S, disse rimettendosi. Oh s. Infatti.
M'immagino che saranno persone del posto?
Veramente, no. Non esattamente.
La tinta porporina si estese dalle orecchie al viso di Lewisham.
Vi ho veduto, continu Bonover, parlare con una signorina nel viale. Mi pareva un tipo che non mi fosse ignoto. Chi era?
Dovrebbe o non dovrebbe dire che era un'amica dei Frobisher? In questo caso Bonover, col suo amabile fare insinuante potrebbe parlare coi genitori Frobisher e magari cagionare qualche guaio a lei.
Essa era, disse Lewisham arrossendo pi che mai sotto la protesta della sua onest e parlando a bassa voce, una... una... una vecchia amica di mia madre. Anzi la incontrai una volta a Salisbury.
Dove?
A Salisbury.
E il suo nome?
Smith, rispose Lewisham in fretta e pentendosi della menzogna appena gli sfugg dalle labbra.
Ben colpito, Harris! grido Bonover, e incominci a battere le mani. Bel colpo, signore.
Harris promette bene, rimarc Lewisham.
Molto, disse il Signor Bonover. E, che cosa si diceva? Ah! stavo pensando alle strane somiglianze che si incontrano al mondo. Vi  una signorina Henderson, o Henson, in visita dai Frobisher, che  proprio il ritratto fedele della vostra signorina.
Smith, disse Lewisham guardandolo e riassumendo il primitivo color porporino.
 strano, osserv Bonover fissandolo con aria pensierosa.
Molto strano, balbett Lewisham maledicendo la propria stupidit e guardando da un'altra parte.
Molto, molto strano, disse Bonover.
Anzi dir di pi, riprese Bonover voltandosi verso il fabbricato della scuola, da voi non me l'aspettavo, Signor Lewisham.
Aspettavate che cosa, signore?
Ma il Signor Bonover fece finta di essere ormai troppo lontano per udire.
Maledizione! esclam il Signor Lewisham.
Oh! maledizione! Era questa un'espressione assai inopportuna e molto rara da parte sua in quel tempo. Quasi quasi aveva voglia di seguire il direttore e chiedergli se dubitava della sua parola. Ma era troppo evidente quale risposta avrebbe avuta.
Rimase indeciso per qualche istante, quindi si volse e si avvi verso casa a passo molto agitato. I muscoli gli fremevano e il volto gli si contraeva. Ma finalmente il tumulto della sua mente si sed in corrucciato sdegno.
Va in malora! disse il Signor Lewisham indirizzandosi ai mobili della sua cameretta. E perch diavolo non si occupa dei suoi propri affari?
Occupatevi dei vostri propri affari, signore! url il Signor Lewisham rivolto al portacatino. Andate in malora, signore, occupatevi dei vostri affari!
Ci che il portacatino fece.
Voi andate al di l dei vostri poteri, signore, disse il Signor Lewisham alquanto calmato. Comprendetemi bene! Fuori della scuola sono padrone di me stesso.
Nonostante questa affermazione, pel periodo di quattro giorni e alcune ore dopo l'avvertimento del Signor Bonover, il Signor Lewisham, pensando a ci che esso implicava, pens fosse meglio abbandonare lo studio all'aria aperta, e si sforz, con sempre decrescente successo, di essere ossequiente allo spirito non solo, ma anche alla lettera delle regole dell'orario.
Per la maggior parte del tempo si affann ad accumulare dei compiti, li esegu con negligente energia oppure guardava fuori della finestra. L'assemblea costituente della sua carriera insisteva nell'affermare che incontrare e parlare con quella ragazza voleva dire andare incontro a rimproveri, a guai, a interruzione del lavoro per la sua matricola, alla distruzione di ogni Disciplina ed egli era costretto ad ammettere l'assoluta verit di questa affermazione. Questo innamoramento era una pazzia; l'amore non esisteva che nei romanzi stupidi. Ed ecco che il suo pensiero vol ratto verso quegli occhi ombreggiati dall'ala del cappello, e dovette richiamare energicamente all'ordine quel vagabondo. Il gioved appresso, mentre ritornava dalla scuola, la vide in lontananza e si affrett ad entrare in casa per evitarla. Ma quello era un punto fermo. Fu preso da una specie di vergogna. Il venerd successivo la sua fede sull'amore s'era ridestata vivida ed ardente, ed il suo cuore si sentiva rimordere pei giorni perduti.
Il sabato mattino il ricordo di lei era tanto forte da farlo incorrere in svariate distrazioni mentre impartiva lezioni di quella facile e dilettevole materia che  l'algebra. Dobbiamo dire che alla fine della lezione, la decisione era presa e la carriera allo sbaraglio. Ad ogni costo in quel pomeriggio egli tenterebbe di vederla e di parlarle ancora.  vero che il pensiero di Bonover gli si affacci, ma lo band subito. E poi....
Bonover ogni pomeriggio faceva una lunga siesta...
S, la troverebbe e le parlerebbe. Nulla poteva avere il potere di fermarlo.
Appena ebbe presa quella decisione, la sua immaginazione corse la cavallina pensando a tutte le cose che potrebbe dire, le attitudini che assumerebbe, e facendo una moltitudine di vaghi e bei sogni intorno a lei. Direbbe questo, direbbe quest'altro; la sua mente insomma di null'altro era occupata che di aggirarsi intorno a questa meravigliosa posa da innamorato. Che screanzato era mai stato di tenersi lontano da lei per s lungo tempo! Ma che ticchio gli era mai saltato? E come potrebbe spiegarsi con lei, allorch si sarebbero incontrati? Supponiamo che egli si decidesse ad essere molto franco.
Si pose a considerare i limiti della franchezza. Crederebbe o non crederebbe lei che non l'avesse veduta gioved, se egli glielo assicurasse?
Ed ecco che, terribile a dirsi, mentre era intento a queste speculazioni, venne Bonover a chiedergli di prestar servizio nel campo del cricket al posto di Dunkerley, s, proprio per quel pomeriggio.
Dunkerley era l'assistente maggiore, l'unico collega di Lewisham. Le ultime vestigia di disapprovazione erano svanite dal modo di fare di Bonover; chiedere un favore era la sua maniera autocratica di offrire il ramo d'ulivo. Ma a Lewisham parve come una crudele imposizione. Per un pericoloso istante la bilancia pencol dal lato dell'accettazione. Ma come in un baleno ebbe la visione del lungo pomeriggio di servizio, mentre forse ella farebbe il bagaglio per Clapham. Impallid. Il Signor Bonover intanto lo osservava.
No, disse Lewisham rudemente e intanto si sforzava di trovare una scusa. Mi spiace di non poterla favorire, ma... i miei impegni... Ho preso degli impegni per questo pomeriggio.
II Signor Bonover corrug le sopraciglia dinanzi a questa troppo evidente menzogna, e la parvenza della sua soavit svan.
Vedete, disse, la Signora Bonover attende un'amica questo pomeriggio e abbiamo bisogno del Signor Dunkerley per fare il quarto al croquet.
Mi spiace, disse il Signor Lewisham con tono sempre risoluto mentre prendeva nota mentalmente che in quel pomeriggio il Signor Bonover giocherebbe al croquet.
Per avventura voi non giuocate al croquet? chiese Bonover.
No, rispose Lewisham. Non ne ho la minima idea.
Se ve l'avesse chiesto il Signor Dunkerley?... persistette Bonover che conosceva il rispetto di Lewisham per tutto ci che era etichetta.
Oh! non era per questo, disse Lewisham.
E Bonover, colla fronte sempre pi corrugata e con un'aria di offeso stupore, lo lasci l tutto pallido e rigido e pieno di meraviglia sulla sua straordinaria temerit.
...
.
...
CAPITOLO 6.
La scandalosa passeggiata.
...
.
...
Non appena ebbe termine la scuola, Lewisham impose rapidamente alcuni pensi, e si affrett verso casa per passarvi come meglio saprebbe il tempo fino all'ora del pranzo. Ebbene... Forse non siamo molto giusti verso Lewisham raccontando quel che segue; anzi dir di pi, c' da chiedersi se il dovere di un romanziere maschio verso un individuo del suo sesso non dovesse impedirglielo, ma come ammoniva la scritta sul muro vicino alla finestra prismatica Magna est veritas et prevalebit.
Il Signor Lewisham dunque si spazzol elaboratamente i capelli e li arruff in modo pittoresco, prov l'effetto di tutte le sue cravatte e ne scelse una bianca, si spolver le scarpe con un vecchio fazzoletto, si mut i calzoni perch il paio che usava ogni giorno era piuttosto sfrangiato alle estremit, e freg coll'inchiostro i gomiti della sua giacca dove i punti apparivano alquanto sbiaditi. E per entrare ancora di pi nelle sue intimit, diremo che studi la sua impubere apparenza nello specchio da svariati punti di vista, e venne alla conclusione che il suo naso avrebbe potuto essere meno pronunciato con un certo qual vantaggio...
Non appena ebbe terminato il desinare, usc e si diresse per una scorciatoia verso il sentiero solito, assicurando s stesso che non gliene importerebbe nulla se incontrasse Bonover seduta stante. Non sapeva di preciso ci che intendeva di fare, ma per a questo era deciso: voleva vedere la ragazza che aveva incontrato nel viale. E sapeva che l'avrebbe incontrata. Lo stesso sentimento che gli faceva vedere degli ostacoli, gli era piacevole e lo rafforzava nel suo proposito. Si port fino al cancelletto che immetteva nei terreni di Frobisher quel cancelletto dal quale aveva osservato la camera da letto dei Frobisher. E l si sedette, colle braccia conserte, proprio di fronte alla casa.
Questo succedeva verso le due. Mancavano venti minuti alle tre, e ancora stava nel medesimo luogo, ma aveva le mani rigide nella tasca della sua giacca, la fronte corrugata e batteva i piedi contro il cancelletto con impaziente monotonia. I suoi inutili occhiali erano stati cacciati nella tasca del panciotto, dove rimasero durante il pomeriggio, e il suo berretto, un poco spinto indietro dalla fronte, lasciava scorgere un riccio di capelli. Una o due persone erano passate sul sentiero ed egli aveva finto di non vederle; una coppia di passeri siepaioli che si rincorrevano sul margine del campo soleggiato e corrusco dal vento, avevano formato il suo unico passatempo. Pare impossibile, ma tuttavia  vero, a misura che il tempo passava, egli si sentiva adirato contro di lei.
L'espressione del suo viso si fece truce.
Ud qualcuno che passava sul sentiero dietro a lui. Non volle voltarsi; gli seccava che la gente lo vedesse in quella posizione. La sua primiera discrezione, per quanto scombussolata, protestava sordamente contro quest'impresa del pomeriggio. Il passo sul sentiero si ferm non molto lontano.
Guardate, guardate bene, disse Lewisham tra i denti. Allora incominciarono rumori misteriosi, un violento frusco di ramoscelli di siepe, e poi come un leggero calpesto.
La curiosit fu pi forte della discrezione, e Lewisham si volse, ed ecco che essa era l, colla schiena a lui rivolta, mentre cercava di arrivare lo spinoso fiore del prunalbo selvatico che coronava la siepe. Fatto degno di nota! Non lo avevo veduto!
Ratte come il baleno, le gambe di Lewisham volarono al di l del cancelletto, e l'impeto fu cos forte che lo port proprio vicino a lei nei cespugli spinosi.
Permettete! disse troppo eccitato per accorgersi com'essa non fosse affatto stupita.
Signor Lewisham! esclam con finta sorpresa facendosi da parte.
Quale ramo desiderate cogliere? grid lui tutto giocondo. Il pi bianco? Il pi alto? Tutti!
Quello, disse lei scegliendo a caso, colla punta nera che esce fuori.
Era una massa di boccioli color di neve contro il cielo di aprile, e Lewisham, lottando per raggiungerla, non era in verit delle pi accessibili, osserv con soddisfazione fantastica una lunga graffiatura che, prima tutta bianca, poi rossa, deturpava la sua mano.
Salendo pi in su sul sentiero, disse scendendo trionfante ed ansante, vi  pure del prunalbo. Non v' paragone con questo...
Essa rise e lo guard mentre le stava dinanzi tutto rosso, con occhi ridenti e pieno di ammirazione per le sue proprie gesta. In chiesa, lass nella galleria, col suo viso di scorcio,  probabile che l'avesse colpita. Ma questo era diverso.
Fatemi vedere, disse, per quanto sapesse benissimo come questo fosse l'unico posto in cui fiorisse il prunalbo selvatico...
Sapevo che vi avrei veduta, disse eludendo la domanda. Ero certo di vedervi oggi.
Questa  l'unica opportunit che ci rimanesse, rispose lei con franca ammissione. Ritorno a Londra luned.
Lo sapevo, esclam Lewisham trionfante. Andate a Clapham?
S. Ho trovato un posto. Non sapevate che sono stenodattilografa, nevvero? S, lo sono. Da poco ho lasciato la scuola, la scuola Grogram. Ed ora vi  un vecchio signore a cui occorre una segretaria.
E cos conoscete la stenografia? disse lui. Ecco perch avete la penna stilografica. Quelle righe furono scritte... Le tengo tuttora.
Ella sorrise e sollev le sopraciglia in atto di meraviglia. Qui, aggiunse Lewisham dando un colpetto sul suo taschino dal lato sinistro.
Questo sentiero, disse, il loro discorso era stranamente scucito, a un certo punto di questo sentiero, salendo e poi scendendo sulla collina, vi  un cancello, e quello va, voglio dire, si apre su quel sentiero che corre parallelo alla riva del fiume. Vi siete mai stata?
No, rispose lei.
 la passeggiata pi bella che vi sia a Whortley. Vi conduce alla landa di Immering. Dovete vederlo prima di partire.
Ora? disse lei cogli occhi che le ridevano.
E perch no?
Dissi alla signora Frobisher che sarei di ritorno per le quattro.
 una passeggiata proprio da non trascurare.
Ebbene, andiamo, disse lei.
Tutti gli alberi germogliano, disse il Signor Lewisham, i giunchi mettono fuori i teneri getti, e lungo il limitare del fiume, milioni di piccoli fiori candidi galleggiano sull'acqua. Io non ne conosco il nome, ma sono proprio bellini... Posso portar io quel ramo fiorito?
Nel prenderlo le loro mani s'incontrarono per un momento... e vi fu un altro di quei silenzi pieni d'un arcano significato.
Osservate quelle nubi, disse Lewisham rammentandosi dell'osservazione che aveva voluto fare e agitando la bianca spuma del ramo fiorito. E guardate all'azzurro che trascolora dietro di esse.
Quanto  splendido. Si direbbe che il tempo pi bello si  serbato per noi. Questo  il mio ultimo giorno. Proprio l'ultimo.
E quei due giovani esseri si posero in cammino spinti da un senso altamente elettrizzante, con grande stupore della Signora Frobisher che li osservava da un abbaino. Camminavano spediti, e certi che l'intero mondo fosse fulgente e bello pel loro esclusivo beneficio. Quante cose scopersero e si dissero in quel pomeriggio laggi vicino al fiume! Che la primavera era meravigliosa, belle le tenere foglie giovinette, i boccioli nella puerile corazza di scaglie smaglianti e i nembi e i cumuli che si sfioccavano nel cielo, abbaglianti e imponenti! e tutto questo lo dicevano con aria di suprema originalit! E com'era buffo il loro ingenuo stupore di trovarsi d'accordo su queste novelle gioie! Pareva loro che l'essersi incontrati fosse avvenuto proprio indipendentemente dal puro caso.
Andarono pel sentiero che corre attraverso gli alberi lungo la sponda del torrente, ed essa volle invece prendere quello pi in basso, il sentiero dei rimorchi, prima che avessero percorsi trecento metri. E di conseguenza Lewisham dovette trovare un posto adatto alla sua discesa, l dove un albero garbato profferse le sue radici affioranti dal suolo quale opportuno appoggio, e qui essa discese colla sua mano in quella di lui.
Poi un topo d'acqua che stava forbendosi i baffi, forn l'occasione di una guardinga stretta di mano e di un intimo bisbiglio tra loro due. Dopo di che Lewisham, tent di raccoglierle una bismalva con pericolo, secondo loro della sua vita, e vi riusc coll'aggiunta di una scarpa colma d'acqua.
E presso il cancello, vicino alla nera e lucente serranda, dove il sentiero si parte dal torrente, essa lo sorprese con un gesto inaspettato, inerpicandosi gaiamente sulla sbarra superiore coll'aiuto della sua mano e saltando, vera figuretta di luce e di grazia, sul terreno sottostante.
Si inoltrarono arditamente attraverso i prati, tutti gai di ranuncoli, ed egli cammin per speciale richiesta, tra lei e tre mucche matronali, provando gli stessi sentimenti di Perseo allorch sconfisse il mostro marino. E cos, passando vicino al molino e salendo un erto sentiero, fino alla landa di Immering, passando pei prati, Lewisham aveva sfiorato il soggetto della sua preoccupazione.
E andando via di qui, prenderete proprio un posto di corrispondente? le chiese conducendola a parlare di s stessa, un soggetto che essa trattava con speciale entusiasmo. Lo svolsero col metodo comparativo, e nessuno di loro si accorse che la luce si era annebbiata, fino a che i teneri piedi dell'acquazzone che si avanzava giunsero fino a loro.
Guardate! disse lui. Laggi! Una tettoia, e presero la corsa insieme. Essa rideva correndo, ma rapidamente e con tanta leggerezza da appena sfiorare il terreno. La attir verso di s attraverso la siepe con entrambe le mani, e liber la sua gonna da un amoroso rovo, e cos giunsero ad una piccola casupola in cui un erpice arrugginito di proporzioni gigantesche era stato riposto.
Essa sedette sull'erpice ed esit.
Debbo togliermi il cappello, disse, altrimenti la pioggia lo macchier, e cos egli pot ammirare la genuina piega dei suoi ricci, non per che ne avesse mai dubitato. Essa si chin sul suo cappello e col fazzoletto ne asciugava destramente le goccie perlacee. Egli stava ritto all'entrata e osservava il paesaggio attraverso il velo del morbido velario dell'acquazzone di Aprile.
Vi  posto per due sull'erpice, disse lei con semplicit.
Egli pronunci alcune parole poco intelligibili; rifiut, e poi venne a sedersi vicino a lei, proprio molto vicino, cos che quasi la sfiorava. Lewisham provava un desiderio fantastico di prendersela fra le braccia e baciarla, e fu soltanto con uno sforzo che pot vincere quella pazzia.
Non conosco neppure il vostro nome, disse cercando rifugio dai suoi pensieri turbinosi nella conversazione.
Henderson, rispose lei.
Signorina Henderson?
Essa gli sorrise, esit.
S, Signorina Henderson.
I suoi occhi, l'atmosfera che l'avvolgeva erano portentosi. Egli non aveva mai provato una simile sensazione, uno strano eccitamento, quasi come un debole eco di lacrime. Voleva chiederle il suo nome di battesimo; voleva azzardarsi e chiamarla cara per vedere ci che ne direbbe. Ma si lanci invece in una sconclusionata descrizione di Bonover e come avesse detto una menzogna su di lei chiamandola Signorina Smith, e in tal modo pot sfuggire a quella inspiegabile crisi...
Il bisbiglio della pioggia si attut e parve morire e la luce del sole si accese vivida attraverso i lontani boschi al di l di Immering. Proprio allora un altro periodo di silenzio li aveva sorpresi, un silenzio pieno di temerari pensieri pel Signor Lewisham. Mosse repentinamente un braccio, e cos lo pose che rimaneva dietro a lei sull'intelaiatura dell'erpice.
 ora andiamo, disse lei a un tratto. La pioggia  passata.
Quel piccolo sentiero va diritto fino a Immering, disse il Signor Lewisham.
Ma, e le quattro?
Tir fuori l'orologio e fece un cenno di meraviglia. Erano gi le quattro e un quarto.
Sono passate le quattro? chiese lei ed eccoli sul punto di doversi lasciare. Che Lewisham fosse di servizio alle cinque e mezzo pareva cosa del tutto trascurabile.
Certamente, disse realizzando lentamente ci che volesse dire lasciarsi. Ma dovete proprio andare? Io, io vorrei parlarvi.
Ma non mi avete parlato fino ad ora?
Non  questo. E poi, no.
Essa lo guardava.
Promisi di ritornare per le quattro, disse lei. E la Signora Frobisher prende il the.
Non avremo forse mai pi l'opportunit di trovarci assieme.
Ebbene?
Ad un tratto Lewisham divenne pallidissimo.
Non mi lasciate, disse interrompendo un lungo silenzio e con subitaneo impulso. Non mi lasciate. Fermatevi, almeno per brevi istanti... Vo...i potete smarrire il cammino.
Si direbbe che crediate, disse essa sforzandosi di ridere, ch'io possa vivere senza bere e mangiare.
Ho tanto desiderato di parlarvi. La prima volta che vi ho veduta... A tutta prima non osai... Non sapevo che mi avreste permesso di parlarvi... Ed ora, proprio mentre mi sento felice, ecco che ve n'andate.
Si ferm di botto. Essa teneva gli occhi abbassati.
No, disse tracciando una curva colla punta del suo stivaletto. No, non vado.
Lewisham si trattenne dal gridare. Disse invece:
Allora venite a Immering? e mentre percorrevano l'angusto sentiero attraverso l'erba rorida di pioggia, egli cominci ad esprimere con semplice franchezza, quanto gli tornasse cara la sua compagnia.
Non cambierei questa passeggiata, disse cercando nella sua mente un termine di paragone;, per qualsiasi cosa al mondo... Non ritorner in tempo per il mio servizio. Ma non importa. Non mi curo di quello che pu succedere pur che noi abbiamo questo pomeriggio tutto per noi.
E neppur io, disse lei.
Vi ringrazio d'essere venuta, replic lui con uno slancio di gratitudine. Oh, grazie di essere venuta, e le stese la mano.
Essa la prese e la strinse, e cos se n'andarono tenendosi per mano, finch non giunsero alla strada del villaggio. La loro comune risoluzione di marinare i loro impegni ad ogni costo, aveva generato un meraviglioso senso di cameratismo.
Non mi sento di chiamarvi Signorina Henderson, disse lui. Sapete, sapete, bisogna che io sappia il vostro nome di battesimo.
Ethel, gli disse lei.
Ethel, ripet lui, e la guard facendosi coraggio. Ethel, disse ancora.  un nome vezzoso. Ma nessun nome  abbastanza bello per voi, Ethel... cara...
Il saloncino da the di Immering era situato in un giardino pieno di violaciocche color d'oro, e ne era l'ostessa una grassissima e gioconda vecchietta, che insistette nel ritenerli fratello e sorella e nel chiamarli entrambi carini.
Questa libert essendole concessa, serv loro un'ottima merenda a stupefacente buon mercato. Il the e il pane e burro e la conserva di prugne parvero cibo degno degli dei. Sul tavolo, in una brocca, v'erano violaciocche di deliziosa fragranza. Ethel le ammir, e quando i due giovani ripartirono, la vecchietta insistette perch essa ne portasse un mazzo con s.
Non fu che dopo la loro partenza da Immering, che questa passeggiata divenne, propriamente parlando, scandalosa. Il sole appariva gi come grande palla incandescente al di l delle montagne azzurrastre verso l'occidente e faceva rassomigliare i nostri giovani a due figurette di fiamma, eppure, anzich dirigersi verso casa, essi presero la strada di Wentworth che s'affonda nella selva di Forshaw. Dietro a loro la luna, quasi avviata al plenilunio, occhieggiava nel cielo azzurrastro al disopra delle cime degli alberi, indistinta e spettrale, e raccoglieva lentamente in s tutta la luce che il sole al suo tramonto, le lasciava all'orizzonte.
Uscendo da Immering cominciarono a parlare dell'avvenire. E per l'amante molto giovane, non v' di futuro che quello immediato.
Bisogner che mi scriviate, le disse, ed essa rispose che non sapeva scrivere che delle lettere molto sciocche. Ma io avr delle risme di lettere da scrivervi, disse lui.
Come farete a scrivermi? chiese lei.
Ed essi discussero di questo nuovo ostacolo che sorgeva tra loro. Poich non sarebbe opportuno scriverle a casa, oh no, mai pi. Di questo ne era sicura.
Mia madre, disse, e si ferm.
Questa inibizione lo indispett poich in quel tempo v'era in lui la stoffa di un corrispondente assiduo. Eppure che c'era da aspettarsi di diverso? L'intero mondo non era propizio, anzi si poteva chiamare spietato... Uno splendido isolamento  deux.
Ma non poteva pensare a un luogo dove fosse possibile indirizzarle le lettere? Eppure questo le sembrava un inganno.
E cos i nostri giovani continuarono a divagare, pieni della meravigliosa scoperta dell'amore, ma in pari tempo erano anche cos invasati dal ritegno della adolescenza che la parola Amore non affior mai alle loro labbra in quella serata. Eppure mentre parlavano e che l'ombra amica sempre pi li avvolgeva, le loro parole e i loro cuori molto si accostavano. Ma le loro parole sembrerebbero cos puerili scritte qui a sangue freddo, che neanche voglio ricordarle. Per loro per erano tutt'altro che puerili.
Quando poi uscirono dalla lunga strada e sbucarono a Worthley, gli alberi silenziosi erano neri come l'inchiostro e il chiarore lunare rendeva il volto di lei pallido e meraviglioso, e i suoi occhi lucenti quali stelle. Essa recava ancora con s il ramo di prunalbo selvatico dal quale quasi tutti i fiori erano ormai caduti. Le violaciocche fragranti olezzavano sempre. E in lontananza, reso pi morbido dalla distanza, il suono della banda di Whortley, che per la prima volta in quell'anno eseguiva un concerto dinanzi al giardino del presbiterio, suonava con lentezza untuosa un'aria sentimentale. Non so se il lettore ne rammenti il motivo popolare dei primi anni dell'ottanta.
Dolci volti di sogni che passate
e ripassate (pum, pum)
Destando alla memoria il ricordo
d'un d che fu-u-u.
Queste parole ne erano l'essenza, molto lente e tenere, accompagnate da un pum, pum impressionante. Pateticamente allegro era quel pum, pum, anzi troppo allegro per quell'aria, un canto accentuato da un vocalizzo sporadico. Ma per i giovani la cosa  ben diversa.
Io adoro la musica, disse lei.
Anch'io, rispose lui.
S'inoltrarono nella ripida West Street e giunsero attraverso al clamore dei suoni, nella zona di luce che emanava da un piccolo circolo di lampade gialle. Parecchie persone li videro e si chiesero che cosa stessero inventando i ragazzini ai giorni nostri, anzi un testimonio oculare descrisse in seguito il loro contegno come sfacciato. Il Signor Lewisham portava il berretto universitario del suo ufficio, non era quindi possibile ingannarsi sull'essere suo. Passarono dinanzi alla scuola e videro attraverso i vetri, che l'incorniciavano come un quadro, il Signor Bonover che rimpiazzava nei suoi doveri il suo vagabondo maestro assistente. Dinanzi la casa dei Frobisher si separarono.
Addio, disse lui per la terza volta. Addio Ethel.
Essa ebbe un istante di esitazione. Poi a un tratto, si rivolse di scatto verso di lui. Egli se ne sent le mani sulle spalle, le labbra morbide e, calde sulla guancia, e prima ancora che potesse afferrarla, essa lo aveva scansato ed era scomparsa nell'ombra della casa.
Addio, grid la sua dolce e cristallina voce nell'ombra, e mentre egli ancora esitava, la porta della casa si aperse.
La intravide, oscura figuretta, sul limitare, ud alcune indistinte parole e poi la porta si rinchiuse, ed egli si trov solo solo nel chiarore lunare, col viso che ancora ardeva dal contatto delle labbra di lei...
E cos fin il primo giorno d'amore del Signor Lewisham.
...
.
...
CAPITOLO 7.
Il redde rationem.
...
.
...
E dopo il giorno dell'amore venne quello del rendiconto. Il Signor Lewisham rimase stupito, anzi quasi soverchiato, da quel rendiconto allorch gli si par dinanzi lento, ma inesorabile. Le meravigliose emozioni del sabato lo aiutarono a passar la domenica, e si mise il cuore in pace col trascurato Schema assicurandolo che Essa era la sua Ispirazione, e che egli lavorerebbe per Lei mille volte meglio di quanto non lo farebbe per s stesso. Questo per altro non rispondeva affatto al vero, e anzi si sorprese a chiedersi se l'interesse che aveva provato, nelle sue ricerche teologiche dell'Analogia del Butler, fosse sparito.
I Frobisher non si fecero vedere ad alcuna delle funzioni. Ed egli si chiese con ansiet perch.
La mattina del luned si annunci chiara e fredda, proprio una giornata da Herbert Spencer, ed egli si diresse alla scuola sforzandosi di persuadersi che non v'era nulla da temere. I semi-convittori quand'egli arriv, stavano bisbigliando ed evidentemente era lui che formava il soggetto dei loro conversare. Frobisher Secondo pareva molto quotato. Lewisham ud un brano della conversazione.
Mia mamma era in uno stato, diceva Frobisher Secondo.
Alle dodici vi fu l'intervista con Bonover, e di l a poco si udirono delle voci adirate che Dunkerley, l'assistente maggiore, sent benissimo attraverso la porta dello studio. Poi Lewisham attravers l'aula della scuola, collo sguardo fisso dinanzi a s e col volto coperto di rossore.
Perci Dunkerley si trov preparato a ricevere la nuova che gli fu comunicata al mattino dopo durante la correzione degli esercizi.
Quando? chiese Dunkerley.
Alla fine del prossimo bimestre, disse Lewisham.
Si tratta della ragazza che era in visita dai Frobisher?
S.
 veramente bellina, ma disturber un pochino la vostra matricola di giugno, osserv Dunkerley.
 appunto quello che mi dispiace.
Temo che non potrete aspettarvi che egli vi accordi il permesso di presenziare l'esame.
Anzi non vuole, disse Lewisham in tono breve mentre apriva il libro degli esercizi. Provava difficolt a parlare.
 un maiale, disse Dunkerley. Ma dopo tutto! che cosa potete aspettare da Durham? Poich Bonover non aveva che un diploma della Scuola di Durham, e siccome Dunkerley non ne possedeva affatto, si sent portato a fare il difficile. Dunkerley si abbandon a un senso simpatizzante e si immerse nella sua pila di esercizi. E fu soltanto quando il mucchio si ridusse a un libro o due che parl di nuovo.
Egli li cre maschio e femmina, disse Dunkerley scrivendo assiduamente. Ci che era infame pei maestri assistenti.
Chiuse il quaderno con uno scatto e lo butt a terra dietro le sue spalle.
Siete fortunato, disse. Credevo proprio di essere io il primo a lasciare quest'antro pettegolo. Siete fortunato. Qui non si sa che far la commedia. E ad ogni pi sospinto ti trovi di faccia o i genitori o i tutori dei ragazzi. Ecco quel che mi rende spiacevole la vita di campagna,  cos artificiosa! Vedrete che mi dar di mano per uscirne il pi presto possibile anch'io. Scommettiamo?
E curerete quei tali vostri brevetti?
S'intende, ragazzo mio. S, curare quei brevetti. La bottiglia colla cima quadra brevettata. Santi Numi! Fate ch'io possa trovarmi a Londra...
Anch'io credo che prover Londra, disse Lewisham.
E a questo punto il pratico Dunkerley che era uno dei migliori giovani del mondo, si dimentic di certe sue private ambizioni accarezzava il sogno di sorprendenti brevetti, e si ramment degli intermediari. Enumer una lista di questi aiuti necessari del maestro assistente che si trovi al bivio, Orellana, Gabbitas, l'Agenzia Lancaster Gate ed altri. Li conosceva tutti intimamente. Era stato otto anni sulla breccia.
Potrebbe anche darsi che quella faccenda di Kensington abbia buon esito, disse Dunkerley, ma  meglio non contarvi. Ve lo dico francamente: le probabilit vi sono contrarie.
La faccenda di Kensington consisteva in una domanda di ammissione presentata da Lewisham in un momento di grande fiducia in s stesso, alla Scuola Normale di Scienza di South Kensington. Siccome in Inghilterra il numero degli insegnanti qualificati di scienze  inadeguato, la Sezione Scienze ed Arte suole offrire istruzione libera nella sua grande Scuola Centrale e anzi dona al candidato una ghinea per settimana perch i giovani pedagoghi scelti fra i migliori si impegnino a insegnar scienze dopo il termine di tirocinio. Dunkerley stesso aveva presentato domanda per parecchi anni di seguito e sempre invano, e Lewisham aveva creduto bene seguirne l'esempio.
Bisogna pensare d'altronde che Dunkerley non possedeva certificati grigio-verdi, i certificati di prim'ordine cos chiamati dal colore della carta su cui sono stesi..
E fu cos che Lewisham impieg tutto il tempo libero che gli lasciavano le sue occupazioni scolastiche, nel comporre e ricopiare una lettera da spedirsi a varie agenzie culturali. In essa egli diede una breve, ma lusinghiera descrizione della sua vita, e si indugi a parlare del suo spirito di disciplina e sui metodi educativi che possedeva. In calce mise una lunga e decorativa lista dei suoi certificati ed onorificenze, cominciando da un premio per buona condotta ricevuto all'et di otto anni. Impieg un tempo considerevole nel ricopiare questo documento, ma la sua modestia lo sorresse. Dopo un attento esame dell'orario, destin l'ora di mezzogiorno per la Corrispondenza.
Si era accorto che i suoi lavori di matematica e dei classici si trovavano in arretrato, e un saggio che aveva mandato al suo corrispondente d'insegnamento, gli fu ritornato colla postilla: meno che mediocre. Questo fatto era talmente senza precedenti e lo annoi tanto che per un istante accarezz l'idea di rispondere all'insegnante con una lettera sarcastica.
E intanto era giunta la proroga di Pasqua e dovette ritornare a casa, e informare sua madre, sopprimendo con cura i dettagli, come egli lasciasse Whortley.
E pensare che ci stavi cos bene! esclam sua madre.
Ma quella cara vecchia ebbe un conforto. Osserv che aveva abbandonato le lenti, s'era dimenticato di recarle seco, e cos il suo timore segreto che qualche serio pericolo ottico le fosse nascosto, fu alleviato.
Talvolta egli si sentiva preso da grandissimo rammarico per la pazzia di quella passeggiata. Uno di quei torbidi periodi lo afferr dopo le vacanze Pasquali, allorch la necessit di fare un'attenta revisione dalle date dello schema, gli pose dinanzi agli occhi, e per la prima volta in modo chiarissimo, l'esito pratico di questa prima lotta contro tutte quelle misteriose e potenti influenze che desta in noi la primavera. Il suo sogno di successo e di fama era stato ben reale e ben caro, e realizzando l'inevitabile proroga della sua immatricolazione da lungo tempo attesa, questa immatricolazione che era la porta aperta a grandi cose, si sent afferrato ad un tratto come da un senso fisico di soffocazione.
Balz in piedi colla penna in mano nel bel mezzo delle sue correzioni, e cominci a percorrere a grandi passi la stanza.
Ma che imbecille sono stato mai! gridava. Ma che imbecille sono stato mai!
Scaravent la penna per terra, e prese la corsa verso un mal riuscito abbozzo del volto d'una fanciulla che adornava un'estremit della camera, testimonio visibile della sua schiavit. Lo strapp dal muro e ne disperse i minuti frammenti al suolo... Imbecille!
Fu un sollievo e una rinuncia. Per qualche istante stette osservando la distruzione da lui compiuta, e ritorn alla revisione del suo orario, borbottando tra s qualche cosa che assomigliava a stupido amoreggiamento.
Questo era uno degli eccessi che lo prendevano. Il pi raro. Non per questo attendeva con minore ansiet la posta, poich una lettera di lei lo avrebbe informato dell'indirizzo a cui potrebbe scriverle. Con ben maggiore e pi viva aspettativa egli pensava a questa lettera di quanto non attendesse la risposta alle reiterate sue lettere di domanda, la cui composizione aveva ora bandito Orazio e la matematica pura dalla sua attenzione. Anzi passava assai maggiore tempo nel meditare la lettera a lei diretta di quanto non ne avesse richiesto la compilazione dell'elenco dei suoi meriti.
Eppure quelle lettere in cui egli perseguiva un posto, erano sfoggi di comporre meravigliosi; per ognuna di esse si richiedeva una penna nuova, ed erano stese, almeno per tutta la prima pagina, con una calligrafia ben pi nitida dei suoi soliti caratteri. Ma i giorni passavano, e quella lettera speciale che tanto sperava, non giungeva mai.
Il suo umore era inasprito dal fatto che, malgrado la sua reticenza al riguardo, la cagione della sua partenza non tard a trapelare e si diffuse in brevissimo tempo nell'intero Whortley. Si sussurrava che egli fosse un perfetto libertino, e quanto alla condotta di Ethel tutte le Signore del luogo si univano per commentarla sdegnosamente. Ah! s: bisognava pur dirlo, la bellezza pur troppo era ben sovente una trappola.
Un ragazzo, e la sua orecchia fu ben scaldata seduta stante, una volta mentre Lewisham passava, fu udito gridare: Ethel.
Il curato, uno di quegli esseri pallidi, ossei e nervosi, ormai gli passava vicino senza degnarsi di riconoscerlo. La Signora Bonover trov l'opportunit di osservare come egli non fosse che un ragazzino, e la Signora Frobisher soffiava minacciosamente quando lo incontrava per istrada. E lo faceva cos improvvisamente da farlo sussultare.
Questa disapprovazione generale talvolta lo induceva alla depressione, ma tal'altra la trovava esilarante, e varie volte ammise di essere, parlando con Dunkerley una buona lana, non c' che dire.
Altre volte diceva tra s che sopportava ogni cosa per amor suo. In ogni modo era obbligato a sopportarlo.
Cominci a comprendere quanto poco conta pel mondo un giovane di diciannove anni, era lui che si dava quest'et, per quanto in realt dovessero scorrere ancora parecchi mesi prima che avesse finiti i diciotto. S, comprendeva come il mondo si preoccupasse poco di costui, anche se poteva fare sfoggio di premi di buona condotta, di profitto negli studi di aritmetica e possedesse certificati di primo ordine firmati da un ingegnere distinto e sormontati dal blasone Reale che attestavano della sua conoscenza del disegno geometrico, astronomia nautica, fisiologia animale, fisiografia, chimica inorganica e architettura e parlavano altamente della sua giovinezza, della sua forza e della sua energia. A tutta prima si era illuso che i presidi, i direttori didattici avrebbero afferrato l'opportunit di assicurarsi i suoi servigi, mentre poi dovette convincersi che era lui che faceva la caccia a loro. Cominci allora ad esprimere una certa urgenza nelle sue richieste per posti vacanti, un'urgenza che viceversa gli fu pi che altro dannosa. Queste domande si fecero sempre pi voluminose fino a che coprirono quattro facciate di carta.
Posso assicurarvi, scriveva, che troverete in me un leale e devoto assistente.
E cos via di seguito. Dunkerley fece osservare come il certificato di Bonover non facesse parola del carattere morale e della disciplina, e anzi Bonover si era rifiutato di cambiarne il tenore. Protestava di essere disposto a fare tutto quanto gli fosse possibile per aiutare Lewisham nonostante il modo con cui era stato trattato, ma pur troppo la sua coscienza....
Una volta o due Lewisham cambi le parole del certificato, ma senza costrutto. E si era giunti alla met di maggio senza che South Kensington rompesse il silenzio. L'avvenire si annunciava grigio.
E proprio mentre si dibatteva in questi dubbi e in queste delusioni, giunse la lettera di lei. Era dattilografata su carta sottile.
Caro, scriveva semplicemente, e a lui parve il modo pi dolce e meraviglioso di cominciare una lettera. Mentre poi, a dire il vero, essa aveva usato quel termine unico soltanto perch s'era dimenticata del suo nome di battesimo e dopo non si rammentava neppure del vuoto che aveva lasciato vicino a quello.
Caro,
Non ho potuto scrivervi prima d'ora perch attualmente non ho un posticino in casa mia dove io possa scrivere una lettera, e la Signora Frobisher scrisse alla mamma ogni sorta di menzogne sul conto vostro. Rimasi molto stupita del modo di agire della mamma e in verit non l'avrei immaginato. Non mi disse nulla. Ma di questo vi dir in altra mia. Mi sento troppo irritata per scrivervene ora. E poi neppur ora potete rispondermi, perch non dovete spedirmi lettere qui a casa. Sarebbe imprudente. Ma io vi penso, caro, il caro era stato cancellato e riscritto, e sento che debbo dirvelo per rammentarvi quella piacevole passeggiata che abbiamo fatta assieme, anche se poi non vi scrivo pi. Sono ora molto occupata. Il lavoro che ho per le mani  piuttosto difficile e temo proprio di essere poco intelligente. Veramente  un pochino duro di dover prendere interesse per un soggetto soltanto perch  quello che ci fa vivere, non vi pare? E m'immagino che voi stesso sentirete cos pel vostro lavoro nella scuola. Ma d'altra parte penso che tutti fanno o debbono fare ci che loro aggrada poco. Non so quando torner a Whortley, o se vi ritorner; ma chi sa che invece voi non veniate a Londra. La Signora Frobisher ha detto le cose pi orribili. Sarebbe piacevole se voi veniste a Londra perch in tal caso chi sa che non vi riuscisse vedermi. Vi  un grande Collegio di ragazzi a Chelsea, ed ogni mattina quando vi passo, desidero che ci foste voi. Allora vi vedrei venir fuori colla vostra toga e il vostro berretto da studente. E dopo tutto chi sa che un giorno e l'altro io vi veda apparire improvvisamente.
E cos correva la lettera, fornendo per poche notizie informative. Concludeva poi improvvisamente Addio, caro. Addio, caro, vergati colla matita. E poi: Pensate a me qualche volta.
Leggendola, e sopratutto per quell'iniziale caro, Lewisham aveva provato una strana sensazione; un senso di languore che dalla gola gli scendeva nel petto come se stesse per piangere. Invece rise e la rilesse, e si mise a percorrere la sua cameretta cogli occhi lucidi e colla preziosa lettera fra le mani. Quel caro gli faceva proprio l'effetto come se essa avesse parlato, una viva e cara voce udita ad un tratto. Egli pens all'addio di lei, cos vivido e cos dolce, laggi nell'ombra della casa avvolta nel chiarore lunare.
Ma per, perch quel se io non dovessi scrivere pi, e quell'improvvisa fine? Certamente, che penserebbe a lei!
Fu la sua unica lettera. In breve tempo le pieghe ne furono logore.
Ai primi di giugno si sent avvolto dalla solitudine che si trasform in un intollerabile deso di rivederla. Accarezzava vaghi sogni di andare a Londra, a Clapham per trovarla. Ma  anche vero che non  facile ritrovare le persone a Clapham come lo sarebbe a Whortley. Spese un pomeriggio nello scrivere e riscrivere una lunga lettera, anticipando il giorno in cui giungerebbe il suo indirizzo. Se per giungesse. Errava tutto sconsolato nel villaggio e finalmente una sera, verso le sette, part e, al chiar di luna rifece ogni passo di quella memorabile passeggiata.
Entr anche sotto la tettoia e in quell'oscurit fu cos ossessionato dal pensiero di lei, che le parl ad alta voce, come fosse stata presente. E in verit disse cose belle ed ardite.
Trov pure la vecchietta delle violaciocche con una candela che ardeva nella piccola finestra, e bevette una bottiglia di birra di zenzero con aria solenne. La vecchietta gli chiese, un poco maliziosamente, notizie di sua sorella ed egli promise di ricondurla un giorno o l'altro.
La condurr certamente, disse.
Parlare di lei colla vecchietta diminu alquanto quel senso di desolazione. Poi fece ritorno a casa attraverso quel biancore indistinto sentendosi preso da una malinconia cos acuta che gli parve quasi piacevole.
Il giorno dopo una nuova scritta attrasse l'attenzione della Signora Munday inducendola nella pi grande perplessit, un'iscrizione misteriosa e famigliare insieme, e quest'iscrizione diceva cos:
MISPAH.
Era scritta a caratteri gotici ed evidentemente eseguita con gran cura.
Ma dove mai l'aveva veduta?
A tutta prima, dominava tutto il rimanente della camera, sventolava come una bandiera trionfale al disopra di disciplina e dell'orario e dello Schema.  vero che una volta fu tolta, ma il giorno dopo riapparve. Pi tardi una lista di posti vacanti l'obliter in parte e sul margine di essa si notarono alcuni memoranda scritti a matita.
E quando giunse finalmente il tempo in cui egli dovette imballare la sua roba e lasciare Whortley, la tolse dal muro e la us con altra carta adatta, lo Schema e l'orario le tennero compagnia, per foderare il fondo del baule giallastro nel quale ripose i suoi libri; libri sopratutto riguardanti quell'immatricolazione che ormai doveva subire una proroga.
...
.
...
CAPITOLO 8.
Prevale la carriera.
...
.
...
Vi  un intervallo di due anni e mezzo, e il racconto riprende con un assai pi maturo Signor Lewisham, non pi un giovincello, ma un uomo, un uomo legale anzi, di ventun anno.
La scena del racconto non  pi il piccolo Whortley nascosto tra i suoi alberi, i suoi poggi rossicci, i suoi parchi e le terre demaniali, ma bens l'immensit grigia della Londra occidentale.
E neanche riprende il racconto col personaggio di Ethel. Poich quella tal seconda lettera promessagli, non gli giunse mai, e per quanto egli impiegasse molti pomeriggi nei primi mesi che pass a Londra, errando attraverso Clapham, tra quell'arida accolta di gente, egli non l'incontr mai. Fino a che, preso tra le spire della giovent, cos magnificamente ricuperante pel cuore, per l'anima e pel corpo, dimentic.
La ricerca d'un posto s'era risolta nell'inaspettato godimento della carta azzurra di Dunkerley. A quanto pare, i certificati grigio-verdi, possedevano valore intrinseco che andava al di l di una decorazione murale, e proprio quando Lewisham si disperava gi di poter ottenere un impiego pel resto della sua vita, gli giunse un meraviglioso documento azzurro dal Dipartimento Educativo che gli prometteva cose inconcepibili. Doveva portarsi a Londra e gli si pagherebbe una ghinea la settimana soltanto per ascoltare conferenze e lezioni, lezioni che andavano bene al di l dei suoi pi ambiziosi sogni! Tra i nomi che gli balenavano dinanzi agli occhi, vi era quello di Huzley-Huxley e poi Lockyer! Quale inaudita fortuna! E c' da meravigliarsi poi tanto se per tre interi anni la carriera prevalse su tutto per lui?
Figuratevelo in quei precinti mentre si avvia alla Scuola Normale di Scienze all'inizio del terzo anno di studio. (In questi ultimi anni chiamano quella Scuola il Collegio Reale di Scienze). Nella mano destra egli recava una busta di cuoio nero lucido, ben imbottita di libri di testo, di note e di tutto l'apparato per la sessione che si apriva; mentre nella sinistra stava un libro che non aveva trovato posto nella busta, un libro colle trance dorate e la cui rilegatura era protetta con cura da una fascia di carta color marrone.
Il trascorrere del tempo si era imposto al suo labbro superiore con un modesto, ma indiscutibile paio di baffetti, con qualche centimetro in pi di statura e con un'apparenza generale meno conscia di s stesso. Poich non aveva pi l'abitudine che aveva a diciotto anni di credersi il punto di mira di tutti; anzi cominciava a farsi strada in lui la convinzione che molta gente era del tutto ignara ed indifferente sul conto suo. Ma per il suo portamento s'era fatto pi fiducioso di s stesso, come di persona cui le cose di questo mondo vanno bene.
Il suo abbigliamento si componeva, salvo un'eccezione, di un vestito d'un nero un poco incerto, un lutto alquanto logoro per l'uso e che tendeva al rugginoso. Il lutto egli lo portava per sua madre morta oltre un anno prima che si riprendesse questa storia. Essa gli aveva lasciato una sostanza che, capitalizzata, gli rendeva quasi cento sterline, una somma custodita gelosamente da Lewisham nella Cassa di Risparmio, e dalla quale non detraeva che per pagare le tasse universitarie, i libri e gli strumenti che la sua brillante carriera di studente reclamava. Poich la sua carriera si annunciava davvero brillante nonostante l'episodio di Whortley, e i certificati si accumulavano sul suo cammino.
(Se, o Signora, lo esaminaste bene, i vostri sguardi cadrebbero inevitabilmente sul suo colletto, d'un lucido curioso simile alla superficie della gomma bagnata. Per quanto alla fin fine questo colletto non abbia da far nulla colla nostra storia, mi par bene discorrerne prima di procedere oltre, altrimenti correrei rischio di vedervi disattenta. Londra ha,  vero, i suoi misteri, ma quello strano luccicore della sua biancheria....
Le lavandaie a buon mercato, rendono sempre la biancheria azzurrognola, protesta la signora. Quel colletto, per rimanere nell'ambito ove si muoveva la vita di Lewisham, avrebbe dovuto avere una tinta turchiniccia, essere generosamente sfilacciato, colla bottoniera un poco rallentata, e tormentare il collo.... Ma questo brillante.... Guardandolo pi dappresso avreste toccato una superficie di macello, umidiccia e diaccia! Perch vedete, signora, il colletto era di celluloide brevettata. Uno di quei capi di biancheria che lavate alla sera con uno spazzolino da denti, lo appendete sulla sbarra della sedia, e ve lo trovate al mattino rinnovato. Era esso l'unico colletto che possedesse al mondo, gli risparmiava almeno una lira di lavatura per settimana, e questo per un insegnante uditore che deve vivere su quella tal ghinea settimanale che gli passa un paterno ma parsimonioso governo,  una sommetta da non disprezzarsi. Quel colletto era parso una grande trovata a Lewisham. L'aveva scoperto in una vetrina piena di oggetti di gomma, e giaceva in fondo a un vaso di cristallo nel quale alcuni pesci rossi guizzavano con aria sperduta. E disse tra s e s che quella lucentezza non gli dispiaceva).
Ma il fatto d'una cravatta rossa fiammante giungeva piuttosto inaspettato, una cravatta fiammeggiante come quella d'un ferroviere della South Western!
Il resto del suo vestiario non denotava certamente uno zerbinotto; perfino la vanit delle lenti da lungo tempo era stata abbandonata. Quella cravatta per vi avrebbe fatto pensare... Ma dove diavolo avevate veduto una folla in cui abbondavano le cravatte rosse che senza alcun dubbio dovevano esprimere un simbolo?  inutile: la verit innanzi tutto: il Signor Lewisham era divenuto socialista!
Quella rossa cravatta in verit non era che il segno esterno e ben visibile di un'intima e spirituale evoluzione. Lewisham, nonostante le esigenze di una carriera di studi, aveva letto l'Analogia del Butler e qualche altro scritto del genere; aveva discusso; molti dubbi gli s'erano affacciati alla mente; aveva rivolto preci a Dio nel silenzio della notte perch il dono della Fede gli fosse concesso; la Fede che egli pregava gli fosse concessa subito se in Alto si avesse a cuore la benevolenza del Signor Lewisham, ma che nonostante ci non venne...
Il suo concetto del destino che gli era riserbato nel mondo non consisteva pi come prima in una teoria di esami a perdita di vista, esami che approderebbero a una lontana magistratura e all'eminenza politica nel campo liberale (D. V.).
Aveva incominciato a veder chiaro in certi campi del nostro ardire sociale che certamente non avrebbe giammai potuto conoscere stando a Whortley. Si era fatta strada in lui qualche cosa di quella fosca oppressione divenuta poi assoluta tristezza e pena, che  l'atmosfera normale di tante vite umane della Londra moderna. Nella sua mente si dibatteva una lotta di contrasti che gli pareva simbolica. Da un lato erano gli scaricatori di carbone di Westbourne Park, in pieno sciopero, allampanati ed affamati, bimbi che chiedono l'elemosina, trascinandosi nella fanghiglia nera; vagabondi morti di fame affollantisi dinanzi una cucina pubblica che distribuisce minestre; e dall'altro Westbourne Grove, ad appena due strade di distanza; una sfolgorante esposizione di botteghe affollate, un traffico immenso di vetture e di automobili, e una tale frenesia nello spendere danaro, che uno stanco studente con scarpe logore e vestiti dimessi che corre frettoloso verso casa, si trova continuamente impedito il cammino dalla folla di gonne e di pacchi, da una dolce e bellissima femminilit. Stando cos le cose non  difficile comprendere come le sensazioni tutt'altro che gaie dello studente approdassero a una conclusione morale. Ma questo non era che una delle serie sempre rinnovantesi di vividi contrasti.
Lewisham era invasato dalla forte persuasione, chi sa, forse in lui istintiva, che gli esseri umani non avrebbero diritto di essere felici mentre coloro che sono ad essi vicini sono immersi nella sofferenza, e ogni giocondo bagliore di prosperit lo aveva colpito quale delitto. Credeva tuttavia che gli individui fossero responsabili delle proprie esistenze; in quei giorni aveva ancora da misurare la possibilit della stupidit morale esistente in lui stesso e nei suoi simili. Si era imbattuto proprio allora in un'opera chiamata Progresso e Povert, e in qualche numero del Socialismo, ed era quindi facile accettare la teoria che bollava i furbi e lungimiranti capitalisti e possidenti terrieri in confronto ai retti, impeccabili operai martirizzati. E divenne seduta stante socialista. La necessit quindi, di far subito qualche cosa per manifestare la nuova fede che era penetrata in lui, si faceva impunemente sentire. Perci usc, e (oh momento storico), comper la cravatta rossa.
Color sangue, per forza, disse Lewisham con aria mite alla signorina che lo serviva.
Che colore ha detto? disse aspramente la signorina.
Un vivido scarlatto, per favore, disse Lewisham arrossendo. E spese buona parte della sera e molta della sua pazienza nel tentare di ridurre la cravatta in un nodo opportuno. Poich fino allora era stato abituato ai nodi gi fatti.
E fu cos che Lewisham proclam la Rivoluzione sociale. La prima volta che egli si fece vedere con quel simbolo una squadra di poderosi policemen percorrevano in fila indiana la Brompton Road. In direzione opposta marciava Lewisham. Cominci a canterellare. Pass vicino ai policemen con uno sguardo pregno di arcani significati e cantarell la Marsigliese.
Ma questo fatto successe mesi prima, ed ormai la cravatta rossa era divenuta cosa d'uso e di necessit.
Usc dalla Exhibition Road attraverso una cancellata di ghisa, ed entr nel salone della Scuola Normale. L'aula era gremita di studenti che recavano libri e scatole di istrumenti; studenti ritti in piedi e che ciarlavano, studenti intenti a leggere gli avvisi incorniciati della societ dei contradditorii, studenti che comperavano libri di note, matite, gomme o oggetti da disegno dal cartolaio privilegiato.
Si vedeva una forte rappresentanza di novellini, di studenti a pagamento, giovanetti e giovanotti in palandrana nera e cappelli a tuba o in vestiti di lana diagonale; il contingente degli studiosi, i giovani della classe di Lewisham, acerbi, dimessi, discordi, vestiti in modo grottesco e pieni di panico; Lewisham ne osserv uno con un berretto marinaresco decorato d'oro, uno fornito di mezzi guanti e un altro di fini guanti grigi di capretto; e Grummett, l'eterno funzionario distributore dei libri, era occupatissimo in mezzo a loro.
Der Zosalist! disse un bello spirito.
Lewisham fece le finte di non udire ed arross vivamente. Quanto desiderava di perdere quell'uso di arrossire, visto che ormai era un uomo di ventun anni! Distolse apposta gli sguardi dal quadro che recava gli annunci delle conferenze e dei dibattiti sul quale si leggeva per venerd appresso: G. E. Lewisham sul socialismo, e si fece strada attraverso il salone fino al registro che attendeva la sua firma. Ma si sent chiamare per nome, e poi ancora. Non gli fu possibile per qualche istante giungere al registro per le strette di mani e pei scherzi amichevolmente grossolani dei suoi compagni.
Uno dei suoi concittadini lo accenn ad uno dei novellini come quella bestia di Lewisham, famoso pedante, l'anno scorso  stato il secondo. Spaventoso pedagogo. Ma tutti questi dotti hanno un che di bestialmente vano. Esami, conferenze, e ancora esami. Pare che non siano giammai stati vivi. Non si accostano mai a un teatro da un capo dell'anno all'altro.
Lewisham ud un acuto fischio, e fece una corsa verso l'ascensore, giungendovi appena in tempo. L'ascensore non rischiarato, era pieno d'ombre oscure; soltanto il servitorello che lo guidava era visibile. Mentre Lewisham cercava intravvedere le vaghe figure intorno a lui, la voce di una fanciulla lo chiam per nome.
 lei, signorina Heydinger? rispose. Non l'avevo veduta. Spero che avr passato delle vacanze piacevoli.
...
.
...
CAPITOLO 9.
Alice Heydinger.
...
.
...
Allorch giunse all'ultimo piano dello stabile, si scans per lasciar passare l'unica altra persona che fosse diretta a quel piano. Era la Signorina Heydinger che gli aveva diretto la parola, la proprietaria di quel tal libro dalla trancia dorata colla fascia di carta color marrone. Nessun altro era salito fino all'ultimo piano: gli altri passeggeri erano usciti ai piani della Astronomia, della Chimica, ma questi due avevano scelto entrambi la zoologia pel loro terzo anno di studio e la zoologia s'era stabilita in soffitta. La signorina usc nella luce col viso soffuso da un'ondata delicata di colore che, ad onta dei suoi sforzi, non faceva che aumentare. Lewisham si avvide di un mutamento nel suo abbigliamento. E chi sa, forse essa stava proprio spiando questo apparire di una sorpresa transitoria sul viso di lui.
Durante il corso precedente, la loro amicizia durava ormai da un anno, non gli era mai balenato nella mente che essa potesse essere bellina. La cosa principale di cui egli si ricordava con qualche chiarezza nel tempo delle vacanze, fu che i suoi capelli non erano sempre ravviati a dovere, e quando poi lo erano, essa ne pareva preoccupata, quasi come se ne diffidasse. Si rammentava del suo gesto mentre parlava, come una specie di esplorazione a scatti, che quasi si sarebbe detta esasperante. Da questo ricordo egli procedette a rammentarsi che il colore di quei capelli era, o si poteva chiamare biondo o meglio di un castano chiaro. Ma s'era totalmente dimenticato della forma della sua bocca e del colore degli occhi.  vero che essa portava le lenti. Anche il vestito che soleva portare gli riusciva indistinto nella mente, un genere amorfo.
Eppure l'aveva veduta molto. Non appartenevano allo stesso corso, ma ne aveva fatto la conoscenza nel comitato delle conferenze scolastiche. Proprio allora Lewisham aveva scoperto il socialismo. E questo aveva fornito una base per la conversazione, un incentivo alla relazione. Pareva che essa trovasse qualche cosa di assai interessante nel punto di vista speciale da lui sviluppato, e per combinazione, egli la incontrava soventissimo nei corridoi delle scuole, nella vasta libreria educativa, e nel museo d'arte. Dopo un certo tempo per pare che questi incontri cessassero dall'apparire incidentali.
Per la prima volta in vita sua Lewisham cominci a credere di possedere delle capacit oratorie. Essa decise di stimolare le sue ambizioni, ci che in verit non era difficile. La fanciulla riteneva che egli possedesse delle doti eccezionali e credeva di poterle bene indirizzare; ci che invece realmente le riusc fu di sviluppare la sua vanit. Essa si era immatricolata nella Universit di Londra, e dettero l'esame di scienze assieme nel mese di luglio, un poco imprudentemente per per lei, ci che serv di anello di congiunzione tra loro. Cadde nell'esame, e questo non diminu per nulla la simpatia di Lewisham per lei. Nei giorni dell'esame discorsero dell'amicizia in via generale, e di cose affini percorrendo la Burlington Arcade nelle ore di colazione, la Burlington Arcade che si divertiva bonariamente per il vestire dimesso e professorale di lei e per la cravatta rossa di lui, e tra le altre cose essa lo rimprover di non leggere poesie. Quando, dopo gli esami, si lasciarono a Piccadilly, combinarono di scriversi, durante le vacanze di parlare di poesia e dei fatti loro, e fu allora che gli imprest dopo aver alquanto esitato, i poemi di Rossetti. Egli cominci a dimenticarsi ci che a tutta prima gli era saltato agli occhi, che essa fosse cio di due o tre anni pi anziana di lui.
Lewisham trascorse le vacanze con uno zio piuttosto buono, che non sentiva per simpatia per le sue aspirazioni e che esercitava la professione del costruttore e dello stagnaio. Suo zio aveva sei figlioli, di cui il maggiore di undici anni, e Lewisham si rese aggradevole ed istruttivo. Inoltre lavorava strenuamente pel terzo anno che era quello culminante dei suoi studi (nel quale aveva deciso di compiere grandi cose) ed impar a pedalare sulla bicicletta usuale. Pens pure alla Signorina Heydinger, ed essa, a quanto pare, pens a lui.
Discuteva sulle quistioni sociali collo zio che era un conservatore di importanza locale. I metodi di controversia di costui erano estremamente volgari. Soleva dire che i socialisti non erano che bachi. L'obbiettivo del socialismo consisteva in questo: togliere da un individuo ci che egli avesse guadagnato e darlo a un'accolta di fannulloni e di vagabondi. E tutto sommato anche i ricchi sono necessari. Se non vi fossero delle persone agiate, come farei a vivere? Eh? E tu stesso, che faresti?. Il socialismo, lo assicurava suo zio, era stato inventato dagli agitatori. Essi spillano quattrini da giovani ingenui pari tuoi e se lo sciupano in tanto Champagne. E quind'innanzi ribatteva tutti gli argomenti colla parola Champagne pronunciata in tono irritante e accompagnata da una blanda pantomina accennante al bere.
Ben naturalmente Lewisham si sentiva un poco solitario, e forse si sfog in questo senso nelle sue lettere alla Signorina Heydinger. E scoperse cos come anch'essa si sentisse piuttosto sola. Discussero la questione della vera e dell'ordinaria amicizia, e da questa passarono a Goethe e alle affinit elettive. Le disse con che ansia attendesse le sue lettere e queste divennero pi frequenti. Le sue lettere senza alcun dubbio erano ben scritte. Se fosse stato un giornalista a un tanto per mille, avrebbe riconosciuto che ognuna di esse rappresentava un giorno di lavoro. Dopo quei ripetuti discorsi del pratico stagnaio in cui gli chiedeva che cosa si attendeva ricavare da tanto lavoro scientifico, a dire il vero la lettura di quelle lettere aveva un che di balsamico. Gli piaceva assai Rossetti, quello squisito senso di distacco nel La beata Damigella lo commuoveva. Ma tutt'insieme rimaneva alquanto perplesso dinanzi al gusto della signorina Heydinger in poesia. Rossetti era cos sensuale... cos floreale. Quasi non si aspettava un genere simile.
Insomma egli aveva ripreso il corso di studi sentendosi assai pi attratto verso di lei di quanto non fosse stato quando si erano lasciati. E quel curioso e alquanto vago ricordo del suo aspetto, come di cosa piuttosto dimessa e disordinata, spar non appena la vide emergere dalla penombra dell'ascensore. I suoi capelli erano ravviati e la luce che vi accendeva dei bagliori ne faceva apparire aggradevole il colore; indossava una veste nera e verde molto ben fatta la cui tinta dava al suo volto il tono caldo di colore che le mancava. Anche il suo cappello era una piacevole variante dalla forma trasandata dell'anno prima, un cappello che a una mente femminile avrebbe accennato a un progetto. Le stava bene, queste cose del resto esorbitano dalla spiegazione che pu darne un romanziere maschio.
Ho il vostro libro, Signorina Heydinger, disse lui.
Sono lieta che abbiate scritto quella dissertazione sul socialismo, rispose lei prendendo il volume colla copertina marrone.
Percorsero assieme il piccolo corridoio che conduce al laboratorio biologico, ed essa si ferm dinanzi agli attaccapanni per togliersi il cappello. Poich quello era l'uso poco conveniente del luogo, che una studentessa doveva togliersi il cappello in pubblico e in pubblico pure indossare il grembiulone di tela cruda che doveva coprirla nel laboratorio. Non vi era neppure uno specchio!
Verr a sentire la vostra prolusione, disse lei.
Spero che vi piacer, disse Lewisham sulla porta del laboratorio.
In queste vacanze ho raccolto delle evidenze sui fantasmi, vi ricorderete le nostre discussioni. Per quanto non ve ne parlassi nelle mie lettere.
Mi spiace di trovarvi ancora cos ostinata, disse Lewisham. Credevo che fossero cose passate.
E avete letto Guardando nel passato?
Vorrei leggerlo.
L'ho qui cogli altri libri, se desiderate ve l'impresto. Soltanto aspettate finch io giunga al mio tavolo: ho le mani tanto occupate.
Entrarono assieme nel laboratorio, mentre Lewisham teneva l'uscio aperto con atto cortese e la Signorina Heydinger si dava una lisciatina ai capelli. Vicino all'uscio vi era un gruppo di quattro ragazze alle quali si un la Signorina Heydinger che cercava di tenere celato il libro color marrone. Tre di esse avevano fatto i due corsi precedenti con lei, e la salutarono per nome. Prima per s'erano scambiate delle occhiate vedendola in compagnia di Lewisham.
Un dimostratore dall'aria accigliata e che poteva essere o giovane o vecchio tanto la sua et pareva incerta, parve rallegrarsi momentaneamente alla vista di Lewisham.
Via, almeno ne abbiamo uno di passabile, disse egli mentre parve stesse facendo un inventario, e poi rallegrandosi ancora vedendo un nuovo arrivato disse:
Ah!! ecco Smithers!
...
.
...
CAPITOLO 10.
Nella galleria del ferro vecchio.
...
.
...
Se entri nel museo d'arte di South Kensington dalla parte della Brompton Road, trovi che la Galleria del Ferro vecchio  alla tua destra. Ma la via per giungervi  estremamente fuorviata e non rivelata a tutti, poich i giovani che si dnno l allo studio della scienza e dell'arte, hanno una speciale predilezione per quella solitudine. La galleria  lunga, angusta ed oscura, guernita di cancelli, di cassoni cerchiati con ferro, di serrature, di serrande, di sbarre, di chiavistelli, di grandi e fantastiche chiavi, lampadari e cos via, e affacciandosi alla ringhiera ci si pu espandere in un'oratoria scelta e contemplare il Mos di Michelangelo o la Colonna Traiana (in gesso) che sorgono giganteschi nel salone sottostante e molto pi alti del livello della balaustra che confina la galleria. E qui appunto nel pomeriggio di un mercoled dopo quella tale dissertazione scritta sul socialismo, che voi, o lettori, vedeste annunciata sul quadro degli avvisi nel salone d'entrata.
La dissertazione aveva ottenuto un immenso successo, vi si scorgeva una logica serrata, ed era stata pronunciata con un'emozione armoniosa. Il temibile Smithers era stato praticamente convertito. La risposta dopo la controversia, metodica e completa, e pu darsi che si siano manifestati anche dei sintomi di quell'affezione febbrile che il volgare chiama sgonfiatura. Lewisham cogli occhi fissi sul Mos, parlava del suo avvenire. La Signorina Heydinger invece osservava il di lui volto.
E poi? chiese la Signorina Heydinger.
Quel che bisogna fare  porre questi punti di vista dinanzi al popolo. Io ho fiducia negli opuscoli. Ho pensato.... Lewisham s'interruppe, e speriamo fosse per modestia.
Ebbene? disse la Signorina Heydinger.
Ebbene, Lutero, vedete. Io credo che nel socialismo vi sia posto per Lutero.
Gi, infatti, osserv la Signorina Heydinger, cercando figurarsi un tal fatto. Per tutti, questo sarebbe un avvenimento grandioso.
E cos pareva infatti, in quei giorni, a molta gente. Ma sono ormai pi di sette anni che i riformatori pi eminenti stanno aggirando le mura della Gerico sociale al suono delle loro trombe e dei loro alti clamori, con tali puerili risultati all'infuori di occasionali scoppi di cattivo umore, che  un poco difficile di ricuperare le belle speranze e la fiducia di quei passati giorni.
S, disse la Signorina Heydinger. Quello infatti sarebbe un modo grandioso.
Lewisham apprezzava il tono emozionante della sua voce. Volse gli occhi verso di lei, e su quel volto lesse una grande ammirazione.
S, sarebbe un fatto grandioso da compiersi, disse, ed aggiunse modestamente, se per ve ne fosse uno capace di compierlo.
Voi lo sareste.
Lo credete proprio? Il Signor Lewisham arross vivamente dal piacere.
S, sono certa che potreste iniziare il movimento. E anche se questo non fosse coronato da successo, sarebbe tuttavia grandioso. Talvolta...
Ella parve esitare. Lewisham attendeva che essa proseguisse.
Penso che talvolta  anzi pi grandioso il fallire che il riuscire.
Questo poi non lo vedo, disse il presunto Lutero, e il suo sguardo ritorn a fissare il Mos.
Stava per parlare, ma cambi d'intenzione.
Pausa contemplativa.
E poi, quando una moltitudine di gente avesse afferrato i vostri punti di vista? chiese lei finalmente.
Allora mi immagino che si debba formare un partito e... portare le cose a un'azione collettiva.
Un'altra pausa, pregna, senza dubbio, di pensieri elevati.
Bisogna riconoscere, disse Lewisham a un tratto, bisogna proprio riconoscere che voi, gi, che voi sapete infondere un bel coraggio a un individuo. Non avrei scritto quella dissertazione sul socialismo se non fosse stato per voi.
Si volse, e col dorso rivolto verso il Mos, la guardava sorridendo.
 un fatto: sapete aiutare un individuo, aggiunse.
Quello fu uno dei momenti vividi della vita della Signorina Heydinger. Ella cambi lievemente di colore.
Dite davvero? chiese rizzandosi e guardandolo fisso. Ne sono... felice.
Non vi ho ancora ringraziato per le vostre lettere, disse Lewisham. Ed avrei pensato...
S?
Siamo amici, nevvero? I migliori amici.
Ella gli stese la mano e sospir.
S, disse mentre si stringevano le mani.
Egli esit se dovesse o no trattenere la sua mano tra le sue. La guard negli occhi, e in quell'istante essa avrebbe con gioia dato i tre quarti degli anni di vita che ancor le rimanevano, per possedere occhi e fattezze che esprimessero l'anima sua. Invece sentiva che il suo viso era duro, che i piccoli muscoli della bocca vibravano ribelli, e pens che la cosciente conoscenza di s stessa rendeva disonesti i suoi occhi.
Ci che intendo dire, disse Lewisham,  che questo legame non s'infranger. Saremo sempre amici, proseguiremo il cammino vicini.
Sempre. Poich dite che posso esservi di aiuto, ebbene vi aiuter. In qualsiasi modo io lo possa.
Noi due, disse Lewisham stringendole la mano.
Il viso di lei s'illumin. Per un istante i suoi occhi ebbero un barlume di semplice bellezza emotiva.
Noi due, disse anche lei, e le labbra le tremarono e il seno parve gonfiarsele. A un tratto distolse con impeto la mano e volse il viso da un altro lato. S'incammin improvvisamente verso l'estremit della galleria, ed egli vide che stava cercando il fazzoletto tra le pieghe della veste nera e verde.
Piangeva dunque!
Lewisham rimase stupefatto di quest'emozione del tutto inappropriata. La segu e rimase vicino a lei. Ma perch piangeva? Dentro di s si augurava fervidamente che nessuno penetrasse nella galleria fino a che non avesse riposto il fazzoletto. Tuttavia si sentiva vagamente lusingato. Ella si vinse, asciug le sue lagrime, e gli sorrise lievemente guardandolo con occhi arrossati.
Mi spiace, disse ansimando.
Voglio dire che sono tanto contenta, spieg. Ma lotteremo insieme. Noi due. So che posso aiutarvi. E vi  tanto e s grandioso lavoro da compiere nel mondo!
Siete molto, troppo buona di volermi aiutare, disse Lewisham usando una frase che avrebbe voluto dirle, prima di scoprire come lei gli potesse destare tale emozione.
No! disse lei.
Non avete mai pensato, soggiunse ad un tratto, quanto poco possa fare una donna che si trovi sola nel mondo?
O magari un uomo, rispose lui dopo breve considerazione.
E fu cos che Lewisham reclut il suo primo alleato nella causa della cravatta rossa, della cravatta rossa e della fama che sarebbe giunta tra non molto. La sua prima, alleata; poich fino allora, tranne che per le indiscrete rivelazioni delle sue iscrizioni murali, le sue ambizioni private erano rimaste un segreto per tutti. Persino in quella ormai quasi dimenticata parentesi amorosa di Whortley, e nonostante il grado di intimit raggiunto con Ethel, egli nulla aveva detto della sua carriera.
...
.
...
CAPITOLO 11.
Manifestazioni.
...
.
...
La Signorina Heydinger si rifiutava di negare l'esistenza incorporea degli spiriti dei morti, e questo aperse il campo a una controversia nel laboratorio all'ora del the. Poich le studentesse che quell'anno erano in maggioranza, avevano organizzato il the dalle quattro alle cinque, ora in cui il policeman veniva a spegnere i lumi. E qualche volta gli studenti erano invitati a prendere il the. Ma non si dava il caso che vi partecipassero pi di due per volta, per la semplice ragione che non v'erano che due tazze di riserva dopo che quell'idiota di Simmons aveva rotto la terza.
Quella testa quadra di Smithers dagli occhi duri e grigi, discuteva contro l'esistenza degli spiriti dei morti con acre animosit, mentre Bletherley, che faceva bella mostra di una cravatta color arancione e di un'abbondanza disordinata di capelli umidicci, manifestava idee di una certa vaga libert.
Che cos' l'amore? chiese Bletherley, non mi verrete a dire che esso non sia immortale!
La sua affermazione fu considerata priva di importanza e perci nessuno la raccolse.
Lewisham, che era ritenuto lo studente pi promettente di quell'anno, considerava le prove, sotto vari punti di vista. E addirittura scart le sances medianiche dichiarandole inganni.
Impostura e mariuoleria, disse Smithers ad alta voce volgendo intorno uno sguardo obliquo per vedere se la sua sfida avesse dato nel segno. Questo segno era un vecchietto tutto grigio con un piccolo viso e grandissimi occhi pallidi, che fino a quel punto era rimasto ritto e disattento vicino a una finestra del laboratorio. Portava una giacca di velluto marrone e lo si diceva enormemente ricco. Il suo nome era Lagune. Non era un assistente regolare, ma uno di quei casuali frequentatori esterni che vengono ammessi nei laboratori quando non sono troppo affollati. Lo si conosceva quale ardente spiritualista, si diceva perfino che avesse sfidato Huxley a pubblica controversia sul materialismo, e frequentava le sedute biologiche intermittentemente per poter combattere, a quanto diceva, la miscredenza colle sue proprie armi. Afferr avidamente l'esca gettata da Smithers.
Ed io dico, no! disse attraverso lo stretto laboratorio e seguendo la propria voce. Parlava con lieve balbuzie. Scusi se la interrompo, signor mio. La questione mi interessa profondamente. Spero di non essere importuno. Mi scusino, signori. Meglio sarebbe farne un caso personale. Sono io uno stupido, o un impostore?
Non c' che dire, disse Smithers con tutta la rude scortesia di uno studente di South Kensington, mi pare che questo sia alquanto personale.
Vi prego credere, Signore, che sono un onesto osservatore.
Ebbene?
Io ho veduto spiriti, udito spiriti, ho sentito il contatto degli spiriti. Sgran i suoi pallidi occhi.
Ebbene, allora, stupido, disse Smithers a bassa voce che per non giunse alle orecchie dello spiritualista.
Chi sa che non siate stato ingannato, parafras Lewisham.
Ve lo assicuro, altre persone possono vedere, sentire, udire. Io stesso ne feci la prova, signore. Provato! Ho parecchie conoscenze scientifiche, e ho collaudato le prove. Collaudi scientifici ed esaurienti! Ve lo chiedo, signore, avete dato la opportunit agli spiriti di rivelarsi?
Non ci sarebbe che sborsare delle sterline a un ciarlatano, disse Smithers.
Ecco che vi ci prendo! Pregiudizio! Ecco un uomo che nega i fatti e perci non vuole vederli, non vuole neppure accostarsi a loro.
Ma vorreste per caso che ogni uomo dei tre Regni che non crede negli spiriti, prendesse parte alle sances prima di poter negare?
Certamente. Certamente! Perch fino a quel punto non ne sapeva nulla.
La controversia divenne accalorata. Il vecchietto vi si immerse a corpo perduto. Egli conosceva una persona di grandissimo merito, un medium...
Pagato? chiese Smithers.
Secondo voi allora bisognerebbe imbavagliare il bue che trebbia il grano, disse Lagune prontamente.
Si vedeva che Smithers lo derideva.
Diffidereste di una bilancia perch l'avete comperata voi? Venite a vedere.
Lagune ormai era molto eccitato e disposto ad alzare la voce e a gesticolare. Invit spavaldamente l'intera classe a una serie di sances speciali.
Non tutti assieme, gli spiriti, le nuove influenze. Ma a scaglioni. Vi prevengo per che potrebbe darsi il caso che non accadesse nulla. Ma del resto potrebbe anche darsi... Me ne rallegrerei infinitamente...
E cos fu che Lewisham acconsent a presenziare una seduta spiritica. La Signorina Heydinger pure dovrebbe esserci. Lo scettico Smithers, Lagune, la sua dattilografa e il medium completerebbero la brigata. Dopo si farebbe una nuova seduta per gli altri.
Lewisham si sentiva lieto di avere l'appoggio morale di Smithers.
 una serata sprecata, disse Smithers che aveva cavallerescamente deciso di aiutare Lewisham nella gara per la medaglia Fortes. Ma vedrete che riuscir vittorioso della contestazione. Vedrete!
Lagune diede loro un indirizzo a Chelsea.
Allorch Lewisham riusc a trovarla, la casa che era grande, aveva un'aria di tale temperata dignit che egli ne rimase stupito. Appese il cappello vicino a un altro cappello di paglia guarnito di verde, nell'ampia sala decorata a tinte forti. Attraverso una porta aperta ebbe la vista di uno studio signorile adorno di stipi pieni di libri e sormontati da busti di marmo, di una immensa scrivania illuminata da una lampada con paralume verde e coperta di carte. Gli parve che la cameriera guardasse con infinito sprezzo il suo vestito a lutto rugginoso e la sua cravatta fiammante mentre lo accompagnava al piano superiore.
Buss all'uscio. Si sentiva discutere all'interno.
Credo che siano gi all'opera, disse a Lewisham in tono confidenziale la cameriera. Gi il Signor Lagune non fa altro.
Si udiva il rumore di sedie smosse e la voce stentorea di Smithers che suggeriva qualche cosa e che rideva nervosamente. Lagune apparve sulla soglia della porta semi aperta. Il suo viso un poco sbiancato, pareva pi piccolo e gli occhi pi grandi del solito.
Stavamo per incominciare senza di voi, mormor. Su, venite.
La stanza in cui entrarono era arredata in modo ancora pi elegante di quanto non lo fosse il salotto di Whortley che, fino allora, era stato per Lewisham uno dei posti pi sontuosi che avesse veduto, se ne togli alcuni appartamenti di gala del castello reale di Windsor. Anzi gli parve che l'arredamento fosse simile a quello del Museo di Kensington. La sua prima impressione fu per la apparenza di superiore comfort delle sedie, quasi quasi pareva un'impertinenza servirsene. Vide Smithers appoggiato con aria di confusa ostilit contro una libreria. Poi si accorse che Lagune chiedeva a tutti di accomodarsi. Il medium gi stava seduto vicino al tavolo. Si chiamava Chaffery; pareva un signore dall'aria benevola e piuttosto dimessa, con cespugliose basette grigie, la bocca ampia con labbra sottili alquanto ristrette agli angoli, e un mento che pareva una scarpa. Diede uno sguardo scrutatore e sconcertante a Lewisham al di sopra delle sue lenti dorate. La Signorina Heydinger si sarebbe detta proprio a posto e cominci subito a parlare.
Le risposte di Lewisham erano meno sicure di quanto non lo fossero state nella Galleria del Ferro Vecchio; anzi si sarebbe detto che vi fosse una inversione nelle loro rispettive posizioni. Essa dirigeva e lui era confuso. Sentiva vagamente come essa avesse un vantaggio sopra di lui. Si accorse ad un tratto che alla sua diritta nella semi oscurit vi era un'altra parvenza femminile vestita di scuro. Certo la dattilografa di Lagune.
Tutti si mossero verso il tavolo rotondo che si ergeva al centro della camera, e nel quale stava posato un tamburello e una piccola cassetta verde. Lagune parve possedere a un tratto un numero insospettato di polsi nodosi e di dita per spingere i suoi ospiti verso i loro scranni. Vicino a lui doveva sedersi Lewisham, tra lui e il medium; al di l del medium sedeva Smithers che aveva dall'altro lato la Signorina Heydinger collegata a Lagune dalla dattilografa. In tal modo gli scettici accerchiavano il medium. La compagnia si era gi seduta quando Lewisham, che guard al di l di Lagune, incontr lo sguardo della fanciulla che gli sedeva vicina. Era Ethel. Lo stretto vestito nero, la assenza del cappello e un certo pallore parevano renderla meno famigliare, per quanto non ne impedissero l'immediato riconoscimento. Ed anche nei suoi occhi si leggeva com'essa lo avesse riconosciuto.
Distolse immediatamente lo sguardo. A tutta prima l'unica emozione da lui provata, fu di sorpresa. Avrebbe parlato, ma una cosa puerile gli tolse la parola: per qualche istante non gli fu possibile ricordarsi il suo nome di famiglia. Inoltre, la stranezza di quanto lo circondava, lo rendeva indeciso. Non sapeva qual fosse il modo pi opportuno per rivolgersi a lei, poich era ancora ligio alle pastoie dell'etichetta. E poi, parlarle significava dare una spiegazione generale a tutta questa gente...
La prego, Signor Smithers, lasci soltanto una punta di spillo di gas, disse Lagune, ed ecco che ad un tratto l'unica lampadina ancora accesa fu abbassata e si trovarono in quasi completa oscurit.
L'istante della ricognizione era passato. Si verific puntigliosamente il collegamento delle mani, il circolo fu formato ed ogni mignolo uncinato al mignolo che seguiva. La distrazione di Lewisham fu causa di un rabbuffo da parte di Smithers. Il medium, che parlava con tono affabile, prevenne che non poteva prometter nulla, non avendo nessun potere direttivo sulle eventuali manifestazioni. Lewisham per un certo tempo rimase disattento di quanto succedeva all'intorno.
Egli se ne stava nell'oscurit, collo sguardo fisso verso la fosca e vaga parvenza di quel ben ricordato volto. Provava stupore unito a segreto rammarico. Poich ormai aveva stabilito che quella fanciulla dovesse essere per sempre perduta per lui. La febbre di quei passati giorni pieni di desio, di quei pomeriggi che aveva trascorsi dopo il suo arrivo a Londra errando attraverso Clapham nella vana speranza di rintracciarla, lo aveva ormai abbandonato. Ma per sentiva vergogna del suo stupido silenzio, ed era irritato per l'imbarazzo della situazione. Vi fu un istante in cui fu sul punto di rompere ogni indugio ed esclamare: Signorina Henderson attraverso il tavolo.
E come mai s'era dimenticato prima quel nome, Henderson? Giovane com'era provava sorpresa dinanzi alla dimenticanza.
Smithers toss, molto probabilmente per mettere in guardia gli intervenuti.
Lewisham rammentando la sua responsabilit di detective dilettante, cerc allora di scorgere ci che avveniva all'intorno, ma la stanza era troppo oscura. Il silenzio di tanto in tanto, veniva rotto dai profondi sospiri e dai movimenti irrequieti del medium. La vanit personale di Lewisham per doveva emergere anche in questa confusione. Che cosa pensava di lui? Cercava forse vederlo attraverso quell'oscurit come lui tentava veder lei? E lui, dovrebbe far le finte di riconoscerla per la prima volta quando si riaccendevano le lampade? Pi si facevano lunghi i minuti e pi pareva che il silenzio divenisse profondo. Non v'era fuoco nella sala, e l'assenza di quella fiamma la faceva apparire fredda. Nella sua mente si fece strada uno scetticismo curioso, suggerendogli che forse non Ethel aveva veduto, ma qualcuno che le assomigliava. Desiderava che finisse la sance cos da poterla rivedere. I vecchi giorni di Whortley gli ritornarono alla memoria con stupefacente chiarezza e in pari tempo scevri di qualsiasi emozione...
Intanto si avvide di una strana sensazione che gli scendeva per la schiena e che cerc spiegare colla possibilit di una corrente d'aria.
A un tratto un colpo d'aria fredda parve sfiorargli il volto, e lo indusse a rabbrividire convulsivamente. Allora sper che essa non si fosse avveduta di questo brivido. Pens di ridere a bassa voce per dimostrare come non avesse paura. Anche qualcun altro rabbrivid, e si accorse di uno straordinario profumo di violette. Il dito di Lagune gli comunic un fremito nervoso. Che cosa succedeva?
La scatola armonica sul tavolo cominci a suonare un'aria alquanto triviale e lamentosa che a lui pareva strana. Parve rendere pi fondo il silenzio che lo attorniava, un accento arcano sulla vivente calma, un filo di tintinnante melodia che misurasse l'abisso.
Lewisham a questo punto si riprese. Ma che cosa succedeva? Doveva stare attento. Osservava egli come avrebbe dovuto? Fino allora aveva fantasticato. Non esistevano spiriti, i medium erano ciarlatani, ed egli si trovava qui per provare il solo Vangelo che esistesse ormai. Epper doveva tenersi al corrente, invece egli smarriva certi punti. Che cosa voleva dire questo profumo di violette? E chi aveva fatto suonare la cassetta armonica? Il medium, s'intende; ma in che modo? Cerc rammentarsi se avesse udito un fruscio o si fosse avveduto di qualche movimento prima che incominciasse la musica. Non riusciva a ricordarsi. Ma insomma! bisognava si facesse pi vigile di quanto non fosse stato fino allora.
Il suo desiderio di uno smascheramento completo si fece acuto. S'immagin il drammatico istante che aveva gi preparato con Smithers: Ethel spettatrice di esso. Fiss gli sguardi sospettosamente nell'ombra fosca.
Qualcuno rabbrivid nuovamente, qualcuno dirimpetto a lui questa volta. Sent che il dito di Lagune fremeva in modo ancor pi palese, e allora i colpi cominciarono improvvisamente intorno a lui. Rap! sussult violentemente. Un rapido suono a percussione, tap, rap, dap, sotto il tavolo, sotto la sedia, nell'aria, intorno al cornicione. Il medium ancora gemette e rabbrivid, e la sua agitazione nervosa si propag intorno al circolo. La musica un po' pareva svanire fino ad estinguersi e un po' ripigliava forza.
Ma come mai si produceva tutto questo?
Ud la voce di Lagune vicino a lui che parlava con tono di ansimante riverenza.
L'alfabeto? domandava, dobbiamo, dobbiamo far uso dell'alfabeto?
Un energico colpo sotto il tavolo.
No! interpret la voce del medium.
I colpi insistevano dappertutto.
Ben naturalmente si trattava di mistificazione. Lewisham prov a pensare in che cosa consistesse il meccanismo. Cerc di accertarsi se avesse realmente il mignolo del medium avvinto gal suo. Fiss l'oscura parvenza a lui contigua. Lontano, dietro a loro, si udiva un violento tambureggiare di colpi che parevano quasi avere una risonanza metallica. Poi i colpi cessarono e nel salutare silenzio, la piccola vena di melodia che usciva dalla cassetta armonica, si espandeva. E dopo un istante questo cess.
Il silenzio era profondo. A questo punto il Signor Lewisham si sent altamente sovraeccitato. Fu assalito improvvisamente da dubbi, da una apprensione opprimente, da un senso sconvolgente di possibilit arcane. L'oscurit diveniva oppressiva, di un'oppressione fisica.
Sussult. Qualche cosa s'era mosso sul tavolo. Si udiva l'aspro suono come metallo che fosse stato percosso. Una serie di piccoli suoni crepitanti come di carta che si stirasse. Il suono del vento senza il moto dell'aria. Un senso come di misteriosa presenza librava nell'aria.
L'eccitazione di Lagune si comunicava con tremiti convulsi; la mano del medium vibrava. Nell'oscurit, sulla superficie del tavolo, qualche cosa di leggermente luminoso, una macchia di un bianco verdognolo si muoveva e pareva guizzare tra le forme fosche.
L'oggetto o quel che fosse, svolazz pi in alto, si aderse nell'aria, si espanse. L'attenzione di Lewisham segu quell'oggetto supinamente. Era fantasmagorico, inspiegabile, meraviglioso. Pel momento dimentic perfino l'esistenza di Ethel. In alto, sempre pi in alto si elev la pallida meteora, al disopra delle teste, e allora vide che era un braccio e una mano spettrale che si alzava, sempre si alzava. Lentamente, deliberatamente travers il tavolo, parve lambire Lagune che tutto rabbrivid. Si mosse e tocc Lewisham. Questi arrot i denti.
Era impossibile non riconoscere il tocco, fermo e in pari tempo morbido della punta delle dita. Quasi simultaneamente, la Signorina Heydinger esclam che qualche cosa le lisciava i capelli, e in pari tempo la cassetta musicale ricominci un ballabile.
L'indistinto ovale del tamburello si sollev, si agit con suono discordante, e Lewisham lo ud dare uno scappellotto al viso di Smithers. Pareva passare al di sopra del capo. Quasi subito si ud che un tavolo al di l del medium si muoveva audibilmente sulle rotelle. Pareva impossibile che il medium, che sedeva cos tranquillo vicino a lui, potesse compiere tutte queste cose, per quanto fossero grottescamente insulse. Dopo tutto...
La mano spettrale aleggiava quasi dinanzi agli occhi del Signor Lewisham. Pareva che vibrasse. Di tanto in tanto le dita di essa si abbassavano come ali e poi si alzavano rigide...
Un fracasso! Pareva un grande fracasso. Qualche cosa si muove? Che cosa doveva fare lui?
A un tratto Lewisham perd contatto col mignolo del medium. Cerc di riprenderlo. Non gli riusc trovarlo. Afferr, trattenne e perdette il contatto d'un braccio. Si ud un'esclamazione. Una lieve detonazione. Una bestemmia vicina a lui dimezzata dal rapido sforzo di sopprimerla. Tzit! Il piccolo punto di luce grosso come uno spillo sal, si espanse con un sibilo.
Lewisham, che s'era rizzato in piedi, vide un circolo di visi che ammiccavano rivolti verso il gruppo di due persone che questa luce sibilante rivelava. Smithers era la figura principale del gruppo; pareva trionfante; aveva una mano sulla chiavetta del gas e l'altra che afferrava il polso del medium e nella mano del Medium, l'incriminato tamburello.
Che ne dite, Lewisham, gridava Smithers mentre le ombre prodotte dallo sfavillare del gas danzavano sul suo viso.
Acciuffalo, disse Lewisham ad alta voce, evitando gli occhi di Ethel.
Che cosa succede? gridava il medium.
Inganni! ansimava Smithers.
Non  vero, gridava il medium. Allorch alzaste la luce... ho alzato la mano... acchiappato il tamburello per proteggermi il capo.
Signor Smithers, gridava Lagune. Signor Smithers, questo non va. Questa scossa...
Il tamburello cadde con fragore al suolo. Il viso del medium parve mutare, si lamentava stranamente e barcoll all'indietro. Lagune chiese a gran voce un bicchiere d'acqua. Tutti guardavano quell'uomo aspettando di vederlo cadere, tutti tranne Lewisham. Il pensiero di Ethel gli era balenato nella mente. Si volse per guardare come prendesse questo scandalo in cui lui era uno dei principali attori. Vide che si sporgeva sulla tavola come se volesse raccogliere qualche cosa che vi era posata sopra. Non lo guardava, i suoi occhi erano rivolti verso il medium. Aveva il volto contratto e bianco. Poi, come attratta dal suo sguardo i suoi occhi incontrarono quelli di lui.
Si ritrasse, si rizz, fissandolo con una strana severit.
Sul momento Lewisham non afferr la situazione. Voleva far vedere che egli agiva di concordia con Smithers in quella scandalosa scoperta. Pel momento la sua azione non fece che attirare la sua attenzione verso l'oggetto verso il quale si era protesa, una cosa di membrana raggrinzata, un guanto pneumatico posato sul tavolo. Evidentemente formava parte dell'apparato medianico. Egli vi si slanci sopra e lo afferr.
Guardate, esclam porgendolo a Smithers. Ecco ancora qualche cosa! Che cos'?
Si accorse che la fanciulla aveva avuto un sussulto. Vide che Chaffery, il medium, guardava fulmineo sopra le spalle di Smithers, vide il suo sguardo pieno di rimprovero diretto alla fanciulla. E come in un baleno, la situazione apparve chiara a Lewisham: comprese quella complicit. E rimase, ancora nell'attitudine del trionfatore, colla prova contro di lei fra le mani! Ma il suo trionfo era sparito.
Ah! grid Smithers protendendosi verso di lui per impadronirsi di quell'oggetto. Bene, per Dio, vecchio Lewisham!... Ora l'abbiamo. Questo  assai meglio del tamburello.
I suoi occhi brillavano di luce trionfante.
Vede, Signor Lagune? disse Smithers. Il medium teneva questo fra i denti e lo gonfiava.  impossibile negarlo. Questo poi non vi cadeva sul capo, eh! Signor medium? Questa, questa era la mano luminosa.
...
.
...
CAPITOLO 12.
Lewisham  inesplicabile.
...
.
...
Quella sera nel recarsi con lui alla stazione di Chelsea, la Signorina Heydinger not che Lewisham era straordinariamente pensoso. Essa era rimasta vivamente impressionata dalla scena alla quale avevano partecipato, tanto pi che per un certo tempo aveva prestato fede alle manifestazioni; e quell'improvvisa scoperta produsse una violenta revulsione delle sue idee. Essa metteva Lewisham alla pari con Smithers nel trionfo scientifico di quella sera. Tutto sommato si sentiva contenta e non trovava difficolt a sentir confutare le sue idee da Lewisham. Ma per era irritata contro il Medium.
 terribile, disse. Vivere di menzogne! Ma come pu migliorare il mondo allorch gente vana e colta usa della sua intelligenza e della sua cultura per condurre i suoi simili per vie oscure e traverse? In verit  terribile!
Che uomo terribile! Con quella voce untuosa e disonesta. E la ragazza, quanto mi dispiaceva per lei. Certamente doveva sentirsi oh! terribilmente vergognosa perch, se fosse stato altrimenti, per qual ragione sarebbe scoppiata in lacrime?
Quanto me ne sentii addolorata. Piangere a quel modo! S, era proprio, abandon. Ma che cosa si pu fare?
S ferm. Lewisham camminava, cogli occhi fissi dinanzi a lui e pareva assorto in qualche aspra contesa con s stesso.
Questo fatto mi induce a pensare a Sludge il medium, disse lei.
Egli non rispose.
Lo guard ad un tratto.
Avete letto Sludge il medium?
Eh? disse lui scendendo dall'infinito. Che cosa? Vi domando scusa. Sludge il medium? Credevo che il suo nome fosse Chaffery.
La guard e pareva ansioso di chiarire questo punto.
Ma io volevo dire Sludge di Browning. Sapete bene, il poema.
No, temo proprio di non saperne nulla, disse Lewisham.
Voglio imprestarvelo, disse lei.  splendido e va proprio fino in fondo alla questione.
Davvero?
Non ci avevo mai pensato, ma ora veggo chiaramente come stanno le cose. Se alla gente, alla povera gente si offre del denaro perch promuova tali fenomeni,  troppo. Debbono per forza ingannare. Simile fatto non  che subornazione e... immoralit.
Essa parlava a piccole scosse, perch Lewisham camminava a grandi passi senza curarsi di nulla. Mi chiedo quanto, quella gente, potrebbe guadagnare onestamente.
Lewisham si avvide solo allora della questione che appassionava la fanciulla. Si affrett a far dietro front dall'infinito in cui vagava.
Quanto potrebbe guadagnare onestamente quella gente? Ma io non ne ho la minima idea.
Vi fu una pausa.
Tutta questa faccenda mi confonde, disse, Ho bisogno di pensare.
S, infatti appare terribilmente complessa, nevvero? disse lei, un poco perplessa.
Poi vi fu silenzio durante l'intera via verso la stazione. Si separarono con una stretta di mano della quale si sentivano fieri, che per in questa occasione da parte di Lewisham, fu alquanto indifferente. Essa osserv bene il suo viso mentre il treno usciva dalla stazione, e cerc di rendersi una ragione del suo stato d'animo. Egli guardava fissamente dinanzi a s, verso cose a lei sconosciute, proprio come se gi si fosse dimenticato di lei.
Aveva bisogno di pensare! Ma, rifletteva lei, due teste ne valevano ben una se si trattava di formarsi un'opinione. La turbava il pensiero di sentirsi cos ignara del suo stato mentale.
Come siamo opachi e fasciati stretti in noi stessi, le anime ben divise dalle altre anime! pensava, fissando fuori del finestrino le cose oscure che scorrevano rapide.
A un tratto si sent presa da un eccesso di depressione. Si sent sola, assolutamente sola, in un vacuo mondo.
Ma fu richiamata ben presto alle esterne cose. Si avvide che due persone nel compartimento vicino la sorvegliavano con aria critica. Con moto rapido si ravvi i capelli.
...
.
...
CAPITOLO 13.
Lewisham insiste.
...
.
...
Ethel Henderson se ne stava seduta dinanzi alla sua macchina da scrivere nello studio del Signor Lagune, e fissava vagamente le tinte azzurre e grigie di un crepuscolo autunnale. Il suo volto era pallido, le palpebre aveva arrossate da pianto recente e le sue mani posavano inerti nel grembo. La porta s'era rinchiusa con un colpo secco dietro a Lagune.
Ahim! disse. Vorrei esser morta. Oh! quanto vorrei esserne fuori.
Divenne di bel nuovo inerte.
Mi chiedo che cosa ho mai fatto, disse, da essere punita a tal punto.
Veramente era lungi dall'assomigliare a un'anima perseguitata dalla sorte ch in verit era invece positivamente una bellissima fanciulla. Il capo aveva ben fatto e coperto di ricci neri, e le sopraciglia, che sovrastavano i suoi occhi bruni, erano ben disegnate e oscure. Le labbra aveva finemente arcuate; la bocca non troppo piccola, ma espressiva, il mento piccolo, ed il collo si ergeva bianco, tornito e bello. Non  necessario appoggiare sulla forma del suo naso, era sufficiente. Di statura media, piuttosto vigorosa che snella, e il suo vestito d'una stoffa bruna dorata era piacevole alla vista colle soffici maniche e linee graziose di quel periodo estetico. Eppure stava dinanzi alla sua macchina da scrivere e desiderava di esser morta e si chiedeva che cosa avesse mai fatto.
La stanza era tappezzata di scaffali nei quali spiccava una lunga fila di insulsi e pretenziosi volumi, i lavori di Lagune la scimunita, irregolare imitazione della filosofia che occupava la sua vita. Sul cornicione si ergevano busti di Platone, Socrate e Newton. Dietro le spalle di Ethel era la scrivania del grand'uomo colla sua lampada elettrica ombreggiata di verde, e sulla quale stavano sparpagliate bozze e copie dell'Hesperus, una Rivista pei dubbiosi, che coll'aiuto della fanciulla egli pubblicava, compilava e scriveva e che (senza l'aiuto di lei) egli pagava e leggeva. Una penna, che evidentemente era stata lanciata con forza, tremolava ritta col suo unico pennino nel blocco di carta asciugante. Era il Signor Lagune che l'aveva lanciata a quel modo.
Il finale rovinoso della sera precedente lo aveva angosciato terribilmente, e prima di ritirarsi in quel modo impetuoso, si era abbandonato a monologhi furibondi. Era la rovina del lavoro d'un'intera vita, n pi n meno. Essa aveva certamente dovuto sapere che Chaffery era un truffatore.
Non lo sapeva? Silenzio.
Dopo tante bont usatele.
Essa lo interruppe con un lacrimoso: Oh, lo so, lo so, lo so.
Ma Lagune era spietato ed insisteva. Che essa lo avesse ingannato, anzi peggio, reso ridicolo!
Ma pensare il lavoro che aveva intrapreso a South Kensington, come potrebbe darvi seguito oramai? Come trovarne il coraggio? E dire che la sua stessa dattilografa lo sacrificava a quel mariuolo di un suo padrigno? S, mariuolo!
Le mani pi che mai gesticolavano; gli occhi grigi apparivano dilatati dallo sdegno, la vocetta fessa diveniva eloquente.
Se egli non l'avesse ingannato, qualcun'altro l'avrebbe fatto ugualmente, fu la poco opportuna replica che Ethel si permise a bassa voce, ma che l'esploratore dei fenomeni ultraterreni non riusc per ad udire.
Questo stato d'accusa non era cos grave quante un licenziamento, ma non v'ha dubbio che fu di pi lunga durata. E pensare che a casa l'attendeva Chaffery pronto a malignarla pel suo insuccesso nell'impossessarsi del guanto pneumatico. Eppure aveva torto di biasimarla, s, in verit l'aveva; ma si capisce che un animo turbato  facile a falsificare la giustizia.
Egli persisteva nel dire che avrebbe potuto spiegare il fatto del tamburello come avesse alzato la mano per proteggersi il capo non appena aveva sentito muovere Smithers. Ma pel guanto pneumatico non v'era alcuna spiegazione possibile. Le aveva offerto l'opportunit di impossessarsene quando aveva fatto finta di svenire. Ed era insulso di dire come qualcuno avrebbe potuto guardare sul tavolo, insulso addirittura.
Vicino a quel parlante infortunio della penna vi era una pendolina da viaggio in un astuccio che alz ad un tratto la tenue voce ed annunci le cinque. Ella si volt sulla scranna ove sedeva e rimase a fissare la pendola. Sorrise pur tuttavia cogli angoli della bocca abbassati.
A casa, disse, a ricominciar da capo.  come un giuocare alla racchetta e al volante...
S, sono stata sciocca...
Non ho che quel che mi merito. Avrei forse dovuto raccattarlo. Il tempo ce l'avevo...
Truffatori, null'altro che truffatori...
Mai pi credevo di rivederlo ancora...
Egli si sentiva vergogna, si capisce. Aveva i suoi propri amici.
Rimase per lungo tempo immobile, guardando fissa nel vuoto. Sospir, colla nocca delle dita si soffreg gli occhi arrossati, poi si alz.
And nell'entrata dove il suo cappello trafitto da due spilloni pendeva sopra il suo mantello, se ne rivest, ed usc nella strada grigia e fredda.
Aveva appena oltrepassato di venti metri l'uscio di Lagune quando si accorse di un uomo che l'aveva raggiunta e che teneva il passo al suo fianco. Questo fatto costituisce un avvenimento abbastanza comune a Londra per le fanciulle che vanno e vengono dal lavoro, ed essa aveva dovuto imparare forzatamente molte cose dopo gli avventurosi giorni di Whortley. Perci non distolse gli occhi che fissavano il cammino che doveva percorrere. Ma l'uomo le sbarr il passo, per cui dovette fermarsi ed alz gli occhi in atto di sdegnosa protesta. Era Lewisham, ed aveva il volto pallido.
Esit con aria alquanto confusa, e poi le porse in silenzio la mano che essa prese macchinalmente. Egli ritrov la voce.
Signorina Henderson, disse.
Che volete? chiese lei a voce bassa.
Non so, rispose... Debbo parlarvi.
S?
Il suo cuore batteva rapidamente.
Egli sent che ci che voleva dire era assai difficile.
Posso? Attendete qualcuno? Andate lontano? Vorrei parlarvi. Ci sono tante cose...
Io vado a piedi fino a Clapham, disse lei. Se vi fa piacere... accompagnarmi per un tratto di strada...
Si mosse con aria un poco imbarazzata e Lewisham le si pose a fianco. Camminarono alquanto in silenzio e avevano tante cose da dirsi da non sapere da che parte incominciare.
Avete dimenticato Whortley? chiese lui finalmente.
No.
Egli la guard; aveva il viso abbassato.
Perch non scriveste mai? chiese amaramente.
Scrissi.
M'intendo un'altra lettera.
Ho scritto anche in luglio.
Non l'ebbi mai.
Infatti mi venne rimandata!
Ma come mai la Signora Munday...
Avevo dimenticato il suo nome e la indirizzai al Collegio.
Lewisham soffoc un'esclamazione.
Mi spiace, disse.
Proseguirono in silenzio.
Iersera, cominci Lewisham tenendosi un poco in riserbo. Veramente non sarebbe affar mio di immischiarmi in queste cose. Ma...
Essa sospir e poi disse:
Signor Lewisham, quell'uomo che avete veduto, il medium,  mio padrigno.
Ebbene?
Non vi par che basti?
Lewisham si ferm.
No, disse.
Vi fu un altro silenzio penoso.
No, disse ancora. Non m'importa affatto di quel che possa fare il vostro padrigno. Ma ditemi eravate a parte dell'inganno?
Il volto di lei si fece bianco, bianco. Aperse e richiuse la bocca.
Signor Lewisham, fin col dire, forse non lo crederete, vi parr impossibile, ma sul mio onore... non sapevo... non ero certa, ossia mio padrigno...
Ah! esclam Lewisham attaccandosi con gioia a quelle parole. Allora vuol dire che non m'ero sbagliato...
Per un istante essa lo fiss negli occhi, e poi:
S, lo sapevo, esclam prorompendo in lacrime. Come dirvi tutto?  una menzogna. S, lo sapevo. Lo seppi sempre.
Egli la fiss con mal celato stupore. Rimase indietro d'un passo, e poi le si ripose al fianco. Segu un silenzio che pareva non dover pi finire. Essa non piangeva pi, attendeva non osando neppure guardarlo in viso. E finalmente parl.
No, disse Lewisham lentamente. Neppure di questo mi preoccupo. No, non me ne importa nulla anche se  cos.
Svoltarono nella King's Road col suo assordante traffico di vetture e di pedoni, ed ecco che una frotta di ragazzi con un pagliaccio mezzo sciancato li circond e per un istante li divise. In una strada affollata, massime alla sera, bisogna per forza che la conversazione sia a strappi, altrimenti meglio tacere. Guard il viso di lei e lo vide di nuovo chiuso. Dopo alcuni passi essa s'incammin fuori del tumulto in una strada oscura dove le imposte erano ben chiuse sulle ermetiche case, e poterono riprendere il loro discorso.
Comprendo tutto, disse Lewisham. S tutto. Voi sapevate quel che si faceva, ma non volevate saperlo. S, era cos.
Ma la mente di lei lavorava.
Quando saremo giunti in capo a questa strada, disse soffocando un singhiozzo, converr che ve ne ritorniate. Sento quanto foste buono di venire da me, Signor Lewisham. Ma avevate vergogna. Non potevate a meno di aver vergogna. Colui che mi impiega,  uno spiritista, e mio padrigno  un medium professionale e mia madre pure  una spiritista. Avevate proprio ragione di non parlarmi la sera scorsa. S, davvero. Siete stato molto gentile di essere venuto, ma ora bisogna ve ne ritorniate. La vita  gi tanto dura cos com'... Bisogna proprio che ve ne ritorniate quando saremo giunti in fondo alla strada.
Lewisham non rispose e continu a camminare silenziosamente per circa cento metri. Poi disse:
Vengo fino a Clapham.
Giunsero sempre silenziosi al termine della strada. Poi allo svolto ella si ferm e a lui rivolta disse:
Ritornate.
No, rispose lui ostinato, e rimasero uno di fronte all'altro dinanzi al punto culminante della loro vita. Ascoltatemi, disse Lewisham. Mi  difficile esprimere quel che sento. Anzi non credo di saperlo io stesso... Quel che so per,  che non voglio perdervi a questo modo. No, non vi lascer sfuggire una seconda volta. Rimasi desto tutta la notte scorsa assillato da questo pensiero. Non m'importa affatto dove siate, n che cosa siano la vostra gente, e neppure mi preoccupo gran fatto di sapere se siete coinvolta in questa faccenda medianica. No, davvero. Ne rimarrete lontana d'or innanzi. Di questo ne son certo. Vi ho pensato sopra una notte e un giorno. E infatti cercai trovarvi. Siete proprio voi. Non vi ho mai dimenticata. Mai. E non voglio essere mandato via a questo modo.
Temo che non ne possa venire alcun bene n per voi n per me, disse con fare risoluto la ragazza.
Non vi lascer.
Ma a che pro?...
Vengo con voi;, insistette Lewisham con fare dogmatico.
E infatti and.
Le chiese di punto in bianco qualche cosa ed essa non volle rispondere, e fecero un tratto di strada in silenzio. Poi essa parl con labbra tremanti.
In verit vorrei che mi lasciaste, disse. Siete cos diverso da quel che sono io. L'avrete compreso la sera scorsa. Anzi avete contribuito a smascherarci...
Quando giunsi a Londra, solevo errare intorno a Clapham per cercarvi, disse Lewisham. S, di settimana in settimana.
Avevano attraversato il ponte e si trovavano in un'angusta stradicciuola fiancheggiata da misere botteguccie vicino a Clapham Function e non avevano pi aperto bocca. Essa teneva il viso rivolto da un altro lato, un viso senza alcuna espressione.
Mi spiace, disse finalmente Lewisham con esagerata garbatezza, se potete credere ch'io voglio impormi su di voi. Non desidero affatto di indagare nei vostri affari, a meno che non lo desideriate. Il fatto  che la sola vista di voi mi ha fatto sorgere nella mente molte cose... Non posso spiegarmi a dovere. Chi sa, forse era destino che vi ritrovassi. Pensavo sempre al vostro viso, al vostro modo di sorridere, rammentavo il garbo con cui saltaste il cancelletto vicino alla chiesa, al the che prendemmo assieme... a tante altre cose.
Si ferm un'altra volta.
Se mi permettete di venir con voi, disse, e non ebbe risposta.
Attraversarono le ampie strade vicino al cavalcavia e si avviarono verso la landa.
Abito in questa strada, disse lei fermandosi di botto ad un angolo della via, e preferirei...
Ma io non ho detto nulla.
Lo guard, il suo viso era bianco e per un breve periodo le fu impossibile parlare.
Non c' nulla da fare, disse. Pensate che sono coinvolta in questa.... Si ferm.
Egli parl con tono deciso.
Verr, disse, verr domani sera.
No, disse lei.
Ma vi dico che verr.
No, mormor lei.
Verr.
Essa non poteva pi a lungo nascondere la felicit che le cantava in cuore. Provava sgomento che egli fosse venuto, ma tuttavia ne sentiva gioia e sapeva benissimo com'egli lo comprendesse. Non protest pi oltre e gli stese la mano in silenzio.
Al domani lo trov che l'attendeva proprio come le aveva detto.
...
.
...
CAPITOLO 14.
Il punto di vista del Signor Lagune.
...
.
...
Per lo spazio di tre giorni il laboratorio di South Kensington non vide il Signor Lagune, dopo di che fece ritorno pi invincibilmente volubile che mai. Tutti si aspettavano di vederlo ritornare apostata, invece riapparve armato di una fede ringiovanita e di una spudorata propaganda. Aveva derivato umana forza a nuova convinzione da qualche sorgente ignorata. Perfino il retorico Smithers non riusc a nulla. Vi fu una lotta generale sull'insufficienza delle tazze da the, e l'assistente dimostratore, un giovane piuttosto anzianotto, si compiaceva della discussione, a quanto pare, per confondere Smithers. Poich al principio Smithers fece sfoggio di una confidenza e di una garbatezza presuntuosa, ma verso la fine aveva le orecchie rosse, e smise le maniere educate.
Lewisham, (e la Signorina Heydinger lo osserv), non fece che una magra figura nella discussione. Parve a un certo punto che stesse per dirigere la parola a Lagune, ma, per quanto avesse gi la parola pronta sulla lingua, se ne astenne.
Il modo di Lagune di giudicare lo scandalo della memorabile serata fu in pari tempo leggero e vigoroso.
Quel bel tomo d'uno Chaffery, disse, ha svelato tutto. Il suo punto di vista.
I fatti sono fatti, osserv Smithers.
Un fatto  la sintesi delle impressioni, disse Lagune;, ma questo l'imparerete quando sarete pi anziano. Il fatto sta in questo, che eravamo tutti discordi. Avevo detto a Chaffery che eravate principianti. E come tali vi ha trattati. Ha combinato una dimostrazione.
Lo era davvero una dimostrazione, osserv Smithers.
Precisamente. Se non fosse stato per la vostra interruzione...
Ah!
Egli falsific tutti gli effetti elementari...
Questo dovrete ben ammetterlo.
Non tento neppure di negarlo. Ma come mi ha spiegato, la cosa  necessaria, giustificata. I fenomeni psichici sono subdoli; si rende necessario un certo allenamento di osservazione. Un medium  un istrumento assai pi fine di una bilancia o di una capsula di borace, eppure guardate quanto tempo ci vuole per ottenere dei risultati certi con una capsula di borace. Nella classe elementare, nella fase d'inizio, le condizioni sono troppo rudi...
Per essere oneste.
Attendete un momento.  o non  disonesto, inscenare una dimostrazione?
Ma certamente che  disonesto.
Per i vostri professori lo fanno.
Questo poi, lo nego assolutamente, disse Smithers, che ripet con soddisfazione, assolutamente.
Ecco che vi sbagliate, disse Lagune, perch posseggo dei fatti! I vostri conferenzieri di chimica, scendete da basso proprio in questo momento e domandate se non mi credete, vi ingannano sempre circa l'indistruttibilit degli esperimenti sulla materia, sempre. E un'altra cosa ancora, qualche cosa che tratta di fisiografia. Sapete, nevvero, di quale esperimento io intenda parlare? La dimostrazione dell'esistenza della rotazione della terra. Essi usano, essi usano...
Il pendolo Foucault, disse Lewisham. Essi fanno uso di una palla di gomma con uno spillo forato nascosto nella mano, e soffiano sul pendolo facendolo roteare nel senso stabilito.
Ma questo  diverso, disse Smithers.
Un momento, disse Lagune, e fece vedere un foglio di carta stampato che trasse dalla tasca. Ecco una recensione tratta da Natura di un lavoro nientemeno che del Professore Greenhill. Osservate dunque, uno spillo opportunamente forato viene introdotto nell'apparecchio che deve dimostrare la velocit! Leggetelo, se vi rimane qualche dubbio. Poich m'immagino che dubitiate delle mie parole.
Smithers abbandon d'un tratto la sua attitudine di negazione assoluta e disse:
Questo non  un punto sul quale io discuta, Signor Lagune; no, non  il mio punto di vista. Ci che si pratica nelle aule scientifiche non va a provar fatti, bens a suscitare idee.
 appunto quel che volevo far io colla mia dimostrazione pratica, ribatt Lagune.
Ma noi per non la vedemmo sotto questo aspetto.
E neppure la media delle persone che vanno ad assistere a conferenze scientifiche non vede le cose sotto l'aspetto in cui sono presentate. La gente si basa su quanto vede coi propri occhi.
Ma insomma, disse Smithers, due errori non costituiscono nulla di esatto. E inscenare dimostrazioni di fatti cos incerti  un errore.
In questo siamo d'accordo. Ho parlato chiaro al Chaffery. Egli non ,  bene lo sappiate, un professore emerito, e nemmeno lo si pu chiamare un membro decorativo e ben pagato della roccaforte della verit come i vostri professori che inscenano dimostrazioni, e perci posso parlargli francamente senza tema che si offenda. Il suo punto di vista  tale e quale quello che fa agire costoro. Ma io per sono pi rigoroso. Insisto perch ci che accadde non si ripeta...
Nella prossima seduta, disse Smithers ironicamente.
Ma come! Intendete servirvi ancora di quello individuo che  stato scoperto nelle sue mariuolerie proprio sotto il vostro naso?
Certamente. E perch no?
Smithers si prov a spiegare la ragione perch ci non fosse consigliabile, ma si confuse.
Che volete? Io persisto a credere che quell'uomo possegga una potenza occulta.
Di ingannare, osserv Smithers.
Che io eliminer, disse Lagune. Sarebbe come se vi rifiutaste a credere all'elettricit per la semplice ragione che essa sfugg dal vostro corpo. Tutta la scienza nuova  elusiva. Nessun investigatore di buon senso si rifiuterebbe di investigare un amalgama chimico perch produsse effetti inaspettati. O che esso si dissolve in acidi o io non ne voglio pi sapere eh? Queste sono investigazioni coi fiocchi, che ne dite?
E fu allora che le ultime vestigie delle buone maniere di Smithers svanirono.
Non m'importa un fico di quello che potete dire voi, disse Smithers. Non  che marciume, soltanto marciume. Discutete, se cos vi garba, ma dite un po', avete convinto nessuno? Mettiamo la mozione ai voti?
Ma questa  democrazia bell'e buona, disse Lagune. Una elezione generale della verit ogni sei mesi, eh?
Il vostro rilievo non significa altro che questo, che cercate di sviare la questione, disse Smithers. Anzi vi dir che ci che avete detto non si riferisce per nulla all'argomento.
Lagune, tutto rosso in viso, ma di ottimo umore, stava scendendo al piano inferiore allorch Lewisham lo raggiunse. Questi era pallido ed ansimante, ma siccome anche Lagune ansimava nello scendere le scale, non si avvide dello stato anormale del giovanotto.
Conversazione interessante, signore, ansim Lewisham. Molto interessante, davvero.
Sono lieto che vi sia parsa tale, molto lieto, disse Lagune.
Vi fu una pausa, dopo di che Lewisham si butt a capo fitto nell'argomento che lo interessava.
Vi  una signorina, la vostra dattilografa...
Si ferm per mancanza di fiato.
Ebbene? chiese Lagune.
 una medium o qualche cosa di affine?
Mah! disse Lagune riflettendo. Non  una medium veramente. Ma, per qual ragione mi domandate questo?
Oh!... ero ansioso di saperlo.
Forse avete notato i suoi occhi. Ella  la figliastra di quel Chaffery, un tipo originale, costui, ma medium senza alcun dubbio.  curioso che i suoi occhi vi abbiano colpito. Strano a dirsi io stesso pensai che potesse possedere qualche caratteristica psicopatica, almeno a giudicarne dal suo viso.
Che cosa?
Caratteristica psicopatica, certo per non sviluppata. Vi ho pensato due o tre volte, e non  molto che ho parlato di lei al Chaffery.
Davvero?
S. Si capisce che lui amerebbe aiutare lo sviluppo di qualche forza latente. Ma pare sia un po' difficile incominciare.
Forse intendete dire che essa non vuole?
Per ora no.  una brava figliuola, ma sotto quest'aspetto,  timida. Ho osservato in lei ben sovente una specie di malavoglia, un senso strano, si potrebbe quasi chiamarla modestia.
Vedo, disse Lewisham.
Generalmente per si pu domare. Non ne dispero.
No, disse Lewisham in tono breve. Erano giunti in fondo alla scalinata. Egli esit. Mi avete dato molto da pensare, disse con aria volutamente disinvolta. Il modo con cui parlaste quando eravamo disopra, e si volt verso il registro che doveva firmare.
Mi fa piacere che non abbiate assunta l'attitudine intollerante del Signor Smithers, disse Lagune; ne sono molto contento. Vedo proprio che bisogna ch'io v'impresti un libro o due. Se per il vostro corso di studii vi lascia il tempo di leggere.
Grazie, rispose in tono breve Lewisham e si allontan. La firma che appose nel registro in quel giorno e che generalmente era cos accurata e caratteristica, appariva tremolante e stiracchiata.
Non tu riuscirai a domarla, mormor Lewisham sotto voce.
...
.
...
CAPITOLO 15.
L'amore per via.
...
.
...
Lewisham non era ben sicuro del metodo migliore che dovesse tenere nell'alta impresa di dare scacco matto a Lagune, anzi, a dire il vero, aveva dei forti dubbi quando pensava alla situazione. Invero pareva quasi che la logica, le sue emozioni e la sua immaginazione, giuocassero a rimpiatterello colla sua volont. Grandi cose pareva dovessero succedere da un momento all'altro, ma poi tutto si riduceva a questo, che egli accompagnava a casa Ethel tutte le sere, o per essere pi esatti, per sessantasette sere.
La sera di ogni settimana del novembre e del dicembre, tranne una sera in cui dovette andare in un negozio per comperarsi un soprabito, egli era ad attenderla per accompagnarla a casa. Pareva una faccenda curiosa e sconclusionata quella passeggiata alla quale si preparava seralmente colla mente e il cuore pieni di vaghe ispirazioni e che invariabilmente era incupita da una nube di delusione. Si iniziava dinanzi alla casa di Lagune puntualmente alle cinque e finiva misteriosamente, a un'angolo di un crocevia di Clapham, una strada di casettine giallognole, col pianterreno affondato e chiassose decorazioni di pietra. Essa spariva ogni sera in quella via, svaniva nella penombra grigia e nell'ombra al di l della debole luce gialla d'un lampione a gas, ed egli la guardava sparire, poi sospirava, e ritornava verso la sua casa.
Parlavano or d'una cosa or dell'altra; delle loro piccole idee superficiali su loro stessi; delle loro circostanze e dei loro gusti, e vi era sempre qualche cosa, qualche cosa che non pronunciavano mai, che non volevano riconoscere e che rendeva i loro rapporti irreali ed insinceri.
Pur tuttavia, da quei discorsi egli cominci a formarsi vaghe idee della casa dalla quale essa proveniva. Non avevano, ben inteso, domestica, e la madre aveva in s un non so che di tortuoso, di furtivo, di lacrimoso. Talvolta nei pomeriggi o alla sera la fanciulla diveniva garrula.
La mamma, qualche volta, parla tanto.
Usciva raramente. Chaffery si alzava sempre tardissimo, e talvolta spariva e rimaneva assente per parecchi giorni. Era avaro, non passava che venticinque scellini la settimana per le spese di casa, e talvolta le cose andavano male verso la fine. Pareva non vi fosse una completa intesa tra madre e figlia; la vedova era stata leggera in un certo qual misero modo e il suo matrimonio col suo pensionante Chaffery era stato causa di parole indimenticabili. Fu per facilitare questo matrimonio che Ethel fu mandata a Whortley. Ma queste erano ormai cose vecchie, e si perdevano nella luce irreale lungo la strada suburbana che ogni seria inghiottiva Ethel. La passeggiata, il suo tepore, il suo passo leggero al suo fianco, la chiara sua vocina e il contatto della sua mano: tutto questo era reale.
L'ombra di Chaffery e delle sue mariuolerie appariva purtroppo attraverso tutte queste cose, talvolta in modo lontano e leggero, e tal'altra come nube oscura e ben definita. E lei aveva mai aiutato?
No, mai, dichiarava lei. Poi aggiunse che due volte, in casa per, si era seduta cogli altri per completare il circolo. Non aiuterebbe mai pi. Questo lo prometteva, se vi fosse bisogno di promessa. A casa vi erano state tremende scene per lo scandalo avvenuto da Lagune. Sua madre s'era messa dalla parte di suo padrigno e l'aveva biasimata anche lei. Ma era proprio stata da biasimare?
Si capisce: voi non siete stata da biasimare, disse Lewisham.
Apprese che Lagune era stato infelice ed irrequieto durante i tre giorni che seguirono la seduta, sfrenandosi in un seccantissimo monologo, avendo per unico uditore l'Ethel (a ventun scellini la settimana). Poi s'era deciso a dare a Chaffery una brava lavata di capo per la sua disastrosa disonest. Ma fu invece Chaffery che diede la lavata di capo a lui. Smithers, se l'avesse potuto immaginare, era stato sconfitto da un cervello pi fino di quello di Lagune, per quanto parlasse colla voce fessa di Lagune.
A Ethel non garbava parlare di Chaffery e di queste cose.
Se sapeste quanto mi  dolce dimenticare ogni cosa, usava dire, di non essere che noi due per breve tempo. E poi ancora:, Ma che bene pu fare l'insistere su questi fatti? diceva quando Lewisham si faceva insistente. Lewisham invece certe volte desiderava di ritornarvi, ma era un po' difficile dimostrare qual profitto se ne ricaverebbe. E perci la sua comprensione della situazione rimaneva incompleta e le settimane scorrevano.
Quando, nel prosieguo della vita egli vi pensava, quelle sessantasette sere gli apparivano meravigliosamente svariate. Vi erano sere di umidit e di una pioggerella ghiacciata, e poi fitte nebbie bellissime, isolatrici, coi loro veli d'un biancore grigio che riducevano ogni metro quadrato di marciapiede a camera privata. Grandiose davvero quelle nebbie, fenomeni di godimento sommo, poich allora nessuno poteva scandalizzarsi pi se due esseri giovani se n'andavano a braccetto, e si potevano fare migliaia di impudenti cose variando le pressioni e accarezzando una piccola mano (una mano vestita da un guanto molto rammendato e di capretto a buon mercato). Era allora che ci si sentiva ben vicini in quel senso elusivo che pur intesseva le sue fila tutto intorno a loro. E i pericoli degli angoli della strada, i cavalli che giganteggiavano improvvisamente fuori dell'oscurit, i carrettieri coi lampioni accesi vicino alla testa dei loro cavalli, i lampioni delle strade colla luce opaca, d'un arancione affumicato vicini vicini per poi dileguarsi in torbida parvenza dopo venti metri, parevano accentuare l'infinito bisogno di protezione di quella delicata fanciulla che per altro aveva gi attraversato tre inverni di nebbie completamente da sola. E poi, con quelle nebbie, si poteva percorrere intera la quieta strada ove essa abitava, giungere a mezza via fino ai gradini della casa, e sentirsi tutti presi da un delizioso senso di avventura.
Le nebbie per si trasformarono fin troppo presto in spietato gelo, in serate punteggiate di stelle e di bianca luce lunare, in cui parevano ergersi duri i lampioni, brillando come fila di gemme dorate, e i loro riflessi e la luce spietata delle vetrine apparivano taglienti e ghiacciate, e perfino le stelle avevano un luccicore metallico, balenanti stizzosamente anzich ammiccare con amichevole cipiglio. Una giacca guernta di falso astrakan rimpiazzava il soprabito leggero di Ethel, e un tocco rotondo di astrakan il suo cappello, e gli occhi suoi brillavano di luce intensa e viva e la sua fronte era ampia e bianca sotto quel tocco nero. Non c' che dire, tutto ci poteva essere esilarante, ma si giungeva a casa troppo presto, e perci la via da Chelsea a Clapham fu a bella posta allungata; prima con un giro nelle vie laterali, e poi, allorch le prime nevi pulverolenti annunciarono come fosse prossimo il Natale, con un nuovo giro lungo la King's Road, e una volta perfino attraverso la Brompton Road e Sloane Street, dove i negozi erano colmi di cose belle e divertenti.
E, per circostanze di un'infinita gravit, il Signor Lewisham spese segretamente ventitre scellini del fondo di quelle tali cento sterline e compr un anellino ornato di perle per Ethel. Si capiva come per un evento simile fosse necessario qualche forma di cerimoniale, e all'estremit della nebbiosa landa coperta di neve, essa si tolse il guanto e l'anellino le fu posto al dito. Da questo a un bacio fu breve il passo ed egli baci la nocca rosea e gelata del dito coronato da una unghietta tinta di inchiostro.
Come siamo sciocchi, disse lei. Che cosa possiamo fare? Cosa potremo fare mai?
Aspettare, disse lui con un tono di voce pieno di vaghe promesse.
Dopo ci pens a queste promesse, e la sera appresso sviscer in modo pi ampio i fatti, raccontandole di tutte le prospettive brillanti che si offrivano a uno studente di South Kensington, come vi sarebbero posti da direttore didattico, ispettorati, conferenziere, e s, perfino posti di professore. E allora e allora. A tutte queste cose essa prestava una volonterosa e incredula attenzione, mentre trovava in quel sogno ad occhi aperti un motivo di timore ed insieme uno di giocondit.
Quell'anellino di perle non era che una pura cerimonia, questo ben si comprende; essa non poteva portarlo n da Lagune n a casa, perci lo infil in un piccolo nastro di raso bianco e ne fece collana intorno al collo, vicino al cuore. Ed egli amava pensare come esso si trovasse col ben caldo, vicino al cuore di lei.
Quando aveva acquistato l'anello, pens di serbarlo pel Natale. Ma il desiderio di vedere la gioia di lei era stata pi forte.
Quelle due giovani creature, e non so per quale gherminella della ragazza, riuscirono a passare insieme la vigilia di Natale. Lagune era a letto con un leggero attacco di bronchite ed aveva dato licenza alla sua dattilografa. Forse, chi sa, dimentic informarne i suoi di casa. Il collegio Reale era in ferie e Lewisham si trovava libero di s. Egli rinunci all'invito dello stagnaio; il lavoro lo tratteneva a Londra, disse, per quanto questo volesse dire una sterlina di pi di extra spesa. Questi assurdi ragazzi camminarono sedici miglia quella vigilia di Natale, e si lasciarono ardenti ed esultanti. Vi era stata una forte gelata e una spruzzatine di neve; il cielo era d'un grigio incolore; dai bracci dei lampioni pendevano i ghiacciuoli, e i marciapiedi erano tutti disegni di fronde che poi, svolgendosi la giornata, divenivano piste da pattinatori. Il Tamigi, che essi conoscevano, doveva pur presentare una meravigliosa vista, ma decisero di osservarlo per ultimo. Percorsero dapprima la Brompton Road...
Anzitutto  bene abbiate una giusta immagine di entrambi; Lewisham nel suo soprabito di panno bleu e collo di velluto, guanti di pelle piuttosto macchiati; cravatta rossa e cappello floscio; e Ethel che indossa una giacca che conta due anni d'et e il suo tocco di astrakan; entrambi colle gote rosee dall'aria frizzante, a braccetto e molto ansiosi di non perdere alcuno spettacolo. Le botteghe, nel percorso di Brompton Road, erano molto svariate ed interessanti ma tuttavia non si potevano paragonare a quelle di Piccadilly. Vi erano delle botteghe a Piccadilly cos colme di oggettini costosi, che ci volevano quindici buoni minuti per ripassarli tutti, botteghe di oggetti di cartoleria, di stoffe di panno, tutte quante piene di puerili e affascinanti attrattive. Lewisham, ad onta delle sue antiche prevenzioni, si dimentic di esser severo colla classe dei bottegai, vedendo che Ethel si divertiva tanto di queste graziose follie.
Poi su per Regent Street dinanzi alla bacheca ove sono i diamanti falsi, e l'altra vetrina dove le fanciulle spiegano al sole i lunghi capelli, e quell'altro luogo in cui i pulcini si rincorrono nella vetrina, e cos via fino a Oxford Street, Holborn, Ludgate Hill, il Cimitero di S. Paolo fino a Leaden hall, e i mercati dove i tacchini, le oche, gli anitroccoli e i polli, ma sopratutto i tacchini, pendevano a file di migliaia.
Bisogna proprio ch'io vi comperi qualche cosa, fece Lewishiam, riprendendo un discorso.
No, no, disse Ethel i cui occhi si spassavano nella vista di quella numerosa polleria.
Ma s, lo devo proprio, disse Lewisham.  meglio che vi decidiate a scegliere qualche cosa, altrimenti io comperer qualche oggetto che non va. Nella sua mente passavano spille e braccialetti.
Non dovete sciupare danaro, e poi mi avete gi dato quell'anello.
Ma Lewisham insisteva.
Ebbene, se proprio lo volete, ecco: muoio di fame. Comperatemi qualche cosa da mangiare.
Uno scherzo grandioso e memorabile. Lewisham si gett a corpo perduto, in modo veramente orientale, in un luogo solenne con tovaglioli mitrati. Fecero colazione di costolette, anzi denudarono le costolette fino all'osso, e di patatine rosolate, e bevettero tra loro due un'intera mezza bottiglia di qualche qualit di vino bianco che Lewisham scelse nella lista con fare disinvolto. Nessuno dei due aveva mai bevuto vino. Costava uno scellino e nove pence, signori miei, e il nome di esso era Capri, un Capri veramente passabile, sar stato magari un prodotto manifatturato, ma esilarante ed aromatico. Ethel rimase atterrita dinanzi a tanta sua magnificenza e ne bevette un bicchiere e mezzo.
Poi, ben caldi e riconfortati, scesero verso la torre, e il Ponte della Torre colla sua cresta di neve e di enormi ghiacciuoli pendenti e i blocchi di ghiaccio che colmavano le sue arcate laterali; era uno spettacolo proprio di stagione. E siccome ne avevano abbastanza di botteghe e di folle, si posero risolutamente in cammino lungo l'argine verso casa.
Ma che meravigliosa vista presentava il Tamigi quell'anno, frangiato di ghiaccio da ambe le sponde, e con blocchi di ghiaccio alla deriva nel mezzo del fiume che riflettevano un luminoso color scarlatto dal largo sole che tramontava, e correvano incessantemente e con stolida fermezza verso il mare. Un nugolo di gabbiani si sbandava qua e l e con loro si mescolavano piccioni e corvi. I fabbricati sul lato del Surrey, erano foschi e grigi e assai misteriosi, le ormeggiate scialuppe bloccate dal ghiaccio, se ne stavano silenziose e deserte, e qua e l una finestra illuminata brillava di luce calda ed amica. Il sole tramont e spar dalla vista celandosi in un groviglio azzurro, e la sponda di Surrey si disciolse in foschia, tranne che per alcuni punti insolvibili di luce gialla che presto si fecero numerosi. E dopo che i nostri innamorati ebbero passato il ponte di Charing Cross, il palazzo del Parlamento si aderse dinanzi a loro in fondo a un immenso semicerchio di lampade colorate, quale apparizione azzurrastra e tenue, a mezza strada tra la terra e il cielo. E l'orologio della Torre era simile a un sole di novembre.
Fu proprio una giornata senza una incrinatura, o tutt'al pi una lieve macchia. E questa apparve proprio all'ultimo.
Addio, caro, disse lei. Sono stata tanto felice oggi.
Il viso di lui le si fece molto vicino.
Addio, disse stringendole la mano e guardandola negli occhi.
Essa si guard intorno e gli si accost maggiormente.
Carissimo mio, mormor con grande dolcezza, e poi, Addio.
A un tratto egli divenne inesplicabilmente irritato, e lasci ricadere la sua mano.
 sempre cos. Siamo felici. Io sono felice. E poi, ecco che ve n'andate.
Vi fu un silenzio pieno di punti interrogativi.
Caro, mormor la ragazza, dobbiamo aspettare.
Un istante di pausa.
Aspettare! disse lui, e s'interruppe. Esit. Addio, disse, come se infrangesse il filo che li teneva avvinti.
...
.
...
CAPITOLO 16.
I pensieri intimi della Signorina Heydinger.
...
.
...
La strada che va da Chelsea a Clapham e quella da South Kensington a Battersea, sopratutto se nel percorrere la prima si fa qualche giro per renderla pi lunga, scorrono vicinissime l'una all'altra. Una sera della settimana di Natale, due colleghe di Lewisham lo incontrarono insieme a Ethel. Ma Lewisham non le vide, perch guardava il viso di Ethel.
Avete veduto? disse l'altra ragazza alquanto maliziosamente.
Era il Signor Lewisham, nevvero? rispose la Signorina Heydinger con tono perfettamente naturale.
La Signorina Heydinger se ne stava nella camera che le sue minori sorelle chiamavano il suo Sanctum. Il suo Sanctum per evidentemente era una camera da letto per cos dire intellettualizzata. Una tappezzeria a buon mercato sulla quale fiorivano rose color argento faceva capolino qua e l nei posti lasciati liberi dai mobili drappeggiati. I suoi tesori principali consistevano nello scrittoio e in un microscopio posato sulla traballante tavola ottagonale presso la finestra. Vi erano scaffali per libri di una fattura che per certo era femminile come appariva dai facili motivi decorativi e dalla instabilit di struttura. Allineati su di essi una schiera di illustri poeti. Shelley, Rossetti, Keats, Browning e varii volumi di Ruskin, le prediche di South Place; poi pubblicazioni socialiste con logore copertine di carta; sul piano superiore libri di testo scientifici e innumerevoli taccuini. Gli autotipi che decoravano i muri dicevano eloquentemente di ambizioni estetiche e di una curiosa incomprensione del senso che a quei quadri dava l'artista. Vi era lo specchio di Venere del Burne Jones, la Annunciazione del Rossetti, l'Annunciazione del Lippi e l'Amore della vita e l'Amore e morte del Watts. In mezzo poi a molte fotografie, ve n'era una d'un gruppo della Societ delle controversie. Vi si vedeva al centro Lewisham che sorrideva in modo alquanto deboluccio e la Signorina Heydinger sull'ala destra fuori fuoco. E ora la Signorina Heydinger sedeva colla schiena rivolta a tutte queste cose, nella sua poltrona di crine nero, fissando la fiamma, cogli occhi che le bruciavano e il mento appoggiato alla mano.
Avrei potuto indovinarlo, prima, diceva tra s. Dopo quella seduta. Vi fu un cambiamento...
Sorrise amaramente.
Qualche commessa di magazzino...
Stette pensierosa.
Sono tutti uguali, credo. Ci ritornano, alquanto avariati come dice la donna nel Ventaglio di Lady Windermere. Forse lui far cos. Chi sa... Ma perch essere cos falso? Perch fare la commedia con me?
Esser belle, belle, belle, ecco quel che si attende da noi. Qual' l'uomo che esiterebbe nella scelta? Egli va per la sua strada, medita, fa il suo lavoro...
Il suo lavoro di dissezione  in ritardo, si vede che non prende che scarsi appunti.
Rimase in silenzio per molto tempo. L'espressione del suo viso divenne pi concentrata. Cominci a mordicchiarsi il pollice, prima adagio, poi pi presto. Finalmente ricominci il suo monologo.
Pensare le cose che potrebbe fare, le grandi cose che potrebbe fare.  capace,  tenace,  forte. E poi, ecco che giunge un bel visino! Oh Dio! Ma perch nacqui fornita di cuore e d'intelletto? Balz in piedi con le mani serrate il viso contorto, ma che non versava una lacrima. La sua tensione per si afflosci. Una mano ricadde lungo il suo fianco, l'altra posava sopra un fossile che giaceva sulla lastra del camino, e affiss gli occhi nel fuoco ardente.
E pensare tutto quello che potevamo fare! Questo pensiero mi fa impazzire! Lavorare, pensare ed imparare. Sperare ed attendere. Disprezzare le puerili arti della femminilit, affidarsi alla saggezza dell'uomo... Destarsi poi come le vergini folli, disse, e trovare che l'ora della vita  passata.
Il suo viso, la sua posa si ammorbidirono in un senso di piet per s stessa.
Futilit... Non c' che fare.. La voce le trem. Non sar mai pi felice...
Le balen alla mente la grandiosa visione del futuro che aveva accarezzata; la vide svolgersi e svanire, farsi di pi in pi splendida a misura che si allontanava, simile a sogno prossimo al risveglio. La visione della sua inevitabile solitudine venne a rimpiazzare quell'altra in modo chiaro ed acuto. Si vide sola e piccola, immersa in una vasta desolazione, infinitamente da compiangere, mentre Lewisham spietatamente si allontanava. Con qualche commessa di magazzino. Le lacrime scorrevano, scorrevano sempre pi rapide, fino a che le inondarono il viso. Si volse come per cercare qualche cosa. Si butt ginocchioni dinanzi alla piccola poltrona, e cominci una singhiozzante ed incoerente preghiera per ottenere la piet e la consolazione del Signore.
...
.
...
Il giorno dopo una delle studentesse del corso biologico osserv a un'amica che la Heydinger aveva fatto una ricaduta. L'amica guard verso l'angolo del laboratorio ove si trovava la Signorina Heydinger e disse.
Infatti, ed  una brutta ricaduta. Dico la verit... non potrei per nulla al mondo... pettinarmi a quel modo.
Continu ad osservare la Signorina Heydinger con occhio critico. Poteva farlo impunemente perch la Signorina Heydinger ritta in piedi, era assorta nei suoi pensieri, cogli occhi fissi nella nebbia decembrina che evaporava fuori della finestra del laboratorio.
Come pare pallida, disse la ragazza che aveva parlato per la prima. Chi sa che non lavori troppo.
Non si direbbe, disse la sua amica. Ieri le chiesi di dirmi come si chiamavano le ossa del segmento parietale e non ne sapeva neppur uno. Dico, non uno.
Il giorno dopo il posto della Signorina Heydinger era vuoto.
Era ammalata, certo per aver troppo studiato, e la sua malattia dur fino a poche settimane prima dell'esame finale. Allora ritorn con un volto pallido e una diligenza accanita ed inutile.
...
.
...
CAPITOLO 17.
Nella galleria di Raffaello.
...
.
...
Si appressavano le tre, e nel Laboratorio biologico i lumi erano tutti accesi. L'intera classe era occupata a tagliare con rasoi delle sezioni di una radica di felce per esaminarla col microscopio. Un certo giovanetto silenzioso dal viso di rana, uno studente privato che per altro non ha pi parte alcuna in questo racconto, stava lavorando strenuamente e rassomigliava pi che mai a una rana, e il suo viso aveva assunto una espressione modesta con lieve apparenza di tensione. Dietro alla Signorina Heydinger, stanca e sciatta come soleva esser prima, vi erano uno scranno vacante, un microscopio abbandonato e matite e taccuini sparsi dappertutto.
Sulla porta della classe si vedeva una lista di coloro che avevano passato gli esami di Natale. Capeggiava il nome del suddetto ragazzo col viso di rana; dopo di lui veniva Smithers insieme a una delle studentesse. Lewisham con scarsa gloria, era alla testa della seconda lista, e il nome della Signorina Heydinger non appariva, la lista anzi informava che vi era stata una bocciatura. In tal modo lo studente paga il fio delle emozioni pi belle.
E nella vasta solitudine della galleria del Museo dedicata agli abbozzi di Raffaello, stava Lewisham, assorto in fosca meditazione. Una mano negligente stiracchiava gli indubbi baffetti, con cura particolare di quella parte di essi che erano abbastanza lunghi da poter mordicchiare.
Egli tentava di rendersi chiaramente conto della situazione. Siccome dolorava acutamente per la sua disfatta, questa gli impediva di esaminare chiaramente la sua posizione. L'ombra di quella disfatta si stendeva su tutto, oscurava la luce del suo orgoglio, appannava il suo onore, e gettava ogni cosa sotto la luce di nuova e non bella prospettiva. La sua squisita gentilezza di corteggiatore erasi rifugiata nella pi remota parte del suo essere. Sentiva un'acre animosit contro il giovane dal viso di rana. Anche Smithers lo aveva tradito. Era irritato, amaramente irritato contro questi sgobboni, questi krumiri, che passavano tutto il loro tempo affilandosi il cervello per questi stupidi ed incerti esami. E poi l'esame pratico non era stato del tutto imparziale, ed una delle domande poste nell'esame scritto esorbitava proprio dalle lezioni avute. Biver, il Professore Biver, egli se ne sentiva certo, era un asino confusionario, e del pari lo era il dimostratore Weeks. Ma questi ostacoli non riuscivano a renderlo del tutto cieco sulla causa manifesta del suo insuccesso dovuto allo sciupo di quasi tutte le sue serate, che sono il tempo migliore per studiare di tutte le ventiquattro ore. E si erano susseguite con un continuo sciupo di tempo. Stasera la incontrerebbe ancora, ed avrebbe cos ricominciato ad accumulare nuova ignoranza pel secondo bimestre che riguardava sopratutto gli studi botanici. E cos, mettendo da parte riluttantemente una nebulosa scusa dopo un'altra, riusc a mettere chiaramente in antagonismo i suoi rapporti con Ethel e le sue ambizioni immediate.
Da due anni le cose erano state facili per lui, tanto che egli aveva ritenuto assicurata la via progressiva verso la meta. Non gli era neanche passato pel capo, quando si rec ad incontrare Ethel dopo quella famosa seduta, che egli potesse affacciarsi a qualsiasi pericolo. Ma ora gliene era venuto l'aspro richiamo. Cominci entro s stesso a disegnare un quadro che raffigurava il ragazzo col viso di ranocchia a casa sua (era un privatista della borghesia dorata) seduto in uno studiolo conveniente con una scrivania; scansie di libri e una lampada opportunamente mitigata dal paralume. Lewisham lavorava appoggiato al cassettone col corpo avvolto nel pastrano e i piedi nell'ultimo cassetto, fasciati di tutti gli indumenti di cui potesse disporre. Invece il ragazzo col viso da ranocchia, lavorava, lavorava, lavorava in mezzo a incredibili agi. E intanto che questi studiava, Lewisham arrancava attraverso le strade nebbiose, verso Chelsea, oppure, dopo che l'aveva lasciata, verso casa sua, colla mente piena di folli pensieri.
Cominci a pensare con lucido sangue freddo alla sua relazione con Ethel. Le sue emozioni pi tenere erano sotto controllo, ma egli non ment a s stesso. Le voleva bene, amava la sua compagnia e parlare con lei e compiacerla, ma qui non stava tutto il suo desiderio. Pensava alle amare parole di un oratore che aveva sentito ad Hammersmith, che si lamentava come nella civilt attuale perfino l'elementare necessit del matrimonio fosse negata agli uomini. La virt era divenuta un vizio.
Ci sposiamo con timore e tremore, la donna traffica sul suo sesso per avere una casa, e l'uomo appaga il desiderio del suo cuore quando il desiderio del suo cuore ormai  morto.
Questi detti gli erano parsi allora pure fioriture di rettorica, ma ora gli tornavano alla mente quali terribili verit. Lewisham vide che si trattava di un caso di vie divergenti. Da un lato quella fulgente scala che saliva alla fama e al potere che era stato il suo sogno fino dall'adolescenza, e dall'altro, Ethel.
E se sceglieva Ethel, anche allora, sarebbe questa una scelta che lo appagherebbe? Che cosa ne verrebbe? Qualche passeggiata romantica pi o meno! Essa era povera, senza speranza alcuna di miglioramento nella sua posizione; egli pure era povero, senza speranza, e quel truffatore d'un medium era il padrigno di lei. Dopo tutto essa non aveva istruzione, non comprendeva il suo lavoro e le sue aspirazioni...
Egli si accorse con subitanea certezza, che dopo quella seduta, egli avrebbe dovuto ritornarsene a casa e dimenticarla. Ma perch aveva provato quell'irresistibile impulso di ritrovarla? Perch mai la sua immaginazione aveva intessuto tali strane possibilit intorno a lei? Ormai era coinvolto in questa vicenda, stupidamente coinvolto... Tutto il suo avvenire era un sacrificio sull'altare di questo spettro transitorio di un larvato amore che si svolgeva nelle strade. Si tir i baffi con dispetto.
Si raffigur Ethel, e la sua misteriosa madre e l'incerto e destro Chaffery che lo avvolgessero in una rete impalpabile e gli precludessero la via verso quella fulgida e gloriosa ascesa che doveva condurlo al successo. Scarpe sdruscite e la spruzzatura fangosa delle carrozze, ecco ci che gli sarebbe toccato ormai per tutta la vita. Gi la medaglia Forbes, il primo posto, era si pu dire perduta...
Ma che mai gli era frullato pel capo? Purtroppo aveva fuorviato dalla strada che s'era prefissa.
Gli uomini delle classi superiori venivano informati di queste cose e messi in guardia da questi pericoli dai loro parenti; e sapevano ben evitare queste sciocche faccenduole amorose prima di avere una posizione indipendente. Era cos che andava fatto.
Tutto pareva volgere alla deriva. Non soltanto il suo lavoro, la carriera scientifica politico-sociale, da lui iniziata, tutto il suo lavoro per l'umanit...
E perch non essere audaci... anche ora?... Perch non parlarle chiaramente? Oppure scrivere? Se ora scrivesse potrebbe avere il vantaggio della serata nella Biblioteca. Era necessario che egli le chiedesse di rinunciare a quelle passeggiate serali, almeno fino ai prossimi esami. Essa comprenderebbe. Per aveva un lieve dubbio se comprenderebbe... Si sent irritato di questo dubbio. Ma non serviva a nulla attenuare le cose se cominciava ad aver queste considerazioni per lei. E perch poi avrebbe dovuto considerarla in quel modo? Soltanto perch era irragionevole!
Lewisham, ebbe un impeto d'ira. Eppure quella richiesta di rinunciare alle passeggiate gli sembrava una grettezza. Ed essa stessa, egli ne era sicuro, lo considererebbe gretto. Ci che era assai peggio. Ma perch gretto? Perch dovrebbe trovarlo gretto? Si sent di nuovo irritato.
Il poderoso policeman del museo, che da un po' di tempo lo osservava furtivamente, meravigliandosi come mai uno studente rimanesse seduto dinanzi al Sacrificio di Lystra rosicchiandosi le labbra, le unghie e i baffi, guardandolo con aria truce e torva, lo vide balzare improvvisamente in piedi con aria risoluta, voltare i tacchi, e uscire a passo svelto fuori della galleria. Non si volgeva n a dritta n a sinistra. E spar nel vano della scala.
 andato a cercare degli altri baffi da mangiare, m'immagino, disse il policeman con aria belluinamente pensierosa...
Quasi si direbbe che qualcuno l'abbia punto in qualche posto.
Dopo qualche momento di ponderazione, il policeman fece un giretto nella galleria, e si ferm dinanzi agli abbozzi.
Queste figure sono certamente troppo grandi e grosse per le case usuali, disse il policeman desideroso di essere giusto ed imparziale. Ma per questa  arte. Ma scommetterei che lui non saprebbe far nulla... Nulla che si accosti lontanamente a queste cose qui....
...
.
...
CAPITOLO 18.
Gli amici del Progresso si riuniscono.
...
.
...
La sera che segu questi eventi, un nuovo ordine di cose si inizi nel mondo. Una signorina che indossava una giacca guarnita di falso astrakan e col viso assai meno gaio del solito, percorreva sola la via da Chelsea a Clapham, e Lewisham nella Biblioteca di Cultura illuminata dalla luce elettrica che ondeggiava sgradevolmente, fissava gli sguardi vacui sopra una pila di libri, come se vi vedesse figure invisibili.
La situazione non si era chiarita senza irritanti preludi, e la spiegazione non fu delle pi facili. Evidentemente essa non dava importanza alla posizione mediocre di Lewisham nella lista dei promossi.
Ma dopo tutto siete passato, disse.
E neanche le riusciva di afferrare l'importanza dello studio serale.
 vero che io non so nulla, disse con aria giudiziosa, ma ritenevo che studiaste tutto il giorno.
Essa calcol in mezz'ora il tempo impiegato nelle loro passeggiate.
Appena mezz'ora, e si dimenticava che doveva giungere a Chelsea e poi ritornare al suo alloggio. La sua tenerezza abituale era velata da un poco di risentimento fin troppo apparente. Prima contro di lui, e poi quando protest, contro il Fato.
Capisco che dev'essere cos. disse, E m'immagino che non v'importa se non ci possiamo vedere cos sovente, aggiunse con pallide labbra tremanti.
Egli era ritornato da quel convegno con la mente sconvolta, e quella sera la impieg nella composizione di una lettera che avrebbe dovuto chiarire le cose. Ma i suoi studi scientifici rendevano il suo stile di prosa duro, e le cose che avrebbe potuto sussurrare, non poteva certo scriverle.
Anzi la sua giustificazione non lo poneva in giusta luce; ma il modo come la ricevette lei dimostr com'essa fosse una persona poco ragionevole. Egli ebbe alcune violente indecisioni. Certi momenti si sentiva amaramente irritato contro di lei per la sua incoscienza nel non vedere le cose come stavano e come le vedeva lui. Egli girava pel Museo in immaginarie discussioni con lei e perfino lanciandole accusatrici invettive. Altre volte invece doveva chiamare alla riscossa tutte le sue facolt di severa disciplina e richiamare alla mente tutte le risposte acri di lei, per trattenersi dall'accorrere in tutta fretta a Chelsea per capitolare vilmente.
E questa nuova disposizione d'animo dur due settimane. La Signorina Heydinger per non ebbe bisogno di tutto questo tempo per scoprire che il disastro dell'esame aveva apportato un cambiamento in Lewisham. Si accorse che le passeggiate serali erano finite. Fu presto evidente per lei che egli stava lavorando con una specie di furia ostinata; giungeva per tempo e ripartiva tardi. La freschezza sana delle sue gote impallid. Lo si poteva vedere in quelle poche sere in mezzo ad una pila di diagrammi e di libri di testo. Nell'angolo meno esposto alle correnti della Biblioteca di Coltura, mentre accumulava pile di memorandum. Ed ogni sera, nel Club degli Studenti, egli scriveva una lettera indirizzata ad un negozio di cartoleria di Clapham, ma questa la Signorina Heydinger non la vide. Generalmente queste lettere erano brevi, poich Lewisham, secondo l'usanza di South Kensington, si vantava di non essere letterato, e alcune delle frasi troppo formali, ferivano un amore che forse richiedeva avidamente delle tenere parole.
Non accett le rinnovate profferte di amicizia della Signorina Heydinger con invariabile cortesia. Eppure qualche lato delle antiche relazioni veniva ripreso. Soleva parlarle pacatamente per un certo tempo, poi scattava come un virgulto secco. Ma si riprese l'imprestito dei libri ed anche l'impercettibile processo della sua educazione estetica che la Signorina Heydinger si era prefisso di portare a termine.
Ecco il libro che vi avevo promesso, disse un giorno, ed egli frug nella sua memoria per ritrovare la sua promessa.
Il libro era una raccolta dei poemi di Browning, e conteneva anche Sludge. Avvenne pure che vi trovasse La Statua e il Busto. Egli lesse e rilesse questo stimolante ammonimento ai cuori deboli. Questo poema ebbe un profondo effetto su di lui. Egli si addorment, soleva leggere a letto i libri di letteratura perch pensava prima di tutto che a letto ci si stava pi caldi e poi non importava tanto come sarebbe importato pei libri di scienza, se ci si appisola sopra, s, si addorment leggendo queste strofe che stimolavano la sua emozione:
E le settimane divennero mesi ed anni; raggio a raggio
Cadde la gloria della giovent e dell'amore,
E allor s'avvide d'aver sognato un sogno.
Forse, chi sa mai, un frutto spunt da tal seme: egli quella notte fece un sogno. Riguardava Ethel e finalmente si sposavano. L'attir tra le sue braccia e si curv a baciarla. E a un tratto si avvide che le sue labbra s'erano raggrinzate e gli occhi aveva smorti e il viso segnato dalle rughe! Era intollerabilmente vecchia! Si dest inorridito e rimase desto e triste fino all'alba, pensando alla loro separazione e alle sue passeggiate solitarie attraverso le vie fangose; pensando alla sua posizione, alla deriva cui s'era posto e le probabilit che gli erano contrarie nella lotta per la vita. Vide chiaramente l'incolore verit; la carriera era impossibile, e se ancora vi aggiungesse Ethel la rendeva quasi senza speranza. Evidentemente la quistione era ristretta a due. O esiterebbe e li perderebbe entrambi? E a questo punto la sua angustia ced il posto a quell'irritazione che proviene da desideri continuamente contrariati....
Fu il giorno dopo questo sogno che egli insult cos rudemente Parkson. Insult Parkson dopo una riunione degli Amici del Progresso avvenuta nell'alloggio di Parkson.
Al giorno d'oggi nessun tipo di studente inglese realizza completamente il nobile ideale di una semplice vita e di alti pensieri. Il nostro ammirevole sistema di esami non ammette affatto il libero pensiero, sia esso di un livello elevato o basso. Ma il modo di vivere dello studente di Kensington,  del tutto insufficiente, ed egli si permette di tanto in tanto delle ricognizioni intorno al processo cosmico.
Uno di questi segni era la riunione di questi Amici del Progresso, un'associazione scaturita dall'opuscolo di Lewisham sul Socialismo. Tutti vociferavano che si dovevano compiere grandi cose per migliorare il mondo, ma fino a quella data non era stata presa alcuna decisione positiva.
Si riunivano nel salotto di Parkson, per la buona ragione che Parkson era il solo degli Amici del Progresso sufficientemente agiato da possedere un salotto, essendo egli uno studente di Whitworth che riceveva cento sterline l'anno. Gli Amici erano di et svariate, in generale per molto giovani. Alcuni fumavano, altri tenevano in mano delle pipe che avevano tralasciato di fumare, ma non v'era nulla da bere, tranne che caff, poich i loro mezzi non permettevano altro. Dunkerley, maestro supplente in una scuola suburbana ed ex collega di Lewisham a Whortley, assisteva a queste assemblee per esservi stato presentato da Lewisham. Tutti gli Amici portavano cravatte rosse, ad eccezione di Bletherley, che ne portava una color arancione, per dimostrare che era conoscitore dell'arte, e Dunkerley che ne aveva una nera a pallini azzurri perch i maestri supplementari delle piccole scuole private devono salvare le apparenze.
E la semplice procedura osservata in queste riunioni era che ognuno di essi poteva parlare quanto gli altri potessero tollerare.
Generalmente colui che s'era proposto quale il Lutero del Socialismo, il ridicolo Lewisham! aveva qualche tesi da sostenere, ma quella sera era depresso e disattento. Stava seduto colle gambe sul braccio della poltrona per indicare il suo stato mentale. Aveva un pacchetto di sigarette algerine (venti per cinque pences) e pareva unicamente intento a fumarle tutte prima di notte.
Bletherley doveva parlare della Donna nel Socialismo, e aveva recato con s una grossa edizione americana dei lavori di Shelley e un volume del Tennyson che conteneva la Principessa, entrambi irti di striscie di carta per segnare le citazioni da lui scelte. Egli propugnava l'abolizione dei monopolii, e la crche, secondo lui, doveva rimpiazzare la famiglia. In generale era untuoso quando non era sdolcinato e i suoi punti di vista riuscivano poco popolari.
Parkson proveniva dal Lancashire ed era un quacchero devoto; il suo terzo fattore, anzi quello che lo completava, era Ruskin, del cui lavoro e della cui fraseologia era saturo. Ascoltava le parole di Bletherley con evidente disapprovazione, e lanci un vigoroso fuoco di fila di parole in vigorosa difesa di quell'antica tradizione di lealt che Bletherley aveva chiamata la monopolizzante istituzione del matrimonio.
La pura e semplice vecchia teoria, amore e fedelt, diceva Parkson, a me bastano. Se ci tocca imbrattare il nostro movimento politico con questo genere di roba....
Ma serve a qualche cosa? interpose Lewisham, che parlava per la prima volta.
Che cosa?
Quella vostra vecchia teoria del puro e semplice. Io la conosco quella teoria. Vi credo. Bletherley  un maniaco di Shelley. Ma d'altra parte non  che teoria. Incontrate l'inevitabile fanciulla. La teoria vi dir che potete incontrarla in qualunque tempo. L'incontrate, puta caso, quando siete ancora troppo giovane. Vi innamorate. Vi sposate, ad onta degli ostacoli. L'amore se ne ride dei fabbri. (NOTA: Si allude al celebre fabbro di Gretend Green che sulle frontiere tra Inghilterra e Scozia funzion da ufficiale dello Stato civile per tante coppie di amanti fuggitivi. FINE NOTA). Avete dei figliuoli. Ecco la teoria. La quale calza a cappello per un individuo il cui padre gli ha lasciato cinquecento sterline all'anno. Ma come va per un lavoratore?... Per un maestro supplente come Dunkerley, ad esempio? Oppure.... per me?...
In questi casi bisogna frenarsi, disse Parkson, Aver fede. Un uomo che merita di essere sposato merita pure di essere atteso.
Ossia merita che si divenga vecchi nell'attenderlo, interpose Lewisham.
L'uomo deve lottare. disse Dunkerley, Non riesco a comprendere le vostre obbiezioni, Lewisham. La lotta per l'esistenza  aspra, anzi tremenda, ma per... Due persone uniscono le loro forze, mettono come posta la fortuna. Se io incontrassi una fanciulla che mi piacesse la sposerei domani. E se lo volete sapere vi dir, che il valore redditizio che pretendo io  di sessanta sterline l'anno non res.
Lewisham, che pareva interessarsi della cosa, si volse di scatto verso di lui.
Davvero? disse.
Il viso di Dunkerley si fece rosso.
Immediatamente. E perch no?
Ma come vivreste?
Questo viene dopo. Se....
Non posso andar d'accordo con voi, Signor Dunkerley. disse Parkson, Non so se avete letto Sesamo e i Gigli; in esso voi vedete esposto assai meglio di quanto non lo potrei far io con le mie parole, una esposizione ideale dello stato che compete alla donna....
Tutte fandonie, quel Sesamo e i Gigli, disse Dunkerley. Ne ho letto dei brani e mi pare insopportabile. Gi non ho mai potuto tollerare Ruskin. Troppa abbondanza di preposizioni. Magnifico idioma inglese, questo, certamente. Ma non  il mio genere. Un genere di letteratura che pu esser letto dalla figlia di un grossista per raffinarsi. Noi non possiamo concedercene il lusso.
Ma sposereste davvero una ragazza?... cominci a dire Lewisham i cui occhi espressero una ammirazione che non aveva provata mai prima di allora per Dunkerley.
E perch no?
Con un reddito di?... Qui Lewisham esit.
Quaranta sterline all'anno res. Perbacco! S. Un giovinetto fin allora silenzioso cominci a parlare con una certa raucedine che gli si era accumulata in gola, e disse:, Considerate la ragazza in questa faccenda?
Ma perch sposare? chiese Bletherley senza pensar prima a quel che diceva.
Ammetterete che domandate una gran cosa quando chiedete la mano di una ragazza... cominci a dire Parkson.
Non  cos. Allorch una ragazza ha scelto un uomo e lui sceglie lei, il suo posto  con lui. A che serve esitare? Mutuale. Si lotta assieme.
Benissimo! disse Lewisham che s'era d'un tratto commosso. Parlate proprio da uomo, Dunkerley. Dio mi danni se non  cos.
Il posto della donna  la Casa, insistette Parkson. E se non si pu offrirle una casa! Io gi penso che, se ci  necessario, un uomo debba lavorare sette anni, come fece Giacobbe per Rachele, frenando le sue passioni, cos da preparare una casa degna e pura per lei.
Ossia preparare la conigliera per l'animaletto favorito, disse Dunkerley. No. Io voglio sposare una donna. Il sesso femminile ha sempre preso parte alla lotta per l'esistenza, e non ne  finora derivato gran male, e sempre vi prender parte. Idea terribile, quella lotta per l'esistenza. L'unica idea sensata che avete afferrata fin qui, Lewisham. La donna che non lotta lealmente a lato del suo uomo, la donna che  soltanto mantenuta, nutrita, vezzeggiata ... Egli esit.
Un giovinetto con viso bitorzoluto e con una pipa bulldog tra i denti sugger una parola biblica.
Questa  un poco arrischiata, disse Dunkerley. Stavo per dire, un harem per una sola.
Il giovanetto parve sconcertato per un istante, poi disse.
Io fumo Perique.
Che vi dar la nausea proprio come quell'altra cosa, disse Dunkerley.
Per me trovo che la raffinatezza  bestialmente volgare, fu la risposta ambigua del fumatore di Perique.
Per Lewisham questa fu la parte pi interessante della serata. Parkson a un tratto si alz, prese sul palchetto Sesamo e i Gigli, e insistette nel voler leggere un lungo e mellifluo estratto che pass come un rullo da giardino sul dibattito, e dopo Bletherley divenne il centro di una discussione che lo lasci grossolanamente insultato e con una minoranza di uno. L'istituzione del matrimonio, per quel che riguarda la studentesca di Kensington, non corre alcun immediato pericolo.
Parkson usc con tutta la compagnia verso le dieci e mezzo, per fare una passeggiata. La serata era calda per febbraio e la luna chiara. Parkson si fiss su Lewisham e Dunkerley, con gran noia di Lewisham, poich aveva alcune cose intime da sottoporre all'uomo delle Idee. Dunkerley abitava al nord perci si diressero per Exhibition Road a High Street Kensington. L si separarono da Dunkerley, e Lewisham e Parkson voltarono a sud per raggiungere l'alloggio di Lewisham a Chelsea.
Parkson era uno di questi esponenti di virt pel quale la discussione delle vicende sessuali ha un'irresistibile attrazione. La riunione lo aveva reso e lasciato eloquente. Aveva discusso con Dunkerley fino quasi a rasentare l'indelicatezza, e ora rovesci una vasta e confidenzialissima corrente di parole su Lewisham. Lewisham se ne sentiva impazzire. Camminava pi presto che poteva. Il suo solo scopo era di liberarsi di Parkson. Lo scopo unico di Parkson invece stava nel confidargli interessanti segreti, che riguardavano lui e una Certa Persona di una mente di straordinaria Purit di cui Lewisham lo aveva gi sentito parlare.
Secoli parvero passare.
Lewisham si trov improvvisamente sotto un lampione e qualcuno gli faceva vedere con grandi precauzioni, una fotografia. Era l'effige di un volto assimetrico, singolarmente privo di espressione; la parte superiore di un vestito artistico e una frangia di ricci. Si accorse che si cercava persuaderlo come questa creatura fosse un Portento di Purit, propriet esclusiva di Parkson. Parkson lo osservava con malcelato orgoglio ed apparentemente attendeva il suo verdetto.
Lewisham lottava colla verit.
 un viso interessante, disse.
 un viso perfettamente bello, ribatt Parkson con tranquilla e ferma convinzione. Ditemi, Lewisham, avete osservato gli occhi?
Oh s, disse Lewisham. S. Li vedo gli occhi.
Quegli occhi sono... innocenti, Lewisham. Sono gli occhi di un fanciullino.
S. Infatti. Sembrano proprio tali. Bene, bene, vecchio mio. Mi congratulo. Dove abita?
Dite la verit, non avete mai veduto un viso simile a Londra, insistette Parkson.
Mai! esclam Lewisham con decisione.
Non la farei vedere a tutti questa fotografia, continu Parkson. Non credo che possiate immaginare ci che questa pura, meravigliosa ragazza sia per me. Ripose solennemente la fotografia nella busta guardando in pari tempo Lewisham coll'aria di uno che abbia compiuto il rito della trasfusione del sangue. Poi prendendo Lewisham sotto braccio, una cosa che Lewisham particolarmente detestava, si espanse in una prolissa dissertazione sull'amore, fiorita di aneddoti che si riferivano al Portento. Di tanto in tanto Lewisham era forzato a dire qualche parola e si sentiva preso dal puerile desiderio, ad onta ne comprendesse l'idiozia, di reciprocare le confidenze. La necessit di sfuggire a Parkson si fece urgente. Lewisham sentiva che la sua pazienza messa a dura prova da quelle multiple strette che l'altro nel fervore gli largiva, se n'andava.
Ogni individuo richiede una stella che lo guidi, disse Parkson, e Lewisham bestemmi a bassa voce.
A questo punto erano giunti vicino all'alloggio di Parkson, e pens che questa scocciatura finirebbe pi presto se egli conducesse a casa Parkson. Parkson riacconsent macchinalmente, e sempre discorrendo, si avviarono.
Vi ho veduto sovente parlare con la signorina Heydinger, disse Parkson. Se mi permettete di dirvi...
Siamo s, ottimi amici, ammise Lewisham. Ma eccoci a casa vostra.
Parkson fiss gli occhi sulla sua casa.
Ma vi sono montagne di cose che debbo dirvi ancora. Verr con voi ancora per un tratto di strada, almeno fino a Battersea. Dicevo dunque, la vostra Signorina Heydinger...
Da questo punto in poi egli fece casuali accenni ad una supposta confidenza su Lewisham e la Signorina Heydinger, ognuno dei quali aument l'esasperazione di Lewisham.
Non passer molto tempo prima che anche voi, Lewisham, imparerete a conoscere l'infinita purificazione di una Puro Amore... Poi a un tratto, con la vaga idea di tagliar corto alle insopportabili ciarle di Parkson, Lewisham si lanci nel confidenziale.
Lo so, disse. Mi parlate come se io... Ho segnato il mio destino or son tre anni. L'impulso confidenziale che lo aveva preso mor non appena vi diede corso.
Ma come? Non vorrete dire che la Signorina Heydinger... chiese Parkson.
In malora con la Signorina Heydinger! disse Lewisham e a un tratto senza pronunciar verbi, sgarbatamente piant in asso Parkson in fondo alla strada e cominci a dirigersi a sud.
Parkson, tutto stupito, contempl quella figura che si allontanava e gli corse dietro per chiedergli il perch di questa improvvisa offesa. Lewisham cammin per un tratto, con Parkson che gli s'era messo a lato. Poi si volt di botto. Aveva il viso pallidissimo e parlava con voce stanca.
Parkson, disse, siete uno sciocco!... Avete le sembianze d'una pecora, i modi di un bufalo e il discorso di un seccatore. Purit un cavolo!.. La ragazza di cui mi avete fatto vedere il ritratto, ha gli occhi lerci. Essa appare ripugnante come c'era da aspettarselo... Non scherzo, sapete.... E ora andatevene!
Dopo questa sfuriata Lewisham se ne part solo. Non and direttamente a Chelsea, ma pass alcune ore in una strada di Battersea facendo i cento passi dinanzi ad una certa casa. La sua ira si mut in una tenera aspirazione piena di deso. Se almeno potesse vederla stasera! Sapeva ormai qual era il suo sentimento. Era deciso che il domani avrebbe mandato il lavoro al diavolo e andrebbe ad incontrarla. Le cose dettegli da Dunkerley avevano riempito la sua mente di nuovi e meravigliosi pensieri. Se almeno potesse vederla ora!
Il suo desiderio fu soddisfatto. All'angolo della strada fu sfiorato da due persone: una di queste, un uomo alto e occhialuto con un cappello floscio tipo clericale, col colletto del pastrano rialzato fino alle basette grigie. In essa riconobbe Chaffery; l'altra egli la conosceva fin troppo bene. La coppia gli pass accanto senza vederlo, ma per un baleno la luce del lampione cadde sul di lei volto che appariva pallido e stanco.
Lewisham si ferm all'angolo, fissando stupito quelle due figure mentre sparivano nell'ombra. Era confuso. Un orologio batt lentamente le ore. Era mezzanotte. Poco dopo laggi nella strada, si ud il colpo della loro porta che si rinchiudeva.
Gi l'eco di quel colpo s'era dileguato che Lewisham ancora stava immobile nello stesso luogo.
Essa ritorna da una seduta spiritica; ha mancato alla sua promessa.  stata ad una seduta, ha rotto la sua promessa, ripeteva senza tregua una voce nel suo cervello.
E poi venne la spiegazione del fatto.
Essa ha fatto questo perch io l'ho lasciata. L'avrei dovuto comprendere dalle sue lettere. Lo ha fatto perch crede ch'io non sia serio, che il mio corteggiamento non fosse che giuoco di fanciulli.... Gi lo sapevo che non avrebbe mai compreso.
...
.
...
CAPITOLO 19.
La soluzione di Lewisham.
...
.
...
La mattina dopo Lewisham apprese da Lagune che il suo intuito non l'aveva ingannato. Ethel s'era finalmente arresa alle pressioni che le si facevano ed aveva accondisceso alla lettura del pensiero.
Abbiamo avuto un ottimo inizio, disse Lagune stropicciandosi le mani. Sono persuaso che andremo benissimo con lei. Essa ha certamente molta forza medianica. L'ho sempre pensato quando la guardavo in viso. S, essa ha certamente della forza.
E ci volle... molta persuasione? chiese Lewisham con uno sforzo.
Anzi abbiamo incontrato molta resistenza. Moltissima. Ma naturalmente, come non mancai di farle osservare, non era possibile che essa potesse conservare il posto di dattilografa che aveva presso di me a meno che non fosse disposta ad interessarsi delle mie ricerche.
Avete fatto questo?
Dovetti farlo. Per fortuna Chaffery.... fu un'idea sua. Questo debbo dirlo.
Lagune si ferm di botto con aria stupita. Lewisham, dopo aver fatto uno strano movimento colle sue mani, gli aveva voltato le spalle e si avviava verso l'altra estremit del laboratorio. Lagune lo fissava; gli si parava dinanzi un fenomeno psichico che esulava dalla cerchia delle sue ricerche.
Strano! mormor finalmente, e cominci a smistare gli oggetti che aveva nella sua cartella.
Di tanto in tanto si fermava e fissava Lewisham, che ora stava seduto al suo posto e tamburellava sul tavolo con entrambe le mani.
Dopo qualche tempo la Signorina Heydinger usc dalla sala degli esemplari e indirizz la parola al giovane. Il quale parve rispondere assai brevemente. Quindi si alz, esit per qualche istante tra le tre porte del laboratorio, ed usc da quella che immetteva sulla scala posteriore. Lagune non lo rivide che nel pomeriggio.
Quella sera Ethel riebbe la compagnia di Lewisham, e le loro voci parevano serie. Essa non and direttamente a casa, ma invece si portarono verso gli spazi alquanto indeterminati della landa di Clapham, per parlare lungamente. E i loro discorsi di quella sera, furono memorabili.
Perch avete mancato di parola? gli chiese lui.
Le sue scuse furono vaghe e deboli.
Mi pareva che non mi voleste pi bene come prima, disse. E quando non veniste pi ad accompagnarmi, sentii che non m'importava pi di nulla. E poi, queste sedute non sono come quelle a cui dovrebbero intervenire gli spiriti....
A tutta prima Lewisham fu irascibile ed impetuoso. La sua collera contro Lagune e Chaffery lo resero cieco nel giudicare quello che egli riteneva fosse sempre in lei. Ribatt tutte le sue scuse.
Sono inganni belli e buoni, disse. S, perch se anche quello che fate voi non fosse inganno, tuttavia serve a deludere, ossia un inconscio inganno. Anche se vi fosse qualche parvenza di vero,  cosa non retta. Vero o no, non sta bene. Perch non fanno quella lettura del pensiero tra loro senza di voi? Che bisogno hanno di voi? Della vostra mente siete padrona voi. La mente di ognuno di noi  sacra. E perch scandagliarla? Non voglio! Non voglio. Almeno fino a questo punto siete mia. Non posso sopportare il pensiero di vedervi cos ridotta, cogli occhi bendati. E quell'omiciattolo idiota che preme colla mano sul vostro cervelletto e vi pone delle domande. Non voglio! Preferirei uccidervi che tollerarlo.
Non fanno affatto quello che dite voi!
Non me n'importa! Finiranno per giungervi. La benda sugli occhi non  che il principio. Non  permesso di guadagnarsi la vita a quel modo. Vi ho pensato sopra. Lasciate che sottopongano alla lettura del pensiero le loro figlie e che ipnotizzino le loro zie, ma le loro dattilografe le lascino stare.
Ma che debbo fare?
Questa non  la quistione. Vi sono cose che non bisogna a nessun costo tollerare, checch ne avvenga! Poich altrimenti ci si potrebbe trovare nel caso di dover fare qualsiasi cosa. L'Onore innanzi tutto. Proprio perch siamo poveri. Ma lasciate pure che vi licenzi! Lasciate che vi licenzi! Potete trovare un altro posto.
Non per ad una ghinea la settimana.
Ebbene, accontentatevi di meno.
Ma mi tocca pagare sedici scellini la settimana in casa.
Questo non importa.
Soffoc un singhiozzo.
Ma lasciare Londra sento di non poterlo fare. Non posso!
Ma come? Lasciare Londra?
L'espressione di Lewisham mut.
Oh! La vita  dura! disse lei. Sento che non posso. Ma essi, ma essi non mi lascerebbero rimanere a Londra.
Che intendete dire?
Spieg che, se Lagune la licenziava, essa doveva partire per la campagna e recarsi da una zia, una sorella di Chaffery che aveva bisogno di una compagna. Chaffery insisteva su questo punto.
Compagna dicono. Ma non sar che la serva, perch essa di serva non ne tiene. La mamma piange quando gliene parlo; mi dice che non vorrebbe che io la lasciassi, ma ha paura di lui. Perch non fai ci che egli ti chiede? mi dice.
Parlava cogli occhi fissi nell'oscurit che a poco a poco incupiva. Ancora continu con tono di voce uniforme.
Mi spiace tanto dirvi queste cose. Siete voi... Se a voi non importasse... Ma rendete questi fatti cos differenti. Potrei benissimo sottomettermi a quel lavoro, se non fosse per voi. Prima io.... S, io aiutavo.... Vi ero, andata coll'intento di aiutarli, se qualche cosa non fosse andata bene dal Signor Lagune. S, proprio quella sera. No.... Non parlate. Mi era difficile di dire prima. Ma allora non m'importava.... fino a che vi rividi col. E allora, ad un tratto, mi sentii misera e bassa.
E poi? disse Lewisham.
Non v' altro. S, posso anche essermi prestata alla lettura del pensiero, ma non ho mai pi ingannato dopo d'allora. Mai... Se sapeste come tutto  difficile nella vita....
Perch non mi avete detto nulla prima?
Non potevo. Prima che giungeste voi le cose erano diverse. Egli si beffava della gente, si burlava di Lagune, e mi faceva ridere. Pareva quasi uno scherzo.
Si ferm di scatto.
Ma perch avete voluto accompagnarmi? Vi avevo detto di non farlo, sapete bene che ve l'ho detto.
Quasi quasi si lamentava. Rimase muta per un minuto.
Non mi sento di andare da sua sorella, gemette. Sar pusillanime, ma non posso proprio.
Pausa. E fu allora che Lewisham vide la soluzione chiara e netta dinanzi a s. A un tratto il suo segreto deso era divenuto il suo palese dovere.
Sentite, disse distogliendo gli sguardi da lei e stirandosi i baffi, Non voglio che prendiate pi parte alcuna in quei maledetti inganni. Non dovete macchiarvi pi. E neanche voglio, che andiate via da Londra.
Ma come debbo fare? La voce di lei si alz.
Vi  una cosa che potete fare. Se l'osate per.
Che cos'?
Egli non rispose per qualche istante. Poi si volse e la guard. I loro occhi si incontrarono.
Il velo grigio della sua mente cominci a sollevarsi. Il viso di lei era soffuso di pallore, e lo guardava piena di timore e di perplessit. Una nuova tenerezza per lei si fece strada nel cuore di lui, un nuovo senso. Fino allora aveva amato e desiderato la sua dolcezza e il suo brio, ma ora era pallida e aveva gli occhi pieni di dolorosa stanchezza. Era come se l'avesse dimenticata ed improvvisamente la rammentasse. Una grande bramosia lo prese tutto.
Ma qual' l'altra cosa che posso fare?
Curioso com'era difficile a dirsi! Una speciale sensazione lo prese alla gola e nei muscoli facciali, uno sforzo nervoso tra il riso e il pianto. Tutto il mondo pareva obliterarsi dinanzi a quella grande bramosia. Ed aveva timore che essa non oserebbe, che non lo prenderebbe sul serio.
Che cos'? torn a dire lei.
Non vedete che possiamo sposarci? disse trascinato dalla corrente della sua forte risoluzione. Non vedete che  l'unica cosa che ci resta a fare? Non comprendete in che vicolo chiuso siamo? Voi dovete uscire dal vostro mondo d'inganni ed io... da quello dei miei studi. E possiamo, dobbiamo sposarci!
Fece una pausa, poscia divenne eloquente.
Il mondo  contro di noi, contro di noi. A te offre denaro per ingannare ed essere ignobile. Poich quello che voglio tu non faccia  ignobile. Non ti si offre di scegliere una via onesta: o ingannare o un miserabile servaggio. E ti tiene lontana da me. Ed anche me il mondo vuol subornare all'esca del successo, se ti abbandono.... Tu non sai tutto.... Forse dovremmo attendere anni, forse per sempre se aspettiamo che la vita sia facile e sicura. Possiamo essere separati.... Possiamo perdere di vista del tutto.... Lottiamo invece assieme contro queste avversit. Perch dovremmo dividerci? A meno che il Vero Amore non sia come tutto il resto delle cose, una parola vuota di senso. Non v' altra via. Noi due, che siamo uno per l'altra.
Essa lo guard con aria alquanto perplessa non apprezzando bene questa nuova idea. Il cuore le batteva forte.
Siamo tanto giovani, disse. E come vivremo. Voi non avete che una ghinea la settimana, nevvero?
Posso guadagnare di pi. Vi ho gi pensato, anzi sono due giorni che vi penso e ho deciso quel che dovremo fare. Ho del denaro!
Avete del denaro, voi?
Quasi cento sterline.
Ma siamo tanto giovani. E mia mamma?
Non le diremo nulla. Non diremo nulla a nessuno. Questo  affare nostro, Ethel! Questo  affare nostro. Non  quistione di modi e maniere, anche prima. Ho pensato, dico. Mia cara! Non mi ami?
Essa non comprendeva bene l'emozione di lui. Lo guardava con occhi straniti, con un che di pratico, e per lei, almeno per ora, l'intera cosa si riduceva a un calcolo matematico.
Poi fece:
Potrei anche dattilografare se avessi una macchina. Mi  stato detto che....
Ripeto che non  una quistione di modi e maniere. Ebbene, Ethel! Ho tanto desiderato...
Si ferm. Essa lo guardava in viso, negli occhi che erano avidi ed eloquenti, resi tali dalle misteriose vibrazioni che egli non aveva mai tradotto in parole.
Avrai cuore a venire con me? mormor.
Ad un tratto il mondo si dischiuse dinanzi alla fanciulla in tutta la sua realt come talvolta si era dischiuso nei suoi sogni pensosi. E si sent sgomenta dinanzi ad esso. Abbass gli occhi. Divenne un compagno di cospirazione.
Ma, come?
Ci penser io. Affidati a me! Ormai credo che ci conosciamo bene. Ma pensa un po'! Noi due....
Ma io non vi ho mai pensato....
Potrei prendere un alloggetto per noi due. Sarebbe cos facile. E pensa, pensa, cosa sarebbe la vita!
E come lo posso?
Verrai?
Essa lo fiss sbalordita.
Sai bene, disse. Dovresti sapere che lo vorrei, che mi piacerebbe.
Verrai?
Ma caro! Caro, se tu mi obbligherai.
S! esclam Lewisham tutto trionfante. Sono certo che verrai.
Si guard intorno e disse a bassa voce:
Oh! mia diletta! mia diletta!...
La voce scese a un sussurro incomprensibile. Ma il suo viso era eloquente. Due garruli impiegati, che se ne tornavano a casa, passavano in quel momento per rammentargli molto opportunamente che le espressioni tangibili delle sue emozioni si svolgevano in pubblico luogo.
...
.
...
CAPITOLO 20.
La carriera in sospeso.
...
.
...
Il pomeriggio del mercoled che segu questa giornata, l'esame di botanica si avanzava a grandi passi, Smithers vide il Signor Lewisham mentre nella Biblioteca Educativa stava intento a leggere un volume dell'Enciclopedia Britannica. Vicino aveva il Calendario Whitaker; un taccuino di appunti, un tomo della Serie di Scienza Contemporanea e una Guida di Scienza ed Arte. Smithers, che aveva un'alta opinione dell'abilit di Lewisham di trovare fatti importanti per gli esami, si chiese quali casi utili per uno studente di Botanica si potessero mai celare nel Whitaker, tanto che, ritornato a casa, spese un bel po' di tempo nel compulsare una copia del Whitaker che apparteneva alla sua padrona di casa. Ma il fatto  che Lewisham non studiava botanica, bens l'Arte del Matrimonio esposta dalle migliori autorit. (Il libro Scienza Contemporanea conteneva un articolo Esaltazione del matrimonio del Prof. Letourneau, articolo interessante, senza alcun dubbio, ma di scarso rendimento immediato).
Dal Whitaker Lewisham apprese come sarebbe stato possibile a un prezzo di sterline 2.6.5 oppure sterline 2.7.1, contrarre matrimonio in quella settimana stessa nell'ufficio dello Stato Civile del distretto. Prese degli appunti e compil piccole somme nel taccuino. Trov pure che le spese religiose variavano, ma per ragioni personali rinunci al matrimonio religioso. Il matrimonio certificato dal cancelliere porterebbe con s una poco conveniente dilazione. Dovrebbe dunque essere quello a Lst. 2.7s. 1d. Mancie, diciamo dieci scellini.
Dopo, senza indebita ostentazione, estrasse un libro di cheques e un libro di deposito, e si dispose ad ulteriore aritmetica. Si trov in possesso di Lst. 61.45.7d. Non erano cento come aveva detto, ma tuttavia una bella somma. Si sapeva di uomini che avevano cominciato gli affari con meno. In origine erano state cento. Contando cinque sterline pel matrimonio ed il trasloco, gli rimarrebbero circa Lst. 56. Pi che sufficienti. Non aveva contemplato n fiori, n vetture, n viaggio di nozze. Ma per bisognerebbe comperare una macchina da scrivere. Ethel doveva dare il suo ausilio nell'impresa....
Sar una faccenda terribilmente ristretta, disse Lewisham esultando in modo veramente irragionevole. Poich, strano a dirsi, questo avvenimento cominciava ad assumere un sapore avventuroso che non era spiacevole. Si appoggi allo schienale della sedia col taccuino fra le mani e si perdette nei suoi pensieri.....
Ma vi era molto da fare in quel pomeriggio. Prima di tutto doveva andare alla ricerca del sovraintendente dello Stato civile del distretto, e poi trovare un alloggio dove avrebbe potuto condurre Ethel, quell'alloggio dove dovevano vivere insieme.
Al pensiero di quella nuova vita a due che ormai si avvicinava. Ethel gli apparve vivida, vicina e calda....
Si dest da un sogno a occhi aperti. Si avvide di un distributore di biblioteca, laggi, appoggiato alla scrivania che rosicchiava la cannuccia della penna secondo la moda di tutti i distributori di South Kensington e che lo fissava con curiosit. Lewisham pens allora che la lettura del pensiero potrebbe essere una delle cose pi possibili di questo mondo. Arross, si alz con aria alquanto goffa e riport a posto l'Enciclopedia.
Trov che la scelta dell'alloggio era assai difficile. Dopo la prima prova, cominci a credere di avere un tipo sospetto, ci che forse era un intoppo. Aveva scelto il distretto a mezzogiorno della Brompton Road.
Per altro v'era uno svantaggio, poteva incappare in una casa abitata da un compagno di studi.... Non che fosse di vitale importanza, ma il fatto sta che non  cosa molto usuale a Londra che le coppie sposate abitino in permanenza in camere ammobigliate. La gente che  troppo povera per affittare una casa o un appartamento, in generale trova conveniente di affittare parte di una casa o camere vuote. Vi sono centinaia di coppie che abitano in camere non ammobiliate coll'uso di cucina. La mancanza di mobili indica una pericolosa assenza di capitale per la prudente padrona di casa. La prima di queste affittacamere che Lewisham intervist disse che non le piacevano le signore, perch avevano bisogno di troppo servizio; la seconda aveva le stesse idee; la terza osserv al Signor Lewisham che le sembrava troppo giovane per essere gi sposato; la quarta che in quanto a lei non prendeva che gentiluomini scapoli. La quinta era una persona giovine con modi spiritosi che amava conoscere tutto quanto riguardasse la gente a cui affittava, e che sottopose Lewisham a una vera istruttoria.
Allorch poi lo sorprese in flagrante bugia, espresse l'opinione che non credeva che le sue camere potessero servire, e lo conged cortesemente.
Si rinfresc le orecchie e il viso passeggiando su e gi nella strada per un certo tempo, e poi riprov. Quest'altra affittacamere era una persona miserabile e terribile, tanto era grigia e polverosa col viso pieno di rughe di polvere, di lavoro e di dolori. Portava una sudicia cuffia posta di traverso sul capo. Condusse Lewisham in una squallida camera al primo piano.
Vi  compreso l'uso di un pianoforte, disse indicando un istrumento con un frontale di seta verde tutto lacero. Lewisham prov la tastiera ed evoc una vibrazione di corde infrante.
Diciotto scellini, disse Lewisham. Sta bene. Grazie. Le far sapere qualche cosa.
La donna sorrise con aria triste e senza far motto lo accompagn alla porta. Lewisham prov una passeggera curiosit per la posizione disperata di quella donna, ma non credette fare altra inchiesta.
Finalmente la prossima affittacamere si dimostr soddisfacente. Era una donna tedesca dall'aria pulita, vestita piuttosto elegantemente; aveva una frangetta di ricci color lino e una parlantina volubile, solo in parte di origine inglese. La sua richiesta era di quindici scellini per una piccolissima camera da letto e un piccolo salotto divisi da una porta a due battenti al pianterreno e in pi i suoi servizi personali. Il carbone lo fissava a sei pence la secchia. Non aveva capito a tutta prima che Lewisham avesse detto di essere sposato. Ma non dimostr alcuna esitazione.
Diciotto scellini, disse imperturbabilmente. Pagabili ogni settimana.... Capito?
Il Signor Lewisham esamin nuovamente le camere. Gli sembravano pulite, e i vasi da th da francobolli premio, le oleografie rancide in cornici dorate, due tovagliette da toilette usate quali ornamenti, e il fatto che il cassettone era stato tolto dalla stanza da letto e posto nel salottino non dest il suo senso del ridicolo.
Le fisso da sabato in poi, disse.
Essa gli disse che era sicura che gli sarebbero piaciute. Accenn casualmente al precedente inquilino, un capitano, che vi aveva abitato per tre anni. (Non si d mai il caso che un inquilino si fermi per tempo minore). Questa cosa successe (questo in tedesco) ed ora aveva carrozza e cavalli; evidentemente questo fatto voluttuario dipendeva dal suo soggiorno in casa sua. Ritorn con un piccolo registro, ed una ricevuta per diciotto scellini sulla prima pagina. Evidentemente era una persona abituata agli affari.
Lewisham pag e la trattativa ebbe termine.
Vedrete che vi starete benissimo, fu la confortante osservazione che lo segu alla porta.
Poi and a Chelsea e vi intervist un gentiluomo dall'aria paterna negli uffici dello stato civile. Il gentiluomo paterno aveva un viso tondo da cherubino, portava occhiali, e i suoi modi erano simpatici, ma commerciali. Ripeteva a s stesso tutti i capisaldi dell'intervista.
E che cosa posso fare per lei? Desidera di sposarsi? Per licenza?
Per licenza.
Per licenza!
E cos via. Aperse un registro e vi fece accurate annotazioni dei dati.
L'et della signora,
Ventun anni.
Et adattissima.... per una signora!
Consigli a Lewisham di provvedersi di un anello e gli disse che ci volevano due testimoni.
Ecco... esit Lewisham.
Vi  sempre qualcuno qui intorno, disse l'ufficiale di Stato civile. Ed essi vi sono abituati.
Lewisham pass il gioved e il venerd di ottimo umore. A quanto pare in quel periodo egli non ebbe coscienza alcuna della distruzione quasi certa della carriera. Per un dato tempo il dubbio era sparito dal suo universo. Avrebbe voluto ballare nei corridoi. Si sentiva curiosamente irresponsabile, e faceva sfoggio di uno spiacevole genere di spirito che indisponeva tutti.
Augurava alla Signorina Heydinger mille di questi giorni a proposito di nulla, e butt una brioche a Smithers attraverso la finestra e colp uno dei professori. Ambedue queste cose erano stupide. Nel primo caso se ne pent subito dopo l'offesa, ma nel secondo aggiunse l'ingiuria attraversando la sala e chiedendo in modo offensivo e sospetto se qualcuno avesse veduto la sua brioche. Strisci sotto un tavolo e finalmente la trov, piuttosto polverosa, ma mangiabile, sotto la sedia di una signora studentessa d'arte. Si sedette vicino a Smithers per mangiarla, mentre discuteva con un funzionario della sezione Arte. Il funzionario disse che i modi degli studenti di Scienza stavano diventando insopportabili e minacci di portare la faccenda dinanzi al Comitato dei rinfreschi.
Lewisham disse che era un peccato di far tante parole sopra una cosa cos futile e propose al funzionario di buttargli la sua colazione, bistecca e pasticcio di rognoni, attraverso la camera e prendersi cos una soddisfazione.
Poi chiese scusa al funzionario, e spieg, per attenuare la cosa, che aveva tentato un tiro lungo e difficile. Il funzionario mangi qualche briciolo e bevette un goccio di birra e la discussione termin. Nel pomeriggio per, Lewisham a suo immortale onore, si sent immensamente vergognoso di s. La Signorina Heydinger non volle neppure parlargli.
La mattina del sabato si assent dai corsi, protestando a mezzo posta una leggera indisposizione, e port tutto ci che possedeva all'ufficio spedizioni della stazione di Vauxhall. La sorella di Chaffery viveva a Tongham, vicino a Farnham, e Ethel, licenziata una settimana prima da Lagune, era partita quella mattina sotto la sorveglianza piagnucolosa di sua madre, per incominciare il nuovo servaggio. Doveva scendere sia a Farnham che a Woking, come avrebbe trovato meglio, e di l ritornare a Vauxhail per incontrarlo. Per cui l'attesa di Lewisham sulla piattaforma principale doveva essere di durata indefinita.
A tutta prima si sent esilarato come da una grande avventura. Poi, mentre andava su e gi sulla piattaforma, subentr in lui un umore filosofico e un senso di completo distacco dal mondo. Vicino alla valigia di un compagno di viaggio egli osserv un fascio di piante sradicate, e questo gli sugger una similitudine grottesca.
Le sue radici, le sue propriet terrene giacevano tutte da basso nell'ufficio bagagli. Che cosa superficiale era egli mai. Un baule di libri e un altro di indumenti, alcuni certificati e pezzi di carta, una registrazione qua, un'altra l, un corpo non fortissimo e la vasta moltitudine di esseri umani intorno a lui, contro di lui, l'immenso mondo in cui si trovava! Importava a qualsiasi anima vivente, tranne che a lei, se egli cessasse di esistere? E a miglia di distanza forse anche lei si sentiva piccola e solitaria...
Avr forse delle noie col suo bagaglio? E se sua zia fosse andata a Farnham Function ad incontrarla? E se qualcuno le rubasse il borsellino? E se giungesse troppo tardi? Il matrimonio era fissato per le due... E se non veniva affatto!... Dopo che tre treni successivi lo delusero, i suoi vaghi sensi di timore cedettero il posto a profonda depressione....
Ma finalmente giunse, e mancavano ventitr minuti alle due. Fece trasportare frettolosamente il suo bagaglio dabbasso e lo deposit col suo, e in un batter d'occhio si trovarono in un hansom, quel tipo di vettura a due posti e due ruote col cocchiere seduto dietro, diretti all'ufficio di stato civile. Non si erano quasi detto una parola, ma gli occhi erano pieni di fervore, e sotto il grembiule dell'hansom le loro mani si tenevano strette.
Il piccolo vecchio signore si mostr meticoloso, ma buono. Pronunciarono i loro voti dinanzi a lui, assistiti da un piccolo impiegato dalla barba nera e da una signora che si tolse il grembiule prima di presentarsi.
Il piccolo vecchio signore non tenne loro lunghi discorsi.
Siete giovani, disse adagio, e la vita a due  difficile.... Siate buoni l'uno con l'altro.
Sorrise un poco tristemente, e stese loro amichevolmente la mano.
Gli occhi di Ethel luccicarono e sent che non poteva parlare.
...
.
...
CAPITOLO 21.
A casa!
...
.
...
Poi, dopo una furtiva rimunerazione ai testimoni, Lewisham le fu al fianco. Aveva il viso raggiante. Una ininterrotta corrente di lavoratori che se ne andavano a casa per la loro mezza giornata di riposo, si snodava nella strada. Sugli scalini dinanzi a loro erano sparsi alcuni granelli di riso, residuo di nozze pi solenni(4).
Una bimbetta precoce osserv curiosamente la nostra coppia e fece qualche osservazione alla sua compagna birichina.
Loro no, disse questa. Non hanno fatto che chiedere informazioni.
La birichina evidentemente non era buon giudice dell'espressione dei visi.
Ritornarono, attraverso le vie affollate, alla stazione di Vauxhall, quasi non pronunciando parola, e giunti col Lewisham, assumendo il fare pi indifferente che gli fu possibile, riprese le loro propriet dal deposito bagagli a mezzo di due biglietti separati e li fece caricare sopra una vettura. Il suo bagaglio era fuori, ma il piccolo baule color cuoio, che conteneva il corredo di Ethel, era abbastanza piccolo da poter essere collocato sul sedile dinanzi a loro.
Bisogna che vi raffiguriate una carrozza piuttosto sgangherata recante la cassa dipinta di giallo e lo sperimentato baule e il Signor Lewisham con tutti i suoi averi; un cavallo scoraggiato e spasmodico, e un vetturino venerabile e frusto, che sottovoce bestemmiava e frustava il cavallo, vestito d'una palandrana a pellegrine. Allorquando i nostri giovani si trovarono nella vettura quella tal sostenutezza di modi spar e vi furono nuove strette di mano.
Ethel Lewisham, disse Lewisham a pi riprese, e Ethel reciproc con Maritino e Maritino caro, e si tolse il guanto per guardare ancora ostentatamente un cerchietto d'oro. E baci il cerchietto.
Avevano deciso che nessuno si accorgesse del loro nuovo stato maritale e con molta cerimonia stabilirono che egli la tratterebbe con indifferente bruschezza quando fossero riuniti al loro alloggio. La teutonica padrona di casa apparve nel corridoio con un amabile sorriso ed espresse la speranza che essi avessero avuto un viaggio piacevole, e in breve con molta volubilit fece loro svariate promesse di attenzioni.
Lewisham, dopo aver assistito la sudicia serva nel trasportare i suoi bauli, pag un fiorino al cocchiere con aria risoluta e segu le signore nel salottino.
Ethel rispose alle domande di Madama Gadow con ammirevole padronanza di s, la segu nella camera e spieg un interessamento intelligente per il nuovo pagliericcio a molle che le fece vedere. Poi si chiusero i doppi battenti. Lewisham percorreva il salottino stiracchiandosi i baffi facendo finta di interessarsi delle oleografie. Fu molto stupito di scoprire che tremava tutto.
La sudicia servente riapparve colle costolette e il salmone in scatola che egli aveva chiesto a Madama Gadow di preparare per loro. And verso la finestra e vi rimase immobile a contemplare la strada; ud che la porta si rinchiudeva dietro la ragazza, poi si volse al rumore che fece Ethel apparendo tutta vergognosa tra i battenti dell'uscio.
Ad un tratto essa gli parve trasformata in qualche cosa di pi famigliare e domestico. Fino allora non l'aveva veduta senza cappello e giacca che in una sola occasione drammatica e indistinta. Ora indossava una piccola camicetta di una stoffa morbida e color rosso cupo con una trina spumeggiante intorno ai polsi, a quel suo bel collo. E i suoi capelli erano una meraviglia di ricci e di ciocche lucenti. Come sembrava delicata e dolce in quella sua attitudine timida ed esitante! Che graziosi momenti nella vita!
Egli fece due passi innanzi e le stese le braccia. Essa diede uno sguardo all'uscio chiuso e poi venne a passi leggeri verso di lui...
...
.
...
CAPITOLO 22.
Epitalamio.
...
.
...
Durante tre giorni indimenticabili l'esistenza di Lewisham fu un tessuto di portentose emozioni; la vita pareva troppo meravigliosa e troppo bella perch vi trovassero posto dubbi o previdenze. Il trovarsi vicino a Ethel era un perpetuo godimento: essa stupiva questo giovane privo di sorelle con mille preziosit e raffinatezze femminili. Si sentiva vergognoso dinnanzi a lei per la sua forza e la sua rudezza. E quella luce nei suoi occhi e il calore del suo cuore che ve l'accendeva!
Perfino la lontananza da lei era una meraviglia e in un certo qual modo piacevole. Egli non era no, uno studente volgare: era un uomo con una segreta vita. Ah! quel dividersi da lei al luned vicino alla stazione di South Kensington e risalire la Exhibition Road in mezzo a tutti quegli individui che vivevano in alloggi sordidi e solitari e non erano che ragazzi di fronte alla sua esperienza di un giorno! Quel trascurare il proprio lavoro, e sognare il prossimo nuovo incontro. Di sgusciarsene via verso il cimitero ombroso, dietro l'Oratorio quando, o anche prima, la campana del mezzogiorno destava la grande scala a nuova attivit, e incontrarvi un viso sorridente ed ascoltare una tenera voce che sussurra dolci e puerili cose! E dopo le quattro un altro incontro e la passeggiata verso casa: la loro propria casa.
Non pi ora quella piccola figurina lo lasciava all'angolo sotto il lampione e spariva nella nebbia dalla sua vista, portando seco il suo desiderio. Questo ormai non succederebbe pi. Le lunghe ore che Lewisham passava nel laboratorio, egli le occupava in una meditazione piena di sogni, oppure, a dire il vero, inventando puerili espressioni di affetto: Cara moglie, Cara piccola moglie, cosa mia, Dolcissima, carissima piccola moglie, Dilly wings. Un bell'impiego di tempo, aff mia! E questi sono campioni della sua originalit in quei giorni meravigliosi. Un istante di ricerca fatta nel suo cuore su quest'attitudine speciale port alla scoperta di una parentela spirituale finora ignorata con lo Swift. Poich Lewisham, come lo Swift e un gran numero di esseri umani, aveva scoperto il Puerile Linguaggio. In verit era un tempo ben pazzo.
Tutto il lavoro di sezionamento che comp in quel terzo giorno della sua vita matrimoniale, e ben scarso fu quel lavoro, era una cosa da destare lo stupore. Bindon, il professore di botanica, ancora sotto il colpo di queste fatiche di Lewisham, trovandosi nel ristorante, protest con un collega che mai uno studente era stato cos erroneamente quotato.
Ed anche le giornate di Ethel erano piene di dolci emozioni. Era padrona di casa, della loro casa. Andava a far le spese e si sentiva chiamare Signora da bottegai rispettosi e di bell'aspetto; progettava i pasti e copiava lunghe liste di ricette e di consigli col senso profondo di essere molto utile. E di tanto in tanto si fermava nello scrivere e sognava. E per quattro fulgenti giorni della settimana, essa accompagnava Lewisham nell'andata e nel ritorno ed ascoltava avidamente le pi recenti elucubrazioni della immaginazione di lui.
La padrona di casa era molto cortese e ciarlava in modo ameno delle domestiche straordinarie e dissolute che aveva avuto, ed Ethel nascondeva il suo recente stato matrimoniale con una serie di ingegnose precauzioni. Quel sabato essa scrisse una lettera a sua madre, Lewisham l'aveva aiutata a scriverla, in cui in certo modo esaltava la sua romantica partenza e prometteva un'assai prossima visita. Impostarono la lettera in modo che non potesse essere consegnata che il luned.
Tanto essa che Lewisham provavano un senso eroico nel pensare che soltanto l'eventuale disonore delle sedute medianiche aveva potuto deciderli al matrimonio e d'accordo si nascosero l'un l'altro l'attrazione naturale che li aveva uniti. Come ben vedete vi era qualche cosa di pi di una parvenza di grandiosit in questa faccenda.
Fu Lewisham a persuaderla di dilazionare quella visita rassicurante fino alla sera del luned. Ancora una intera giornata di luna di miele dobbiamo godere, insistette lui. Nelle sue meditazioni prenuziali non aveva del tutto preveduto il fatto che, anche dopo il matrimonio, una relazione col Signore e la Signora Chaffery avrebbe pur dovuto continuare. Ma con tutto che ne avesse poi compreso l'obbligo, era assai poco disposto ad affrontarne la necessit. Prevedeva, per quanto tentasse risolutamente di ignorarlo, che vi sarebbero delle scene esplicative di una certa gravit. Ma la prevalente atmosfera di magnifico oblio d'ogni cosa, gli fece passar sopra questo probabile fastidio. Teniamo per noi soli almeno questo breve tempo, e questo parve decidere del loro modo di comportarsi nella faccenda.
Tranne che per la sua brevit e questi accenni alla possibilit di futuri fastidi, era davvero un tempo assai piacevole! Il loro pranzo di mezzogiorno, ad esempio, veramente esso s'era gi un poco raffreddato quando si sedettero a tavola quel sabato, era veramente molto divertente. Non si notava nessuna diminuzione di appetito; essi mangiavano benissimo ad onta dell'incontro delle loro anime e malgrado certi movimenti di sedie, strette di mano ed altri simili indugi. Egli fece soltanto allora la vera conoscenza delle mani di lei, manine bianche e grassottelle, con dita brevi, e l'anello di fidanzamento era uscito fuori dal suo tenero nascondiglio e faceva da custode alla vera matrimoniale. I loro occhi erravano continuamente nella sala per ritornare poi a sorridersi mutualmente. Tutti i loro movimenti erano leggermente impacciati.
Essa mostrava di interessarsi immensamente della sala e del suo mobilio e della posizione che vi aveva lei, e lui era felice del suo piacere. Sopratutto la divertiva il cassettone posto nel salottino, e i motti di spirito di Lewisham sulle oleografie e le serviettine da toilette.
E dopo che le costolette e quasi tutto il salmone in scatola, nonch una pagnotta freschissima furono sparite, sbrigarono con disinvoltura un pudding di tapioca. La loro conversazione era frammentaria.
L'hai udita chiamarmi madame? Mdme, ecco! Presto dovr uscire per fare qualche spesa. Debbo provvedere tutto l'occorrente per domenica e luned mattina. Sar bene ch'io faccia una lista. Non vorrei che si accorgesse come m'intendo poco di tutte queste cose... Vorrei tanto saperne di pi.
E cos via.
In quel tempo Lewisham riteneva quella sua confessione di ignoranza domestica, quale piacevole facezia. Svolse una nuova linea di pensiero, condolendosi con lei delle poco gloriose circostanze del loro matrimonio.
Neppure una damigella di nozze, disse, nessun bambino che spargesse dei fiori, niente carrozze, nessun policeman per far la guardia ai regali di nozze, niente di elegante, nulla di quel che avrebbe dovuto esservi. Neppure una coccarda bianca. Solo te e me.
Solo te e me. Oh!
Queste sono sciocchezze, riprendeva Lewisham dopo un intervallo. E ci pensi quel che abbiamo perduto quanto a discorsi? riprese. Non puoi figurartelo il cavaliere d'onore che si alza: Signore e signori: alla salute della sposa.  cos, nevvero, che il cavaliere deve parlare?
Per tutta risposta essa gli tese la mano.
E sai, disse lui dopo che questo atto ebbe ricevuto il debito riconoscimento, or che ci penso, nessuno ci ha mai presentati l'uno all'altra!
 proprio cos! esclam Ethel. Non siamo stati presentati!
Per qualche inscrutabile ragione parve che questo fatto di non essere mai stati presentati l'uno all'altra, li divertisse enormemente...
Nel tardo pomeriggio Lewisham, dopo avere tolto una parte dei suoi libri e delle sue cose dal cassone fu veduto nella strada, mentre con viso ilare e giocondo, portava a casa le spese fatte da Ethel. Vi erano pacchi e colli avvolti in carta azzurra, altri in ruvida carta grigia, nonch un sacchetto di pasticceria, e da una tasca laterale del suo soprabito a buon mercato, spuntava la coda di un piccolo merluzzo affumicato che aveva lacerato la carta. Fu cos, fra cose magnifiche e modeste incombenze che la luna di miele cominci.
La sera della domenica andarono girovagando nelle strade tranquille sbucando finalmente nell'Hyde Park. La serata di quel principio di primavera era mite e chiara, e l'amichevole chiarore della luna li avvolgeva. Salirono sul ponte e si fermarono a guardare la Serpentina, coi piccoli lumi gialli di Paddington che occhieggiavano in distanza. Stettero l, oscure piccole parvenze, molto stretti l'uno all'altra, sussurrando, poi si fecero silenziosi.
Parve poco dopo che qualche cosa fosse sorpassata, e Lewisham cominci a parlare colla sua solita vena magnifica. Paragon la Serpentina alla Vita, e trov perfino un recondito significato ai poggi oscuri di Kensington Gardens e in quei remoti lumicini fulgenti.
La lunga lotta, disse, e poi la luce all'arrivo, per quanto in realt non sapesse bene ci che intendesse dire per luce all'arrivo. E neppure Ethel, per quanto l'emozione fosse indiscutibile.
Noi lottiamo col mondo, disse, trovando una grande soddisfazione in quel pensiero. Tutto il mondo  contro di noi, e noi lottiamo con tutti.
Non ci lasceremo abbattere, disse Ethel.
E come potremmo essere battuti, assieme? disse Lewisham. Per te combatterei contro mezza dozzina di mondi.
Parve loro una cosa molto dolce e molto nobile sotto quella simpatica luce lunare; anzi pareva perfino una cosa troppo facile pel loro coraggio di non avere da combattere che il solo mondo.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Non  poi da molto tempo che siete sposati, disse madama Gadow con un sorriso insinuante la mattina del luned, quando aperse la porta a Ethel che aveva accompagnato Lewisham e scuola.
No, non da molto tempo, ammise Ethel.
Siete molto felice, disse madama Gadow e sospir. Anch'io fui molto felice.
...
.
...
CAPITOLO 23.
Il Signor Chaffery a casa sua.
...
.
...
Le nebbie dorate della gioia si sollevarono un poco il luned, allorch il signore e la signora G. E. Lewisham andarono a far visita alla signora e al signor Chaffery. La signora Lewisham and con evidente apprensione, ma il capo del signor Lewisham era ancora avvolto di nubi di gloria e il suo modo di presentarsi fu eroico. Egli portava una camicia di cotone col colletto di lino, e una graziosa cravatta di raso nero che la signora Lewisham aveva comperata sotto la sua propria responsabilit, durante il giorno. Naturalmente essa desiderava che egli apparisse in ordine.
La signora comparve nella mezza luce dell'entrata, ma di lei non si vedeva che la cima d'una cuffia piuttosto trasandata al disopra della spalla di Ethel, e due maniche nere intorno al suo collo. Emergeva, quella piccola donnetta di mezza et, con un nasino magro fra gli occhiali cerchiati d'argento, una bocca debole: ed occhi pieni di perplessit, una curiosa donnetta polverosa che somigliava nel viso stranamente a Ethel. Tremava visibilmente per l'interna agitazione.
Stette un momento in sospeso guardando curiosamente, poi baci il signor Lewisham con effusione.
E questo dunque  il signor Lewisham? chiese.
Era il terzo essere femminile che Lewisham baciava dai giorni obliati della sua infanzia.
Ero cos spaventata. Ecco! E rideva istericamente.
Mi scuserete se osservo che per me  un conforto il vedervi; quest'aria cos onesta e cos giovane. Non voglio dire con questo che Ethel... Lui  stato terribile in questi giorni, prosegu la signora Chaffery. Vedete, non avreste dovuto dir nulla di quell'ipnotismo. E la lettera che scrisse Yane poi, quella era una lettera!... Ma egli aspetta e sono certa che sta in ascolto.
Dobbiamo scendere da basso, mammina? chiese Ethel.
S, vi attende da basso, disse la signora Chaffery. Essa teneva in mano un malinconico fioco lumicino, e scese per una scaletta a spirale assai oscura, fino a una camera sotterranea illuminata a gas, che luceva attraverso un globo, parzialmente smerigliato, con stelle di cristallo. Quella discesa nel profondo ebbe un effetto decisamente deprimente su Lewisham. Scendeva pel primo. Quando fu dinanzi all'uscio respir profondamente. Ma che direbbe Chaffery? Non che gliene importasse, per!
Chaffery stava ritto col dorso rivolto al fuoco e si affilava le unghie con un temperino. I suoi occhiali orlati d'oro s'erano spinti in avanti cos da presentare un bernoccolo infiammato sulla punta del suo naso. Guard il signore e la signora Lewisham al di sopra di essi, con, Lewisham quasi quasi non voleva credere ai suoi occhi, un sorriso, un sorriso proprio canzonatore.
Siete di ritorno, a quanto vedo, disse allegramente a Ethel. Vi era un accenno di falsetto nella sua voce.
Essa  venuta a trovare sua madre, disse Lewisham. Lei, a quanto credo,  il signor Chaffery?
Ed io amerei sapere chi diavolo siete voi. disse Chaffery, gettando improvvisamente il capo indietro, cos da guardare attraverso gli occhiali anzich al di sopra di essi, e ridendo genialmente. Come sfacciataggine, direi proprio che vi si pu dare il premio. Siete voi quel tale signor Lewisham a cui accenna questa ragazza sviata nelle sue lettere?
S, sono io.
Maggie, disse il signor Chaffery alla signora Chaffery, vi  una classe di esseri verso i quali  inutile usare delicatezza, anzi dir pei quali la delicatezza  lettera morta. Ditemi, vostra figlia ha il suo atto di matrimonio?
Signor Chaffery! esclam Lewisham, e la signora Chaffery:
Giacomo! Ma come potete parlare cos?
Chaffery chiuse il suo temperino con uno scatto e lo fece scivolare nel taschino del panciotto. Poi alz di nuovo gli occhi parlando colla stessa voce monotona.
M'immagino che siamo gente civilizzata pronta a discutere dei nostri affari in modo civile. La mia figliastra sparisce per un periodo di due notti e ritorna con un presunto marito. Ed io almeno non sono disposto a disinteressarmi della sua posizione legale.
Mi pare che dovreste conoscerla meglio, cominci Lewisham.
Ma perch discutere su questo punto? disse Chaffery allegramente, accennando col magro dito al gesto che stava facendo Ethel, quando tiene il certificato in tasca? Potreste farmelo vedere subito. Avevo ragione, eccolo. Non ti allarmare se lo esamino. Puoi sempre averne una copia al prezzo nominale di due scellini e sette pence. Grazie... Lewisham Giorgio Edgardo. Ventun anni. E... tu, ventun anni. Non ho mai conosciuto esattamente la tua et, mia cara, ed ora tua mamma non dir pi nulla. Studente! Grazie. Ben obbligato. Anzi dir che mi sento molto sollevato. Ed ora, che cosa avete da dire di questa straordinaria faccenda?
Avr ricevuto una lettera, disse Lewisham.
Ebbi infatti una lettera di scuse; sorvolo sulle personalit... S, signore, erano scuse. Voi due volevate sposarvi e avete afferrato un'occasione. Nella lettera non faceste neppur cenno al fatto che volevate sposarvi. Semplice modestia! Ma ora mi capitate qui gi sposati. Questo fatto disorganizza questa famiglia, infligge innumerevoli noie alla gente, ma non importa! Non biasimo voi due.  la Natura che bisogna biasimare! Nessuno di voi conosce ancora ci che gli spetter in seguito. Ma quel giorno arriver. Siete sposati, e questa per voi  la gran cosa essenziale... (Ethel, mia cara, riponi il cappello e il bastone di tuo marito dietro l'uscio). E, dite un po', signore, dunque, voi disapprovate il modo con cui mi guadagno la vita?
Mah! disse Lewisham. Ebbene, s, debbo proprio ammetterlo.
Storie! Non c' proprio bisogno che lo ammettiate. Soltanto la modestia dell'inesperienza vi potrebbe scusare.
S, ma non  cosa giusta, non  agire con rettitudine.
Dogma, disse Chaffery, dogma!
Che intendete dire per dogma? chiese Lewisham.
Intendo dire, dogma. Ma dovremo discutere di questo con comodo.  l'ora di cena, ed io non voglio star qui a combattere fatti compiuti. Siamo divenuti di famiglia. Ecco tutto. Dovete fermarvi a cena e voi ed io vaglieremo assieme queste cose. Ci siamo imparentati tra noi e dobbiamo trarne il miglior profitto. Vostra moglie e la mia prepareranno la tavola, e noi continueremo a discorrere. E perch non vi sedete su quella sedia anzich appoggiarvi alla spalliera?
Questa  una casa, domus, non una societ di controversia; una casa modestissima malgrado le mie manifeste frodi... Ecco, cos va bene. E prima di tutto io spero, lo spero sinceramente, Chaffery divenne improvvisamente molto solenne, che non siate un dissidente.
Eh! fece Lewisham, e poi:, No! Non sono un dissidente...
Meglio cos, disse il signor Chaffery. Ne sono molto lieto. Avevo un leggero timore. Qualche cosa nei vostri modi. Non posso soffrire i dissidenti. Ho un'antipatia speciale pei dissidenti. Secondo me  il grande svantaggio di questo Clapham. Vedete un po'... Ne ho trovato la gente invariabilmente falsa, e pronta all'inganno, invariabilmente.
Fece una smorfia e lasci cadere gli occhiali con un tintinnio contro i bottoni del suo panciotto.
Ne sono molto contento, disse rimettendoli sugli occhi. Il dissidente, il nonconformista, il puritano, il vegetariano, l'astemio, insomma tutta quella gente, io non li posso soffrire. In quanto a me, mi sono sbarazzato la mente di tutti i pregiudizi e di tutte le formule. Il mio temperamento  essenzialmente ellenico. Avete mai letto Matteo Arnold?
All'infuori dei miei studi scientifici.
Ah! dovreste leggere Matteo Arnold. Una mente di singolare chiarezza. Troverete in lui una certa qualit che molte volte manca nei nostri uomini scientifici. In generale sono disposti ad essere un poco troppo obbiettivi. Ora sto facendo ricerche intorno ai noumeni. Noumeni, signor Lewisham! Mi seguite?
Fece una pausa, e i suoi occhi dietro le lenti erano mitemente interrogativi. Ethel in quel momento rientr senza cappello e senza giacca, e recava una guantiera nera quadrata, una tovaglia bianca, piatti, posate e bicchieri e cominci a preparare tavola.
Vi seguo, disse Lewisham arrossendo. Non aveva il coraggio di ammettere la sua ignoranza di questo rimarchevole vocabolo. Spieghi il suo caso.
Io sto cercando noumeni, ripet il signor Chaffery con gran soddisfazione, e gesticol colla mano come se volesse spazzare via ogni cosa. Non mi accontento di superfici e di apparenze. Sono uno di quei ninfageti, capite, ninfageti.... Debbo inseguire la verit delle cose! Mi sono fatta una regola, non dir mai menzogne a me stesso, mai. Secondo me la verit deve principiare da noi stessi. E in generale qui si arresta. Pi sicuro e pi proprio, sapete. Colla pi parte degli uomini e par excellence col vostro tipico dissidente, la vita non consiste che nell'andare e venire, andare a trovare i vicini. Lo vedete il mio punto di vista?
Diede un'occhiata a Lewisham, che sentiva, a dire il vero, una malaugurata opacit di mente. Divenne sagace, sagace quanto gli fu possibile esserlo cos sul momento:
 alquanto sorprendente, sapete? disse con grande prudenza, se cos posso esprimermi e avuto riguardo a quello che  avvenuto, di sentirvi parlare!
Parlare di verit? Questo non succede se voi comprendete la mia posizione. E tanto meno se realizzate il mio punto di vista. E sto per giungervi. Questo  quanto desidero farvi comprendere ben chiaramente, a voi che vi siete sposato nella mia famiglia e che per questo fatto siete divenuto mio figliastro. Siete giovane, sapete, siete giovane; siete aspro e saldo. Sono soltanto gli anni che potranno dare un tono alla vostra mente; mitigare la vernice superficiale dell'educazione. Dalla vostra lettera ho appreso, ed anche dall'espressione del vostro viso, che siete uno della combriccola che ha partecipato a quell'affaruccio in casa di Lagune.
Fece un atto col dito come se proprio allora vedesse qualche nuovo punto di vista.
E ora comprendo!  la ragione che ha mosso Ethel, disse.
Ethel pos con forza il barattolo della mostarda sul tavolo e disse, ma non molto forte:, Infatti.
Ma per vi eravate incontrati prima? disse Chaffery.
S, a Whortley, disse Lewisham.
Vedo, fece Chaffery.
Io appartenevo a, io fui uno di quelli che combinarono l'agguato, disse Levisham. Ed ora che avete sollevato di bel nuovo quella faccenda, sento di dovervi dire che...
Lo sapevo, interruppe Chaffery. Ma che colpo  stato per Lagune! Abbass gli occhi fino ai suoi piedi e rimase silenzioso qualche istante cogli angoli della bocca tirati in dentro. La gherminella della mano non era poi tanto mal pensata, sapete? disse con un dubbio sorriso.
Lewisham per un istante rimase perplesso, cercando, di veder giusto di tutto quel discorso. Finalmente disse:
Quello per non  il mio punto di vista.
Vedo, vedo, non vi  possibile liberarvi dai vostri pregiudizi morali, eh? Ma via, ne parleremo. Ma lasciando da parte i suoi meriti morali, prendendola semplicemente come giuochetto artistico, via, non c'era proprio male!
Io ne so ben poco di giuochetti artistici.
Sono ben pochi quelli che ci tendono gli agguati, che ne sanno qualche cosa. Ammettete che non avete mai udito parlare o magari neanche pensato a queste cose prima: la vescica, m'intendo. Eppure  ovvio che un medio che ha le mani impegnate, far tutto quel che pu coi denti, e che cosa c' di pi ovvio d'una vescica sotto il risvolto della giacca? Che cosa c', dico? Eppure, io che conosco la letteratura psichica abbastanza bene, so che non fu mai suggerita prima. Mai! Per me  una continua sorpresa constatare come mai gli indagatori non pensino a certe possibilit. Prima di tutto essi non tengono in debito conto le probabilit che sono contro di loro, e questo li pone in condizione d'inferiorit fin dall'inizio. Pensate un po! Io per natura sono furbo. Impiego tutto il mio tempo sia che io cammini o stia seduto nel pensare o inventare nuove piccole gherminelle perch mi diverto immensamente a questo giuoco. Ebbene: qual' il risultato di tutte queste meditazioni? Prendiamo ad esempio una cosa sola: Conosco quarantotto modi di bussare, dei quali almeno dieci sono originali. Pensate! Dieci modi di produrre quei colpetti che conoscete!
Il suo modo di esprimersi era assai impressionante.
E alcuni di essi sono colpi veramente terribili. Che volete di pi?
Un colpo confermativo si fece udire: pareva fosse esploso tra Lewisham e Chaffery.
Eh? che ne dite? chiese Chaffery.
La caminiera aperse un fuoco tambureggiante, e la tavola parve esplodere proprio sotto il naso di Lewisham, come una castagnola.
Vedete? chiese Chaffery ponendo le mani sotto le falde della sua palandrana. Per un certo spazio di tempo pareva che l'intera camera scattasse intorno a Lewisham.
Ebbene, ed ora esaminiamo l'altro lato. Prendiamo la prova pi difficile ch'io abbia mai tentato. Due rispettabili professori di fisica, non erano dei Newton, questo si capisce, ma ottimi, stimabili ed importanti professori di fisica, una signora ansiosa di provare che esiste una vita al di l della tomba, un giornalista che aveva bisogno di materiale pei suoi articoli, una persona cio che si guadagna il pane a mezzo di queste indagini proprio come faccio io, si presero l'incarico di mettermi alla prova. Metter me alla prova!... Naturalmente avevano il loro proprio lavoro da compiere, gli uni, per la fisica, l'altra per la religione e l'altro ancora per organizzare indagini e cos via.
Per cominciare essi non avevano pensato neppure un'ora al giorno a questi fenomeni, e la maggior parte di essi non aveva mai ingannato nessuno, non avrebbero viaggiato privi di biglietto neppure per una distanza di tre miglia senza farsi prendere... Ebbene, le vedete le probabilit?
Egli si ferm. Lewisham apparve assorto in una lotta interiore.
Sapete, spieg Chaffery, fu proprio per puro caso che mi avete scoperto, per puro caso. Quell'oggetto mi scivol dalla bocca. Altrimenti, credetelo, il vostro amico colla voce monotona non sarebbe riuscito a nulla. A nulla.
Lewisham parl come uno che si solleva da un peso.
Tutto questo che voi dite, esorbita dalla vera questione. Io non discuto la vostra abilit. Ma fatto sta ed  che... la cosa non  giusta.
Tra poco arriveremo anche a questo, disse Chaffery.
 evidente che noi vediamo le cose da un differente punto di vista.
Appunto. Ed  proprio per questo che dobbiamo discutere. Proprio cos.
L'inganno  l'inganno. Non potete discutere questo fatto che  del tutto semplice.
Aspettate fin ch'io abbia finito, disse Chaffery con un certo gesto. Naturalmente  assolutamente necessario che voi comprendiate la mia posizione. Poich non  come se io non ne avessi. Dacch lessi la vostra lettera vi ho molto pensato. Davvero! Una giustificazione! Sotto un certo aspetto si potrebbe quasi dire che io abbia una missione. Una specie di profeta. Non se ne vede ancora il principio.
Ah! ma andate al diavolo coi principii! protest Lewisham.
Ah! Siete giovane, siete aspro. Mio caro giovanotto, non siete che all'inizio della vita. Bisogna proprio che concediate la possibilit di vedute pi ampie a un uomo che ha il doppio della vostra et. Ma ecco la cura. Almeno per breve tempo apriamo un armistizio.
Ethel era ritornata un'altra volta recando una sedia, e la Signora Chaffery apparve dietro a lei, coronando i preparativi con un boccale di birra leggera. La tovaglia, come osserv Lewisham, aveva certi fori non rammendati e qua e l era scolorita. Nel centro troneggiava un'oliera screpolata che conteneva mostarda, pepe, aceto e tre ambigue boccette completamente asciutte. Il pane era sopra un ampio piatto di legno con un'iscrizione pia che girava all'intorno, ed un'onesta fetta di formaggio appariva sproporzionata sopra un piccolo piatto. Il Signore e la Signora Lewisham stavano seduti l'uno di fronte all'altra, e la Signora Chaffery. occupava la sedia rotta perch ne conosceva il congegno.
Questo formaggio  nutritivo, sprovvisto di attrattive e indigesto come la Scienza, osserv il Signor Chaffery tagliandone ed offrendone delle fette. Ma schiacciatelo in questa guisa, cos, colla vostra forchetta, aggiungetevi alquanto di questo ottimo burro di Dorset, una ditata di mostarda, pepe, il pepe  indispensabile, alquanto aceto di malto e amalgamate il tutto insieme. Otterrete una miscela chiamata granchio di mare e che non  affatto spiacevole. Ed  cos che i saggi usano dei fatti della vita.... non li sfuggono n li rigettano, ma si adattano alle circostanze di essa.
Come se il pepe e la mostarda non fossero fatti positivi, disse Lewisham, marcando l'unico punto di quella sera.
Chaffery ammise il fiasco della sua similitudine con termini molto lusinghieri, e Lewisham non pot impedirsi di gettare un'occhiata a Ethel attraverso il tavolo. Per si ricord subito che Chaffery era un mariuolo pericoloso il cui biasimo era da preferirsi alla lode.
Per alquanto tempo il surrogato del granchio occup Chaffery, e la conversazione si fece languida. La Signora Chaffery chiese alcune formali informazioni a Ethel sul suo alloggio, e le risposte di Ethel furono piene di brio.
Devi venire a prendere il the da me, disse Ethel senza attendere l'approvazione di Lewisham, e vedrai ogni cosa.
Chaffery stup grandemente Lewisham col mostrarsi improvvisamente edotto del suo stato finanziario quale insegnante inviato per i corsi di perfezionamento a South Kensington.
M'immagino che avete dell'altro danaro all'infuori di quella ghinea, disse Chaffery con fare disinvolto.
Quanto mi basta per andare avanti, rispose Lewisham arrossendo.
Ed aspettate che quei di South Kensington facciano qualche cosa per voi, diciamo un centinaio di sterline all'anno o gi di l, quando avrete finito il vostro tempo di prova?
S, disse Lewisham con una certa riluttanza. S. Un centinaio di sterline circa. Questo  quanto credo faranno. E d'altronde vi sono quantit di posti all'infuori di South Kensington, anche se non mi prendono col.
Vedo, vedo, disse Chaffery. Per vi sar da tirarla coi denti anche con cento sterline. Ma insomma, vi sono molti uomini meritevoli che debbono contentarsi di meno, e dopo una pausa meditativa chiese a Lewisham di passargli la birra.
La vostra mamma vive, Signor Lewisham? chiese ad un tratto la Signora Chaffery, e si diede a fargli un regolare interrogatorio sul suo parentado. Allorch giunse allo stagnaio, la Signora Chaffery rimarc, con aria d'importanza, che la maggior parte delle famiglie ha i suoi parenti poveri. Poi l'aria d'importanza svan di nuovo nel passato dal quale era risorta.
Finita la cena, Chaffery vers il residuo della birra nel suo bicchiere, tir fuori una pipa di gesso della pi lunga dimensione ed invit Lewisham a fumare.
Fumatina onesta, disse Chaffery dando dei colpetti alla pipa di gesso ed aggiunse:, In questo paese i sigari, i buoni sigari, e l'onest raramente vanno assieme.
Lewisham rovist nelle sue tasche per trovarvi le sue sigarette algerine, e Chaffery, dopo averle guardate sfavorevolmente attraverso i suoi occhiali, riprese il filo della sua apologia. Le signore si ritirarono per rigovernare i piatti della cena.
Vedete, disse Chaffery riprendendo la parola appena la pipa incominci a tirare, ritornando a quel che voi chiamate ingannare, io non riesco a trovare la vita cos semplice come la trovate voi.
Io non la trovo semplice la vita, disse Lewisham, ma quel che credo  questo, che vi  un bene e un male nelle cose. E finora non vedo che abbiate detto nulla che dimostri come l'inganno spiritico sia cosa giusta.
Vagliamo bene la cosa, disse Chaffery incrociando le gambe. Vagliamo bene la cosa. Ora, e qui diede una tirata alla pipa, ora non credo che voi apprezziate a dovere l'importanza dell'illusione nella vita, la natura essenziale di menzogne e di inganni del corpo politico; ad esempio siete portato a screditare una forma speciale d'impostura perch non  generalmente ammessa, perch reca con s un certo discredito e, ne siano testimoni il bordo sfrangiato dei miei pantaloni e quei cibi che abbiamo mangiato, lieve compenso.
Non  questo, disse Lewisham.
Ora io sono pronto a sostenere, disse Chaffery procedendo col suo discorso, che l'onest  essenzialmente una forza anarchica e disintegrante della societ, che le comunit sono mantenute assieme e il progresso della civilt reso possibile soltanto da un vigoroso e talvolta violento sistema di menzogne; che il Contratto Sociale altro non  che una vasta cospirazione di esseri umani unitisi per mentire ed ingannarsi a vicenda pel comune vantaggio. Le menzogne sono la calce che cementa il selvaggio uomo individuale colla struttura sociale. Questa  la tesi generale sulla quale io baso la mia giustificazione. Il mio stato medianico, posso assicurarvelo,  un esempio speciale dell'asserzione generale. S'io non fossi d'un temperamento profondamente indolente, irrequieto e avventuroso e terribilmente avverso allo scrivere, scriverei un grandioso libro su questo argomento e vivrei onorato da tutti i profondi tabacconi del mondo.
Ma come lo potrete provare?
Provarlo! Ma se basta accennarlo. Anche al d d'oggi vi sono uomini, Bernardo Shaw, Ibsen e simili, che ne hanno intravveduto dei barlumi in un certo modo sgobbone da nuovi evangelisti. Che cos' l'uomo? Lussuria e avidit temperata dal timore e da una irrazionale vanit.
Non sono d'accordo con voi su questo punto, disse il Signor Lewisham.
Ma lo sarete quando avrete raggiunto un'et pi avanzata, disse Chaffery. Vi sono delle verit che voi dovete ancora assimilare. Ma, ritornando alle menzogne, osserviamo per un momento la fabbrica della societ, paragoniamola col selvaggio. Scoprirete ben presto che la sola differenza essenziale tra lo stato selvaggio e quello civilizzato sta in questo: il primo non ha imparato a usar sotterfugi, mentre il secondo lo fa continuamente. Prendete la differenza pi ovvia che esista tra l'uomo selvaggio e quello civilizzato, i vestimenti di questo e la sua invenzione della decenza. Che cosa sono i vestiti? Il modo di celare fatti essenziali. Che cos' il decoro? La soppressione di essi! Io non discuto contro la decenza e il decoro, comprendete bene, ma  certo che  cos, essenziali alla civilt ed essenzialmente supressio veri. E nelle tasche dei suoi vestiti il nostro cittadino tiene del danaro. Il selvaggio puro non ha danaro. Per lui un blocco di metallo  un blocco di metallo, magari ornamentale, ma nulla di pi. E ci va bene. Per qualsiasi uomo di mente lucida,  lo stesso o differente soltanto per la rozza folla dei suoi simili. Ma per la comunit degli uomini civilizzati lo scambio universale di quest'oro  un fatto sacro e fondamentale. Pensate un po'! Perch dovrebbe essere cos? Non vi  un perch. Io vivo in perpetuo stupore della credulit dei miei simili. Talvolta al mattino, vi assicuro che standomene a letto io mi figuro che la gente possa aver scoperto questo eterno inganno durante la notte, tanto che mi aspetto di vedere da un momento all'altro vostra suocera con uno scellino rifiutato dal lattaio. Che cosa  questo? avr detto lui. Questo sudiciume pel latte? Ma non succede mai. Mai. Ma se succedesse, se la gente si liberasse la mente da questo pregiudizio del denaro, che succederebbe? Si vedrebbe apparire la vera natura dell'uomo. Salterei gi dal letto, afferrerei qualche arma e mi lancerei appresso al lattaio. Sta bene conservar la pace, ma  necessario avere del latte. Il lattaio, improvvisamente rinsavito, si metterebbe a sgattaiolare gi per la strada. Ed io appresso! Fermatelo! L'ho preso. Ecco che si rovescia il carretto! Picchiatelo se volete, ma per carit non rovesciate il bidone!... Non vedete come stanno le cose, ragionevolissime dal principio alla fine. Me ne ritornerei, ammaccato e sanguinante, col bidone del latte sotto il braccio. S, son io che avrei il bidone.... Ma a che serve proseguire? Voi pi che ogni altro dovreste sapere che la vita  una lotta per l'esistenza, una battaglia pel pane. Il denaro non  che la menzogna che mitiga il nostro furore.
No, disse Lewisham, no! io non posso ammetter questo.
Che cos' il danaro?
Lewisham si scherm.
Esponete voi il vostro punto di vista, disse. Poich in fede mia non comprendo che cosa tutto ci abbia da fare coll'inganno di una seduta spiritica.
Eppure io tesso la mia difesa proprio su questo telaio. Prendete come punto di mira una persona aggressivamente rispettabile. Un vescovo ad esempio.
Mah! disse Lewisham. In quanto a me non me la intendo troppo coi vescovi.
Non importa. Prendiamo allora un professore di scienze di questa terra. Osservate i suoi vestiti che ne fanno un modesto cittadino, celando il passo ch, fisicamente, egli  un floscio, panciuto, degenerato individuo. Ecco dunque la prima menzogna dell'esser suo. I suoi pantaloni non sono sbrindellati, ragazzo mio. Osservate ora i suoi capelli, ben pettinati e tagliati, ossia la tacita menzogna perch la lunghezza dei suoi capelli  all'incirca di mezzo centimetro, mentre allo stato naturale lunghe ciocche d'un grigio giallognolo sventolerebbero mossi dal vento dei cieli. Osservate le forbite espressioni nel suo viso. In bocca ha menzogne sotto forma di denti finti. Poi in qualche parte del mondo dei poveri diavoli si logorano la vita per raccogliere per lui grano, carne e vino.  vestito delle vite dei curvi e contorti tessitori, il suo cammino  illuminato da bocche rovinate dal fosforo, mangia nella porcellana smaltata di piombo. Tutta la via che percorre  lastricata di vite umane.
...Ma pensate un po' alla grassoccia ed amena creatura! E, come dice Swift, pensare che un essere simile ha anche dell'orgoglio!... Egli ha la pretesa che quelle sue famose piccole ricerche scientifiche sono in un certo qual modo un giusto compenso per quegli esseri remoti, pel loro travaglio, le loro sofferenze; ha la pretesa che lui e la sua carriera da parassita vanno a ripagare tutti i loro desideri insoddisfatti. Figuratevelo mentre ingiuria il suo giardiniere per qualche geranio mal trapiantato, pensate alla fitta nebbia di menzogne che lo circonda e che impedisce che qualche disgraziato con un colpo di vanga non schiacci nella polvere, dalla quale  nata, la sua impertinenza... E il suo caso  il caso di tutte le vite comode ed agiate. Ma che menzogna e che beffa  tutta la civilt, tutta la buona educazione, tutta la coltura e tutta la finezza, mentre vi sono poveri esseri cenciosi che si trascinano sulla terra.
Ma questo  socialismo! disse Lewisham. Io...
Niente ismi, disse Chaffery, alzando la sua voce potente. Non  che la spietata realt delle cose. S, questa  la verit, ch l'ordito e la trama del mondo degli uomini non  che menzogna. Il socialismo non offre nessun rimedio, nessun ismo pu portar rimedio; le cose sono cos.
Io non sono d'accordo, cominci Lewisham.
Non siete d'accordo sulla disperante realt del quadro perch siete giovane, ma lo siete sulla descrizione di esso!
Soltanto entro certi limiti.
Ammetterete per che le posizioni pi rispettabili nel mondo sono macchiate dalla frode delle nostre condizioni sociali. Se non fossero macchiate della frode non sarebbero rispettabili. La vostra posizione stessa, ma chi vi ha dato il diritto di sposarvi, di seguire studi scientifici interessanti mentre altri giovani imputridiscono nelle miniere?
Ammetto.
Non potete far altro che ammettere. Ed ora eccomi alla mia posizione. Poich tutto nella vita  macchiato dalla frode, poich vivere e dire la verit  incompatibile colla forza e col coraggio umano, cos come stanno, non  meglio allora che un uomo si impegni in una franca e abbastanza innocua truffa, anzich arrischiare la sua integrit mentale in qualche ambigua posizione per cadere poi finalmente nell'inganno di s stesso e della propria personalit? Questo s che  un vero pericolo dal quale cerco sempre di difendermi Statene in guardia:  il peccato dei peccati: la rettitudine che crediamo impersonata in noi.
Il signor Lewisham si tir i baffi.
Vedo che cominciate a comprendermi. E dopo tutto, queste degne persone non soffrono poi tanto. Se io non sottraessi il loro danaro lo farebbe lo stesso qualche altro impostore. La colossale idea che hanno della loro intelligenza, darebbe vita molto probabilmente a qualche inganno ancor pi vile di quanto non siano i miei faceti colpetti. E se fanno cos i nostri increduli vescovi, perch non lo dovrei far io? Ad esempio questa gente che assiste alle mie sedute potrebbe dare il danaro alla pubblica beneficenza, ossia somministrarlo al pingue segretario, al figlio prodigo pi giovane. Dopo tutto, alla peggio, che sono io se non una specie di Robin Hood moderno? Sottraggo cio ai ricchi a seconda dei loro redditi. Quel che  certo per  che io non do nulla ai poveri, perch non ne ho abbastanza per me. Ma vi sono altre opere di bene. Quanti poveri cristi ho confortati colle mie menzogne d'oltre tomba, coi miei colpetti ultra terreni, con tutte le stupide menzogne che alitano intorno alla tomba! Paragonatemi con quei bricconi che disseminano i veleni di piombo, che corrodono le gengive, che prosciugano e sfanno i polmoni; paragonatemi con uno di quei milionari che mandano a morire gli uomini nelle miniere o che hanno l'impresa di un salone di varits contando molto sull'abilit femminile, o magari confrontatemi con un assicuratore di navi, col volgare agente di cambio. O magari con qualsivoglia avvocato...
Vi sono vescovi, continu Chaffery, che credono a Darwin e dubitano di Mos. Ora, a dire il vero, mi credo migliore di loro; magari vi sar una certa analogia, forse, ma mi credo migliore perch almeno invento qualched'uno dei tiri che faccio; s, faccio proprio questo.
Avete un bel dire, cominci Lewisham.
Potrei perdonare la loro disonest, disse Chaffery, ma se penso alla loro stupidit, alla loro rinuncia mentale, Dio mio! Se un avvocato non truffa nel modo pi grandioso e magniloquente come d'uso, lo annientano dicendo che la sua condotta non  professionale. Fece una pausa. Divenne meditabondo, e sorrise debolmente. Ma prendiamo alcune delle mie gherminelle, riprese con un improvviso cambiamento nella voce, volgendo gli occhi sorridenti al di sopra delle lenti, mentre con una mano tamburellava sulla tovaglia, alcune delle mie gherminelle sono terribilmente ingegnose, sapete, terribilmente ingegnose, e valgono in fede mia il doppio del danaro che mi rendono: il doppio.
Si volse di nuovo verso il focolare, aspirando una boccata di fumo e osservando Lewisham colla coda dell'occhio.
Una o due delle mie coserelle farebbero meravigliare Maskeline, il celebre illusionista, riprese dopo un poco. Sarebbero tanto stupiti se quella loro orchestra meccanica si mettesse a suonare da sola. Ed ora che vi siete sposato in famiglia, voglio proprio spiegarvene qualcuna.
Ci volle un minuto o pi perch il signor Lewisham potesse raccogliere le fila dei suoi argomenti che erano rimasti sgominati nel seguire quelli errabondi di Chaffery. Poi disse:
Ma con questi vostri principi potreste fare qualunque cosa!
Precisamente! disse Chaffery.
Ma...
Non vi pare un metodo piuttosto curioso, protest Chaffery, quello di collaudare i propri principi e le proprie azioni col giudicare le azioni risultanti da qualche altro principio?
La risposta di Lewisham si fece attendere.
Dev'essere proprio cos, disse, col fare di un uomo convinto contro volont.
Si accorse che la sua logica era insufficiente. Pose risolutamente da un lato le delicatezze dell'argomentazione. Alcune sentenze che s'era fisse nella mente pronte per l'uso gli ritornarono alla mente e le espose ex abrupto.
Ad ogni modo, disse, io non vado d'accordo con questi inganni. Non approvo che si compiano dei raggiri. Ad onta di tutto quanto voi avete detto, sto fermo in quel che dissi nella mia lettera. Ogni rapporto di Ethel con tali cose,  finito. Non far nulla per denunciarvi, naturalmente, ma se ne avr l'occasione non mancher di dire quel ch'io pensi di tutti questi fenomeni spiritici. Tengo a mettere le cose bene in chiaro.
Ma questo si capisce, mio caro genero, disse Chaffery. Il nostro obbiettivo non  che una libera discussione.
Ma Ethel....
Ethel vi appartiene, disse Chaffery. Ethel  vostra, ritorn a dire dopo un intervallo, ed aggiunse con aria pensosa:,  vostra, da mantenere.
Ma ritornando all'illusione, riprese mettendo da parte ogni sordida insinuazione con un sospiro di sollievo, vi sono delle volte in cui mi vien fatto di pensare col vescovo Berkeley, che l'esperienza molto probabilmente  qualche cosa di assai diverso dalla realt. Che la consapevolezza  null'altro che allucinazione. Io che vi parlo, voi, la nostra discussione, tutto  illusione. Fatene appello alla nostra scienza, che cosa sono io? Una nebulosa moltitudine di atomi, un infinito intreccio di piccole cellule. Questa mano che vi stendo mi appartiene? Questo capo? E la superficie della mia epidermide  forse qualche cosa di pi d'un ruvido confine coll'interno? Voi dite che non io sono, bens la mia mente? Ma considerate la lotta dei motivi. Supponiamo ch'io abbia un impulso al quale resista, sono io che vi resisto, l'impulso  all'infuori, all'infuori di me, nevvero? Ma se per un'ipotesi quell'impulso mi trascina ed io ammetto quest'azione a cui mi sento chiamato quell'impulso viene a far parte di me, s o no? Ah! il mio cervello vacilla dinanzi a questi misteri! Dio mio! quali creature superficiali e fluttuanti siamo noi mai: prima una cosa, poi l'altra, un pensiero, un impulso, un atto ed un oblio, mentre poi siamo pazzamente sicurissimi di noi stessi. E in quanto a voi poi, voi, che da appena cinque o sei brevi anni avete imparato a pensare, ve ne state l seduto, sicuro di voi stesso, coerente: eccovi l ben piantato nel vostro peccato originale, festuca allucinata portata dal vento, giudicando e condannando tutti. Gi, voi, proprio voi, conoscete il bene dal male! Ragazzo mio, anche Adamo ed Eva lo conoscevano... appena ebbero da fare col padre della menzogna!
...
.
...
Verso la fine della serata furono portati in tavola del whisky e dell'acqua calda, e Chaffery, che si trovava ora in uno stato di grande cortesia, assicur che non aveva mai goduto tanto la conversazione di alcuno quanto quella di Lewisham, ed insistette perch tutti si servissero di whisky. La signora Chaffery ed Ethel vi aggiunsero dello zucchero e del limone. Lewisham si sent preso da un'impercettibile ed improvvisa sorpresa alla vista di Ethel che beveva del grog.
La signora Chaffery abbracci Lewisham e Ethel con effusione sul limitare dell'uscio, e disse ad Ethel che in verit credeva che tutto continuerebbe per il meglio.
Ritornando a casa Lewisham si mostrava pensieroso e preoccupato. Il problema che si chiamava Chaffery assumeva per lui proporzioni enormi. Certi momenti, anzi, l'abbozzo filosofico che quel dabben uomo aveva fatto di s stesso quale esponente pratico di sincerit mentale, con leggere sfumature di spirito artistico e di vena umoristica, pareva perfino plausibile. Lagune, senza alcun dubbio, era un asino, e probabilmente le ricerche psichiche erano un incentivo all'inganno. Poi si ramment della sua parentela con Ethel...
 un po' difficile seguire il tuo padrigno, disse finalmente, sedendosi sul letto e cavandosi una scarpa.  un furbacchione, un tremendo furbacchione. Non si sa da che parte pigliarlo.  tanto irruento che mi ha fatto perdere l'equilibrio mentale pi d'una volta.
Rimase pensieroso per un bel po', poi si tolse la scarpa che si tenne sulle ginocchia.
 ovvio per!... tutto ci che ha detto  falso, proprio falso. La rettitudine  rettitudine e l'inganno  inganno, per quanto se ne possa dire.
Ecco quel che sento a suo riguardo, disse Ethel dinanzi allo specchio. La penso proprio cos anch'io.
...
.
...
CAPITOLO 24.
Si apre la campagna.
...
.
...
Un giorno di sabato Lewisham usc pel primo sulla soglia della porta. Un istante dopo riapparve con un documento fra le mani. La signora Lewisham si ferm di botto colla gonna del vestito sospesa a met, stupita dallo sgomento che vedeva sul viso di lui.
Guarda qui, disse Lewisham, ma guarda un po'!
Essa diede un'occhiata al libretto che teneva aperto dinanzi a lei, e pens che quella rigatura verticale faceva presagire qualche cosa di sordido. Non era difficile vedere che l'elenco degli articoli scritto in un misto d'inglese e di tedesco era d'una bella lunghezza. 1 secchia di carbone 6 d era un idem che pareva ripetersi regolarmente fino in fondo a quella colonna portentosa, anzi pareva mantenerne l'equilibrio. Si trattava della prima nota di madama Gadow. Ethel la prese e la esamin con cura. Neanche a questo modo riusc a parerle pi modesta. Gli extra poi erano scandalosi.
Quel documento, a quanto credo, segn la fine dell'irregolare luna di miele del Signor Lewisham. Il suo arrivo fu lo scatto che chiuse d'un colpo quel trabocchetto, e improvvisamente tutto and in polvere. Per una intera e splendente settimana egli era vissuto colla persuasione che la vita fosse intessuta d'amore e di mistero, ed ora invece gli si ricordava con singolare chiarezza, che essa era generata dalla lotta per l'esistenza e dalla volont di vivere.
Maledetto modo di approfittarsi della gente, smaniava il Signor Lewisham, e il tavolo della colazione fu avvolto d'una nube nuova e presaga di guai; vi si udivano esclamazioni piane d'ira da un lato e una certa costernazione dall'altra.
Questo pomeriggio le dar una lavata di capo, disse Lewisham guardando l'orologio, e dopo aver affastellati i libri nella busta nera e lucida, diede a Ethel il primo dei suoi baci che non rappresentasse uno speciale e ben esclusivo rito. Fu un saluto semplice ed affrettato, e per di pi egli sbatacchi la porta quando part per la scuola. Ethel non lo accompagnava quella mattina perch, per speciale richiesta e anche perch desiderava aiutarlo, doveva copiare alcuni dei suoi sunti botanici che si trovavano in arretrato.
Per via Lewisham si sentiva una certa cosa che s'accostava di molto a uno struggimento di cuore. La sua preoccupazione, per, era unicamente matematica. Ci che gli assillava il cervello, escludeva ogni altra evenienza, e non si potrebbe meglio esprimere che con la regolare forma commerciale che presentiamo.
AVERE. DARE. in Lire Sterline:
Signor L. contante alla mano 13.10.41/2.
Corse a mezzo autobus a South Kensington (ultima).
Signora L. 11.7.6.
Colazioni nel Club degli Studenti. 5.21/2.
Nella Banca. Borsa di studio. 45.1.0.
2 pacchi di sigarette (da fumarsi dopo il desinare).
Spese del matrimonio e fuga. 4.18.10.
Per aggiunte necessarie al corredo della sposa. 16.1.
Spese di casa extra. 1.1.41/2.
Alcune spesucce fatte dalla padrona. 15.31/2.
Alla Sig. Gadow per carbone, affitto e servizio (come da nota). 1.15.0.
Smarriti. 4.
A pareggio. 50.11.2.
Lire sterline: 60.3.111/2.
...
.
...
Da quanto precede non  difficile comprendere anche dall'individuo meno versato in affari che, a parte le spese straordinarie e per matrimonio, e quelle non certo finali cosette che aveva comperato Ethel, le uscite eccedevano le entrate di oltre due sterline, e una brevissima scappata fatta nell'aritmetica star a dimostrare che in venticinque settimane il residuo del conto risulterebbe zero.
Ma la ghinea settimanale non doveva durare per venticinque settimane, ma semplicemente per quindici, e allora le uscite nette sarebbero al disopra delle tre ghinee, riducendo il diritto concesso alla nostra giovane coppia a ventidue settimane. Questi dettagli sono senza dubbio noiosi e sgradevoli pel lettore raffinato, ma figurarsi poi quanto pi sgradevoli dovevano essere pel Signor Lewisham mentre a passo stanco si avviava alla scuola!... Comprenderete quindi benissimo come egli sgattaiolasse fuori del Laboratorio e si portasse nella sala di lettura educativa, e come and che Smithers, l'osservatore, che stava sgobbando per prepararsi al secondo esame per la borsa di studio Forbes, si sentisse improvvisamente perplesso fino nel pi profondo dell'essere dallo spettacolo di Lewisham tutto intento nello sfogliare una pila di periodici, Il Tempo Educativo, il Giornale dell'Educazione, Il Maestro di Scuola, Scienza ed Arte, Corrispondente Universitario, La Natura, L'Accademia, e L'Autore.
Smithers osserv del pari un libro di note, e vide che egli prendeva appunti. Si fece strada tra i banchi vicino alla tavola di Lewisham e lo prese improvvisamente di fianco.
Ma che cosa fate dunque? chiese Smithers bisbigliando forte e guardando quelle carte con un occhio da detective. Si avvide che Lewisham stava scrutando la colonna degli avvisi, e la sua perplessit si accrebbe.
Oh, nulla, disse Lewisham con tono blando e posando come a caso la mano sul suo libretto di memoranda, e voi, qual' il vostro giochetto speciale?
Non  gran che, disse Smithers. Ripasso, null'altro. E voi come va che non venite alla riunione di venerd?
Gir una sedia, vi si inginocchi e cominci a sussurrare, appoggiandosi alla spalliera della sedia, della politica di cui si era discusso nella societ delle controversie. Lewisham era distratto e rispondeva a monosillabi. Ma che diavolo gli importavano quelle puerilit! Finalmente Smithers si allontan battuto su tutta la linea ed incontr Parkson nell'entrata. A proposito, Parkson non aveva pi rivolto la parola a Lewisham dopo la schermaglia che avevano avuto. Per giungere al suo scranno fece un largo giro, e cos, e con una singolare rigidit di portamento e un'espressione dignitosa, dimostr di essere perfettamente conscio dell'antipatica presenza di Lewisham.
Le ricerche di Lewisham erano di due generi. Voleva escogitare qualche ripiego per aumentare materialmente quella ghinea settimanale col suo proprio lavoro, e desiderava conoscere le condizioni di pagamento per la dattilografia. Per lui aveva una vaga idea, un'idea abbandonata in seguito, che non fosse impossibile ottenere delle lezioni nelle scuole serali durante il mese di marzo. Ma, eccetto che per un caso di morte improvvisa, nessuna scuola serale di Londra cambia il suo personale d'insegnamento dopo il mese di settembre, fino a che non si sia di bel nuovo a luglio. L'insegnamento privato aveva per lui molte attrattive, ma non vedeva nessuna proposta ben definita. Le sue idee per le possibilit che potevano trovarsi nel suo campo, erano in verit molto bambine, altrimenti non avrebbe perduto tanto tempo a marcare nel suo taccuino le condizioni per poter concorrere ad un posto vacante di professore di chimica all'Universit di Melbourne. Prese pure nota d'un posto di Editore d'una Rivista mensile che s'ispirava a idee sociali. Pensava che non avrebbe rifiutato un impiego simile, per quanto molto probabilmente il proprietario della Rivista avrebbe potuto essere di tutt'altra idea. V'era pure un posto di curatore del Museo del Collegio di Eton.
Il lavoro dattilografico presentava meno variet di aspetti, ma era cento volte pi sicuro. Era quello il tempo in cui ancora non si aveva quella spietata concorrenza dei candidati poco colti che lavoravano anche per dieci pence ogni mille parole. Il prezzo era allora a uno scellino e sei pence. Calcolando che Ethel potesse battere le sue mille parole all'ora e che riuscisse a lavorare cinque o sei ore al giorno, si capiva che il suo contributo alle spese giornaliere non sarebbe affatto da disprezzare; si potrebbe arrivare sui trenta scellini per settimana. Lewisham naturalmente si sent rinfrancato da questa scoperta. Non gli riusc per di rintracciare alcun avviso di autori o di altri che richiedessero una dattilografa, ma vide che un gran numero di dattilografe mettevano avvisi sui giornali letterari. E allora era evidente che anche Ethel avrebbe dovuto mettere un avviso.
Ci si potrebbe scrivere: specialista in fraseologia scientifica, meditava Lewisham. Ritorn a casa col cuore pieno di speranza, recando nelle mani un fascio di memoranda che parlavano di possibili impieghi. E per via spese cinque scellini di francobolli.
Dopo la colazione, Lewisham, un poco ansante, chiese di parlare con Madama Gadow. Essa si present con un fare dei pi affabili, nulla in lei rassomigliava allo sdegno normale dell'affittacamere britannica. Fu molto volubile, gesticolante e chiara di mente, ma disgraziatamente bilingue, e nei momenti climaterici, tedesca. La naturale cortesia del Signor Lewisham la trattenne da una corsa troppo serrata attraverso i confini dei due idioma imperiali. Una buona mezz'ora di discussione amichevole condusse finalmente a una riduzione di sei pence, e entrambe le parti si protestarono soddisfatte del risultato.
Madama Gadow rimase calmissima fino alla fine. Il Signor Lewisham era rosso in volto, colle orecchie scarlatte e i capelli piuttosto disordinati, ma quei sei pences se non altro erano un'ammissione della giustizia del suo reclamo.
Evidentemente essa cercava di farmela, disse in tono quasi apologetico a Ethel. Fui assolutamente obbligato a mostrarmi fermo e deciso, e ritengo che non avremo ulteriori noie...
Si capisce che ci che essa dice del carbone di cucina  perfettamente giusto.
La giovine coppia, and a fare una passeggiata nei Giardini di Kensington, e il pomeriggio primaverile era cos mite e piacevole, che si sedettero su due attraenti sedie verdi vicino alla rotonda della musica, per le quali Lewisham dovette poi sborsare due pence. Ebbero ci che Ethel chiam una seria discussione. Bisogna dire la verit che essa era meravigliosamente assennata e discusse la situazione fino in fondo. Insisteva particolarmente sull'importanza dell'economia nelle sue spese domestiche, e deplorava con grande seriet la sua generale ignoranza. Decisero l per l che Lewisham acquisterebbe un buon libro di testo che trattasse dell'economia domestica su cui essa farebbe il suo studio speciale. A casa sua la Signora Chaffery guidava il suo mnage con quel libro oracolare. Consultatemi per qualsiasi cosa, ma Lewisham disse che per lui quel libro era tutt'altro che scientifico.
Ethel dal canto suo riteneva che si potesse imparar molto dai giornali a sei soldi per signore, quelli a un soldo non erano ancora apparsi a quel tempo. Essa, negli anni di agiatezza, aveva comperato quei periodici, ma principalmente, e questo ora essa lo deplorava, coll'idea di guernire cappelli ed altre simili puerilit. Tanto pi presto giungesse la macchina da scrivere, tanto meglio sarebbe. Balen allora e in modo spiacevole a Lewisham il pensiero che egli facendo il preventivo delle loro risorse, non aveva pensato all'acquisto della macchina da scrivere. E questo abbreviava il tempo anzich da ventidue a tredici settimane.
Impiegarono la settimana nello scrivere e copiare un gran numero di lettere, a indirizzare buste e ad accludere francobolli. Vi sono nella vita degli istanti di ottimismo.
Melbourne  una bellissima citt, osserv Lewisham, e che splendido viaggio si farebbe nell'andarvi. Le lesse ad alta voce la lettera di offerta in risposta all'avviso pel posto di professore, ed essa rimase grandemente impressionata dall'elenco di tutte le sue capacit e dei suoi successi.
Davvero ignoravo che tu sapessi tutte queste cose, disse, e si sent depressa all'idea della relativa sua ignoranza. E parve naturale, dopo tale incoraggiamento, di scrivere agli agenti scolastici in tono di ardita importanza.
L'avviso per la dattilografia dell'Almanacco gli disturbava un poco la mente. Dopo aver copiato il suo avviso colla frase: Specialit in fraseologia scientifica con caratteri chiari e correnti, osserv le note che essa aveva scritto per lui. La sua calligrafia era ancora rotonda e fanciullesca, proprio come gli era apparsa nel viale di Whortley, ma la sua punteggiatura si limitava all'errante virgola e alla lineetta, e il modo di compitare le parole che non si presentavano del tutto decifrabili, era piuttosto strano. Tuttavia egli pass sopra a questa faccenda deciso di rileggere e correggere qualsiasi cosa che le fosse mandata da eseguire a casa. Non sarebbe una brutta idea, pens poi tra parentesi, se lui stesso facesse un piccolo corso, sulla punteggiatura delle frasi.
Si occuparono fino a tarda ora di queste cose, senza neppur pi pensare all'esame di botanica del domani. Si stava cos gaiamente e cos bene nella loro cameretta col fuoco che ardeva sul caminetto, la lampada a gas accesa e le tende abbassate e poi la quantit di domande e di risposte, che avevano scritto, riempiva il loro cuore di speranza. Essa aveva il viso roseo e si sentiva entusiasta, ora correndo a passi leggeri nella stanza, ora accostandosi a lui e appoggiandosi alle sue spalle per vedere ci che aveva fatto. A domanda di Lewisham, prese le buste dal cassetto.
Non c' che dire: sei un vero aiuto per un uomo, disse Lewisham appoggiandosi alla spalliera della sedia. Sento che farei qualunque cosa per una donnina come te, qualunque cosa.
Davvero! esclam lei. Davvero? Sono proprio un aiuto dunque?
Il viso e il gesto di Lewisham erano pieni di consenso. Essa proruppe in una piccola esclamazione di gioia, stette immobile per un istante, poi come pratica dimostrazione della sua inesauribile utilit, si slanci verso di lui a braccia tese.
Caro! esclam.
Lewisham, parzialmente abbracciato, stacc la sedia col suo braccio libero, cos che essa potesse sederglisi sulle ginocchia...
Ma chi mai poteva dubitare che essa fosse un aiuto?
...
.
...
CAPITOLO 25.
La prima lotta.
...
.
...
Le domande di Lewisham per lezioni serali e insegnamento privato, erano essenzialmente misure precauzionali. Le sue proposte per un'occupazione di genere permanente, dimostravano una certa qual sproporzione. Quel professorato di Melbourne, ad esempio, era al di l dei suoi meriti, mentre sotto certi aspetti, sarebbe stato a posto nel Collegio di Eton. Fin dal principio egli era disposto a credere che l'allievo di South Kensington fosse il sale intellettuale della terra; volentieri sovravalutava l'abbondanza delle ottime probabilit che rendevano da centocinquanta a trecento sterline l'anno e teneva in non cale la concorrenza di tali enti, secondo lui inferiori, come sarebbero le Universit di Oxford, di Cambridge e del culturale Nord. Ma i titolari delle Agenzie Scolastiche presso i quali si rec il sabato dopo, molto fecero, se pur in modo garbato, per schiarire la sua mente.
Il capo assistente del signor Blendershin che lo ricevette nel piccolo e sudicio ufficio di Oxford Street, fu cos esplicito, che il signor Lewisham ne rimase irritato.
E perch non rettore di una scuola pareggiata, disse costui. Santi Numi, e che direste di un vescovado? Senta un po', aggiunse quando il signor Blendershin entr fumando un sigaro consolatore, ventun'anni, nessuna laurea, niente onori sportivi, due anni di pratica quale allievo, e vuole un rettorato di scuola pareggiata!
Parlava a voce cos alta che era inevitabile che la adunata di clienti nella sala d'aspetto udisse o magari vedesse, mentre accennava a Lewisham colla penna.
Senta! disse Lewisham furibondo, se sapessi le vie da tenere, non verrei da lei.
Il signor Blendershin fiss Lewisham per qualche minuto.
E che certificati possiede? chiese al suo assistente.
Questi lesse un elenco di ologie e di agrafie.
Cinquanta sterline se residente nel collegio, disse il signor Blendershin in tono conciso. Ecco ci che valete voi. Sessanta, se avete fortuna.
Ma come? esclam il signor Lewisham.
Non vi basta?
Ma neanche per sogno.
Si pu avere un laureato di Cambridge per ottanta sterline e la residenza, e molto grato deve essere se l'ottiene, disse il signor Blendershin.
Ma io non voglio un posto di residente, disse il signor Lewisham.
Ve ne sono tremendamente pochi degli altri, disse il signor Blendershin. Maledettamente pochi. In generale richiedono personale per sorvegliare i dormitori e temono che prendiate lezioni fuori.
Per caso, sarete forse sposato? disse a un tratto l'assistente, dopo un attento esame del viso di Lewisham.
Veramente, Lewisham incontr lo sguardo del signor Blendershin, S, disse.
L'assistente pronunci alcune parole non pubblicabili.
Santo cielo, dovrete nascondere questo fatto, disse il signor Blendershin. Ma non c' che dire; avete un bel po' di lavoro duro dinanzi ai vostri passi. Se fossi in voi vedrei di prendere la mia laurea ora che non ne siete lontano. Avreste qualche possibilit migliore.
Pausa.
La quistione , disse Lewisham adagio, mentre fissava la punta delle sue scarpe, che io debbo fare qualchecosa, mentre sto studiando per la laurea.
L'assistente fischiett adagio.
Potremmo forse trovarvi qualche lavoro di assistente, disse il signor Blendershin, con fare speculativo. Rileggetemi quei capoversi, Binks. Ascolt attentamente. Fa obbiezione all'insegnamento religioso, eh? Ferm la lettura con un gesto. Ma questa  una futilit. Non potete avere tutto. Togliete quell'osservazione. Non vi sarebbe possibile di trovare un posto in alcuna scuola della borghesia in Inghilterra se fate obbiezioni per l'insegnamento religioso. Sono le mamme, Dio le benedica! Non ne parliamo neppure. Ma non credete, dite, voi. Ma chi crede? Ve ne sono centinaia come voi, centinaia. Perfino i poeti, ogni categoria di persone. Non ne parlate.
Ma se me lo chiedono?
Dite che appartenete alla Chiesa Anglicana. Ogni individuo che vive in questo paese se non ha dissentito, appartiene alla Chiesa anglicana. Sar gi difficile trovarvi qualche cosa anche senza questa difficolt.
Ma, disse il signor Lewisham, questo  mentire.
Menzogna legale, disse il signor Blendershin. Comprendono tutti. Se non fosse cos, caro ragazzo mio, noi non potremmo occuparci di voi. Non avreste altro che il giornalismo o i docks di Londra. E via, considerando l'esperienza che avete voi, direi docks.
Il viso di Lewisham si soffuse di un alternato rossore. Non rispondeva. Aggrottava la fronte e dava delle tiratine ai suoi non troppo lunghi baffi.
Compromesso, sapete? disse il signor Blendershin guardandolo con bont. Compromesso.
Per la prima volta in vita sua Lewisham si trovava di fronte alla necessit di dire una menzogna a sangue freddo. Egli scivolava dalle austere altitudini del rispetto di s stesso e le parole che pronunci poco dopo mancavano gi di franchezza.
Non voglio promettere di dire delle menzogne, se mi si domanda, disse ad alta voce. Non mi  possibile di far questo.
Cancellate, disse Blendershin all'impiegato.  inutile farne parola. Vedo poi che non dite che sapete insegnare il disegno!
Ma non lo so, disse Lewisham.
Non farete che distribuire le copie, disse Blendershin, e state attento che non vi si vegga disegnare.
Ma non mi dir che questo vuol dire insegnare il disegno.
Eppure la si intende cos in questo paese, disse Blendershin. Guardatevi dal corrompere la vostra mente con fisime pedagogiche. Sono la rovina degli assistenti. Poi vi  la stenografia.
Ma andiamo, via! disse Lewisham.
Vi  la stenografia, il francese, tenuta dei libri, geografia commerciale, agrimensura.
Ma s'io non so insegnare nessuna di queste materie!
Sentite, disse Blendershin, e si ferm. Vostra moglie o voi avete forse un reddito privato?
No. disse Lewisham.
E allora?
Una pausa e un passo di ulteriore discesa morale, e uno schiaffo dato all'ostacolo.
Ma mi scopriranno, disse Lewisham.
Blendershin sorrise.
Non  tanto l'abilit quanto la volont d'insegnare che conta, sapete. E non temete, essi non vi scopriranno. Il genere di maestro di scuola col quale abbiamo da fare  capace di scoprire nulla. Lui stesso non  capace d'insegnare alcuna di quelle cose, e per conseguenza non crede che esse possano essere insegnate. Parlategli di pedagogia ed egli vi parla di esperienza pratica. Ma  obbligato elencarle nel suo programma, caro mio, e vuole facciano bella mostra sulla tabella settimanale. Alcuni di questi soggetti, prendiamo ad esempio la geografia commerciale. Ma che cos' la geografia commerciale?
Barilla, disse l'assistente morsicando la cannuccia della sua penna, ed aggiunse pensierosamente, e polvere negli occhi.
Apparenza, disse Blendershin, null'altro che apparenza. I giornali sbraitano ogni sorta di scempiaggini circa l'educazione commerciale, il Duca di Devonshire, prende il soggetto e ne discorre del pari, anzi fa finta che l'idea venga da lui, come se a lui ne importasse qualche cosa; i parenti si impossessano del soggetto, perci i direttori di scuola sono obbligati di metterne almeno il titolo nei programmi, e naturalmente gli assistenti debbono saperne qualche cosa. Ed eccovi la sostanza del caso.
Sta bene, disse Lewisham, trattenendo il respiro come per lieve singhiozzo di vergogna. Scrivete quel che volete. Ma ricordatevi: un posto di non residente.
Ebbene, disse Blendershin, pu darsi che la vostra scienza vi aiuti ad uscirne, ma come vi dissi,  cosa difficile. Fosse qualche collegio che tende al pareggio potrebbe averne bisogno. E questo  tutto, mi pare. Prendete il suo indirizzo.
L'assistente borbott qualche parola, qualcosa tra un fischio e la parola pagare.
Blendershin volse un'occhiata a Lewisham e scosse dubbiosamente il capo.
Rimunerazione per il nome e l'indirizzo qui registrati, disse l'assistente, mezza corona. Affrancatura, anticipo, mezza corona.
Ma Lewisham si ramment tempestivamente di un certo consiglio che gli aveva dato Dunkerley negli antichi giorni di Whortley. Esit.
No, disse. Non pago questa somma. Se mi trovate qualche cosa pagher la provvigione, mentre se non trovate nulla...
Perdiamo, suppl l'assistente.
E si capisce, disse Lewisham.  una partita giusta.
Abita in Londra? chiese Blendershin.
S, rispose l'impiegato.
Va bene, allora, non si parler dell'affrancatura in questo caso. Ben inteso, che siamo ora nella morta stagione e non dovete quindi attendervi grandi cose. Talvolta succede: un cambiamento a Pasqua... E ora non v' altro... Buon giorno. V' qualcun'altro che attende, Binks?
I signori Maskeline, Smith e Thrums avevano una ditta di classe pi elevata di quanto non fosse quella di Blendershin, che si specializzava in stabilimenti privati, un genere pi basso e di scuole pi a buon mercato. Anzi, erano tanto superiori Maskeline, Smith e Thrums che fecero uscire fuori dei gangheri Lewisham, rifiutando di annotarlo nei loro registri. Fu ricevuto in modo brusco da un giovanotto vestito inappuntabilmente e che parlava con antipatica precisione. Gli occhi di lui non abbandonarono mai il colletto impermeabile durante l'intera intervista.
Direi che non siete del nostro genere, disse spingendo un formulario verso Lewisham perch lo riempisse. Qui non abbiamo che collegi di primo ordine e buone scuole preparatorie.
E mentre Lewisham riemp il formulario coll'enumerazione delle sue ologie ed ografie, un giovane di apparenza ducale entr e salut famigliarmente il giovanotto inappuntabile. Lewisham, col capo abbassato mentre era intento a scrivere, pot vedere che il suo rivale professionale vestiva un lungo soprabito, scarpe di vernice, e bellissimi pantaloni grigi. I suoi concetti sulla concorrenza si allargarono. Il giovanotto inappuntabile con un cenno degli occhi, attrasse l'attenzione del nuovo arrivato sul colletto impermeabile di Lewisham, e gli fu risposto con un'aria di meraviglia e una sprezzante contrazione delle labbra.
Quel famoso Tizio di Castleford mi ha risposto, disse il nuovo arrivato con voce squillante, che si tratta di qualche cosa di buono?
Allorch la discussione sul Tizio di Castleford giunse al termine, Lewisham present il suo formulario, e il giovanotto inappuntabile, cogli occhi sempre fissi sul colletto impermeabile, prese il documento col fare di uno che stende la mano attraverso una voragine.
Ho i miei dubbi se potremo fare qualche cosa per voi, disse in tono poco rassicurante. Ma potrebbe darsi che un posto di maestro di lingue fosse vacante. La scienza non conta gran che nelle nostre scuole, sapete? I classici e del buon sport: ecco il nostro genere.
Vedo, disse Lewisham.
Sport di prim'ordine, maniere di prim'ordine, e tutto il resto, ecco.
Vedo, disse Lewisham.
Non sareste per caso un allievo delle scuole pubbliche? chiese il giovinotto inappuntabile.
No, disse Lewisham.
Dove siete stato educato?
Il viso di Lewisham avvamp.
E che v'importa di ci? chiese collo sguardo fisso sui graziosi pantaloni grigi.
Nel genere delle scuole che abbiamo noi sui nostri libri, certamente. E una quistione di decoro, capite.
Vedo, disse Lewisham che cominciava a realizzare nuove limitazioni. Il suo impulso pi fervido, per, era di sfuggire al pi presto gli sguardi dell'elegante maestro assistente.
M'immagino che mi scriverete, se avete qualche cosa, disse, e il giovanotto inappuntabile rispose con prontezza al suo commiato.
Ve ne capitano sovente di quel genere? chiese il giovane elegante quando Lewisham si allontan.
Pur troppo. Ma non cos impossibili, per. Quel colletto impermeabile, l'avete notato? Che orrore! E quel suo continuo Vedo, e quell'aggrottare della fronte e quel suo fare rozzo. Si capisce come egli non abbia abiti decenti; son certo che andrebbe in un nuovo posto con un solo bauletto di latta! Ma non c' che fare: questa razza di gente s'intrufola dappertutto. Soltanto l'altro giorno ci fu qui Rowton.
Intendete parlare di Rowton del collegio Pinner?
S, proprio Rowton del Collegio Pinner. E mi chiese subito un insegnante interno. Disse: Voglio qualcuno che sappia insegnare l'aritmetica.
E rise. Il giovanotto elegante meditava intanto fissando il manico del suo bastone.
Un miserabile di quel genere non pu avere una vita gran che piacevole dovunque vada, disse. Se entra in un collegio fine, corre il rischio d'essere ignorato da tutto il personale ammodo che vi si trova.
Ma che! ha la pelle troppo spessa per prendersela, secondo me, disse l'agente scolastico.  un tipo nuovo. Quest'istituzione di South Kensington e il Politecnico buttano quasi a centinaia tipi del suo genere...
Lewisham dimentic il suo cruccio per il fatto di dover professare una religione a cui non credeva, per la nuova scoperta da lui fatta dell'importanza scolastica dei vestiti. Proseguiva il cammino ispezionando tutte le vetrine in cui vedeva riflessa la sua persona. Non v'era punto di dubbio: i suoi pantaloni erano senza garbo, sventagliavano orribilmente sulle sue scarpe, insaccati sulle ginocchia in modo abbominevole; le sue scarpe non soltanto erano usate e brutte, ma anche malissimo lucidate. I polsi uscivano in modo offensivo dalle maniche della sua giacca; si avvide di una forte asimmetria sul bavero della sua giacca, la cravatta rossa era di traverso e male annodata, e quel colletto impermeabile!... Era lucido, alquanto scolorito e produceva un senso viscoso sul collo. E se si equipaggiasse un po' meglio per insegnare la scienza? Si mise a meditare sul costo eventuale di un corredo completo. Sarebbe difficile di acquistare dei pantaloni grigi come quelli che aveva veduto per meno di sedici scellini, e calcol uno stiffelius a non meno di quaranta scellini, forse costerebbe di pi. Sapeva benissimo quanto gli abiti buoni fossero costosi. Si ferm esitante dinanzi alle vetrine di Poole e poi volt via. La cosa era impossibile. Attravers Leicester Square, e prosegu per Berdford Street, sentendo viva antipatia per ogni persona ben vestita che incontrava sul suo cammino.
I signori Danks e Wimborac abitavano uno stabile che pareva una banca vicino a Chancery Lane, e senza preamboli gli presentarono dei formulari da riempire. Religione? chiedeva il formulario. Lewisham, dopo una breve pausa, sorrise: Chiesa Anglicana.
Di l and al Collegio dei Pedagoghi a Holborn. Il Collegio dei Pedagoghi era impersonato da una persona corpulenta e barbuta, adorna di una catena d'orologio sottile d'oro e aveva mani grassocce. Portava occhiali d'oro e pareva avere un'aria buona e confidenziale che molto len le ferite dei sentimenti di Lewisham. Le ologie e le olografie vennero annotate con garbata sorpresa pel numero di esse.
Dovreste prendere uno dei nostri diplomi, disse l'uomo grasso. Non ci trovereste difficolt. Nessuna concorrenza. E vi sono premi, varii premi, in danaro!
Lewisham non s'accorgeva neppure che il colletto impermeabile avesse trovato un osservatore simpatizzante.
Diamo corsi di conferenze ed abbiamo un esame sulla teoria e la pratica dell'educazione.  l'unico esame del genere per individui impegnati nell'insegnamento delle classi superiori e medie che si conosca in questo paese. Tranne che il diploma magistrale. E ne vengono cos pochi: non pi di duecento all'anno. In maggioranza istitutrici. Gli uomini preferiscono insegnare colla bacchetta, sapete.  una caratteristica inglese, la bacchetta. Non conviene dirne nulla, si capisce, ma  fatale che qualche cosa debba accadere, qualcosa di piuttosto sgradevole, se le cose vanno innanzi cos. Le scuole americane divengono sempre migliori, quelle tedesche pure. Quello che andava bene prima, ora non va pi. Dico queste cose a voi, vedete, ma non conviene dirle a tutti. No, non conviene. Non conviene far nulla. Bisogna considerare tante cose. Per... Ma in quanto a voi farete bene a prendere un diploma per rendervi pi efficiente. Per quanto questo s'intende per l'avvenire.
Parl dell'avvenire con un sorriso apologetico come se si trattasse di una sua amabile debolezza. Lasci poi da parte questi soggetti astrusi e forn a Lewisham tutti i dettagli dei diplomi di collegio e procedette poi a narrare di altre possibilit.
Vi  poi l'insegnamento privato, disse. Avreste obbiezione per un ragazzo di mente tarda? Inoltre qualche volta ci si chiede dei maestri ispettori. Principalmente per collegi delle signorine. Ma s'intende che vogliono uomini pi anziani, uomini sposati, capite?
Io sono sposato, disse Lewisham.
Eh? esclam il Collegio dei Pedagoghi tutto stupto.
S, sono sposato, disse Lewisham.
Perbacco, disse in tono grave il Collegio dei Pedagoghi, e guardando il signor Lewisham al di sopra delle lenti cerchiate d'oro:, Perbacco! ed io che ho il doppio della vostra et, e non sono ammogliato! Ventun anni! Ed  da molto tempo che vi siete sposato?
Da alcune settimane, disse Lewisham.
Questo fatto  rimarchevolissimo, disse il Collegio dei Pedagoghi. Molto interessante anzi... Davvero! Vostra moglie dev'essere una gran coraggiosa persona... Scusatemi! Gli  che... Gli  che dovrete sostenere un'aspra lotta per ottenere una posizione. Tuttavia, questo fatto vi rende possibile pel concorso di collegi per signorine. Ossia, fino a un certo punto.
L'accresciuto rispetto del Collegio dei Pedagoghi piacque assai al signor Lewisham.
Ma il suo incontro coll'Agenzia Medica, Scolastica e Clericale sita vicino a Waterloo Bridge, lo fece cadere di nuovo in un accesso di depressione, e dopo di esso si avvi verso casa. Molto tempo prima di arrivarvi, si sentiva stanco, e il suo semplice orgoglio di uomo sposato e in lotta attiva contro un mondo spietato, era ormai passato. La sua resa sulla quistione religiosa gli aveva lasciato un amaro rimorso; il problema del vestiario gli si presentava terribilmente assillante. Era ancora lontano dall'ammettere del tutto come il suo prezzo sul mercato fosse piuttosto al disotto, anzich al disopra, di cento sterline l'anno, ma per questa persuasione guadagnava terreno nella sua mente.
Quella era una giornata grigia, con un tetro vento freddo, ed un chiodo che s'era fatto strada nella sua scarpa, si rendeva penosamente noioso. Certi errori e certe manchevolezze disastrose del suo recente esame botanico che fino allora era riuscito a tener lontane dalla sua mente, afferravano di schianto la sua attenzione. Per la prima volta dopo il suo matrimonio, albergava sinistri pronostici di insuccesso.
Quando si trov in casa, desiderava sedersi subito vicino al fuoco nella piccola poltrona cigolante, ma Ethel scivol fino a lui dalla nuova macchina da scrivere con braccia tese e glielo imped.
Oh! quanto mi  parso noioso il tempo! disse.
Il complimento non giunse a tiro.
Non  che io stesso abbia avuto un tempo cos gaio da farti mormorare, disse con un tono di voce che le era nuovo. Egli si sciolse dalle sue braccia e si sedette. Rimarc l'espressione del suo viso.
Sono piuttosto stanco, disse per scusarsi. E poi vi  un maledetto chiodo nella mia scarpa che debbo ribadire.  un lavoro che stanca assai quello delle visite agli agenti, ma naturalmente  meglio andarli a vedere. E tu come te la sei passata?
Oh! bene, disse lei guardandolo. E poi, S, sei proprio stanco. Prenderemo il the. E lascia ch'io ti tolga la scarpa, caro. S, lo voglio.
Suon il campanello, si affrett fuori della stanza, richiese che le portassero il the, ritorn e tir fuori il panchettino sdruscito di madama Gadow e cominci a slacciargli la scarpa. L'umore di Lewisham mut:
Sei proprio una cara donnina, Ethel, disse. Vorrei essere impiccato se non lo sei.
Mentre le stringhe si scioglievano, egli si chin e depose un bacio sul suo orecchio. Lo slacciamento fu sospeso e vi furono delle carezze reciproche...
Dopo qualche tempo egli se ne stava seduto colle pantofole ai piedi e una tazza di the in mano, ed Ethel, inginocchiata sul tappeto del focolare, colla vampa che le illuminava il viso, gli raccontava di una risposta che era giunta quel pomeriggio al suo avviso sull'Athenaeum.
Benone, disse Lewisham.
 un romanziere, disse lei cogli occhi illuminati di orgoglio, e gli tese la lettera.
Luca Holderness, autore di La fornace del Peccato e di altri romanzi.
Ma questo  splendido, disse Lewisham con appena un accenno di invidia e si chin per leggere al chiarore del focolare.
La lettera proveniva da un indirizzo in Judd Street, Euston Road, scritta su bella carta e con caratteri rotondi, proprio come un romanziere.
Cara Signora, diceva la lettera, mi propongo di farle tenere a mezzo di pacco raccomandato il MS. di un romanzo in tre volumi. Sono circa 90.000 parole, ma lei dovr sommarne l'esatto numero.
Come far a contarle non so, disse Ethel.
Ti far veder io il modo, disse Lewisham. Non vi  difficolt in questo. Conti le parole di tre o quattro pagine, poi fai la media e moltiplichi.
La lettera continuava:
Ma naturalmente prima di inviarle il MS. debbo avere una garanzia soddisfacente che la mia fiducia nel consegnare il mio lavoro tra le sue mani non sar mal riposta e che la sua prestazione potr essere della necessaria capacit.
Oh! disse Lewisham, questa  una noia.
E di conseguenza debbo chiedere le referenze.
Ma questa  una vera seccatura, disse Lewisham. M'immagino che quell'asino di Lagune... Ma che cosa aggiunge? Oppure in mancanza di referenze, un deposito... onesto mi pare ragionevole.
Ed era un deposito cos modesto, appena una ghinea. Anche se il dubbio fosse stato pi forte, l'aspetto della piccola Ethel cos piena di speranza e di desiderio di essergli di aiuto, l'avrebbe bandito dalla sua mente.
Se gli mandiamo uno cheque vedr che siamo correntisti di una banca, disse Lewisham, i suoi rapporti bancari erano cos recenti che il suo orgoglio non era scemato.
S, decisamente, manderemo uno chque. Tutto ci lo disporr bene nei nostri riguardi.
Quella sera dopo che lo chque di una ghinea fu spedito, le cose furono rese ancora pi gaie dall'arrivo di lettere contenente avvisi atrocemente poligrafati da parte dei Signori Danks e Wimborne. Si riferivano tutti a posti vacanti pei quali Lewisham era addirittura inadatto; non pertanto il loro arrivo rec l'assicurazione incoraggiante che le cose andavano pel loro corso. Dopo, alla variante di occasionali carezze a Ethel, egli si accinse a una revisione dei suoi libri di note dell'anno passato, poich, ora che la botanica era terminata, incominciava invece il corso avanzato di zoologia, l'ultimo abbrivio, per cos dire, verso la medaglia Forbes. Ethel aveva fra le mani il suo cappello migliore per apportarvi alcune varianti nelle guarnizioni. Sedeva nella seggiolina, mentre Lewisham con i documenti sparpagliati dinanzi a s, stava seduto al tavolo.
A un tratto essa alz gli occhi dalla disposizione sperimentale di un mazzo di fiordalisi, e si accorse di Lewisham che non leggeva pi, ma stava fissando con occhi assenti il centro del tappeto da tavola con espressione di intensa angoscia. Dimentic subito i fiordalisi e lo guard.
A che cosa pensi? disse dopo breve intervallo.
Lewisham trasal ed alz gli occhi.
Eh?
Perch avevi l'aria cos triste?
Avevo davvero l'aria triste?
S! ed anche irritata!
Stavo pensando proprio ora che amerei far bollire un vescovo o due nell'olio.
Ma, mio caro!...
Essi sanno benissimo come stanno le cose, ben differentemente da quanto insegnano, sanno che non  poi un gran male verso s stessi o verso gli altri quello di non credere; sanno che un uomo pu essere onesto come la luce del giorno e giusto e puro sotto ogni aspetto, anche se non crede ci che essi insegnano. Ed eziandio sanno che per far professione di fede basta che un uomo si spogli di una particella del suo onore. E non vogliono dirlo. Quasi quasi crederei che vogliano che un uomo si spogli del suo onore. Se un uomo  ricco gli cedono in tutto, per quanto egli se ne rida di quel che insegnano. Tutti quanti sono accettano oro dai promotori di compagnie e il fitto di case antigieniche. Ma se un uomo  povero e se non fa professione di credere in quello che qualcuno di loro non crede affatto, ma insegna, non alzerebbero un dito per aiutarlo contro le ignoranti mene dei loro seguaci. Tuo padrigno in questo aveva ragione. Essi sanno benissimo ci che succede. Sanno che tutto ci significa menzogna ed inganno per tanta gente, e non se ne curano affatto. E perch dovrebbero curarsene? Essi l'hanno trovato scritto, e cos sono viziati, e perch non lo saremmo anche noi?
Lewisham, che aveva scelto i vescovi quali capri espiatori per il suo turpiloquio, si sentiva portato ad incolparli persino del chiodo della sua scarpa.
La signora Lewisham pareva confusa, comprendeva il suo scopo.
Non saresti per caso, disse abbassando la voce, un miscredente?
Lewisham annu con aria cupa.
E tu non lo sei? disse.
Oh, no, disse la Signora Lewisham.
Ma tuttavia non vai in chiesa, tu.
No, disse la Signora Lewisham; e poi con maggiore sicurezza:, Ma non sono miscredente.
Cristiana?
Certamente!
Ma un cristiano, in fin dei conti, a che cosa crede?
Oh! dire la verit, agir bene, non fare male al prossimo, e cos via.
Questo non vuol dire essere cristiani. Cristiano  uno che crede.
 per quello che io intendo per cristiano, disse la Signora Lewisham.
Stando cos le cose tutti possono essere cristiani, disse Lewisham. Tutti sappiamo che  cosa giusta far il bene e male il far male.
Ma tuttavia non ci regoliamo tutti cos, disse la Signora Lewisham prendendo fra le mani di bel nuovo il mazzolino di fiordalisi.
No, disse Lewisham alquanto disorientato da quel metodo femminile di discutere. Non ci regoliamo tutti cos certamente.
La fiss per un momento. Essa aveva il capo lievemente piegato da un lato e gli occhi fissi sui fiordalisi. La mente di lui era pervasa da una strana scoperta. Parve in procinto di voler parlare, poi si rivolse ancora ai suoi appunti.
Ben presto per il centro del tappeto da tavola riassunse la sua preponderanza nei pensieri vaganti di Lewisham.
...
.
...
Il giorno dopo il Signor Luca Holderness ricevette lo cheque di una ghinea. Disgraziatamente era sbarrato. Medit per qualche istante, poi prese penna e calamaio e miglior il trascurato uno di Lewisham in un cinque, e con lievi ritocchi opportuni, fece corrispondere la sua cifra uno.
Potete osservarlo di qui, uno sparuto cadaverico avvenente individuo con lunghi capelli neri in un abbigliamento semiclericale penosamente rugginoso. Esegu le mende con grave cura. Port lo cheque al suo droghiere. Il droghiere lo esamin sospettosamente.
Andate a presentarlo alla Banca, se avete dei sospetti, disse il Signor Luca Holderness. Presentatelo. In quanto a me non so chi sia costui n che cosa faccia. Per quel che ne so io potrebbe anche essere un furfante. Io non posso rispondere di lui. Presentate lo cheque e vedrete. Mi porterete il resto soltanto allora. Posso aspettare, verr tra qualche giorno.
Era buono, nevvero? disse il Signor Luca Holderness in tono spigliato due giorni dopo.
Buonissimo, Signore, rispose il Droghiere con accresciuto rispetto e gli tese il resto in quattro sterline e tredici scellini.
Il Signor Luca Holderness, che aveva esaminato la merce esposta dal droghiere con curiosa intensit divenne subitamente animato e comper una latta di salmone. Usc dal negozio col denaro in mano poich le sue tasche erano cos vecchie che non ci si poteva fidare. Pass dal prestinaio e comper una pagnottella fresca.
Appena fuori del negozio addent un grosso pezzo della pagnottella e continu la via masticando. Era un boccone cos voluminoso che la sua bocca nel masticare, si contorceva tutta in modo grottesco. Inghiottiva con evidente sforzo ed il collo pareva tendersi ogni volta che un boccone vi passava. Gli occhi di lui esprimevano una soddisfazione bestiale. Gir l'angolo della Judd Street sempre addentando la pagnotta, e il lettore di questa storia, al pari dei Coniugi Lewisham, non ne sentir pi parlare.
...
.
...
CAPITOLO 26.
L'incantesimo svanisce.
...
.
...
Dopo tutto, il roseo apparire dell'amore, il matrimonio e l'Epitalamio non rappresentano che l'albeggiare delle cose, e ci che segue non  che il lungo, vasto, intervallo della luce, bianca e apportatrice di lavoro, del giorno. Per quanto ci si cerchi di arrestare quei deliziosi momenti, essi pur tuttavia svaniscono e passano spietatamente; non vi sono ritorni n ricuperi; soltanto, e pei folli, i pi vili barlumi e surrogati negli antri turpi e nelle stanze oscure. Noi procediamo nel cammino, noi cresciamo. Finalmente l'et senile ci raggiunge. La nostra giovane coppia, emergendo da un'atmosfera crepuscolare e occhieggiante di stelle mattutine, trov che il firmamento s'era coperto di grigiore, e il volto dell'uno e quello dell'altra apparvero chiari e veri nella luce di ogni giorno.
Sarebbe forse meglio per il raffinato sentire di Lewisham se si potesse soltanto narrare di un suo moderato e dignitoso raffreddamento, di patetiche piccole tergiversazioni, di un geloso celare anche delle pi lievi delusioni e di un decoroso mantenimento dell'atmosfera sentimentale. E cos arrivare alla luce del giorno. Ma la nostra giovane coppia era troppo acerba per questo. I primi accenni alla loro mancanza d'identit sono gi stati descritti, ma riescirebbe tedioso e pietoso il dover dire tutte le lievi intensificazioni, sfumatura per sfumatura, del conflitto delle loro individualit. Si disgustarono uno coll'altro, cara signora, e ne vennero conflitti di parole. La tensione di continua difficolt economica li stringeva dappresso; l'assillo dei fondi che si assottigliavano, della ricerca di lavoro che mai giungeva. E per Ethel vi erano le lunghe, vacue, solitarie ore in ambiente cupo. Dai pi futili pretesti sorgevano differenze sgradevoli; una notte Lewisham rimase insonne immerso in inscandagliabile stupore perch essa lo aveva convinto che non si curava affatto del benessere dell'umanit, e riteneva il suo socialismo una fantasia e un'indiscrezione. E una domenica, nel pomeriggio, partirono per una gita sotto i pi lieti auspici, e ne ritornarono irritati e sdegnosi, colla saliva e l'amara risposta fluenti, e tutto questo per le convenzioni sociali dei romanzetti che leggeva Ethel. Per qualche inspiegabile ragione, Lewisham odiava amaramente questi romanzetti. Questi scontri veramente in generale non erano che schermaglie, e il silenzio e l'imbarazzo che li seguiva finiva tardi o tosto in una riconciliazione tacita oppur definita, per quanto una volta o due la riconciliazione stessa riaprisse la ferita che si stava rimarginando. E sempre ogni schermaglia lasciava la sua cicatrice e cancellava di ancora una sfumatura le tinte indugianti del colore romantico.
Nessun lavoro giungeva, nessuna aggiunta al reddito di alcuno di loro, tranne due inezie, per cinque lunghi mesi. Una volta Lewisham vinse dodici scellini nel concorso a premio di un settimanale da un soldo, e tre volte giunsero frammenti infinitesimali da dattilografare da un poeta che apparentemente aveva letto l'avviso dell'Athenaeum. Il suo nome Edwin Peak Baynes e i suoi caratteri erano stirati ed informi. Mand varie liriche brevi su rimasugli di carta con l'avvertenza che egli desiderava tre copie di ognuna, scritte bene in stili differenti, e non fissati con grafe di metallo ma con filo di seta di appropriato colore. Entrambi i nostri giovani furono molto imbarazzati da queste istruzioni. Un frammento si chiamava Canto d'uccello, un altro Ombra di Nuvola ed una Eryngium. Ma secondo l'opinione di Lewisham potevano andare collettivamente sotto la dicitura cretinerie. Quale rimunerazione questo poeta mand, in contravvenzione ai regolamenti postali, mezza sovrana infilata in un cartoncino, autorizzando a trattenere il resto per future occasioni. Dopo qualche tempo furono ritornate copie di queste liriche grandemente alterate dal poeta in persona, con questa enigmatica istruzione scritta sulla copertina di ciascuna: Questo stile mi piace, solo, se possibile, ancora di pi.
Lewisham era fuori e fu Ethel che aperse la porta.
Non  che un ragazzo, disse Ethel descrivendo l'intervista a Lewisham che ne sembrava curioso. Entrambi parvero pensare che la giovinezza di Edwin Peak Baynes detraesse qualche cosa dalla realt di questo lavoro.
Dal suo matrimonio fino all'esame finale che ebbe luogo in giugno, la vita di Lewisham si svolse in un modo stranamente anfibio. A casa vi era Ethel e il perpetuo ed assillante problema dell'impiego, l'irritante e persistente sistema di madama Gadow dei sopraprezzi, e cos via, e in mezzo a queste cose egli si sentiva singolarmente invecchiato; ma intercalati a queste esperienze vi erano quegli intervalli di Kensington, brani della sua adolescenza, starei per dire, che affioravano in mezzo a questa nuova essenza della sua virilit, intervalli durante i quali egli non era che uno studente insubordinato e poco lodevole con una crescente disposizione al pettegolezzo. A South Kensington egli si espandeva in teorie ed ideali consoni alla sua vita di studente; nell'appartamentino di Chelsea, quelle camerette diventavano una fornace in estate e il cumulo dei romanzetti che prediligeva Ethel formava un guazzabuglio poco piacevole, era la sua situazione reale e gli ideali sempre pi cedevano il passo alla realt.
Era un mondo ben ristretto quello in cui sbocciava la sua virilit. Gli unici visitatori erano i Chaffery. Chaffery soleva venire a dividere la loro cena e riusc a farsi strada con Lewisham ad onta della sua furfanteria per mezzo dei suoi divertenti monologhi e con il rispetto e l'invidia che esprimeva per le cognizioni scientifiche di lui. Inoltre, pi il tempo passava e pi Lewisham si sentiva all'unisono coll'amarezza espressa da Chaffery contro coloro che sono alla testa dell'ordinamento del mondo. Faceva bene il sentirlo scagliarsi contro i vescovi e simile sorta di gente. Diceva molto bene ci che Lewisham stesso avrebbe voluto dire. La Signora Chaffery vagolava continuamente dentro e fuori la casa quando Lewisham rientrava: una nebulosa, oscura, nervosa, sciatta figurina. Veniva perch Ethel, ad onta che dicesse che l'amare era tutto per tutto, trovava la vita coniugale un poco scialba e solitaria mentre Lewisham era fuori. E se ne partiva in fretta quand'egli giungeva a causa di una certa irritabilit di lui che la lotta contro il mondo sviluppava. Non parl con nessuno a Kensington del suo matrimonio, prima perch era un segreto cos delizioso, e in seguito per tutt'altra ragione. I due mondi cominciavano e finivano bruscamente dinanzi ai cancelli di ferro battuto. Ma il giorno venne in cui Lewisham pass quei cancelli per l'ultima volta e la sua adolescenza per sempre fin.
Nell'esame finale del corso biologico, quell'esame che segnava la fine delle sue entrate di una ghinea settimanale, egli intuiva pienamente che le cose erano andate male. La sera dell'ultimo giorno di lavoro lo trov a tarda ora, colla testa in fiamme, sconfitto, coi capelli arruffati e le orecchie scarlatte. Fino all'ultimo lott per tenersi calmo e per individuare l'imbuto ciliare del nefridio di un lombrico. Ma gli imbuti ciliari non riescono a coloro che hanno schivato la pratica del laboratorio.
Si alz, tese il suo lavoro al burbero assistente incaricato delle dimostrazioni che lo aveva accolto cos benevolmente otto mesi prima, e si avvi attraverso il laboratorio verso la porta dove si affollavano i suoi compagni studenti.
Smithers parlava ad alta voce intorno all'intreccio dell'identificazione e il giovanetto colle orecchie lunghe, ascoltava attentamente.
Ecco Lewisham! E a te come la ti  andata, Lewisham, chiese Smithers senza celare la sua sicurezza.
Orribilmente, disse Lewisham in tono breve, cercando di passare.
Sei riuscito ad individuare D.? grid Smithers.
Lewisham fece le finte di non udire.
La Signorina Heydinger era ritta col suo cappello fra le mani e osservava gli occhi infiammati di Lewisham. Stava per passarle vicino senza fermarsi, ma un certo non so che del viso di lei riusc a penetrare perfino il suo perturbamento. Si ferm.
E voi avete potuto tirar fuori il nefridium? disse il pi cortesemente che pot.
Essa scosse il capo.
Stavate per scendere? chiese.
Ma si capisce, disse Lewisham cercando di far comprendere con un certo tono di voce che i modi di Smithers lo offendevano.
Aperse la porta a vetri che immetteva dal corridoio sulla scala. Scesero in silenzio la rampa a spirale.
Frequenterete ancora la scuola il venturo anno? chiese la Signorina Heydinger.
No, disse Lewisham. No, non ritorner pi. Mai.
Pausa.
Che cosa farete? chiese essa.
Non lo so. Dovr trovare un'occupazione qualunque che mi dia da vivere.  un pensiero che mi ha assillato tutta le sessione.
Credevo.... Essa si ferm. Ritornerete da vostro zio? disse ancora.
No. Mi fermer a Londra. Non  cosa utile di togliersi dalla baraonda per recarsi in campagna. E poi, ho litigato con mio zio.
Che cosa intendete fare? Insegnare?
 quasi certo che mi dar all'insegnamento. Ma non ne sono sicuro. Prender qualsiasi cosa che mi si presenter.
Vedo, disse lei.
Scesero in silenzio per un certo tempo.
E voi ritornerete? chiese lui.
Pu darsi ch'io ripeta il corso di botanica, se potranno trovarmi un po' di posto. E pensavo, chi sa, alle volte si pu sentire di qualche cosa. Qual' il vostro indirizzo? Cos, se mi verr fatto di udire di qualche cosa....
Lewisham si ferm sul gradino e pens.
Naturalmente, disse.
Non pareva intenzionato neppure per sogno a darle l'indirizzo, ed essa glielo chiese di nuovo in fondo alla scala.
Quel maledetto nefridium, rispose, mi ha fatto dimenticare tutto.
Si scambiarono gli indirizzi sui fogli tolti dal taccuino della Signorina Heydinger.
Essa si ferm vicino al Registro dove egli firm il suo nome. Vicino ai cancelli di ferro delle scuole essa disse:
Io passo attraverso i Giardini di Kensington.
Egli si sentiva irritato per gli indirizzi e non comprese l'implicito invito.
Io vado verso Chelsea.
La ragazza esit per brevi istanti, guardandolo tutta turbata.
Addio, allora, disse.
Addio, disse lui alzando il cappello.
Attravers la Exhibition Road a passi lenti, con la sua busta lucida ormai tutta screpolature.
Pass pensierosamente l'angolo della Cromwell Road e si volse a destra cos da poter vedere il fabbricato rossastro delle Scuole di Scienza che si innalzava alto e bello attraverso i giardini del Museo di Storia Naturale. E lo avvolse d'uno sguardo di rimpianto.
Era ormai sicuro d'essere caduto in questo esame finale. Sapeva che qualsiasi carriera, quale uomo scientifico, gli era preclusa per sempre. E si rammentava ora del giorno in cui aveva percorso questa stessa strada diretto a quel grande fabbricato per la prima volta in vita sua, e di tutte le speranze e le risoluzioni che gli avevano riempito il cuore mentre vi si accostava. Quel sogno di incessante e saldo lavoro! Ma quali altezze avrebbe mai raggiunto se soltanto avesse avuto la ferma intenzione di realizzare il suo scopo?...
Ed era in questo giardino stesso che lui, Smithers e Parkson s'erano seduti vicino all'albero fossile ed avevano discusso di Socialismo prima che si leggesse la sua famosa dissertazione.
S, disse parlando ad alta voce, s, quella  cosa passata ormai. Tutto  finito.
A un tratto l'angolo del Museo di Storia Naturale si frappose fra lui e la sua Alma Mater che svaniva ai suoi sguardi. Sospir e volse il viso verso le anguste camerette di Chelsea e verso il mondo che non aveva saputo conquistare.
...
.
...
CAPITOLO 27.
Un litigio.
...
.
...
Fu nel tardo settembre che il litigio che segue ebbe luogo. Quasi tutte le tinte rosee parevano essere svanite poich i Lewisham erano ormai sposati da sei mesi. I loro affari finanziari dal catastrofico erano passati al sordido. Lewisham aveva per trovato lavoro. Un insegnante militare chiamato Capitano Vigours, aveva bisogno di un individuo energico pei suoi allievi di matematica e per insegnare il disegno geometrico e ci che egli si dilettava chiamare Scienza di Sandhurst, la celebre scuola militare. Non pagava meno di due scellini l'ora le prestazioni di Lewisham. Inoltre, vi era una scuola di matematica semplice che si apriva a Walham Green, dove Lewisham avrebbe potuto fare sfoggio delle sue qualit. Potevano quindi contare su una somma di cinquanta e pi scellini la settimana, con la speranza di miglioramenti futuri. Il tutto stava nello sbarcare il lunario fino a quando il Capitano Vigours non avesse pagato. E nel frattempo la freschezza delle blouses di Ethel spar, e Lewisham si astenne dal far riparare la sua scarpa che si era spaccata attraverso l'alluce.
La cagione dell'alterco fu abbastanza futile. Ma verso la fine passarono alle generalit. Gi Lewisham aveva incominciata la giornata con un impeto di cattivo umore, ancora sotto l'incubo di un dissidio avvenuto la sera prima e di un incidente puerile che in fondo nulla aveva a che fare colla loro differenza di vedute.
Ed ora il dissidio si era intensificato al punto da farlo assurgere a una vera crisi emozionale del tutto sproporzionata. Mentre egli usciva dalla porta che intercomunicava colle due camere, si accorse di una lettera che giaceva tra le tazze preparate alquanto alla rinfusa per la colazione, e l'attitudine di Ethel pareva di una che si ritraesse in fretta e avesse lasciato cadere la lettera. I suoi occhi incontrarono quelli di lui ed essa arross. Lewisham si sedette a tavola, ma prima raccolse la lettera, e forse il suo atto fu alquanto brusco. Proveniva dalla Signorina Heydinger. Esit per un istante, come se volesse riporla in tasca, ma poi si decise ad aprirla. Era molto lunga e si decise a leggerla. Tutto sommato gli pareva una lettera abbastanza noiosa, ma non lasci trapelar nulla di questa sua idea. Allorch ebbe finito di leggerla, la mise con cura nella tasca.
Formalmente tutto questo piccolo fatto nulla aveva a che fare coll'alterco. La colazione era gi terminata allorch questo cominci. Lewisham aveva la mattinata libera, e si era proposto di occuparla colla revisione di certi appunti che si aggiravano sulla Scienza di Sandhurst. Disgraziatamente la ricerca del suo taccuino lo port a contatto coi romanzetti di Ethel.
Questa roba si trova dovunque, disse dopo un impeto di veemente spiegazzamento. Sarebbe un gran bel fatto se si riponessero in qualche posto per amor dell'ordine.
In ordine lo erano prima che tu cominciassi a buttarli di qua e di l, osserv Ethel.
Maledetto ciarpame. Non sono buoni che da bruciare. annunci Lewisham all'intero universo, e ne lanci uno in un angolo.
A buon conto, anche tu hai cercato di scriverne uno, disse Ethel rammentandosi un certo pacco di cartelle che era giunto a inaspettata fine prima che Lewisham avesse trovato la sua occupazione.
Questa reminiscenza aveva il dono di irritarlo sempre in modo eccessivo.
Eh? disse aspramente.
Anche tu hai cercato di scriverne uno, ritorn a dire Ethel con alquanta riluttanza.
Vuoi proprio ch'io non me ne dimentichi.
Sei tu che me lo hai fatto ricordare.
Egli la fiss con aria ostile per un poco.
Insomma, questo ciarpame s'interna da per tutto, non vi  un angolo ordinato in tutta la stanza. Anzi, ordine non c' mai.
Questo  quanto dici sempre.
Ma lo chiedo a te: ce n' mai ordine?
S.
Ma dove?
Ethel fece finta di non udire. Ma il diavolo s'era impossessato di Lewisham, e per un certo tempo non volle lasciarlo.
Non , dopo tutto, come se tu avessi qualcos'altro da fare, disse ferendola poco amorevolmente.
Ethel si volse.
Se io mettessi via quei romanzi, disse con una forte enfasi sul mettessi, diresti soltanto che li ho nascosti. Ma a che serve tentare di soddisfarti?
Lo spirito della perversit sugger a Lewisham:
A nulla, apparentemente.
Le guancie di Ethel si imporporarono e i suoi occhi lucevano per le lacrime contenute. Improvvisamente, emise fuori il casus belli che da tempo esisteva allo stato latente tra loro. La sua voce si era fatta piena d'ira.
Nulla di quanto posso far io pare soddisfarti dopo che quella Signorina Heydinger ha cominciato a scriverti.
Vi fu una pausa, una breccia. Ambedue furono presi da qualche cosa che pareva stupore. Fino a quel punto era convenuto che essa non doveva saper nulla della Signorina Heydinger. Egli intravide uno spiraglio di luce.
E come lo sai? incominci e si avvide che questa via era impossibile.
Invece prese il partito naturale dell'uomo: mise fuori un Uh!! pieno di disgusto, alz la voce:
In fede mia, sei proprio irragionevole! grid con irritato tono di rimprovero. E che ti salta di dire una cosa simile? Come se tu avessi mai cercato di farmi piacere! Come se invece non fossi stato sempre io a compiacerti!
Si ferm, colpito da un momentaneo senso d'ingiustizia. Si immerse invece nel punto che prima aveva evitato.
E come lo sapevi che era la Signorina Heydinger?
La voce di Ethel assunse un tono lagrimoso.
Era dunque deciso che io non lo sapessi, nevvero? disse.
Ma come, torno a chiedere?
E pensi forse che non mi riguardi? Ti credi forse ch'io sia di sasso?
Ma come! Vuol dire che pensi, che credi?
S,  cos.
Per breve intervallo Lewisham contempl la voragine che essa aveva aperto dinanzi a lui. Cercava tra s e s qualche frase che la calmasse, qualche convincente ragione che sommergesse questo nuovo aspetto delle cose. Ma non vi riusc. Si trov la via tagliata da ogni lato. Una rabbia irragionevole che sorgeva in lui fino a soffocarlo, lo domin.
Gelosia! grid. Gelosia! Come se... Ma sentiamo un po', non posso dunque ricevere lettere che parlino di cose che non capisci, che non puoi capire? Se ti chiedessi di leggerle non vorresti neppure. E soltanto perch....
Non mi dai la possibilit di capire.
Io?
S, tu.
Ma che dici mai! Da principio ho sempre provato. Socialismo, religione, tutte queste cose infine. Ma di esse a te non importa, non vuoi curartene. Secondo te io a queste cose non dovrei neanche pensare! Ma se era peranco inutile discuterne. Pu darsi che tu mi voglia bene ad un altro modo, ma di tutto il resto che forma l'essere mio, neanche ti curi. Anzi non te ne importa! Ed ora, perch ho un'amica....
Amica!
S, amica!
Proprio! E ne nascondi le lettere!
Ti ripeto che non saresti capace di capire di che cosa trattano. Ma che serve? Non voglio neanche discutere. No, non voglio! Sei gelosa e non se ne parli pi!
E dimmi un po' chi non sarebbe geloso?
La guard fisso come se trovasse difficile di rispondere a quella domanda. Il tema era scabroso, invincibilmente scabroso. Invece, tanto per trovare una diversione, si pose ad esaminare la stanza. Il taccuino, che aveva districato dai volumi romantici, giaceva sul tavolo e gli rammentava il suo rimpianto delle ore perdute. La sua ira finalmente trabocc. Gesticolava fortemente.
Cos non pu andare, gridava. Cos non la pu andare! Come posso fare qualche cosa?
Fece tre passi e si ferm in uno spazio libero.
Non voglio tollerare pi oltre! Non voglio andare avanti a questo modo! Litigi, contrasti, sconforto. Bada bene! Questa mattina m'ero proposto di lavorare. Volevo passare in rivista delle note! E invece tu fai sorgere un alterco.
La palmare ingiustizia fece alzare la voce di Ethel all'estremo.
No, non sono io che ha incominciato l'alterco.
L'unica risposta possibile consisteva nell'urlare, e Lewisham url.
S, fosti tu! Fai una scena! Mi lanci un'accusa, gelosia, a me! Come posso far nulla? Ma come si pu rimanere in una casa come questa? Bene, uscir. Guarda bene! uscir. Andr a Kensington e lavorer l!
Si avvide di non aver pi parole, e Ethel stava per parlare. Con fronte aggrondata volse intorno lo sguardo, cercando una pronta conclusione. Bisognava decidersi all'istante. Scorse sul tavolo i Vertebrati di Huxley. Lo afferr, lo bilanci come attraverso un'arco e lo lanci violentemente nel focolare spento.
Per un istante parve cercare qualche altro proiettile. Vide il suo cappello sul canterano, lo prese con forza e usc tragicamente dalla stanza.
Esit colla porta mezzo chiusa, poi l'aperse del tutto, e la sbatt violentemente. Con quest'atto il mondo era informato della giustizia della sua ira, e perci usc a tutto suo onore nella via.
Si avvi noncurante della direzione che prendeva, attravers le strade percorse da persone dirette al lavoro, e a un tratto l'abitudine gli fece volgere i passi verso la Brompton Road. L'ondata del traffico mattutino che si dirigeva ad oriente, lo prese tra le sue spire. Per un poco, tranne che per un ribelle senso di meraviglia nell'interno della sua mente, egli mantenne la sua ira bianca e pura. Perch mai l'aveva sposata? Ecco l'uncino al quale si attaccava. Ma s, perch mai, in nome del destino, l'aveva sposata? Ma in ogni caso aveva pronunciato ormai la parola decisiva. Non lo sopporterebbe! Doveva finire ad ogni costo. Le cose erano divenute intollerabili e pertanto dovevano finire. Medit fra s le cose tremende che le direbbe tra breve in omaggio a questa risoluzione. Contemplava perfino degli atti di crudelt. E cos dimostrerebbe chiaramente che non si sentiva di sopportare pi a lungo questo stato di cose. Aveva molta cura di non chiedere a s stesso che cosa mai non avrebbe tollerato.
Ma come mai in nome del diavolo, era giunto a sposarla? Tutto ci che lo attorniava si mesceva in certo qual modo alla tinta dei suoi pensieri. Gli enormi fabbricati di ferro ondulato in cui culmina il Museo d'Arte (proprio questo!), l'Oratorio troncato posto di sbieco alla strada pareva avessero da rimproverare delle magagne simile alle sue al fato. Ma come mai, in nome del diavolo?... E dopo quelle famose prolusioni!
Trov che i suoi pensieri gli avevano fatto oltrepassare la portineria del Museo. Ritorn tutto irritato sui suoi passi e attravers il cancelletto. Entr nel Museo passando attraverso la galleria del Ferro Vecchio avviandosi alla Libreria Educativa. La fila di tavoli vacanti, le piccole oasi di libri che attendevano i lettori, avevano un che di allettante rifugio.
In tale stato d'animo si trovava dunque Lewisham al mattino. Ma assai prima di mezzogiorno tutto il primo ardore della sua ira s'era consumato, portando con s la travolgente convinzione dell'indegnit di Ethel. Col dorso appoggiato ad una fila di opere geologiche, aveva il volto atteggiato a tristezza. La sua coscienza evocava l'immagine di un uomo prepotente, irruento ed ingiusto, l'immagine di s stesso. Ma che diamine l'aveva indotto a lasciarsi trasportare cos, e per quale ragione?
Alle due del pomeriggio si trov per via diretto da Vigours e il suo stato era quello di uomo in preda ad aspro rimorso. Di questo brusco passaggio da uno stato all'altro,  difficile approfondire la causa, poich i pensieri sono assai pi fini delle parole e le emozioni umane infinitamente pi impalpabili. Una cosa per  certa: la memoria di tante cose passate gli ritorn.
Questo filo conduttore che lo riport a tanti ricordi parve insinuarsi fino a lui attraverso la tettoia vetrata della Libreria. A tutta prima furono memorie confuse; anzi il ricordo di lei che lo assal a un tratto fu come un irritante ostacolo che gli impediva di concentrarsi. Diede un colpo sulle pagine aperte del libro che gli stava dinanzi.
Maledizione a quell'infernale organetto! mormor fra s.
Poco dopo fece un movimento d'impazienza e ricoperse le orecchie colle mani.
Sospinse i libri lungi da s, si alz e si mise a passeggiare nella sala. L'organetto s'era arrestato bruscamente in mezzo a una nota e il suono, come un'eco, svaniva nel silenzio del circostante spazio.
Ad un tratto Lewisham si sorprese a canticchiare un'aria languida, e pens di bel nuovo al dissidio che credeva oramai bandito dalla sua mente. Ma per quale ragione era mai successo? Ebbe la sensazione che qualcosa si fosse staccato nella sua mente e galleggiasse nel vuoto. E come evocata da quella domanda che si aderse dinanzi alla sua mente, una visione di Whortley, una visione singolarmente vivida. Vi era la chiara luce lunare ed una collinetta: la cittadina si stendeva illuminata e calda ai piedi di essa, e la scena appariva ravvivata dalla musica, da un'arietta tra il lugubre e il sentimentale. Per qualche inesplicabile ragione l'aria pareva provenisse da un organetto, per quanto egli ben sapesse che in realt proveniva da una banda, e si associava a una mistica formula di parole, di parole avvincenti:
Dolci notti di sogni vaganti,
Riconducete alla memoria mia
I giorni che non sono pi.
Quest'aria riproduceva la scena con grafica chiarezza, ma si trascinava dietro una nube immensa di emozioni irrazionali, emozioni che un momento prima parevano essere esulate per sempre dall'essere suo. Come si rammentava tutto! Egli era sceso da quella collinetta e Ethel si trovava con lui....
Ma che davvero avesse provato quei sentimenti per lei?
Bah! disse a un tratto e ritorn ai suoi libri.
Ma l'aria e la memoria avevano guadagnato terreno, lo accompagnarono nel suo frugale desinare di latte e ciambelle, s'era deciso da principio di non ritornare da lei pel pasto di mezzogiorno, e mentre si recava da Vigours, insistettero nel tener desta la sua attenzione. Potrebbe anche darsi che latte e ciambelle inducessero a considerazioni pi miti. Un sentimento di contraddizione straordinaria, di infinita perplessit, lo afferr.
Ma allora, si chiese, come diavolo siamo giunti a tanto?
E questa, a dire il vero,  una delle questioni fondamentali del matrimonio.
I tumulti del mattino avevano ceduto il passo ad una calma che si potrebbe chiamare scientifica. Ben presto si dibatteva virilmente con la questione. Non c'era da negarlo; avevano altercato. E non soltanto una volta, ma recentemente avevano altercato molte volte. Veri e propri alterchi: si erano scagliati l'un contro l'altra, colpendo, cercando il momento opportuno per colpire, desiderando, volendo ferire. Cerc ricordarsi come fossero andate le cose, ci che aveva detto lui, ci che aveva risposto lei. Non gli riusc. Aveva dimenticato frasi e connessi. Il fatto s'era fossilizzato nella sua mente, non quale sequenza di eventi, ma come una raccolta di parole dinamiche e sconnesse; ogni parola rude, permanente, senza senso, come un'iscrizione incisa nel sasso. E della scena non gli rimaneva che un'immagine: Ethel, col viso avvampante e gli occhi lucenti dalle lacrime represse.
Il traffico d'un crocevia lo occup per un periodo di tempo. Emerse dalla parte opposta pieno del vivido contrasto dei loro mutati rapporti; fece un ultimo sforzo per metterla in stato di accusa, per dimostrare come essa fosse del tutto da biasimare per quanto era accaduto. Aveva altercato con lui, aveva altercato deliberatamente perch era gelosa. Era gelosa della signorina Heydinger perch era stupida. Ma ora queste accuse svanivano come fumo a misura che le esponeva a s stesso. Ma l'immagine delle due figurine laggi nella campagna rischiarata dalla luce lunare, quelle no, non svanivano. Fu negli stretti di Kensington High Street che egli abbandon la sua accusa. Fu al di l del Palazzo di Citt che fece il nuovo passo. Ma non sarebbe possibile, dopo tutto, che egli stesso meritasse il maggior biasimo?
E immediatamente gli parve d'averlo saputo sempre.
Appena ebbe fatto quel passo, si mosse velocemente, e dopo cento passi la lotta era superata, ed egli si immerse a capofitto nell'abisso azzurro del rimorso. Tutte quelle cose che gli erano parse cos drammatiche e potenti, tutte le cose vivide e brutali che egli aveva detto, non gli si presentavano pi come parole incise, ma in caratteri accusatori di fiamma. Prov ad immaginare di non averle dette, che ora la sua memoria gli giuocava una gherminella. Cerc anche di pensare che aveva detto, s, qualche cosa di simile, ma assai meno aspro. Tent con eguale futilit di diminuire le sue stesse ferite. I suoi tentativi non servirono che a misurare la magnitudine della sua caduta.
Ora si rammentava tutto, rivedeva tutto. Ricordava Ethel illuminata dal sole nel viale, Ethel tutta bianca nel chiarore lunare prima che si separassero dinanzi la casa di Frobisher; Ethel quando usciva dalla porta di Lagune e lo salutava sorridendo prima che si avviassero per la loro passeggiata serale, Ethel appena sposata, come gli apparve tra i due battenti dell'uscio, raggiante dello splendore che le sue emozioni le accendevano intorno. E finalmente poi, Ethel irritata, scapigliata, col volto appannato dalle lacrime in quella semibuia disordinata stanzetta. E tutto in cadenza, con quell'organetto! Da quello a questo! Ma come era stato mai possibile che da quell'alba opalina scaturisse una s triste giornata? Ma che cos' che non se n'era andato? Lui e lei erano le stesse persone che si muovevano cos gaiamente nella sua memoria ora ridesta; lui e lei che avevano trascorso una vita cos amara in quelle ultime settimane di miseria!
Il suo cuore di nuovo si immerse nell'angoscia. Ora per tutt'al pi egli la considerava come parte di lui stesso nell'insuccesso.
Che guazzabuglio abbiamo combinato assieme! era il nuovo leit motif della sua canzone.
Che guazzabuglio!
Adesso conosceva realmente ci che fosse l'amore, qualche cosa di pi antico e di pi imperativo della ragione. Sapeva ora come egli l'amasse; e la sua collera recente, la sua ostilit, la condanna di cui l'aveva colpita, gli parvero come colpa di qualche influenza ostile fuori dell'anima sua. Pens con incredula mente alla lenta diminuzione della tenerezza che aveva seguito i primi giorni della loro gioia comune, il declinare del fascino, il primo abbandonarsi all'irritabilit, le serate che aveva spese a lavorare testardamente, resistendo al senso della sua presenza.
Non si pu sempre fare all'amore, aveva detto, e cos si allontanavano l'uno dall'altro.
E poi in innumerevoli fatti egli non era stato paziente e neanche giusto. L'aveva ferita coi suoi modi aspri, colla sua critica priva di bonomia, e sopratutto colla sua assurda segretezza per le lettere della Signorina Heydinger. Ma perch mai le aveva nascosto quelle lettere? Come se in esse ci fosse qualche cosa da celare! Ma che diavolo c'era da celare? Che antagonismo poteva mai esservi tra loro? Eppure fu proprio per tutte queste piccole cose che il loro amore era divenuto simile a un tesoro che prima si teneva prezioso e che invece era caduto in mano brutali, tanto appariva graffiato, scheggiato e appannato, anzi sulla buona via per essere del tutto distrutto. I modi di lei erano mutati verso di lui, ma quale voragine stava per aprirsi che egli mai pi avrebbe potuto rinchiudere!
No, non sar cos, disse, non lo sar!
Ma come ritornare al punto di partenza? Come cancellare le cose che aveva dette, le cose che erano state fatte?
Sarebbe possibile il ritorno?
Per un istante gli si affacci una nuova possibilit. E se non potessero ritornare indietro? E se fosse successo l'irrimediabile? E se, quando egli sbatt la porta dietro a s, si fosse chiusa e chiusa per sempre?
Ma noi dobbiamo tornare indietro, disse Lewisham, lo dobbiamo.
Comprese benissimo come questo non fosse il caso di ragionate scuse. Doveva ricominciare, richiamare a s le emozioni primiere, buttare lungi da s la sommergente pressione delle necessit d'ogni giorno che succhiava tutto il calore e tutto l'incantesimo della loro vita. Ma in che modo riuscirvi?
Doveva circondarla di nuovo d'amore. Ma come cominciare, in qual maniera farle notare il mutamento? Prima d'ora v'erano state paci, concessioni cupe, armistizi e trattati. Ma questo era diverso. Cerc immaginare qualche cosa che potrebbe dire, qualche appello che potrebbe raggiungerla. Ma tutto ci a cui pensava era freddo e duro, o misero e senza dignit, o teatrale, o sciocco. E se la porta del destino si fosse chiusa davvero? Se gi fosse troppo tardi? Da qualsiasi lato si rivolgesse gli si affacciava l'amaro ricordo di aspre cose che aveva detto. Ebbe un momento di lucidit in cui vide chiaramente quanto dovesse essere mutato agli occhi suoi e la vita gli parve divenuta intollerabile. Poich ormai era sicuro di amarla con tutto il cuore.
A un tratto si trov dinanzi una vetrina di fioraia nel centro della quale troneggiava un fragrante cespo di rose.
Esse fissarono la sua attenzione prima di imprimersi nella sua mente. Vide delle rose bianche, d'un candore verginale, rose color crema, e rosee e porporine; tinte carnate e di perla; una massa opulenta di profumato colore, di essenze vivide, e in mezzo a loro una nota oscura di rosso cupo... Quasi parevano avere il vero colore della sua emozione. Si ferm di botto. Si volse verso la vetrina e vi immerse gli sguardi. Era sfarzoso quel cespo, ma perch gli rivolgeva quel muto appello?
Allora si avvide, come di cosa evidente, ci che gli rimaneva a fare. Era proprio quel che ci voleva. Questa era la nota che conveniva far vibrare. Tra l'altro perch sarebbe quasi un ripudiare quella maledetta abitudine di angariarsi per le necessit della vita che produceva l'incessante tensione tra loro. Le rose le perverrebbero come cosa pura e inattesa, per cos dire, le divamperebbero incontro.
Poi, dopo le rose, egli ritornerebbe.
A un tratto la nube grigia e tormentosa svan dalla sua mente; rivide il mondo pieno di colori abbaglianti. Vedeva la scena svolgersi gaia e chiara; vedeva Ethel non pi amara e piangente, ma lieta com'era sempre stata prima... I palpiti del suo cuore si fecero pi rapidi. Era necessario donare ed egli donerebbe.
Una puerile voce indiscreta che suggeriva prudenza, stridette e svan subito. Egli aveva, lo sapeva bene, una sterlina in tasca. Entr.
Si trov dinanzi una formidabile signorina vestita di nero e impreparato a qualsiasi formula. Non avendo mai prima d'allora comperato fiori. Si guard intorno come per cercarvi un'ispirazione. Accenn alle rose.
Vorrei quelle, disse.
Quando usc dal negozio, non gli rimanevano che pochi spiccioli della sterlina che aveva cambiato. Le rose, debitamente imballate, dovevano essere mandate ad Ethel, dovevano essere consegnate a seconda dei suoi ordini precisi, alle ore sei.
Alle sei, aveva ripetuto Lewisham in tono serio.
Comprendiamo benissimo, aveva risposto la signorina vestita di nero, facendo finta di non poter nascondere un sorriso. Non dubiti, siamo abituati a spedire fiori.
...
.
...
CAPITOLO 28.
L'arrivo delle rose.
...
.
...
E dopo tutto le rose sbagliarono strada!
Allorch Lewisham ritorn a casa dopo essere stato da Vigours, erano gi quasi le sette. Entr in casa col cuore che batteva. Si attendeva di trovare Ethel eccitata e le rose esposte. Ma il viso di lei era pallido e depresso. Ne rimase cos sorpreso che il saluto che aveva sulle labbra si spense. Si era ingannato! Entr nella saletta e non vi trov alcuna rosa. Ethel gli pass vicino, poi gli volse la schiena e stette a guardare fuori dalla finestra. Questa attesa era davvero penosa...
Si sent obbligato di chiedere, per quanto gi certo della risposta:
Non  giunto nulla?
Ethel lo guard.
Che cosa credevi fosse giunto?
Oh! nulla...
Essa guard fuori della finestra.
No, disse lentamente, non  giunto nulla.
Egli tent di trovare qualche cosa da dire che colmasse la distanza fra loro, ma questo non gli fu possibile. Dovrebbe attendere fino a che giungessero le rose. Prese i suoi libri dallo scaffale e una misera ora pass finch giunse l'ora della cena. Questa non fu che un cerimoniale infiorato da convenevoli soverchiamente cortesi. La delusione e un senso di esasperazione oscuravano l'anima di Lewisham. Cominci a sentirsi irritato con tutto e tutti, perfino con lei. Si avvide che lo riteneva ancora irritato con lei, e quest'idea lo rese di cattivo umore.
Aveva appena ripreso i suoi libri dopo cena, e Ethel stava aiutando la serva di Madama Gadow a sparecchiare, allorch udirono bussare alla porta, di casa. Finalmente eccole, disse lui tra s sentendosi pi gaio, e stette esitando tra l'andarsene o assistere all'accoglienza di lei. Che noia quella serva! Poi ud la voce di Chaffery, e mormor adagio: Che il diavolo se lo porti!.
L'unica cosa che restava a fare ora, se giungevano le rose, era di sgattaiolare nel corridoio, intercettarle e portarle nella camera da letto, passando dalla porta che si apriva nel corridoio. Poich non era niente affatto desiderabile che Chaffery assistesse a quella fase sentimentale. Avrebbe potuto lanciare qualche frizzo che sarebbe rimasto per sempre nella loro memoria.
Lewisham tent far capire che non gli garbavano visite. Ma Chaffery era di ottimo umore, tanto che avrebbe reso calorose una dozzina di accoglienze fredde. Si sedette senz'esservi invitato nella sedia che preferiva.
Dinanzi al signore e alla signora Chaffery, i Lewisham solevano nascondere qualsiasi contrasto esistente tra loro, sotto una cordialit poco sincera, e perci Chaffery ben presto discorreva liberamente, senza sospettare la crisi che li travagliava. Offerse due sigari.
Ebbi un momento di pazzia, disse. Una volta tanto l'onesto fumer l'ammirevole, o l'ammirevole fumer l'onesto: quel che preferite. Ne volete uno? No? Che principi austeri i vostri! Vuol dire che il piacere sar doppio per me. Ma in verit preferirei lo fumaste voi. Ma per stasera cancello la benevolenza.
Spunt il sigaro con cura, lo accese con grandi cerimonie attendendo la completa combustione del legno dello zolfanello, poi rimase silenzioso per un minuto buono, buttando fuori grosse boccate di fumo. E poi riparl, punteggiando le sue parole con svariate e bellissime spirali.
Fino ad ora, disse, non ho fatto che giocherellare colla furfanteria.
Siccome Lewisham non diceva nulla ricominci dopo breve pausa.
Vi sono tre specie di uomini al mondo, ragazzo mio, tre e non di pi, e di donne soltanto una. Vi sono uomini felici e furfanti e imbecilli. Non conto gli ibridi. E secondo me i furfanti e gli imbecilli si assomigliano molto.
Si ferm di bel nuovo.
Gi, sar come dite voi, disse Lewisham debolmente, e fiss con aria aggrondata il focolare.
Chaffery lo guard attentamente.
Parlo il linguaggio della saggezza. Stasera anzi la mia saggezza  d'una marca speciale. Intendo di esporre alcune delle mie pi antiche e pi importanti idee, perch, come ve n'accorgerete tra breve, questa  un'occasione speciale. E proprio oggi mi sembrate distratto.
Lewisham alz gli occhi.
Onomastico? disse.
Aspettate e vedrete. Ma stavo facendo osservazioni d'oro circa i furfanti e gli imbecilli. Fin dai primi anni fui convinto dell'assoluta necessit della rettitudine se un uomo deve essere felice. Questa per me  una verit lampante come il sole che illumina il mondo. Ne siete sorpreso?
Ma, veramente, non squadra del tutto con....
No. Lo so benissimo. Vi spiegher tutto. Ma lasciate ch'io vi parli della vita felice. Lasciate che io vi parli come se fossi sul mio letto di morte e questo fosse un dono di commiato. Prima di tutto integrit mentale. Provate ogni cosa, ma tenetevi saldo a ci che  giusto. Lasciate che il mondo non abbia per voi illusione alcuna n alcuna sorpresa. La natura  colma di crudeli catastrofi, l'uomo non  che una scimmia fisicamente degenerata, ogni istinto, ogni appetito ha bisogno di freno; il salvataggio non  nella natura delle cose, ma bens nella natura umana; affrontate tutte queste cose penose. Spero che mi seguiate?
Procedete, disse Lewisham, in cui il gusto della controversia intorno a una tesi ebbe per un istante il sopravvento sopra la faccenda delle rose.
Nella giovent, esercizio e coltura; nell'adolescenza, ambizione, e nella prima virilit, l'amore, non passione di palcoscenico.
Chaffery parlava con grande solennit ed insistenza tendendo un dito ossuto come se volesse ben marcare quel punto.
Poi il matrimonio giovane e modesto, e quindi bimbi e strenuo e onesto lavoro per loro; lavoro anche per lo stato in cui si vive; una vita dedicata agli altri, e al tramonto una modesta fierezza pel lavoro compiuto: ecco la vita felice. Di questo siatene sicuro:  proprio la vita felice; la vita che la Selezione Naturale ha plasmato per l'uomo dacch la vita ebbe principio su questa terra. In questo modo un uomo pu percorrere felice la sua via dalla culla alla tomba, o almeno, abbastanza felice. E per questo si richiedono proprio tre cose: un corpo sano, una sana intelligenza e una sana volont... Una sana volont....
Chaffery fece una pausa su questa reiterata frase.
Non v' altra felicit che duri. E allorch tutti gli uomini saranno saggi, tutti cercheranno questa vita. La fama! La ricchezza! L'arte! I pellerossa adorano i pazzi, e noi siamo ancora propensi a rispettare quelli pi miti. Ma io dico che tutti coloro che non conducono quella vita felice, sono furfanti e imbecilli. Lo storpio fisico, povero diavolaccio, per conto mio lo ritengo una specie di imbecille fisico.
S, disse posatamente Lewisham, forse lo .
Ora un imbecille non raggiunge la felicit a causa dell'insufficienza della sua mente, egli sbaglia nei calcoli, egli s'inciampa e zoppica; qualche pregiudizio o ciarlataneria lo sbatte lontano da essa; egli trova la passione nei libri ed una moglie dal rigagnolo, oppure alterca per cose da nulla, le minaccie lo spaventano, la vanit lo adesca, egli soccombe per la sua cecit. Ma il furfante, che non  un imbecille, soccombe per la luce stessa. Molti furfanti sono pure imbecilli, la pi parte lo , ma alcuni non lo sono. Io lo so, io sono un furfante, ma non un imbecille. L'essenza del furfante  che gli manca la volont, la capacit motivata di cercare il suo maggior bene. Il furfante aborrisce dalla persistente volont. Difficile  la via e stretto il passo: il furfante non ha la perseveranza di percorrerlo, e l'imbecille non lo sa trovare.
Lewisham perdette un poco il filo del discorso di Chaffery a cagione di qualcuno che bussava alla porta. Si alz, ma Ethel lo precedette. Egli nascose, per quanto gli fu possibile, la sua ansiet, e si sent sollevato quando ud la porta d'entrata rinchiudersi, e i passi di lei dirigersi verso la camera da letto. Si rivolse verso Chaffery.
Avete mai pensato, chiese Chaffery, che la convinzione intellettuale  senza motivo alcuno? Proprio allo stesso modo che una carta ferroviaria non  capace di far correre un treno neanche per un miglio.
Eh? fece Lewisham. Carta ferroviaria... correre il treno... un miglio... gi. No, avete ragione non  capace.
E questo  precisamente il caso mio, continu Chaffery. Quello  il caso del perfetto furfante dappertutto. Non siamo imbecilli, perch sappiamo. Ma ecco che laggi corre la strada maestra, ventosa, dura ed austera, una specie di arida felicit che durer; e viceversa ecco la piacevole via traversa mirabolante, ragazzo mio, mirabolante, e coi suoi trabocchetti in mezzo ai fiori...
Ethel riapparve tra i battenti della porta. Diede un'occhiata a Lewisham, rimase ritta per alcuni secondi, si sedette nella poltrona di vimini come se volesse riprendere un lavoretto che giaceva sul tavolo, si alz di bel nuovo e ritorn nella sua camera da letto.
Chaffery continu a spaziare nel campo della natura transitoria della passione e su tutte le grandiose subdole vicende della vita. Lewisham non ud per intero le frasi di quel discorso, tanto occupato si sentiva delle rose. Perch era ritornata nella camera da letto Ethel? Era possibile? Ritorn dopo breve assenza, ma si sedette cos che egli non poteva vedere il suo volto.
Se c' una cosa che si pu apporre alla sana vita, diceva Chaffery, quella  l'avventura. Ma che ogni avventuriero implori una prematura morte, poich coll'avventura sopraggiungono le ferite, e colle ferite le malattie; e, eccetto che nei romanzi, le malattie hanno effetto sul sistema nervoso. I vostri nervi si consumano. E allora dove siete, ragazzo mio?
Sst! che cos' quel rumore? chiese Lewisham.
Bussavano alla porta di casa. Senza curarsi di quel fiotto di saggezza dorata, egli usc immediatamente e fece entrare un amico di Madama Gadow, il quale dopo aver percorso il corridoio, spar nei penetrali della scala. Quando Lewisham ritorn, Chaffery, ritto in piedi, stava per congedarsi.
Avrei potuto parlarvi pi lungamente, disse, ma vedo che avete qualche cosa pel capo, n voglio annoiarvi cercando di sapere che cos'. Uno di questi giorni vi ricorderete...
Non disse di pi, ma pos la mano sulla spalla di Lewisham.
Quasi, quasi, pareva che egli si fosse offeso di qualche cosa.
In altra occasione Lewisham avrebbe anche potuto propiziarselo, ma ora non offerse scuse. Chaffery si volse ad Ethel, la guard con apparente curiosit per qualche istante.
Addio, le disse offrendole la mano.
Sul limitare dell'uscio Chaffery guard Lewisham nello stesso modo curioso, e parve pesare in cuor suo qualche riflessione.
Addio, fece finalmente con un certo che nel suo modo, che trattenne Lewisham sull'uscio per un momento collo sguardo fisso sulla figura di suo suocero che si allontanava. Ma quasi subito le rose tornarono ad affiorare nella sua mente.
Quando rientr, Ethel stava seduta dinanzi alla sua macchina da scrivere e giocherellava coi tasti. Si alz quando egli apparve e si sedette nella poltrona con uno dei suoi romanzetti che le celava il viso. Egli la fiss pieno di domande. Dopo tutto, dunque, non erano giunte. Si sentiva grandemente deluso, ora, ed intensamente irritato contro quell'ineffabile signorina vestita di nero. Diede un'occhiata al suo orologio, poi prese un libro e fece finta di leggere, ma si sorprese invece a comporre un'epistola irruenta da consegnarsi il domani al negozio di fiori. Pos il libro, prese invece la sua busta nera, l'aperse, la chiuse senza scopo. Diede un'occhiata furtiva a Ethel e vide che essa pure lo guardava furtivamente. N poteva comprendere del tutto la sua espressione.
Se n'and nella stanza da letto e si ferm di botto come un cane da fermo.
Con straordinaria certezza egli odorava il profumo di rose. Tanto penetrante era che guard fuori della porta della stanza, aspettando di trovarvi la scatola col giunta in qualche misterioso modo. Ma nel corridoio non si sentiva alcun profumo di rose.
A un tratto vide vicino al suo piede un enigmatico e pallido oggetto, e abbassandosi raccolse il candido petalo di una rosa. Rimase perplesso fuor di misura. Si avvide allora di un leggero disordine nella balza della pettiniera e con rapido intuito lo colleg a questo petalo di rosa.
Si avanz di due passi, sollev la balza, e che vide? L giacevano le rose alla rinfusa!
Ansim come uomo che s'immerga improvvisamente in acqua diaccia. Rimase curvo tenendo sollevata la balza.
Ethel apparve in quel momento sul limitare e la sua espressione gli parve quella di persona estranea. Fiss il suo volto pallido.
Ma perch mai hai messo qui le mie rose? chiese.
Essa dal canto suo lo guard meravigliata della sua stessa meraviglia.
Ma perch hai messo qui le mie rose? chiese egli ancora.
Le tue rose? esclam lei. Ma come?! Sei tu che mi hai mandato quelle rose?
...
.
...
CAPITOLO 29.
Spine e petali di rose.
...
.
...
Rimase curvo, e guardandola fisso, realizz molto lentamente ci che implicavano le sue parole.
E a un tratto gli rifulsero chiare dinanzi alla mente.
E mentre la verit si faceva strada in lui, proruppe in un grido di costernazione. Si avanz e si lasci cadere nella poltroncina della camera da letto. Lei si volse e cominci una frase
Io, disse, e si ferm con un gesto impaziente delle mani. Oh!
Egli si raddrizz e rimase ritto a guardarla. Il cesto di rose giaceva rovesciato a terra tra loro.
Credevi che queste rose ti venissero da qualcun altro? disse, cercando di fissarsi ben bene nella mente quest'inversione dell'Universo.
Essa alz gli occhi su di lui.
Non sapevo, diceva con voce stentata. Una trappola... Ma come era possibile... che venissero da te?
Credevi che provenissero da qualcun altro? ripet egli ancora.
S, disse lei, proprio cos!
Da chi?
Dal signor Baynes.
Come? Quel ragazzo?!
S, quel ragazzo.
Ma guarda!...
Lewisham si guardava d'attorno. Pareva un uomo in presenza dell'inconcepibile.
Ma vorresti dire che hai civettato con quel ragazzo dietro le mie spalle? chiese lui.
Essa aperse le labbra per parlare, ma nessuna parola si fece udire.
Il pallore di lui si accrebbe fino a che ogni traccia di colore esul dal suo viso. Rise convulsivamente e poi arrot i denti. La moglie e il marito si osservavano in silenzio.
Non me lo sarei mai pi sognato, disse lui in tono afono.
Si sedette sul letto, cacciando i piedi tra le rose sparse con una specie di tetra soddisfazione.
Non me lo sarei mai pi sognato, ripeteva, e il cesto leggero, sospinto dal suo piede, saltell tutto sdegnato attraverso i battenti della porta nella saletta da ricevere, lasciando dietro a s una scia di petali color di sangue.
Stettero muti per qualche istante, e allorch egli parl, la sua voce era rauca.
Bada bene, disse, se credi che voglia tollerare una cosa simile, ti sbagli di molto.
La guard. Essa cogli occhi fissi nel vuoto, non tentava neppure di lottare contro la nuova calamit.
Quando dico che non voglio tollerare una simile cosa, spieg Lewisham, non  ch'io intenda di fare una scena o altro di questo genere. Si pu avere un dissidio per altre cose, e poi andare avanti lo stesso. Ma questa  una cosa ben diversa.
Tutti i sogni e tutte le illusioni!.. Pensare a tutto quel che ho perduto per questo maledetto matrimonio. Ed ora... Tu non comprendi, tu non vuoi comprendere.
E neanche tu, disse Ethel, piangendo, ma senza guardarlo e senza muovere le mani dal suo grembo ove le teneva congiunte. Sei tu che non comprendi.
Comincio ora a comprendere.
Stette zitto, come se raccogliesse le sue forze.
In un anno, disse, tutte le mie speranze, tutte le mie ambizioni sono sparite. Ammetto di essere stato irritabile ed ingiusto, questo lo so. Ma... fui io a comperarti quelle rose.
Essa guard le rose, e poi al suo pallido viso, parve che impercettibilmente volesse muovere verso di lui, ma invece riprese la sua impassibilit.
Una cosa debbo pur dirla. Mi ero accorto che tu eri futile; non pensi, n puoi sentire le cose che penso io e che sento. Ma dico la verit, credevo che tu fossi leale.
E lo sono leale! essa grid.
Eppure tu credi, Bah! nascondi le mie rose sotto il tavolo!
Un altro silenzio tormentoso. Ethel si mosse, ed egli osservava ci che essa stava per fare. Tolse il fazzoletto e cominci a tergersi prima un occhio e poi l'altro. Poi incominci a singhiozzare.
Sono... leale quanto lo sei tu... dopo tutto, disse.
Lewisham rimase atterrito. Poi pens che era meglio ignorare quell'argomento.
Avrei sopportato, avrei sopportato tutto, se tu fossi stata leale, se avessi potuto avere la certezza che tu fossi leale, se potessi esser certo di te. Sono uno stupido, lo so, ma avrei anche sopportato l'interruzione del mio lavoro, il tramontare di ogni speranza di una carriera, se avessi avuto la certezza della tua lealt. Io... io ti volevo molto bene.
Si ferm. S'era avveduto ad un tratto che cadeva nel patetico e si rifugi nell'ira.
E invece mi hai ingannato. Da quanto tempo e fino a qual punto, non me ne importa. Mi hai ingannato. E bada che ti dico, qui incominci a gestire, che non sono il tuo schiavo n un imbecille a tal punto da tollerarlo! Non esiste donna al mondo che riesca a ritenermi un imbecille. Per quanto mi riguarda, te lo dico sul serio, la faccenda  terminata. Siamo sposati,  vero, ma a me non importa anche se fossimo sposati cinquecento volte. Non voglio rimanere con una donna che accetta fiori da un altro uomo.
Ma io non li ho accettati, disse Ethel.
Lewisham si abbandon a un trasporto d'ira. Raccolse una manciata di rose e gliele porse tremando.
E che cosa sono queste? chiese.
Il suo dito ferito da una spina, sanguinava, come gi una volta aveva sanguinato per la puntura di una frasca di prunalbo selvatico.
Io non le ho prese, disse Ethel. Che cosa ne potevo io se me le mandarono?
Ma via! disse Lewisham. A che cosa serve discutere o negare? Le hai prese e te le sei tenute. Forse credevi d'esser scaltra, ma ti sei tradita. E la nostra vita in comune e tutto questo, e qui fece un gesto circolare che includeva tutto il mobilio di Madama Gadow, ormai  finito.
La guard e ripet con amara soddisfazione:
Ormai  finito.
Essa diede un'occhiata al suo volto e ne osserv l'espressione che non esprimeva rimorso.
Non voglio pi vivere con te, aggiunse, perch essa non si sbagliasse sul significato delle sue parole. La nostra vita in comune  finita.
Gli sguardi di Ethel correvano dal volto di lui alle rose sparse e su queste si fissarono. Non piangeva pi, e il suo viso, tranne che intorno agli occhi, era pallidissimo.
Egli allora prospett la sua decisione sotto altra forma.
Io me n'andr. Non avremmo mai dovuto sposarci, continu dopo un istante. ma... dico il vero, non mi sarei mai atteso questo.
Ma io non sapevo! grid lei alzando la voce. Non sapevo. Cosa potevo fare? Come impedirlo? Oh!...
Lo fissava; aveva le mani congiunte convulsivamente, gli occhi sperduti dalla disperazione.
Lewisham rimase impenetrabile e maligno.
Non voglio saper nulla, disse rispondendo al suo muto appello. Quella roba l definisce tutto. Quella! indic gli sparsi fiori. Che m'importa di ci che  accaduto o non  accaduto. E poi, no, non me n'importa. Anzi ne son lieto. Vedi? Accomoda ogni cosa. Il pi presto che ci separiamo tanto meglio. Non mi fermer con te neanche un'altra notte. Porter il mio baule e la mia valigia nell'altra camera dove mi fermer stanotte; dormir in una poltrona oppure penser. E domani aggiuster la partita di Madama Gadow e me n'andr. Tu potrai ritornare... alle tue truffe.
Si ferm per alcuni secondi. Essa era mortalmente quieta.
Lo so, era quello che desideravi, ed ora lo potrai fare. Lo volevi fare, prima ch'io trovassi lavoro. Ti ricordi? Sai bene che il tuo posto da Lagune  ancora vacante. A me, non importa pi. Ti dico che non me n'importa un fico. No, nulla. Tu puoi seguire la tua via ed io seguir la mia. E tutta questa insulsaggine, questo vivere assieme quando non ci si ama pi, poich comprendilo, ora non ti amo pi, sar finalmente finito. Quanto al matrimonio, non me ne importa nulla del matrimonio. Esso non  che una lustra ed un errore.
 una lustra, ti dico, e le lustre debbono per forza svanire. Ed ecco la fine della faccenda.
Si alz con piglio risoluto. Diede un calcio alle rose che si appassivano al suolo, e si chin sotto il letto per trarne la valigia. Ethel non parlava n si muoveva, ma osservava i suoi movimenti. Per un certo tempo, la valigia si rifiut di venir fuori, ed egli sciup alquanto la solennit del suo contegno con un: Ma vieni dunque, che il diavolo ti porti! detto a mezza voce. La butt nel piccolo salotto e ritorn a prendere il suo baule proponendosi di imballarlo in quella camera.
Allorch ebbe portato tutto ci che gli apparteneva fuori della stanza da letto, chiuse i battenti con cipiglio di finalit. Comprese, dai suoni uditi, come essa si fosse buttata sul letto e questo lo riemp di feroce soddisfazione.
Rimase in ascolto per uno spazio di tempo, poi si pose metodicamente a riporre ogni cosa. Il primo furore della scoperta si era calmato, e sapeva perfettamente che stava infliggendole una grave punizione, e questo era per lui cosa grata. Provava altres un curioso piacere al pensiero del lungo e penoso periodo di vago malinteso creato da questa crisi inaspettata. E acutamente cosciente del silenzio che regnava al di l di quell'uscio, si abbandon a una serie di piccoli rumori deliberati; batteva i libri l'un coll'altro, spazzolava i vestiti per dimostrare la risoluta prosecuzione delle sue preparazioni.
Questo accadeva verso le nove. E alle undici era ancora occupato...
Quand'ecco che rimase immerso nell'oscurit. Madama Gadow aveva l'economica abitudine di spegnere tutte le luci a quell'ora, a meno che non avesse amici in visita.
Egli si tast in tasca per cercarvi i cerini. Non ne trov. Mormor delle invettive. Per affrontare queste eventualit egli aveva comperato una lampada di ottone e nella camera da letto vi erano candele. Ethel aveva acceso una candela di cui s'intravvedeva il luccicare giallognolo tra le fessure della porta. Si avvi a tastoni verso il caminetto ricevendo per via un urtone nelle costole da una sedia in cui inciamp e tast con cura in mezzo ai ridicoli sopramobili di Madama Gadow.
Non vi erano zolfanelli sul camino. Procedendo verso il cassettone, quasi cadde sopra la valigia aperta. Ebbe una silenziosa estasi di rabbia. Poi i suoi piedi urtarono nel cesto che aveva contenuto le rose. Ma sul cassettone non trov fiammiferi.
Certamente Ethel aveva dei cerini nella camera da letto, ma era proprio da escludersi l'idea di chiederglieli, visto che molte volte se li poneva in tasca.
Non c'era dunque altro da fare che sospendere per ora l'imballaggio. Dall'altra stanza non giungeva un suono.
Decise che si installerebbe nella poltrona e cercherebbe di dormire. Si trascin verso la sedia e si sedette. Stette in ascolto, poi chiuse gli occhi e si compose pel sonno.
Cominci a pensare ai suoi progetti pel domani. Si immagin la scena con Madama Gadow, e poi la sua partenza per cercare un'altra volta un alloggio da scapolo. Era incerto in quale localit potrebbe trovarlo che s'adattasse alle sue esigenze. Le eventuali difficolt che potrebbe incontrare pel suo bagaglio, insieme alle noie della ricerca, gli apparvero d'un tratto gigantesche. Se ne sent grandemente irritato. Si chiese se anche Ethel stesse facendo i bauli. Stette in ascolto, ma non gli riusc di udir nulla. Era del tutto silenziosa. Proprio troppo silenziosa! Ma che cosa stava facendo? Si dimentic delle noie dell'indomani pensando al silenzio che regnava nell'altra stanza. Fin per alzarsi con cautela e mettersi in ascolto. Poi si risiedette con impazienza e tent di metter da bando la curiosit che provava per questo silenzio col ricapitolare l'elenco dei torti da lui sofferti.
Prov una certa difficolt nel fissare la sua mente su questo tema, ma a un tratto un'onda di memorie lo sommerse. Soltanto non erano torti di cui si ricordasse. Era assillato dall'idea assurda di aver di nuovo agito ingiustamente verso Ethel, di essere stato precipitoso e maligno. Tent con strenui sforzi di ridestare in s i primi bollori della gelosia, ma invano.
L'affermazione di Ethel che essa fosse stata leale quanto lui, affior con persistenza nella sua mente. Una voce si elev nell'intimo suo essere che chiedeva insistentemente quale sarebbe il fato di Ethel se egli la lasciasse. Che cosa potrebbe essa fare di speciale? Egli ben sapeva come il suo carattere avesse bisogno del suo appoggio. Dio del cielo! Che cosa potrebbe mai fare?
Facendo uno sforzo riusc a fissare la sua mente su Baynes. E questo serv a fargli prendere un'attitudine pi ferma. Per quanto essa andasse incontro a cose difficili e penose, le aveva meritate. S, le meritava.
Eppure ben presto si lasci andare nuovamente, si lasci andare al rimorso e ai rimpianti che lo avevano afferrato al massimo. Si aggrapp a Baynes simile a naufrago che si aggrappa a un'asse, e si riebbe. Per un poco di tempo medit su Baynes. Non aveva mai veduto il poeta, perci la sua immaginazione poteva avere libero campo. Gli parve un ostacolo esasperante per la tragica vendetta del suo cuore che Baynes non fosse che un ragazzo, forse assai pi giovane di lui stesso.
La domanda: Che cosa avverr di Ethel? affior di bel nuovo alla superficie. Sost contro le eventuali possibilit. No! Non, era questo! Era affare suo.
Si sent ormai inesorabilmente legato alla via che aveva scelto, per quanto si calmasse la sua ira. Aveva afferrato l'aratro che doveva segnare il solco della sua vita. Se tu condoni questo, si diceva, tanto vale che tu condoni tutto. Vi sono cose che non si debbono sopportare. Cerc di attenersi a questo punto di vista, lavorando d'immaginazione per stabilire che cosa non dovesse sopportare. Un senso oscuro di quanto fossero vaghi i suoi sospetti si impadron di lui. A buon conto la civetta doveva averla fatta di certo!... Con tutte le sue forze resistette a questa risorgente percezione della giustizia come se fosse cosa vergognosa. Cerc di figurarsela insieme a Baynes.
Poi decise di addormentarsi, ma la sua non era una stanchezza ben desta. Cerc di contare fino a una determinata cifra. Prov a distrarre i suoi pensieri da lei col riandare i pesi atomici degli elementi...
Rabbrivid, e si accorse di aver freddo e di star seduto tutto rattrappito sopra una incomoda sedia di crine. Dormicchi. Poi cerc collo sguardo la linea gialla tra i battenti della porta. C'era ancora, ma pareva tremolasse. Pens che la candela stesse spegnendosi. Si meravigli come tutto fosse cos silenzioso.
E ora perch si sent improvvisamente preso dalla paura?
Stette lungamente in ascolto per sentire se percepiva qualche rumore, col capo teso nell'oscurit...
Un'idea grottesca si fece strada nella sua mente come se tutto ci fosse accaduto molto tempo fa. L'allontan. Contest l'irragionevole persuasione che qualche cosa di irrevocabile fosse accaduto. Ma perch quel silenzio?
Fu invaso da un presentimento di imponderabile calamit...
Dopo un poco volle alzarsi e strisci con precauzioni infinite per non far rumore verso la porta della stanza da letto. Rimase in ascolto cogli occhi rivolti verso la strisciolina gialla che faceva capolino tra i due battenti.
Non pot udir nulla, neppure il respiro regolare d'un dormiente.
Si avvide che i due battenti della porta erano soltanto semichiusi. Ne sospinse uno adagio e lo aperse. E neppure allora ud alcun suono di Ethel. Aperse maggiormente la porta e gett uno sguardo all'interno. La candela s'era consumata e tremolava crepitando. Ethel giaceva mezzo vestita sul letto, e in mano, proprio vicino al viso, teneva una rosa.
Stette ad osservarla, respirando appena. Porse attento orecchio e il viso gli si fece ancora pi pallido. Anche ora non gli riusciva di udirne il respiro.
Dopo tutto, per, non era nulla. Essa dormiva, ecco tutto. Se ne ritornerebbe prima che si fosse destata. Se lo scoprisse....
La guard ancora. Vi era qualche cosa nel suo viso. Si accost maggiormente, non preoccupandosi pi di far rumore. Si chin su di lei. Anche cos pareva non respirasse.
Vide che le sue ciglia erano ancora umide, il cuscino vicino al viso era bagnato di pianto. Quel viso cos bianco e lagrimoso gli faceva male.
Gli ispirava un'infinita piet. Dimentic tutto, tranne questo e il pensiero di averla tanto ferita quel giorno. E intanto essa si mosse e mormor nel sonno un nome puerile col quale soleva chiamarlo.
Egli dimentic che dovevano dividersi per sempre. Si sent pi calmo, scoprendo come essa poteva muoversi e parlare. La sua gelosia svan come un baleno. Cadde in ginocchio.
Cara, mormor. Stai bene? Io... Io non ti sentivo respirare. Non ti sentivo proprio respirare.
Essa si scosse e si dest.
Mi trovavo nella camera vicina, disse Lewisham colla voce piena di emozione. Tutto era cos silenzioso. Mi sentivo preso dallo spavento, non sapevo che cosa fosse successo. Cara, Ethel mia cara. Stai bene?
Essa si alz un poco e scrut il suo viso.
Oh! lascia ch'io ti dica, disse con tono lamentoso. Lascia ch'io ti dica. Non  nulla. Non  proprio nulla. Non mi volevi ascoltare, e questo non era giusto. Dovevi prima udirmi.
Le sue braccia la strinsero a s.
Cara, disse. Sapevo che non era nulla. Lo sapevo. Lo sapevo.
Essa riprese a parlare con brevi frasi interrotte da singhiozzi.
Era cos semplice. Il signor Baynes... qualcosa nei suoi modi... Comprendevo che poteva diventare intraprendente... Soltanto, vedi, desideravo tanto di aiutarti.
Si ferm. In quel momento intravvide come in un lampo un'indiscrezione di cui non conveniva parlare. Era un incontro fortuito, qualche scempiaggine espressa, tosto seguita da un panico, e da una fuga. Avrebbe detto anche questo se avesse saputo in che modo. Ma non lo poteva. Esit. Anzi la abol addirittura, senza averla detta. Prosegu:
E allora capisci, credevo che fosse lui a mandarmi le rose e mi sentii spaventata... S, tanto spaventata.
Cara e mia, disse Lewisham. Cara e mia! Sono stato crudele con te. Sono stato ingiusto. Comprendo. S, comprendo tutto. Perdonami. Diletta, perdonami.
Desideravo proprio tanto fare qualche cosa per te. Non sapevo far altro, che guadagnare quel poco danaro. E allora ti sei messo in collera. Credevo che tu non mi amassi perch non riuscivo a comprendere il tuo lavoro.... E quella Signorina Heydinger. Uh! s, era proprio troppo amarezza per me.
Mia carissima, disse Lewisham, credilo: non me n'importa proprio nulla della signorina Heydinger.
Lo so, lo so quanto ti sono d'intoppo. Ma se soltanto tu volessi aiutarmi... Oh! s, lavorerei, studierei. Farei tutto quanto sta in me per comprendere.
Cara, mormor Lewisham, cara.
E pensare che lei!...
Cara, protest lui, lo so, sono stato brutale. Ma vi metter fine. Vi metter fine.
A un tratto se la prese tra le braccia e la baci.
Oh, lo so che sono stupida, disse lei.
No, che non lo sei. Sono io che sono stato stupido. Anzi fui io ad essere scortese e irragionevole. Tutta la giornata... Vi ho pensato. Cara! non m'importa di nulla. Non ci sei che tu. Se ho te non m'importa nulla del resto.... Soltanto la pressione della vita mi rende di cattivo umore. Tutto dipende dal lavoro e dall'esser poveri. Diletta mia, dobbiamo sostenerci a vicenda. La giornata d'oggi  stata terribile.
Si ferm e rimasero cos tenendosi ben stretti.
Ti amo tanto, disse lei dopo un istante tenendolo avvinto colle sue braccia a s, ti amo, ti amo tanto.
Egli la attir ancora pi strettamente a s.
La baci sul collo. Essa lo strinse a s.
Le loro labbra s'incontrarono.
La morente candela si elev in una lunga fiamma, tremol, e a un tratto si spense. L'atmosfera era satura del profumo delle rose.
...
.
...
CAPITOLO 30.
Rinuncia.
...
.
...
Quel marted Lewisham ritorn dalle sue lezioni da Vigours alle cinque, alle sei e mezzo doveva recarsi alla sua lezione di scienze a Walham Green, e trov la signora Chaffery e Ethel in lagrime. Era stanco e desideroso di una tazza di th, ma le notizie che lo attendevano gli fecero dimenticare ogni altra cosa.
Se n' andato, disse Ethel.
Ma chi se n' andato? Come!... Chaffery?
La signora Chaffery, osservando di soppiatto il fare di Lewisham, annu abbassando il viso in un fazzoletto ricco d'esperienze antiche.
Lewisham riusc ad afferrare i punti essenziali della situazione, e a stento trattenne un'esclamazione che aveva il merito di essere assai esplicita. Ethel gli porse una lettera.
Lewisham la tenne per un poco senza leggerla mentre poneva delle domande. La signora Chaffery l'aveva trovata nella custodia della pendola allorch giunse il tempo di caricarla. A quanto pare Chaffery non era pi rientrato da sabato sera. La lettera aperta era indirizzata a Lewisham, una lunga, sconclusionata lettera con delle pretese di bello scrivere, stranamente inferiore al consueto modo di parlare dello Chaffery. Era stata scritta alcune ore prima dell'ultima visita di Chaffery; si poteva quindi presumere che quella sua conversazione fosse stata una specie di codicillo.
La straordinaria stupidit di quel Lagune mi spinge a lasciare il paese, lesse Lewisham. Essa  stata una definitiva pietra d'inciampo, anzi, temo si tratti di un inciampo legale. Parto. Me la filo. Rompo ogni legame. Mi mancheranno, lo sento, le nostre lunghe, piacevoli conversazioni. Voi mi avevate scoperto e potevo quindi aprirvi l'animo mio. Mi spiace pure lasciare Ethel, ma grazie a Dio ci siete voi per lei! Anzi dir meglio che ci siete per entrambe le mie donne, per quanto questa parola entrambe pu apparirvi in nuova luce e non so se piacevole.
Lewisham grugn, pass da pagina 1 a pag. 3, conscio che le entrambe lo osservavano, anche, bisogna dirlo, con una certa intensit, e Chaffery qui si rivel di una vena pratica.
Non vi  che un'esigua e leggiera propriet trasportabile in quella casa di Clapham che sia riuscita a sfuggire alla mia deplorevole imprevidenza; ma vi sono per alcune cose: il cofano bardato di ferro, la scrivania colla cerniera rotta e la grossa pompa pneumatica che si possono certamente impegnare, se per potete riuscire a portarle all'agenzia di pegni. Voi avete pi forza di volont di quanto ne abbia mai avuto io, a me non riusc mai di trasportare quei maledetti oggetti. Quel cofano fasciato di ferro in origine era mio prima ch'io sposassi vostra suocera; da questo vedrete che non trascuro del tutto il vostro benessere e comprendo la necessit di darvi un equivalente. Non mi giudicate troppo acerbamente.
Lewisham volt con dispetto la pagina senza neanche finire di leggerla.
La mia vita a Clapham, continuava la lettera, mi  stata da tempo assai stucchevole, e se debbo dire il vero, lo spettacolo della vostra vigorosa felicit giovanile, non c' che dire, avete pur un gran bel spasso nel lottare contro il mondo, mi ramment gli anni che passano. Per essere proprio franco nella critica di me stesso, debbo dire che in me vi  qualcosa di pi di un accenno che mi attira verso la Donna Nuova, e sento che debbo vivere ancora la mia propria vita. Che bella frase  mai questa, vivere la propria vita! fragrante di onesto disprezzo per ogni plagio morale. Nessuna Imitatio Christi in questo.... Mi struggo di vedere uomini nuovi e nuove citt.... Comincio tardi, lo riconosco, a vivere la mia propria vita, perch ormai sono calvo e ho i baffi grigi; ma meglio tardi che mai. E perch poi la fanciulla colta dovrebbe avere il monopolio del giochetto e spassarsela? E dopo tutto i baffi si possono tingere.....
Vi sono alcune cose, le sfioro appena, che tra non molto stupiranno Lagune. Qui Lewisham si fece pi attento. Io mi meraviglio di costui che sfacchina da mane a sera alla ricerca di prodigi in mezzo a tutto quanto vi ha di incredibilmente prodigioso. Ma che cosa pu mai essere la natura d'un uomo che rimane a bocca aperta dinanzi agli spiriti folletti, mentre ha vicino a s il miracolo della sua stupida esistenza (inconseguente, irragionevole e inscandagliabilmente magica), pi vicina a lui dello stesso suo respiro e pi strettamente a lui connessa di quanto non lo siano i suoi arti. Ma che cosa ci sta egli a fare al mondo se si meraviglia degli spiriti folletti? Sono proprio stupito che questi fenomeni psichici, tutt'altro che superficiali, non si rivoltino contro i loro investigatori, e che una societ intitolata alle Ricerche di illusioni eminenti e di allucinazioni non persegua Lagune di domande scettiche. Prendete la sua casa, denunziate l'uomo di Chelsea! A priori potrebbero opporre che un essere s vano, cos insensato, cos dissociante non potrebbe essere che un individuo addormentato da una fantasia ammalata o posseduto da qualche fantasma isterico. Ma ditemi un po': ci credete voi che esista una cosa che si chiama Lagune? In quanto a me debbo confessare che ne ho dei gravi dubbi. Ma fortunatamente il suo banchiere  un tipo pi credulo di me.... Ma di tutto questo Lagune stesso vi dir fin troppo presto.
Lewisham non lesse pi oltre.
M'immagino che quando ha scritto tutto questo guazzabuglio si  creduto intelligente, disse Lewisham amaramente, buttando i fogli con forza sul tavolo. Il fatto puro e semplice  questo: che egli ha rubato, o falsificato o comunque fatto qualcosa del genere e che  fuggito.
Vi fu una pausa.
Ma che succeder della mamma, disse Ethel.
Lewisham guard la mamma e stette pensieroso. Poi diede un'occhiata a Ethel.
Siamo tutti nell'istessa barca, disse Lewisham.
Non voglio cagionare disturbo a nessun essere umano, disse la Signora Chaffery.
Mi pare che almeno potresti dare una tazza di the a un cristiano, Ethel, disse Lewisham rodendosi improvvisamente.
Tamburellava sulla tavola colle dita.
Debbo trovarmi a Walham Green per le sette meno un quarto.
Siamo tutti nella stessa barca, ripet e continuava a tamburellare.
Evidentemente era occupato dal fatto curioso che si trovavano tutti nella stessa barca. Ma che straordinaria attitudine aveva per caricarsi di responsabilit!
A un tratto alz gli occhi e sorprese l'occhio lagrimoso della Signora Chaffery diretto ad Ethel e pieno di angosciosa interrogazione, e la sua perplessit si mut in piet.
Ma via, mamma. Tutto  pel meglio, disse. Non mi troverete irragionevole. Star dalla vostra parte.
Ah! disse la Signora Chaffery. Come se non lo sapessi.
E Ethel lo baci.
In verit a quanto pare si trovava in imminente pericolo di abbracci universali.
Vi sarei grato se mi lasciaste prendere il mio the, disse. E mentre beveva il the, fece molte domande alla Signora Chaffery, tentando di ottenere un esatto prospetto della situazione.
Ma anche alle dieci, mentre se ne ritornava accaldato e stanco da Walham Green, non era ancora riuscito ad averne una nozione chiara. Vi erano nella situazione dei punti interrogativi e dei fini un po' vaghi che lo colmavano di perplessit.
Egli ben sapeva come la sua cena non sarebbe che un preludio a un interminabile riepilogo degli avvenimenti, ed infatti non pot andare a letto che alle due. A quell'ora per, si era venuti ad un'intesa sulla via da seguire. La Signora Chaffery pare fosse legata alla casa di Clapham da un lungo contratto di affitto, quindi dovevano recarsi col. Il pianterreno e il primo piano erano affittati smobigliati, e l'affitto di essi in sostanza pagava l'affitto della casa. I Chaffery occupavano il quartiere sotterraneo e il secondo piano. In questo secondo piano vi era una camera da letto che si soleva affittare agli inquilini del primo piano e Ethel e lui potevano occuparla. In questa camera si poteva piazzare una vecchia toilette che servirebbe per gli studi da lui fatti in casa. Ethel potrebbe mettere la sua macchina da scrivere nella saletta sotterranea. La Signora Chaffery e Ethel avrebbero dovuto occuparsi dei lavori di casa e della cucina, e al pi presto possibile, poich l'affittare camere non andava d'accordo coll'orgoglio professionale di Lewisham, avrebbero sciolto il contratto d'affitto e cercato una residenza pi piccola e nei quartieri suburbani. Se facessero questo senza lasciare indirizzo, potrebbero evitare delle noiose complicazioni causate da un eventuale ritorno del prodigo Chaffery.
La Signora Chaffery, colle sue frequenti e patetiche allusioni alla bont di Lewisham, non riusciva che in parte a sollevare la sua inclinazione verso una filosofica amarezza.
E tutto questo era reso ancor pi complicato dai reiterati accenni al soggetto Chaffery (ci che aveva potuto mai fare e dove sar mai andato, e se per avventura non ritornerebbe).
Quando Dio volle, la Signora Chaffery, dopo un violento e piagnucoloso abbraccio, se n'and, non prima per di averli benedetti entrambi, quei cari buoni ragazzi, come diceva. Allora il Signore e la Signora Lewisham se ne ritornarono nel loro salottino.
Il visino della Signora Lewisham era raggiante.
Sei proprio un gran bravo ragazzo, gli disse stendendogli le braccia, che erano la sua ricompensa.
S, s, lo so, aggiunse, lo so, e ti ho amato tanto tutta la sera. Caro, caro, caro!...
Il giorno dopo Lewisham aveva troppi impegni perch gli permettessero di comunicare con Lagune, ma il mattino appresso vi and e trov l'investigatore psichico occupato colle bozze di Hesperus. Diede il benvenuto a Lewisham con cordialit, pensando che fosse venuto a rispondere alle domande che gli aveva poste molto tempo prima, era evidente che egli non sapeva nulla del matrimonio di Lewisham.
Lewisham gli espose il caso che lo aveva condotto da lui con una certa rudezza.
 stato qui sabato, disse Lagune. Rammento che siete sempre stato indotto a sospettarlo. Avete motivi?
 meglio che leggiate quanto scrive, disse Lewisham con un sorriso alquanto torvo mentre gli porgeva la lettera di Chaffery.
Stette ad osservare l'omettino mentre leggeva per vedere se era arrivato alla parte personale della lettera, e negli intervalli si distraeva guardando gli arredamenti della scrivania e pensava involontariamente: Certamente che, a quest'ora, lo studente colle orecchie lunghe aveva anche lui una scrivania cos bene arredata.
Quando Lagune giunse al punto dove Chaffery cos bene prendeva in giro la sua vera identit, gonfi le gote in modo curioso, ma senza manifestare alcun altro segno speciale.
Dio mio, Dio mio! esclam finalmente. I miei banchieri!
Rivolse uno sguardo molto mite a Lewisham.
Che cosa credete voglia dire? chiese. Che sia divenuto pazzo? Vedete, debbo dirvi che recentemente abbiamo eseguito degli esperimenti che richiedevano molta tensione, molta tensione mentale. Eravamo tre: lui, io ed una signora. Ipnotismo.
Se fossi in voi vorrei verificare innanzi tutto il mio libretto di cheques.
Lagune allora tir fuori delle chiavi e trasse da un cassetto il suo libro di cheques e ne verific le madri.
Non vedo nulla di male qui, disse, e tese il libretto a Lewisham.
Uhm! fece Lewisham. Mi pare che questo.... ma dite un po', vi sembra in ordine questo?
Ritorn il libretto a Lagune aperto alla pagina dove il foglietto-madre d'un cheque che era stato tolto appariva in bianco. Lagune fiss il foglio e si pass una mano sulla fronte in aria confusa.
Non mi riesce vederlo, disse.
Lewisham non aveva mai udito parlare di suggestioni post-ipnotiche, tanto che rimase scettico.
Non potete vederlo? Ma che sciocchezza  questa!
Non mi riesce vederlo, ritorn a dire Lagune.
Per alcuni minuti Lewisham non fece che reiterare le sue stupide domande. Poi gli balen l'idea di una prova collaterale.
Ma dite un po'! La potete vedere s o no questa madre?
Chiaramente.
Potete leggerne anche la cifra?
Cinque mila duecento e ottantuno.
Bene, e dove  cinque mila duecento e ottantuno?
Lagune cominci a sentirsi inquieto.
Ma, disse, non avr.... Vi prego di leggere lo cheque, la madre voglio dire, che io non sono capace di vedere.
 in bianco, disse Lewisham con un irresistibile sogghigno.
In verit, disse Lagune, il cui sgomento parve aumentare. Vi spiacerebbe s'io chiamassi la cameriera per confermare?
Lewisham disse che anzi ne era contento, e la stessa ragazza che lo aveva ammesso alla sance apparve. Allorch ebbe data la sua testimonianza, usc. Mentre lasciava la camera per l'uscio dietro le spalle di Lagune, e i suoi occhi incontrarono quelli di Lewisham ed essa alz le sopracciglia, strinse la bocca e fece un cenno verso Lagune con un'espressione piena di sottintesi.
Temo, disse Lagune, di essere stato vilmente trattato. Il Signor Chaffery  un uomo di una potenzialit indiscutibile, ma temo, temo molto che egli abbia abusato delle condizioni dell'esperimento. Tutto questo, insieme ai suoi insulti, mi colpisce ben da vicino.
Fece una pausa. Lewisham si alz.
Vi spiacerebbe ritornare? disse Lagune con cortesia.
Lewisham si sent sorpreso di provare dispiacere per lui.
Era un uomo fornito di doti straordinarie, disse Lagune, ed io m'ero abituato a fidarmi ad occhi chiusi di lui... Il contante che avevo depositato in conto corrente alla mia banca in questi ultimi tempi era piuttosto considerevole. Come mai egli sia riuscito a saperlo, davvero non so. A meno che egli possedesse delle rimarchevoli doti occulte.
Allorch Lewisham rivide Lagune seppe da lui tutti i dettagli delle malefatte di Chaffery, coll'aggiunta che anche la Signora era scomparsa. Questa  buona davvero, pens con un certo egoismo.  una probabilit di meno che egli ritorni.
Cerc di evocare dall'ombra in cui si trovava l'immagine della Signora, e si persuase della cerchia ristretta della sua esperienza e dei limiti della sua immaginazione. Questa gente che ha i capelli grigi e l'onore infranto, dunque anch'essa ha delle emozioni!... E chi sa mai, delle emozioni fulgide! Ritorn ai fatti. Chaffery aveva dunque indotto Legune mentre questi si trovava ipnotizzato a firmare uno cheque in bianco quale autografo...
Ci che vi  di strano, osserv Lagune,  questo: che non  ben certo che egli possa essere ritenuto legalmente responsabile. La legge  cos strana per quel che riguarda l'ipnotismo e sta il fatto che firmai quello cheque.
L'omettino, a dispetto delle sue perdite, pareva ritornato quasi allegro, grazie ad una curiosa via d'uscita.
Volete anche dire che si tratta di coincidenza, disse, potete anche chiamarla una baggianata, ma per conto mio preferisco trovare un'altra interpretazione. Vogliate considerare questo fatto. L'ammontare del mio conto corrente  un segreto tra me e i miei banchieri. Da me egli non lo seppe, poich io stesso non lo sapevo, da mesi non avevo aperto il mio libretto di credito. Ma egli riscosse tutta la somma con un cheque solo con la sola piccola differenza di diciasette scellini e sei soldi dal totale. E il totale superava le cinquecento sterline.
Pareva ritornato proprio giocondo quando giunse al colmo.
Colla sola differenza di diciassette scellini e sei soldi, ripet. E ora ditemi come potete spiegare questo fatto? Provate a darmi una spiegazione materiale che valga a spiegare tutto questo. Non lo potete? E neppur io?
Vi sbagliate. Io credo invece di poterlo fare, disse Lewisham.
Ebbene, dite su: che cos'?
Lewisham accenn a un piccolo cassetto della scrivania.
Non credereste che forse, e qui una lieve increspatura di riso represso pass nella sua mente, che forse avesse una chiavetta falsa?
Il viso di Lagune in quel momento rimase impresso risibilmente nella mente di Lewisham mentre faceva ritorno a Clapham. Ma dopo un certo tempo la sua giocondit svan. Ruminava tra s e s il fatto straordinario che Chaffery era suo suocero, la Signora Chaffery sua suocera, che queste due persone insieme a Ethel costituivano la sua famiglia, il suo clan, e che quella tetra, disgraziata casa sulla collina di Clapham avrebbe dovuto essere la sua casa. La sua casa, il suo focolare! Il suo legame con queste cose da un punto di vista mondano, era ormai inesorabilmente saldo come se egli vi fosse nato. E un anno fa, eccezion fatta per un'evanescente reminiscenza di Ethel, non una di queste persone era esistita per lui. Le vie del destino! Gli eventi di questi ultimi mesi presi di scorcio, parevano assumere una pantomimica rapidit. La cosa gli parve a un tratto risibile; ed egli rise.
...
.
...
CAPITOLO 31.
Nel Parco di Battersea.
...
.
...
Ora, per quanto Lewisham avesse promesso di portar le cose e una conclusione colla signorina Heydinger, non ne fece nulla per cinque settimane; si content soltanto di lasciare senza risposta quella sua memorabile lettera. Durante quel periodo il loro trasloco dall'appartamento di Madama Gadow alla tetra casa di Clapham, fu compiuto, non per senza qualche controversia poliglotta, e la giovane coppia si stabil nella cameretta del secondo piano com'era stato destinato. E fu proprio l che ad un tratto il mondo cambi, anzi fu trasfigurato in un modo sorprendente, e tutto per una parola appena sussurrata.
Era un sussurro tra singhiozzi e lagrime, colle braccia di Ethel che lo stringevano e coi lunghi capelli di Ethel sparsi cos da nasconderle il volto. Ed anche lui aveva sussurrato qualche cosa; forse era un pochino esterrefatto, ma provava un certo senso di orgoglio, una strana e nuova emozione, e si sentiva del tutto differente da quanto aveva supposto potesse provare qualora questa cosa che temeva dovesse avverarsi. A un tratto intu la finalit della vita, l'avvento della soluzione, la pacificazione del conflitto da tanto tempo combattuto. Le incertezze ormai erano finite; egli conosceva la via che avrebbe presa.
Il giorno dopo scrisse una lettera, e due mattine dopo part per impartire le sue lezioni di matematica un'ora prima di quanto non fosse assolutamente necessario, e invece di recarsi direttamente da Vigours, attravers il ponte e si diresse al Parco di Battersea. E l stava ad attenderlo vicino a un sedile dove si erano gi incontrati una volta, la signorina Heydinger. Si posero a camminare su e gi vicini uno all'altra, dapprima parlando di soggetti indifferenti, e poi facendo una lunga pausa...
Avete qualche cosa da dirmi? chiese a un tratto la signorina Heydinger.
Lewisham cambi leggermente di colore.
Gi, disse, il fatto ... Cerc di darsi un contegno. Vi ho mai informata che ero sposato?
Sposato?
S.
Sposato?!
S, questo con un poco di irritazione.
Per qualche istante nessuno dei due parl. Lewisham se ne stava veramente con poca dignit, immerso nella contemplazione delle dalie municipali di Londra, e la signorina Heydinger lo guardava.
E questo  quanto avevate da dirmi?
Il signor Lewisham si volse e incontr lo sguardo di lei.
S, disse. Questo  quanto dovevo dirvi.
Pausa.
Se permettete mi siedo, disse la signorina Heydinger con tono indifferente.
Laggi sotto quell'albero vi  un sedile, annu Lewisham.
Si portarono a quella volta in silenzio.
E ora, disse con aria tranquilla la signorina Heydinger, ditemi chi avete sposato.
Lewisham rispose appena accennando ai lati principali della questione. Essa seguitava a fargli delle domande. Lui si sentiva stupito e rispondeva con reticente verit.
Avrei dovuto saperlo, disse lei, avrei dovuto prevederlo. Soltanto si vede che non volevo saperlo. Ditemi qualche cosa ancora. Parlatemi di lei.
E questo Lewisham fece. Tutta questa faccenda gli era terribilmente spiacevole, ma bisognava farlo, aveva promesso a Ethel che lo farebbe. Ben presto la signorina Heydinger conobbe l'abbozzo principale della sua storia, conobbe tutta la sua storia, tranne che l'emozione nuova che la rendeva possibile.
Ed eravate gi sposato, prima del secondo esame? chiese ancora.
S, rispose Lewisham.
Ma perch non me l'avete detto prima? domand ancora la signorina Heydinger.
Non lo so, disse Lewisham, Volevo farlo quel tal giorno, nei Giardini di Kensington. Invece non ne feci nulla. Ma sento che avrei dovuto farlo.
S, pare anche a me che avreste dovuto farlo.
S, avete ragione... Ma vedete non lo feci. Che volete, mi pareva una cosa difficile. Non sapevo ci che avreste detto. Ci che ho fatto era tanto avventato, o almeno mi pareva tale.
Si ferm con aria confusa.
M'immagino che sarete stato obbligato a fare ci che avete fatto, disse la signorina Heydinger guardando il viso di lui rivolto di profilo.
Lewisham di principio alla seconda parte e la pi difficile della sua spiegazione.
Era sorta una difficolt, disse, dopo il mio matrimonio, per voi, sapete.  un pochino difficile accennarvi. Sta il fatto che mia moglie, vedete... Essa vede le cose da un punto di vista diverso da quello in cui le vediamo noi.
Noi?
S, naturalmente pare strano. Ma essa ha veduto le vostre lettere.
Gliele avete forse fatte vedere?
No. Ma quel che intendo dire  che essa sa che mi scrivete, e sa che scrivete intorno al socialismo e alla letteratura e di cose che abbiamo in comune, cose che essa non ha in comune con noi.
Volete forse dire che non le comprende?
Non vi ha mai pensato.  per una differenza di educazione.
E ad essa non fa piacere?
Questo no, disse Lewisham con pronta menzogna, Non  che le dispiaccia...
Ebbene? disse la signorina Heydinger il cui viso s'era sbiancato.
Il fatto  che essa sente, sente, naturalmente non lo dice, ma io so che essa sente che v' qualche cosa a cui essa dovrebbe partecipare. Io so quanto mi vuol bene. E questo rimanere estranea le fa male; le ricorda... Non capite quanto quell'esclusione la ferisca.
S, lo capisco. Vuol dire che anche quel poco... parve che alla signorina mancasse la forza di proseguire e perci rimase muta.
Finalmente parl con uno sforzo.
Ferisce me pure, per, disse e col viso contratto si ferm nuovamente.
No, disse Lewisham, non  questo. Esit. Sapevo che questa cosa vi avrebbe fatto male.
Voi l'amate. Potete quindi sacrificare.
No. Non  questo. Ma vi  una differenza. Non comprenderebbe. Ma voi, che volete, non so perch, ma mi pare cosa naturale di venire da voi. Quasi direi che prendo ispirazione da voi. A lei invece debbo sempre fare delle concessioni.
Voi l'amate e perci....
Mi chiedo se sta proprio in questo la differenza. Sono cos complicate le cose della vita. L'amore pu voler dire tutto o nulla. Io conosco meglio voi di quanto non conosca lei, voi conoscete meglio me di quanto essa non mi conoscer mai. A voi potrei confidar cose che a lei non direi. Potrei sviscerare tutto l'animo mio dinanzi a voi, sicuro che comprendereste. Soltanto...
Soltanto voi amate lei.
S, disse Lewisham un po' debolmente e stiracchiandosi i baffi. Deve'essere proprio cos.
Rimasero entrambi in silenzio. Poi la Signorina Heydinger fece:, Oh! con un'enfasi straordinaria.
E pensare che questa  la fine di tutto! Che tutto quanto promettevate... Ma che cosa vi dona essa ch'io non avrei potuto darvi?
E anche adesso! Perch dovrei rinunciare a quella parte del vostro essere spirituale che  mio? Se potesse farla sua ma non lo pu. Se io vi abbandono, non farete pi niente. Tutte le ambizioni, tutto ci che ora vi interessa, degenerer e sparir, ed essa non se ne preoccuper affatto. Non comprender nulla. Creder anzi di possedervi tutto quanto. Ma perch dovrebbe bramare ci che essa non potr possedere mai? Perch dovreste darle ci che  mio, perch essa lo butti via?
Ella cos parlando non guardava Lewisham, ma dinanzi a s col viso tutto sbiancato.
In certo qual modo mi ero abituata a pensare a voi come a cosa che mi appartenesse... E questo lo far ancora.
Vi  una cosa, disse Lewisham dopo una pausa,  una cosa che mi ritorna di tanto in tanto in questi ultimi tempi. Non vi pare che molto probabilmente tenete in soverchia stima le cose che potrei aver compiute? So che abbiamo parlato di grandi cose da compiere. Ma eppure io ho lottato per oltre un anno e per che cosa? Per guadagnarmi un pane che tutti sembrano capaci di ottenere. Eppure questo travaglio ha assorbito tutto il mio tempo. E questo fa pensare che, dopo tutto, il mondo  una faccenda ben pi ardua...
No, disse lei con tono deciso. Non  cos: avreste potuto compiere grandi cose.
Ed anche ora, aggiunse, potete compierle. Se soltanto potessi vedervi di tanto in tanto, scrivervi qualche volta. Siete tanto capace e debole.  necessario che abbiate qualcuno al fianco. Ecco la vostra debolezza. Fallite nella credenza di voi stesso. Dovete avere un appoggio e che si creda in voi. E perch non potrei essere io colei che vi conceder queste cose?  tutto quello ch'io vorrei esser per voi. Almeno, quello che vorrei essere ormai. E perch dovrebbe essa sapere. Non  ch'io le tolga nulla. Non voglio nulla di quello che le appartiene. So anche che, lasciata alle mie sole forze non valgo nulla. So che con voi invece... Essa si sente ferita soltanto se sa. E perch dunque dovrebbe sapere?
Il Signor Lewisham la fissava con aria dubbiosa. Era proprio la fantasmagorica presunta grandezza di lui che le illuminava gli occhi di s vivo splendore. Almeno in quell'istante egli non aveva alcun dubbio sulle possibilit della sua carriera. Ma sapeva che in un certo qual modo il segreto della sua grandezza e questa ammirazione andavano assieme. Comprendeva che erano una e indivisibile. Infatti, e perch dovrebbe saperlo Ethel? La sua immaginazione spaziava nell'ambito delle cose che si potrebbero fare, le cose che potrebbero succedere, n si arrendeva dinanzi alle eventuali complicazioni, alla confusione e alla scoperta che avrebbero potuto seguire.
Il fatto  che debbo semplificare la mia vita. Non riuscir a nulla se non semplifico la mia vita.  soltanto la gente ricca che pu passarsi il lusso di essere complessa. Bisogna essere una cosa o l'altra.
Esit e ad un tratto ebbe la visione di Ethel piangente come l'aveva vista piangere una volta colla luce che irradiava le lacrime nei suoi occhi.
No, disse quasi brutalmente. No, vedete, la cosa sta cos. Non son capace di fare nulla di sottomano. Voglio dire. Non ch'io sia cos straordinariamente onesto. Ma non sono capace di fare quanto dite. Essa mi scoprirebbe. Non servirebbe a nulla e mi scoprirebbe: la mia vita  troppo complicata. Credo d'altronde che mi abbiate dato un valore ch'io non ho. E poi, sono accadute delle cose. Vi  un fatto nuovo. Esit, e poi prese a due mani la sua risoluzione. Debbo semplificare la mia vita, e questo  un fatto dal quale non posso esimermi: mi spiace, ma  cos.
La Signorina Heydinger non rispose. Il suo silenzio lo stup. Rimasero seduti per una ventina di secondi senza pronunciare parola. Poi, con rapido movimento, essa si alz in piedi e lui pure, si rizz dinanzi a lei. Il viso di lei era coperto di rossore e teneva gli occhi bassi.
Addio, disse a un tratto a voce bassa tendendogli la mano.
Ma, disse Lewisham, e si ferm. La Signorina Heydinger si fece pallida pallida.
Addio, disse ancora guardandolo negli occhi e sorridendo un poco biecamente. Non v' altro da dire, vi pare? Addio.
Egli le prese la mano.
Spero di non avervi...
Addio, vi dico, disse lei con impazienza, e ritirando un poco bruscamente la sua mano, gli volse le spalle allontanandosi. Egli fece un passo verso di lei.
Signorina Heydinger, disse, ma essa non si ferm. Signorina, Heydinger, ma comprese che essa non voleva rispondergli...
Rimase immobile osservando la persona di lei che si allontanava. Un senso infinito di una irreparabile perdita si fece strada nella sua mente, insieme a un vago impulso di inseguirla e di sfogarsi in appassionanti proteste....
Essa non si volse neppure una volta, ed era gi lontana quando egli si affrett verso di lei. Ben presto non fu pi che a trenta metri da lei che si accostava ai cancelli.
Il suo passo rallent e ad un tratto lo spavent il pensiero che essa potesse voltarsi. La vide uscire dai cancelli. Si ferm fissando il posto ov'era scomparsa. Sospir e prese la via a sinistra che la riconduceva al ponte e verso il domicilio di Vigours.
A mezza strada sul ponte, gli prese un'altra crisi d'indecisione. Si ferm, esitando. Un pensiero impertinente fece capolino nella sua mente. Guard l'orologio, e vide che, se voleva acchiappare il treno per Earls Court e Vigours doveva affrettarsi. In cuor suo pens che Vigours poteva andare al diavolo.
Ma dopo tutto raggiunse il treno.
...
.
...
CAPITOLO 32.
La vittoria finale.
...
.
...
Quella sera, circa le sette, Ethel venne nella camera da essi occupata recando un cestino che aveva comperato per lui, e lo trov seduto dinanzi alla piccola toilette sulla quale era stabilito che egli dovesse scrivere. Il panorama che si scorgeva dalla finestra era, per Londra, spazioso e si stendeva lungo una distesa di tetti verso la diramazione ferroviaria. Un immenso orizzonte azzurro che si elevava pi oscuro verso lo zenith e scendeva inabissandosi in un mistero nebuloso di tetti e di comignoli dal quale emergevano segnali luminosi e sbuffi di fumo, teorie moventi di finestrini illuminati e le evanescenti prospettive di innumerevoli strade. Essa gli fece vedere il cestino e glielo pose vicino, e fu allora che si accorse del documento giallastro che egli teneva fra le mani.
Che cos' che hai l?
Egli glielo tese.
L'ho ritrovato, fasciava il mio baule giallo. Lo avevo a Whortley.
Lo prese, e vide un progetto cronologico. Era intestato Schema, sul margine si vedevano memoranda, e tutte le date erano state corrette da una mano affrettata.
Com' ingiallito, nevvero? disse lei.
Questa cosa detta da lei non gli parve appropriata e fiss lo sguardo sul documento con un improvviso accesso di simpatia. Vi fu una pausa. Egli si avvide come essa gli avesse posato la mano sulla spalla, e si chinava verso di lui.
Caro, mormor con uno strano mutamento nel timbro della sua voce. Comprendeva come essa tentasse dire qualche cosa che le era difficile esprimere.
Ebbene? chiese lui.
Non ti rammarichi?
Ma di che?
Di questo.
No!
Non te ne dispiace, non te ne dispiace neppure un pochino?
No, neppure un pochino.
Non lo posso credere.  tanto.
Ne sono contento invece, dichiar lui. Contento.
Ma, la pena, la spesa, tutto, e il tuo lavoro?
S, disse lui,  proprio cos.
Essa lo osservava con aria dubbiosa. Egli alz gli occhi verso di lei, ed essa parve investigare nel profondo di questi occhi. Egli la cinse colle sue braccia, ed essa quasi trasognata, parve rispondere alla sua stretta e si chin a baciarlo.
Non capisci che questo definisce la situazione, disse lui trattenendola.
Ci unisce. Non lo vedi? Prima... Ma ora che abbiamo in comune tra noi....  qualche cosa che.... Era l'anello di congiunzione di cui avevamo bisogno.  quello che ci terr uniti, che cementer la nostra vita a due. Sar la vera vita nostra. Ecco qui quel che sar il mio vero lavoro d'ora innanzi. L'altro...
Fiss la verit bene in faccia.
L'altro... non era che vanit!
Per nel viso di lei si leggeva tuttavia un'ombra di dubbio, una tenace aria pensierosa.
Disse:
Caro?
Ebbene?
Aggrott la fronte.
No! dichiar. Non posso dirlo.
Nell'intervallo gli si era seduta sulle ginocchia.
Egli le baci la mano, ma il volto di lei rimase serio e guardava lontano nelle ombre della sera che cadevano sul mondo.
Lo so che sono stupida, disse. Le cose ch'io dico... non sono quelle che sento.
Egli pareva attendere che proseguisse.
 inutile, disse lei.
Egli sent che toccava a lui dare espressione a ci che essa sentiva. Ma anche lui provava una certa difficolt ad esprimersi.
Credo di comprendere, disse lottando coll'impalpabile. La pausa pareva lunga, eppure non del tutto vuota di senso. Essa ricadde improvvisamente nel prosaico. Si disciolse da lui.
Se non scendo la mamma prepara la cena da sola...
Si ferm sulla soglia della porta e gli rivolse un volto un poco oscuro. Si scrutarono a vicenda per qualche istante. Per lei egli non era che una inscrutabile sembianza. Preso da impulso egli le tese le braccia.... Poi, sentendo rumore nel piano inferiore, essa si liber e usc frettolosa. La ud che gridava:
Mamma! non preparare la cena. Devi riposare.
Stette in ascolto dei suoi passi fino a che la cucina li ebbe inghiottiti. E allora rivolse di bel nuovo gli sguardi allo schema e per un istante gli parve una ben piccola cosa.
Lo prese con entrambe le mani come se fosse lo scritto di un estraneo e infatti ormai era lo scritto di uno che non era pi lui.
Opuscoli che trattano degli interessi liberali, lesse, e sorrise.
Ben presto un corteo di pensieri lo trascin lontano. La sua attitudine sub una specie di rilassamento, lo schema per un certo tempo assunse l'aspetto di un semplice simbolo, un punto di partenza, ed egli immerse gli sguardi fuori della finestra nell'oscurit della notte che si faceva pi fonda. Stette lungamente in preda a pensieri che quasi erano emozioni, emozioni che assumevano la forma e la sostanza di idee. La corrente del pensiero che si faceva sempre pi affrettata scosse le radici della parola.
S, era vanit, disse. Vanit d'un ragazzo. Almeno per me. Sono troppo complesso.... Complesso?... Comune anzi!
Sogni come i miei, capacit simili alle mie. S, qualsiasi uomo le possiede! Eppure... Le cose ch'io intendevo compiere!
I suoi pensieri si rivolsero al suo socialismo, alla sua ardente ambizione di migliorare il mondo. Si stup delle varie nuove prospettive che aveva scoperto da quei giorni.
Non per noi, non per noi.
Noi dobbiamo fatalmente perire nel deserto. Forse un giorno. Forse chi sa quando. Ma non per noi... Pensandoci bene, non si tratta che del bambino. L'avvenire  del Bambino. L'avvenire. Ma che cosa siamo noi, quanti siamo, se non servi o traditori di quello?...
La selezione naturale, si capisce... per questa via vi  la felicit... dev'essere cos. Non pu esservene altro. Egli sospir. Per una vita intera. Eppure, quasi quasi si direbbe che la vita mi ha teso un tranello mi ha promesso tanto, e concesso cos poco!...
No! non si deve guardarla da questo lato! Non va! Non va! Non va! La carriera, la pi importante carriera del mondo. Padre! E che potrei desiderare di pi. E Ethel! E c'era da meravigliarsi che si sentisse inetta. Lo era inetta prima. E che meraviglia che fosse irrequieta. Incompleta... Che aveva mai da fare? Era colei che lavora, era il giuocattolo.
S questa  la vita. Questa soltanto  vita! Per questa sola fummo creati. Tutte le altre cose, tutto, tutto non  che un giuoco... Giuoco!
I suoi sguardi tornarono a fissarsi sullo schema. Le sue mani brancolarono verso la parte opposta ed esit. La visione di quella prestabilita carriera quella sequenza ordinata di lavoro e di successi, di distinzioni e sempre nuove distinzioni, si aderse brillantemente dal simbolo. Quindi serr strettamente la lettera e stracci il foglio ingiallito in due, strappando con moto deliberato. Pieg le met e ancora le stracci, e cos avanti con cura meticolosa finch lo schema fu ridotto in minuti pezzi. E con esso gli parve di dilaniare il suo Io del passato.
Giuoco, mormor dopo un lungo silenzio.
 la fine dell'adolescenza, disse, la fine dei sogni vacui...
Si sent a un tratto molto quieto. Le mani posavano sul tavolo e gli occhi aveva fissi sull'azzurro che si disegnava in oblungo nella finestra. La luce che svaniva parve riunirsi tutta in un punto e divenne una stella.
Si avvide che teneva ancora fra le mani gli strappati frammenti. Stese la mano e li lasci cadere nel nuovo cestino che Ethel aveva comperato per lui.
Due frammenti svolazzarono fuori del cestino Egli si chin, li raccolse e li pose con cura insieme ai loro compagni.
...
.
...
FINE.